Risultati da 1 a 3 di 3

Discussione: Maggioranza

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Maggioranza

    Roma. Ieri sera Silvio Berlusconi ostentava tranquillità e, prima di andare a cena con Gianfranco Fini (presenti anche Pier Ferdinando Casini e Gianni Letta) ha ribadito sorridente che tutto verrà chiarito e risolto come in passato.
    Un tentativo di rasserenare il clima al termine di una giornata in cui l’aria di crisi nel centrodestra sembrava decisamente più palpabile.
    Fini aveva da poco concluso due riunioni a Palazzo Chigi con i ministri e i vertici del suo partito.
    Per fare il punto su un’escalation pomeridiana che sembrava potersi concludere con l’annuncio del ritiro dal governo degli
    esponenti di An. Eventualità che, mentre questo giornale va in stampa, appare più lontana.
    Fini aveva allertato i suoi dirigenti, sorprendendoli ma forse non tutti, prima del Consiglio dei ministri che doveva essere dedicato alla ratifica del nuovo trattato europeo.
    E sul quale invece si è proiettata l’ombra dell’ennesimo scontro con il premier sulla riforma del fisco.
    Un duro scambio di colpi, dalla coloritura anche un po’ grottesca,
    (secondo me pure di poco gusto ndr) affidato al portavoce di An Mario Landolfi e a quello della presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti.
    Ha cominciato nel pomeriggio Landolfi, che ha definito un “errore macroscopico” l’aliquota fiscale massima al 39 per cento, e ha scelto di armare il suo affondo con i dati dell’Espresso secondo i quali il premier trarrebbe da quell’aliquota vantaggi cospicui e difficili da spiegare agli italiani.
    Ha replicato poco dopo Bonaiuti, senza nascondere l’irritazione di cui aveva l’obbligo di farsi interprete, ma sbrigandosela con una tirata d’orecchie al deputato finiano: Berlusconi ha già detto che devolverà in beneficenza il frutto di eventuali vantaggi, magari l’amico Landolfi avesse fatto altrettanto.
    A quel punto il capogruppo di An al Senato, Domenico Nania, ha cercato di minimizzare il minimizzabile, dicendo che il suo collega di partito non intendeva “arrecare offesa al premier”.
    Ma nella sostanza anche Nania sembrava confermare che sul fisco An non voglia più trattare: o il Cav. rinuncia al suo schema, oppure si va alla crisi.
    L’intervento serale del premier, che ha dedicato un commento anche a Landolfi (“non è un disonore guadagnare tanto”), potrebbe ridimensionare le aspettative di chi dà per imminente l’ultimatum di An.
    Ma i contendenti per ora rimangono attestati sulle loro posizioni.

    Gianfranco rimprovera i suoi
    Raccontano che Fini abbia imputato ad alcuni dei suoi di non aver sostenuto con sufficiente energia il segnale da lui lanciato nell’intervista al Corriere di due giorni fa.
    Quella in cui il vicepremier aveva chiesto un nuovo governo che marcasse una rotta forte rispetto al programma fin qui seguito dalla Cdl.
    Raccontano anche che il più risoluto nell’indirizzare Fini alla rottura sia Gianni Alemanno. I
    l quale ieri pomeriggio ha incontrato consiglieri e sodali per programmare il cammino della sua corrente (Destra sociale) da qui alle elezioni regionali.
    In questo incontro, Alemanno non avrebbe annunciato un inasprimento nei rapporti con Berlusconi, ma nulla di più.
    Le preoccupazioni di Fini si concentrano intanto su due obiettivi. Da una parte c’è il conflitto con Berlusconi sul fisco, su cui i margini di trattativa si sono ancora assottigliati (a spandere ottimismo c’è però il leghista Calderoli).
    Dall’altra parte Fini è costretto a guardare anche al suo partito, diviso in correnti litigiose e innervosito dalla prospettiva di una stagione elettorale che si annuncia penalizzante.
    Un problema che Fini si porta dietro dalla sconfitta alle amministrative del 2003, quando perse la Provincia di Roma e di fatto scelse di aprire una verifica di governo mai veramente chiusa.
    L’ultimo allarme suonato a via della Scrofa proviene da Ischia.
    Dal collegio campano in cui era stata eletta l’esule Alessandra Mussolini e nel quale alle suppletive di questa settimana è passato il candidato del centrosinistra.
    Non è casuale, teme Fini, che senza il sostegno della Mussolini i voti in uscita determinino risultati simili.
    Stretto dalle necessità, il vicepremier cerca di ricompattare An nel contenzioso sulle aliquote, il cui esito sa che avrà ricadute in termini di consensi.
    Non è facile prevedere fin dove possa spingersi.
    Alcuni suoi deputati dicono che “manuale della prima Repubblica alla mano, dovrebbe aprire la crisi”.
    Ma forse è ancora presto.

    da Il Foglio del 30 ottobre

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Una noia mortale, una prova ulteriore di inadeguatezza politicista di una classe dirigente che si era presentata con un programma di riforma radicale del paese, in senso liberale, e adesso s’impantana nella più goffa delle procedure primorepubblicane, tra falsi avvisi e passi falsi quasi su tutto, dalla riforma fiscale alla legge elettorale, dalla compunzione europeista vuota a tante altre povere sceneggiature di un serial già visto.
    L’attacco improvviso e proditorio a Berlusconi da parte di An, con il peggiore, il più sciocco e il più volgare degli argomenti di bassa propaganda offerto da un giornale dell’opposizione, cioè il risparmio fiscale personale del capo del governo, roba da far sorridere il mondo intero e da far gongolare l’opposizione, è stato fronteggiato malamente, con una dichiarazione buona per Retequattro, e solo per Retequattro, sul versamento in beneficienza dei risparmi fiscali del Cavaliere.
    Che non si rende conto ormai di quanto gli succede intorno, e non capisce che a un attacco di quel genere si risponde parlando della crescita dell’economia, del programma su cui si sono vinte insieme le elezioni, non di Telethon. Comunque tutto il pomeriggio sono soffiati venti di crisi finché alla sera è venuto l’annuncio di una cena chiarificatrice.
    Ma il problema non è di smontare una goffa coltellata nella schiena, arrivata nel giorno cerimoniale assurdamente tanto atteso e tanto costato al presidente del Consiglio, troppo
    “padrona di casa” e troppo poco leader della coalizione e del paese, il problema è che la scommessa lettiano-andreottiana del “tutto s’aggiusta”, come dicevamo ieri, come dicevamo a giugno, come sempre abbiamo detto, s’impantana sempre più su tutto.
    Quando ti mostri debole e al massimo furbo, quando ti fai incastrare in lunghe verifiche piccolo partitiche, quando giochi il gioco delle tre carte nel cambio dei ministri, ti può andare bene in apparenza, ma in realtà ti indebolisci.
    Nessun capo di un governo di coalizione parlamentare realizza risultati significativi se non ha la forza e la volontà (sì, la volontà e il carattere) per mettersi in gioco e mettere in gioco l’alleanza al momento giusto, stipulando i compromessi giusti, che danno un ruolo effettivo agli alleati e spazio alle sue idee su come si guida il paese.
    Gli alleati come i nemici devono essere vezzeggiati o spenti, e il paese rifiuta lo spirito praticone e chiede l’esercizio dell’arte del comando e una direzione di marcia sicura.
    A giugno era nel potere di Berlusconi fare la crisi e risolverla a vantaggio suo, della coalizione e del paese, con una parola finale sulle tasse, sulla spesa, sulle riforme e sulla struttura del governo, adesso rischia di passare da un pantano all’altro.
    Non parliamo poi dell’appalto al Quirinale dell’europeismo esornativo, e del pasticcio della ratifica-sprint del trattato costituzionale di basso profilo, occasione di urto con la sensibilità della Lega, una gabbia in cui un capo dell’esecutivo che ha azzeccato il cuore della politica estera italiana si è chiuso da solo inspiegabilmente.
    L’antipolitica di Berlusconi va bene, ha dato tanto, ma se non si sposa con un po’ di razionalità politica sfocerà in puro autolesionismo.

    Ferrara su Il Foglio

    saluti

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Quello che Gianfranco Fini ha detto al Corriere della Sera, indicando la strada di un nuovo programma e di un nuovo governo, pochi anni fa avrebbe provocato un’immediata crisi di governo.
    Invece non è capitato (non ancora, almeno) e questo va ascritto alle virtù del bipolarismo.
    Il fatto che emergano apertamente, all’interno di una coalizione, opzioni divergenti non è di per sé un fattore di dissoluzione.
    Le alleanze sono patti tra diversi, che tali rimangono, e che trovano accordi sulle cose da fare. E’ fisiologica, in questa situazione, la competizione sulle scelte e, in prospettiva, sulla guida dell’alleanza.
    Quando, però (e questo è il caso attuale), la controversia diventa retrospettiva e mette in discussione non le prospettive future ma l’attuazione del patto programmatico su cui si regge il governo, l’effetto può essere paralizzante.

    Accadde così anche negli anni 80.
    Finchè la competizione di Ciriaco De Mita nei confronti di Bettino Craxi e del governo che presiedeva restò sul terreno dei disegni futuri, il pentapartito resse, quando diventò freno all’attuazione delle scelte concordate, portò alla crisi.
    Prima del governo, poi dell’alleanza e infine del sistema politico di cui era espressione.

    A evitare che quella vicenda si ripeta non basterà il carattere più cogente delle allenze attuali, convalidate direttamente dagli elettori, a differenza di quelle puramente parlamentari di allora.
    Nel ragionamento di Fini si legge una fondata preoccupazione per la sorte del centrodestra, accompagnata dagli auspici tutt’altro che favorevoli dei responsi elettorali dell’ultimo anno e mezzo.
    Si può sospettare che lo scopo del vice premier sia anche quello di salvaguardare il ruolo del suo partito pure nell’eventualità di una futura sconfitta della coalizione.
    Se è così si tratta di un errore.
    Chi pensa alla sconfitta l’avvicina, perché, più o meno consapevolmente, invece di impiegare le forze per consolidare governo e maggioranza, punta a distinguersi.
    Così Fini stenterà a diventare anche solo il capo dell’opposizione, rinunciando comunque a esserlo di un futuro governo.

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 38
    Ultimo Messaggio: 31-01-08, 16:40
  2. aumenti spropositati: maggioranza contro...maggioranza!
    Di ilGladiatore (POL) nel forum Umbria
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 24-04-07, 09:33
  3. il DDL sulla maggioranza divide la maggioranza
    Di denty nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 20-03-07, 20:05
  4. Esce dalla maggioranza? Di Pietro:"quale maggioranza?"
    Di italoconservatore nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 50
    Ultimo Messaggio: 30-07-06, 15:24
  5. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 19-04-06, 20:28

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito