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Discussione: mostre interessanti

  1. #1
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    I paesaggi acquatici, le ninfee, i ponti e il bateau-atelier. A Brescia, al Museo di Santa Giulia, una grande mostra celebra Monet

    Brescia – L’acqua della Senna per Monet, come il Moulin Rouge per Toulouse-Lautrec, come Wagner per Kandinsky, come Gala per Dalí, ma anche come l’Africa per Hemingway, come la Toscana per Forster, come Capri per Neruda. Musa, amante, “madre e padre” della sua arte. Per tutta la vita Monet sarà affascinato dall’acqua del suo fiume - come dal mare - dal suo potere trasfigurante, un elemento naturale mai stabile e in continua evoluzione, una superficie pigramente sonnecchiante nelle giornate senza vento, ma anche inquieta e litigiosa nelle giornate cariche di pioggia e burrasca; una superficie volubile, manipolabile dalle condizioni atmosferiche, ma anche audace nel riflettere il paesaggio circostante e frantumarlo allo stesso tempo. E’ nell’acqua che Monet scopre come tutti gli elementi paesaggistici - cielo, case, alberi, imbarcazioni, uomini - perdano la loro obiettiva definizione e possano essere ritratti come fenomeni di pura e visionaria dissolvenza. E’ l’acqua il suo mezzo di astrazione, il suo potere specchiante sfuma i riferimenti reali e li riconverte in un gioco informale di colori. E’ l’acqua che gli fa scoprire l’esatta “percezione della luce”, nel senso che gli insegna a vedere le cose come puri effetti di luce, che lo apre alla visione di una realtà avvolta dagli instabili e perversi effetti atmosferici del cielo che si riversano nell’acqua.

    L’acqua è la sua musa, la sua amante nelle avventure en plein air, una madre e un padre costantemente presenti e premurosi: tanto è il bisogno di immergersi in questo elemento che Monet sceglie una prospettiva dall’acqua stessa, escogitando l’atelier galleggiante, tenuto a battesimo durante il soggiorno ad Argenteuil, nel 1873. Il pittore trasforma la barca a remi, attrezzandola con una cabina e un tendalino di stoffa. Un espediente che Monet riprende da un’intuizione del paesaggista Daubigny quindici anni prima, e ancora prima, dall’inglese Turner, che a Venezia, città amata dallo stesso francese, a largo del bacino di San Marco, su un’imbarcazione, contemplava la terraferma avvolta da un gioco atmosferico senza confini, dove cielo e mare si compenetravano, dove le famose architetture veneziane, perdevano la loro precisione dei contorni, e venivano risucchiate in un vortice di riflessi “nell’acqua e dall’acqua”.

    Così Monet dipinge l’acqua dall’acqua, entra direttamente nel motivo, con immediatezza di tocchi sulla tela Monet immortala l’impressione della brezza che accarezza silenziosamente la superficie, o del vento che sferza il quieto corso del fiume, increspandolo di morbide onde che disgregano i contorni di tutta la realtà che si riflette. Il fiume – il suo fiume – diventa il fil rouge della produzione di Monet, dalle mondane regate alla solitaria contemplazione di effetti acquatici, attraverso i soggiorni tranquilli e sereni fuori dalla grande città di Parigi, seguendo il corso fino alla foce, fino alla costruzione del suo giardino delle meraviglie a Giverny, quando farà deviare il corso del fiume per creare, nella sua mente prima ancora che nella realtà, l’artificio della natura, fatto di ninfee, di uno stagno, di un ponte giapponese, di salici piangenti, di fiori e piante.

    Su questa traccia si muove la mostra “Monet, la Senna, le Ninfee. Il grande fiume, il nuovo secolo”, in scena dal 23 ottobre al 20 marzo al Museo di Santa Giulia, appuntamento autunnale con l’impressionismo, nell’ambito di un vasto calendario di eventi espositivi curati dallo storico dell’arte Marco Goldin, e dalla sua società Linea d’Ombra. Una rassegna che ambiziosamente vuole ricostruire l’intera stagione creativa di Monet (1840-1926) con un occhio di riguardo anche al suo entourage, attraverso un repertorio di circa 110 dipinti, fra cui dieci di Corot e Daubigny, i pittori che costituiscono, prima dell’impressionismo, il vero punto di partenza, sempre sul tema della Senna, anche per Claude Monet; circa cinquanta dipinti dello stesso Monet sono scortati da altri quaranta firmati dai suoi veri compagni di strada: Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte. “Una raccolta che vuole raccontare il cammino che ha portato Claude Monet da una visione di impianto descrittivo e naturalistico fino alla dissoluzione dentro la materia, la luce e il colore del dato di natura, rappresentato dalla Senna”, spiega il curatore.

    Otto sezioni scandiscono l’evoluzione di Monet lungo le rive e dentro la Senna, dagli esordi all’insegna di alunnato con Boudin e l’olandese Jongkind in Normandia, davanti al mare di Le Havre, passando alle prime descrizioni del fiume, nei pressi della foce, tra Le Havre e Honfleur, fino alla contaminazione con l’acqua del mare, uno spazio indistinto, che è fiume e mare insieme, con il mare che si fa “padre” e il fiume “madre”, come dice Marco Goldin. Il tutto docuemtato dal famosissimo quadro “Il promontorio della Hève con la bassa marea”, proveniente dal museo di Forth Worth negli Stati Uniti, il primo dipinto mai esposto da Monet in vita, nel Salon parigino del 1865, e a seguire la “Marina al chiaro di luna” dal museo di Edimburgo, unanimemente riconosciuto dalla critica come il più bel notturno impressionista. Si risale per il fiume che attraversa Parigi, nella musicalità affollata del rigoglio fiorito della gente che invade le strade, fino alla identificazione di quel fiume con la natura, con il suo splendore. Documentato dal “Quai du Louvre” del 1867, dal museo dell’Aia in Olanda.

    La stagione di Argenteuil, gli anni del vero incontro di Monet con la Senna, e col suo ponte, distrutto durante la guerra franco-prussiana del 1870 e immediatamente ricostruito. Monet ce ne ha consegnate diverse versioni, la più famosa delle quali, “La ferrovia a Argenteuil”, è adesso presente in questa mostra. E il suo bateau-atelier. E ancora la stagione di Vétheuil, ancora lungo il corso della Senna, di poco più a nord rispetto a Argenteuil, gli anni più difficili della sua vita, segnati da gravi problemi economici e, nel 1879, dalla morte della moglie Camille. Fino alla serie celebre, tra 1896 e 1897, dedicata ai Mattini sulla Senna, quando la visione partecipata del reale sta già virando entro il territorio della dissoluzione delle forme fattesi realtà della non realtà. E raggiungere il culmine della sublimazione col suo giardino “artificiale” a Giverny. La mostra di Santa Giulia propone quella che è probabilmente la prima ninfea dipinta, del 1897 e proveniente dal museo di Los Angeles, così come una delle versioni più belle dei Ponti dal Musée d’Orsay di Parigi.

    Ma prima di tutto, si parte con i due illustri pionieri di una ricerca acuta e sovversiva nei confronti della realtà acquatica, Corot e Daubigny, “coloro che del grande fiume fecero l’inizio di un incanto vero – commenta Golden - Attraverso dieci opere celebri, tra cui la stupenda Isola dell’amore di Daubigny dal museo di Utrecht e La Senna e il ponte vecchio a Limay dal museo di Los Angeles, questa nuova forza di poesia appare chiara. Ed è come se, finalmente, fosse entrata la vita vera dentro la pittura”. Corollario dell’opera di Monet, i suoi veri compagni d’avventura, Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte: fianco a fianco, cosa finora riuscita solo alla National Gallery di Washington, sfilano le due versioni dei Canottieri a Argenteuil di Monet e Renoir. Dipinti nell’estate del 1874, mentre era appena terminata la prima mostra impressionista a Parigi, questi quadri sono tra i più celebrati in assoluto dell’intero impressionismo e sono stati realizzati dai due amici pittori con i cavalletti affiancati davanti alla Senna. Chicca della sezione anche le tredici opere di Gustave Caillebotte, sulle oltre quaranta totali.

    (Laura Larcan)

    Notizie utili – “Monet, la Senna, le Ninfee. Il grande fiume, il nuovo secolo”, dal 23 ottobre al 20 marzo 2005. Museo di Santa Giulia, via Musei, 81/b. Brescia. La mostra è curata da Marco Goldin, storico dell’arte e presidente di Linea d’Ombra, la società organizzatrice di eventi espositivi.
    Orari: lunedì-giovedì, 9-19, venerdì-domenica, 9-21; chiuso 24, 25, 31 dicembre, 1 gennaio 12-21.
    Ingresso: intero €12, ridotto €10.
    Informazioni: tel. 0438-21306.
    Catalogo: Linea d’Ombra

    qualcuno l'ha vista?

  2. #2
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    KANDINSKY E L'ANIMA RUSSA

    Galleria d'Arte Moderna di Verona
    Verona
    Vicolo Volto Due Mori, 4

    Orario:
    martedì-domenica 9.00-19.00
    chiuso lunedì e 1° gennaio

    Ingresso:
    biglietto intero € 9,00
    bglietto ridotto € 7,00

    Info:
    tel. 045.8001903
    www.palazzoforti.it
    pforti@palazzoforti.it

    Dal 15 ottobre '04
    al 30 gennaio '05


    .......
    Vassily Kandinsky a la ‘Madre Russia’

    Dal realismo alla pura astrazione, è in questo contesto attentamente ricostruito che la mostra propone l’opera di Vassily Kandinsky, indiscusso e centrale maestro del Novecento, i cui capolavori vengono finalmente letti in relazione agli artisti ed all’anima della sua patria. È una profonda ‘corrispondenza’ spirituale il legame che Kandinsky intrattiene con la propria ‘Madre Russia’. L’artista stesso ribadisce di avere dipinto sempre e solo Mosca, quella visione carica di tensione e armonia, di semplicità e complessità, di frizioni e di serenità: ‘A quest’immagine complessiva, esteriore e interiore, di Mosca faccio risalire l’origine dei miei tentativi artistici’.
    .....
    Numerose le sue opere in mostra, fra le quali, per portare solo qualche esempio, Macchia nera, 1912, che prefigura il conflitto fra due valori fondamentali, il Male demoniaco e la luminosa Salvezza; il Crepuscolo, 1917, che riecheggia le musicali variazioni e le sfumature cangianti dell’anima russa; ed il San Giorgio, 1911, cavaliere dello spirito e araldo del metafisico, che si erge a salvare il passato della sua terra, le tradizioni profonde e gli antichi valori.....

    La mostra si conclude con opere di artisti contemporanei di fama mondiale, quali Kabakov, Makarevich, Kolosov, Steinberg, Tobreluts.....

    da www.eventidarte.it

  3. #3
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    e ovviamente non poteva mancare


    DALI'

    Palazzo Grassi
    Venezia
    San Samuele, 3231

    Orario:
    tutti i giorni 10.00-19.00
    24, 25, 31 dicembre 2004 e 1 gennaio 2005 chiuso

    Ingresso:
    biglietto intero € 10.00
    biglietto ridotto € 7.50

    Info:
    tel. 199.139139
    www.palazzograssi.it

    Dal 12 settembre '04
    al 16 gennaio '05


    Dalì è un artista controverso, probabilmente l’artista più noto e popolare del XX secolo e al tempo stesso quello trattato spesso con leggero distacco da critici e storici dell’arte, per l’aura venale con la quale ha voluto rivestire la sua immagine, che portò Breton ad anagrammarne il nome in “Avida Dollars”.
    Dali stesso contribuì a creare una specie di dicotomia tra i due periodi della sua produzione, uno precedente ai suoi anni americani e uno successivo.
    Questo spartiacque coincise con la sua espulsione dal movimento surrealista e con la pubblicazione della sua Vita Segreta.
    Ma questo “secondo periodo” che va dal momento in cui Dalì si recò in esilio negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale al 23 gennaio 1989, quando Salvador Dalì passò a miglior vita, fu un periodo di circa quarant’anni, che tradotti in termini artistici sono circa metà della sua carriera e nei quali a ben guardare egli non ruppe in maniera così palese con il suo stile precedente.

    La retrospettiva ufficiale, organizzata in occasione del centenario della nascita, si propone di fare il punto su tutta l’opera di Salvador Dalì, analizzando e valutando il suo percorso artistico dalle origini all’ultimo periodo, essenzialmente analizzando l’opera pittorica, tanto di grande formato quanto di formato minuto, ma con incursioni anche entro le altre attività di Dalì, che fu certamente non solo un pittore, ma anche uno scultore e uno scrittore, un incisore e un regista cinematografico, un inventore di oggetti e uno scenografo, ed esplorando inoltre il suo metodo paranoico-critico, con il quale si staccò dall’automatismo caro all’ortodossia surrealista, e affrontò temi pregnanti della esistenza umana quali la mente dell’uomo e la struttura fisica dell’universo, i quanti e la teoria della relatività, unendo in questo suo intento anche i temi cari alla religione cristiana, che vennero da lui reinterpretati e tradotti nel suo tanto singolare lessico artistico.
    Emerge dalla mostra l’immagine coniata da Georges Mathieu, che definì Salvador Dalì “più importante come genio cosmico che come pittore”.

    L'accesso al palazzo è consentito fino alle ore 18, ora in cui si chiude la biglietteria.

    Per ulteriori informazioni sui costi del biglietto consulta la Sezione Shop - Dati Personali e Gruppi.

    Possibilità di prenotazione.
    La prenotazione attraverso il sito web è possibile tutti i giorni senza limitazioni di orario.

    La prenotazione via e-mail, telefono e fax è disponibile da lunedì a venerdì con orario 8-20 e al sabato con orario 8-15.
    La prenotazione tramite i punti vendita e gli sportelli bancari dipende dall'orario di apertura degli stessi.

    Questo servizio non esclude comunque che si possa sempre acquistare il biglietto direttamente a Palazzo Grassi al momento della visita alla mostra.
    Non tutti i biglietti in vendita in una giornata sono infatti disponibili in preacquisto perché Palazzo Grassi si riserva una certa quantità di biglietti da vendere ogni giorno direttamente all’ingresso della mostra.

    Informazioni
    Palazzo Grassi, San Samuele 3231, tel. 199.139.139.

 

 

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