Roma. Ieri sera Silvio Berlusconi ostentava tranquillità e, prima di andare a cena con Gianfranco Fini (presenti anche Pier Ferdinando Casini e Gianni Letta) ha ribadito sorridente che tutto verrà chiarito e risolto come in passato.
Un tentativo di rasserenare il clima al termine di una giornata in cui l’aria di crisi nel centrodestra sembrava decisamente più palpabile.
Fini aveva da poco concluso due riunioni a Palazzo Chigi con i ministri e i vertici del suo partito.
Per fare il punto su un’escalation pomeridiana che sembrava potersi concludere con l’annuncio del ritiro dal governo degli
esponenti di An. Eventualità che, mentre questo giornale va in stampa, appare più lontana.
Fini aveva allertato i suoi dirigenti, sorprendendoli ma forse non tutti, prima del Consiglio dei ministri che doveva essere dedicato alla ratifica del nuovo trattato europeo.
E sul quale invece si è proiettata l’ombra dell’ennesimo scontro con il premier sulla riforma del fisco.
Un duro scambio di colpi, dalla coloritura anche un po’ grottesca,
(secondo me pure di poco gusto ndr) affidato al portavoce di An Mario Landolfi e a quello della presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti.
Ha cominciato nel pomeriggio Landolfi, che ha definito un “errore macroscopico” l’aliquota fiscale massima al 39 per cento, e ha scelto di armare il suo affondo con i dati dell’Espresso secondo i quali il premier trarrebbe da quell’aliquota vantaggi cospicui e difficili da spiegare agli italiani.
Ha replicato poco dopo Bonaiuti, senza nascondere l’irritazione di cui aveva l’obbligo di farsi interprete, ma sbrigandosela con una tirata d’orecchie al deputato finiano: Berlusconi ha già detto che devolverà in beneficenza il frutto di eventuali vantaggi, magari l’amico Landolfi avesse fatto altrettanto.
A quel punto il capogruppo di An al Senato, Domenico Nania, ha cercato di minimizzare il minimizzabile, dicendo che il suo collega di partito non intendeva “arrecare offesa al premier”.
Ma nella sostanza anche Nania sembrava confermare che sul fisco An non voglia più trattare: o il Cav. rinuncia al suo schema, oppure si va alla crisi.
L’intervento serale del premier, che ha dedicato un commento anche a Landolfi (“non è un disonore guadagnare tanto”), potrebbe ridimensionare le aspettative di chi dà per imminente l’ultimatum di An.
Ma i contendenti per ora rimangono attestati sulle loro posizioni.
Gianfranco rimprovera i suoi
Raccontano che Fini abbia imputato ad alcuni dei suoi di non aver sostenuto con sufficiente energia il segnale da lui lanciato nell’intervista al Corriere di due giorni fa.
Quella in cui il vicepremier aveva chiesto un nuovo governo che marcasse una rotta forte rispetto al programma fin qui seguito dalla Cdl.
Raccontano anche che il più risoluto nell’indirizzare Fini alla rottura sia Gianni Alemanno. I
l quale ieri pomeriggio ha incontrato consiglieri e sodali per programmare il cammino della sua corrente (Destra sociale) da qui alle elezioni regionali.
In questo incontro, Alemanno non avrebbe annunciato un inasprimento nei rapporti con Berlusconi, ma nulla di più.
Le preoccupazioni di Fini si concentrano intanto su due obiettivi. Da una parte c’è il conflitto con Berlusconi sul fisco, su cui i margini di trattativa si sono ancora assottigliati (a spandere ottimismo c’è però il leghista Calderoli).
Dall’altra parte Fini è costretto a guardare anche al suo partito, diviso in correnti litigiose e innervosito dalla prospettiva di una stagione elettorale che si annuncia penalizzante.
Un problema che Fini si porta dietro dalla sconfitta alle amministrative del 2003, quando perse la Provincia di Roma e di fatto scelse di aprire una verifica di governo mai veramente chiusa.
L’ultimo allarme suonato a via della Scrofa proviene da Ischia.
Dal collegio campano in cui era stata eletta l’esule Alessandra Mussolini e nel quale alle suppletive di questa settimana è passato il candidato del centrosinistra.
Non è casuale, teme Fini, che senza il sostegno della Mussolini i voti in uscita determinino risultati simili.
Stretto dalle necessità, il vicepremier cerca di ricompattare An nel contenzioso sulle aliquote, il cui esito sa che avrà ricadute in termini di consensi.
Non è facile prevedere fin dove possa spingersi.
Alcuni suoi deputati dicono che “manuale della prima Repubblica alla mano, dovrebbe aprire la crisi”.
Ma forse è ancora presto.
da Il Foglio del 30 ottobre
saluti




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