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Discussione: Negli U$A vince.....

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    Predefinito Negli U$A vince.....

    ...la giudeomassoneria.

    Che vinca Bush o Kerry è ininfluenete. Entrambi infatti sono dei fantocci manovrati dalla lobby sionista.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    BERLUSCONI,BUSH VINCE ANCHE GRAZIE TAGLIO TASSE ''Voglio sottolineare che una vittoria di Bush credo trovi fondamento anche nella buona fase economica che attraversano gli Usa, anche sicuramente per i tagli fiscali fatti dalla sua amministrazione'': lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa congiunta con Vladimir Putin. Silvio Berlusconi ritiene che una riconferma di Bush rappresenti ''naturalmente delle semplificazioni'' nei rapporti Italia-Usa perche', ha sottolineato il premier nella conferenza stampa con Putin, ''stima e amicizia rendono facile l'intesa''. Berlusconi ha quindi auspicato una riconferma di Bush ''in quella politica che assegna agli Usa il ruolo promotore di liberta' e democrazia nel mondo''.

    BERTINOTTI, SE VINCE BUSH E' VITTORIA PARTITO GUERRA
    ''Se vince Bush siamo davanti ad un momento drammatico: sarebbe la vittoria del partito della guerra''. Lo afferma il segretario del Prc Fausto Bertinotti commentando lo spoglio delle elezioni presidenziali Usa. ''Se il presidente uscente venisse riconfermato - ribadisce Bertinotti - sarebbe un momento difficile per l'umanita'''.

    VELTRONI, PREOCCUPANTE CRISI SISTEMA ELETTORALE
    ''C'e' una preoccupante crisi del sistema elettorale che ha degli effetti anche sul sistema istituzionale''. Cosi' il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha commentato l'andamento del voto americano, a margine dell'inaugurazione dell'asilo nido aziendale della Banca Mcc del Gruppo Capitalia a Roma. ''Il paese - ha osservato - e' assolutamente spaccato a meta'. Credo che non avremo il presidente degli Stati Uniti per diversi giorni''. ''La situazione internazionale - ha aggiunto - e' particolarmente delicata. Non sono neanche le elezioni del 2000, dopo c'e' stato l'11 settembre. Per questo aspetto credo che il mondo debba, in primo luogo, mostrare una grande preoccupazione per quello che sta accadendo li' e comunque una speranza che se ne esca il piu' rapidamente possibile con una soluzione certa''. ''Le considerazione politiche - ha concluso il primo cittadino di Roma - si potranno fare a voti contati e contati sul serio. Per ora ci si puo' limitare ad una constatazione di carattere istituzionale''.

    SCAJOLA, BUSH VINCE PER SCELTE CONTRO TERRORISMO
    ''La conferma per il secondo mandato del presidente George w. Bush alla guida degli Stati Uniti d'America rappresenta la piu' solenne e democratica affermazione di continuita' da parte del grande popolo americano sulle difficili scelte fatte dalla Casa Bianca, dopo gli attentati del settembre 2001, per combattere il terrorismo internazionale, per salvaguardare la sicurezza della nazione americana e di tutto il mondo occidentale''. Lo afferma il ministro per l'attuazione del programma di Governo Claudio Scajola, in un messaggio al presidente George W. Bush, inviato all'Ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Mel Sebler, in cui esprime le sue piu' vive felicitazioni per il successo nelle elezioni presidenziali americane 2004.

    VIOLANTE, VINCITORE TENGA CONTO OPINIONE AVVERSARIO
    ''Chiunque vinca deve tenere conto dell' opinione dell' altro, perche' rappresenta circa la meta' dei voti, quindi la meta' del paese''. Lo ha affermato il capogruppo Ds alla Camera, Luciano Violante, parlando con i giornalisti a margine di un incontro sulla Finanziaria a Torino. ''In queste ore - ha aggiunto Violante - ho soprattutto una preoccupazione: gli uomini e le donne militari in Iraq, la cui vita dipende da chi vince le elezioni americane''.

    RIZZO (PDCI), SE CONFERMATA BENE VITTORIA KERRY
    ''Non ci resta che aspettare che i risultati definitivi confermino gli exit poll a favore di Kerry per potere affermare che sarebbe un risultato che potrebbe avere ricadute positive a livello internazionale''. Lo afferma l'europarlamentare del Pdci Marco Rizzo. ''Certo - osserva Rizzo - non basteranno i ritocchi di facciata, certo non bastera' la disponibilità al dialogo con l'Europa, pur fondamentale ma sempre da posizioni di forza, certo non bastera' attuare al posto dell'unilateralismo un flebile accenno ad un progetto che veda altri Paesi attori nello scacchiere internazionale, per dire che l'America ha finalmente voltato pagina. Ma sarebbe un primo passo. Sarebbe - prosegue - un no certo alla guerra, sarebbe senza dubbio un sonoro No a Bush e al suo staff di petrolieri, un no alla politica rozza del cowboy che non conosce il mondo e pretende arrogantemente di dominarlo''. ''La vittoria di Kerry, se confermata, andrebbe indubbiamente salutata con favore. Cosi' come va preso in considerazione il dato non secondario di una affluenza alle urne di molto superiore alla norma: e' un segnale chiaro che gli americani hanno sentito il dovere di partecipare e di dire la loro ora che Bush ha attuato la sua strategia imperialista della guerra preventiva, che, invece di combattere il terrorismo, ha disseminato terrore e ridotto l'Iraq ad un girone infernale di sequestri, violenze, umiliazioni e torture. Questa non e' civiltà, e in ogni caso non sarebbe stato possibile esportare la cosiddetta civiltà con le armi.

    PECORARO SCANIO, INCERTEZZA E' GIA' SCONFITTA GUERRA
    ''La grande affluenza alle urne e' un risultato comunque positivo di queste elezioni americane. E certamente la situazione di grande incertezza e' gia' una sostanziale bocciatura per un presidente in carica che ha utilizzato lo stato di guerra per allarmare il paese''. Lo ha dichiarato il leader dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio ''Qualunque sia il risultato finale la follia della guerra preventiva non esce certo premiata da queste competizione elettorale. C'e' da sperare che la mobilitazione politica del popolo americano cresca per arginare comunque la deriva verso uno scontro di civilta' che danneggia l'intero pianeta'', ha detto ancora Pecoraro Scanio.

    MELANDRI (DS), PER BUSH PAREGGIO E' FALLIMENTO
    ''Il solo fatto che Bush si sia attestato sul pareggio negli ultimi sondaggi ci consente di dire che ha fallito: non ha capitalizzato il consenso avuto''. Lo ha affermato la diessina Giovanna Melandri intervenendo nella diretta sulle elezioni presidenziali Usa a Sky Tg24.

    GIOVANARDI, CI SARA' CONTINUITA' SU GRANDI TEMI
    ''Chiunque vincera' la battaglia elettorale, gli Usa mostreranno continuita' in temi come la lotta al terrorismo e la guerra in Iraq''. Ne e' convinto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi (Udc), secondo il quale ''in ogni caso proseguira' la tradizionale politica di amicizia tra Italia e Stati Uniti''. Intervenendo a Porta a Porta dall'Hotel St. Regis Grand, dove e' in corso la serata elettorale organizzata dall'Ambasciata americana in Italia, Giovanardi manifesta ''apprezzamento per la grande maturita' dimostrata dagli americani in queste elezioni, che rappresentano un ulteriore segno della democraticita' degli Stati Uniti''.

    FOLLINI, CHIUNQUE VINCA CI SARA' CONTINUITA'
    ''Chiunque vincera' le elezioni, dopo il voto la politica statunitense dara' una risposta di grande continuita'''. Lo afferma il leader dell'Udc Marco Follini intervenendo a Porta a Porta, commentando lo spoglio delle elezioni presidenziali negli Usa.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Usa: Bush manda task force in Ohio
    Dove il vantaggio su Kerry e' di 135mila voti
    (ANSA) - NEW YORK, 3 NOV - La campagna repubblicana sta per mandare una 'task force' di esperti politico-legali in Ohio, lo Stato conteso dai democratici. Bush supera il suo rivale in Ohio con circa 135mila voti, ma ancora alcune contee democratiche devono dare i loro risultati e deve essere precisato il numero di voti sub judice. Questi potrebbero essere 140mila secondo l'Associated Press, 175mila secondo il segretario di stato dell'Ohio Blackwell e addirittura 250mila secondo un portavoce democratico.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Per motivi diversi non ancora attribuiti Ohio, Iowa e New Mexico
    per complessivi 32 componenti del Collegio Elettorale
    Bush a quota 254, Kerry a 252
    Tre Stati restano "sospesi"



    L'attesa per i risultati

    WASHINGTON - Contrariamente a quanto auspicato da Bush, le elezioni americane non si sono concluse in un giorno. Il presidente in carica è certo dell'attribuzione di 254 grandi elettori contro i 252 andati sicuramente al democratico Kerry. Quindi per il momento nessuno dei due ha raggiunto la soglia dei 270 che costituiscono la maggioranza dei 538 componenti il Collegio Elettorale.

    Stati ancora incerti. Restano da attribuire, per motivi diversi, l'Ohio che assegna 20 grandi elettori, l'Iowa che ne conta sette, e il New Mexico che ne ha cinque. Trentadue grandi elettori in tutto, abbastanza per dare la maggioranza all'uno o all'altro dei candidati alla Casa Bianca.

    Ohio. E' il caso più controverso. Non a caso alcuni network televisivi hanno attribuito questo Stato a Bush mentre altri l'hanno dichiarato "too close to call", il che significa che il margine di vantaggio del presidente era troppo esiguo per assegnare la vittoria. E non a caso il candidato democratico alla vice presidenza John Edwards ha annunciato battaglia su ogni voto mentre la Casa Bianca ha parlato di "margine di distacco insormontabile" per il presidente. In ballo ci sono, oltre alle schede contestate, i cosiddetti voti provvisori cioé quelli degli elettori non iscritti ai seggi in cui si sono presentati a votare. In base alle leggi dello Stato per scrutinare questi voti, che sarebbero 250 mila, ci vorranno 11 giorni.

    Iowa. Le autorità dello Stato hanno deciso di rinviare l'annuncio dei risultati a causa di problemi tecnici con le macchine per il conteggio dei voti elettronici e di ritardi nello spoglio delle schede arrivate per posta, oltre che della stanchezza degli addetti. Secondo Cnn, la proclamazione dovrebbe comunque arrivare in giornata.

    New Mexico. Nessun risultato ufficiale fino a domani. Bush è in vantaggio, ma di soli mille voti, troppo pochi per proclamarlo vincitore visti gli attesi ricorsi. Il margine a favore del presidente in carica è infatti inferiore ai voti per corrispondenza che devono essere scrutinati. Va infatti ricordato che in questo Stato nel 2000 Al Gore vinse per soli 366 voti.

    Gli Stati assegnati. Dei 47 Stati che sono stati attribuiti, oltre al Distretto di Columbia, 28 sono andati al presidente e 19 più il Distretto dove sorge Washington, capitale federale, allo sfidante.

    Rispetto alle elezioni del 2000, un solo Stato è passato di mano: il New Hampshire (4 grandi elettori) era repubblicano ed è andato al candidato democratico.


    (3 novembre 2004)
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    Der Wehrwolf

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    Predefinito PERCHE' ABBIAMO BISOGNO DELLA LEGGE MARZIALE

    Un governo criminale sta distruggendo gli Usa; le forze armate devono fare un passo avanti per restaurare la Costituzione
    DI JOHN KAMINSKY
    16 giugno 2004
    Il nostro governo e’ fuori controllo. Le elezioni sono manipolate. Il Congresso e’ tutto comprato. Gli amministratori della Casa Bianca sono una banda di criminali che stanno derubando la nazione, che non se ne accorge. Non esiste alcuna corretta contabilità in nessun dipartimento del governo.
    E gli Usa conducono due grandi guerre, sperperando irresponsabilmente le vite dei nostri giovani, per ragioni che ognuno nel mondo conosce come menzogne.

    Siamo chiari a questo proposito: nessun funzionario del governo, nessuna agenzia dei maggiori media, sta obiettando alle due guerre che gli Usa conducono, motivandole con bugie risapute.
    Decine di migliaia di persone sono state uccise a causa di menzogne, e nessuno in posizione di pubblica responsabilità condanna ciò.

    Gli Usa sono diventati una nazione di assassini di massa mostruosamente pervertiti. E se tu sei un cittadino Usa e non condanni ciò, allora sei complice in questo.
    Stai collaborando ad un inutile assassinio di massa, tu maiale!

    Le persone vengono imprigionate senza motivo, torturate illegalmente mentre sono sotto custodia e private del diritto al processo.
    Nel mondo famiglie innocenti vengono umiliate ed uccise senza ragione legittima.
    Il nostro apparato giudiziario – tribunali e polizia corrotti – non riesce a impedire crimini evidenti, commessi dai super-ricchi, e aggredisce i cittadini ordinari che cercano legittimamente di protestare contro queste ingiustizie.
    Lo ripeto, le aziende grandi e ricche sono autorizzate a commettere crimini, mentre la gente comune finisce in carcere senza aver commesso crimini.
    L’apparato giudiziario negli Usa e’ stato completamente rovinato.
    Il maggiore criminale nella nazione al momento è John Ashcroft, ministro della Giustizia Usa, colpevole di migliaia di casi di ostruzione della giustizia, perché ha mancato di investigare e perseguire una gigantesca lista di crimini commessi da quelli che gli hanno concesso il Ministero.

    Nel 2000 la Corte Suprema, il più alto organo giudiziario dello stato, ha assistito ad un colpo di stato quando ha evitato di investigare il fatto che a migliaia di persone era stato illegalmente negato il voto, circostanza che ha cambiato il risultato delle elezioni.

    Le imminenti elezioni non preannunciano nessun alleggerimento della tirannia assassina che al momento stringe Washington nella sua presa. Entrambi i candidati sono figli privilegiati di ricchi, che sono stati membri di una fratellanza satanica alla Yale University e non parleranno dei loro riti pervertiti. Non ha importanza chi sarà eletto, il futuro degli Usa sarà comunque più guerre, più morti, più distruzione.

    Un presidente che non ragiona ed i suoi complici demoniaci continuano a parlare di un nuovo attacco terroristico che aspettano di giorno in giorno. Ricercatori legittimi hanno rilevato che la minaccia terroristica mondiale denominata al-Qaeda e’ in realtà una costruzione menzognera della Cia statunitense e del Mossad israeliano.

    Gli attacchi terroristici che ci minacciano sono attualmente coordinati da Washington e Tel Aviv. C’è legittima evidenza che gli attentati di New York, Madrid, Bali, Istanbul, Yemen e altrove furono in realtà opera di agenti CIA/Mossad, così come lo sono l’assassinio di migliaia di persone innocenti in Iraq. L’indagine sugli assassinii da antrace fu fermata quando le tracce ritornavano verso la Casa Bianca.

    Nel 2001 gli attacchi terroristici attuati dalla medesima organizzazione creata dagli sceneggiatori della Casa Bianca e dai reclutatori della Cia uccisero più di 3.000 cittadini Usa a New York e Washington. Il governo ha impedito risolutamente un'indagine (esterna) sugli eventi dell’11 settembre, e la commissione da esso insediata per condurre indagini ha grossolanamente evitato di rispondere alle domande più importanti poste nel mondo da migliaia di ricercatori.

    Più precisamente, nei giorni precedenti all’11 settembre, gli operatori di borsa preavvertiti dell’evento hanno realizzato profitti di miliardi di dollari (“insider trading”). L'FBI ha investigato e ha concluso di non aver trovato nulla di sospetto riguardo a tali profitti. Come pur il popolo Usa accettare questa bugia clamorosa e’ un assurdo esempio dello stordimento soporifero che ha sopraffatto i cittadini Usa. L'identità degli esecutori degli attacchi ingannatori dell’11 settembre e’ conosciuta da quegli investigatori, eppure il governo rifiuta di perseguire quei criminali.

    Esiste abbondante evidenza fotografica e testimonianza oculare che il World Trade Center fu demolito da esplosioni. Le prove furono portate via ed escluse senza una adeguata investigazione. L’aviazione militare Usa mancò di difendere la nazione dagli attacchi aerei l’11 settembre. I responsabili della nostra difesa aerea sono stati promossi, perché complici nel crimine del secolo.

    I mass media tradizionali hanno evitato per anni di rendere noti i crimini commessi dal governo federale. Hanno mancato di informare che gli ingredienti delle bevande analcoliche più comuni producono danni nel tuo cervello con l’uso prolungato. Tali media più diffusi effettuarono una riunione dopo l’ultima elezione per riesaminare il procedimento delle votazioni, conclusero che l’elezione era stata rubata, ma a quel punto decisero di non rendere noto il crimine.

    La maggioranza dei cittadini concorda che il Senatore Paul Wellstone fu ucciso dopo una disputa con il Vice Presidente Dick Cheney. Non ci nessuna effettiva indagine. Una donna in Texas che aveva fatto causa al presidente per violenza carnale e tortura fu trovata uccisa con arma da fuoco. Il magistrato sentenziò che era suicidio. Nessuno investiga. Si sa che Bush si vedeva privatamente con la donna ai tempi del liceo e si bisbiglia che egli usasse la donna come propria schiava sessuale, perché egli si ritiene al di sopra della Legge.

    Praticamente tutti i membri del Parlamento, poco dopo l’11 settembre, hanno votato per approvare una legislazione che annullava gran parte delle protezioni basilari presenti nella Costituzione a favore dei cittadini Usa. Pochi cittadini Usa hanno protestato. Ulteriori leggi successive hanno eroso ancor di più i diritti degli statunitensi.

    Il diritto alla privacy in Usa e’ del tutto scomparso. L’operazione governativa per privare i cittadini Usa della loro “privacy”, un tempo garantita dalla Costituzione, e’ stata condotta da un noto criminale, che mentì al Parlamento e fu condannato per questo durante la presidenza Regan.

    I cittadini Usa vengono infettati con malattie sconosciute tramite strane pratiche dette “tracce chimiche”, che appaiono nei nostri cieli.
    Medici alleati con diaboliche compagnie farmaceutiche forzano l’introduzione di farmaci che intorpidiscono la mente sia nei bimbi che negli adulti, e dopo aver pagato i politici si garantiscono l’immunità’ legale dagli errori che possono effettuare e dai veri veleni che scelgono di prescrivere.

    Il governo Usa e’ un'impresa criminale, e l’apparato giudiziario Usa e’ complice del crimine. Il solo modo di fermare la persistente febbre criminale può venire da una presa di potere delle Forze Armate e da una dichiarazione della legge marziale. Bisogna incarcerare centinaia di poliziotti, procuratori e giudici.

    Abbiamo bisogno di un nuovo governo, che guardi alle necessità del popolo, non a quelle di banchieri e grandi compagnie.

    I cittadini comuni potrebbero essere preoccupati da una simile mossa, ma non dovrebbero esserlo. Lo scopo dell’instaurazione della legge marziale non sarebbe la limitazione della libertà negli Usa, ma la sua restaurazione.

    La spinta della presa di potere militare sarebbe diretta contro le persone che commettono crimini, prima di tutti responsabili di governo, dirigenti di industrie petrolifere e farmaceutiche, e banchieri e operatori di borsa. Tutti i consiglieri della banca centrale Fed, del Consiglio per le Relazioni con l’Estero (CFR) e della Commissione Trilaterale dovrebbero essere immediatamente incarcerati per i futuri interrogatori riguardo i loro crimini contro l’umanità.

    Serve un’indagine all’interno di FBI e CIA, poiché hanno creato l’apparato terroristico denominato al-Qaeda, che e’ stato accusato di innumerevoli attentati terroristici per il mondo.
    Un buon posto per cominciare sarebbero le Filippine, dove agenti Usa hanno fomentato la rivoluzione contro quel governo e hanno esportato terroristi agenti doppio-giochisti nel mondo come parte di un piano tortuoso per aumentare i profitti delle aziende Usa che operano nell’ambito dei contratti di appalto della difesa.

    L’intero Parlamento deve essere incriminato per tradimento, semplicemente per aver approvato la legge “Patriot Act”, ma anche per tante altre votazioni corrotte.

    L'intera amministrazione Bush, e molti funzionari delle precedenti amministrazioni presidenziali, devono essere arrestati per corruzione, avendo intascato bustarelle dalle grandi imprese, dopo aver approvato velocemente leggi vantaggiose per quelle grandi imprese.

    Migliaia di banchieri di investimento, operatori finanziari e agenti di borsa devono essere arrestati per furto. Kenneth Lay, il maggiore finanziatore di George Bush, deve essere incarcerato immediatamente per aver rubato un miliardo di dollari ai cittadini della California.

    Dopo di ciò le Forze Armate devono fare un immediato severo controllo di Israele, i cui agenti sono penetrati praticamente in ogni settore operativo del governo Usa e anche della società Usa.
    Contiguo agli Usa, Israele e’ la più grande minaccia alla pace mondiale, perché ha già ammesso di avere missili puntati su tutte le capitali europee, e continua a condurre il suo genocidio senza cuore contro lo sfortunato popolo palestinese.

    I cittadini comuni non sarebbero infastiditi per niente dalla legge marziale. L’Esercito lascerebbe loro e le loro famiglie indisturbati. I cittadini comuni Usa non hanno infranto la Legge, anzi sono stati le vittime dei capi governativi che hanno.

    Innanzitutto l’Esercito deve riportare immediatamente a casa il maggior numero di truppe possibile. Si possono fare accordi con altre nazioni amiche per troncare l’inutile spargimento di sangue che gli Usa hanno causato in così tanti luoghi nel mondo. Il nostro impegno continuo in Iraq non dovrebbe esser quello di riempire i forzieri delle grandi imprese, ma di chiedere scusa al popolo iracheno per i terribili crimini che gli Usa hanno commesso in nome della cosiddetta democrazia.

    Le Forze Armate devono investigare praticamente ogni procedimento giudiziario negli Usa. Ogni comune, città, contea e stato in Usa e’ afflitto da comportamenti criminali nel suo apparato giudiziario e nei tribunali.

    E anzitutto, appena un nuovo governo degli Usa sia ricostituito in maniera democratica sulla guida dei principi costituzionali, gli Usa devono riprendere il controllo della propria produzione di moneta dalle mani dei banchieri internazionali che controllano il mondo. Anche gran parte di questi banchieri internazionali devono essere incarcerati, in tute arancione alla base di Guantanamo, accanto all’intera famiglia Bush, Cheney, Rumsfeld, Ashcroft, Myers, Rice, Perle, Wolfowitz, Libby, Scalia, Rehnquist, Clarence Thomas, Tenet, Freeh e tutti quegli altri ufficiali di polizia e giudici corrotti, presidenti di grandi imprese, e parlamentari corrotti.

    Lo so, la prospettiva di una presa di potere militare fa paura. Ma considerate la scelta: volete al potere uomini che hanno giurato di difendere la Costituzione, come nel caso delle Forze Armate, o quelli che hanno giurato di far guadagnare denaro ai super-ricchi, come sono entrambi Bush e Kerry e praticamente chiunque altro in corsa elettorale per la presidenza.

    Considerate quello che accadrà se ciò non si realizzasse. Realmente non e’ esagerato affermare che probabilmente intravediamo la fine del mondo come lo conosciamo. Se il peggio si realizzasse, siamo avviati verso una società di schiavi in cui molti cittadini Usa moriranno di fame, se a Bush e Kerry verrà consentito di continuare il loro allegro modo di procedere.

    In aggiunta a ciò, c’è un’altra ragione importante per una presa di potere delle Forze Armate, ed e’ quella di schierarle in nuove posizioni per difendere la nostra nazione, piuttosto che impiegarle male e abusare di esse saccheggiando nazioni innocenti a vantaggio delle grandi imprese criminali, che controllano tanti dei nostri politici.

    Io ho veramente fiducia nella nostra gente in uniforme, perché sono un vero Americano.
    E nella mia natura di vero Americano, io provo una terribile vergogna della mia nazione, per le cose terribili che essa ha compiuto, sia ai popoli nel mondo sia ai propri cittadini. Sono i criminali a Washington, che non provano alcun sentimento di fedeltà verso alcuna nazione, che hanno ordinato al nostro Esercito di compiere tutti quei misfatti. La famiglia Bush ed i loro criminali collaboratori non sono veri Americani, sono truffatori assassini che mentono su ogni cosa e la cui sola fedeltà e’ rivolta ai propri portafogli, le loro perversioni sessuali, le loro visioni malate del mondo, cui le brave persone non vogliono prendere parte.

    Legge marziale ora.
    Tribunali militari per Bush, Cheney ed il resto di quei sociopatici.
    E’ la sola via che abbiamo sempre percorso per ritrovare la pace.
    E la sola via che abbiamo realmente sempre percorso per riuscire a difendere la nostra nazione.
    In caso contrario, cala il sipario per tutti noi.

    fonte:

    http://www.rudemacedon.ca/kaminski/04/0616-martial.html
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    Der Wehrwolf

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    OSAMA BIN LADEN HA FATTO LA SUA SCELTA: BUSH
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    Postato il Mercoledì, 03 novembre @ 06:263 CST di Davide

    DI THOMAS WALKOM
    Per Osama bin Laden George W. Bush è la scelta migliore. Le sprezzanti politiche di Bush in Medio Oriente hanno funzionato da "manifesti di reclutamento" per al Qaeda. I suoi colossali errori di valutazione in Iraq hanno trasformato il paese in un terreno fertile per gli stessi terroristi islamici che gli americani vogliono distruggere. Osama bin Laden ci ha fatto sapere la sua scelta per le elezioni presidenziali americane. Ora aspettiamo di vedere se gli elettori americani seguiranno il suo comando.

    Per bin Laden, George W. Bush è chiaramente la scelta migliore. Le sprezzanti politiche di Bush in Medio Oriente hanno funzionato da "manifesti di reclutamento" per al Qaeda. I suoi colossali errori di valutazione in Iraq hanno trasformato il paese da una funzionante, seppur crudele, dittatura secolare in uno stato fallito - un terreno fertile per i veri terroristi islamici che gli americani vogliono distruggere.

    Bin Laden sa che solo uno sforzo mondiale coordinato può annientare le unità di terrore che agiscono in suo nome. Deve essere elettrizzato dall'idea che Bush abbia allontanato dell'America così tanti alleati .

    Un recente sondaggio elaborato su scala internazionale ha rilevato che la maggioranza dei paesi si oppone profondamente alle politiche di Bush alla Casa Bianca. In Canada, il sentimento anti-Bush si diffonde così ampiamente che addirittura i conservatori di Stepher Harper lo trovano politicamente utile per esprimere alcuni dubbi riguardo l'incombente schema di difesa missilistica del Presidente.

    Dagli attacchi terroristici a New Yok e a Washington, Bush si è mosso in maniera cosiderevole per mettere i giochi in mano a bin Laden.

    All'inizio, non sembrava così. Quando Bush salì al potere, la nuova amministrazione repubblicana sembrava preparata ad abbandonare la posizione fallimentare dei democratici clintoniani in Afghanistan e stipulò alcuni accordi con le autorità talebane del paese.

    Ancor prima che la presenza di bin Laden divenisse una questione di rilievo, il presidente Bill Clinton aveva in maniera consistente bloccato gli sforzi dell'Afghanistan di ritornare nella comunità internazionale - soprattutto in seguito all'appello di alcuni settori chiave della base democratica che rimasero comprensibilmente schoccati dal trattamento che il regime riservava alle donne.

    I repubblicani furono molto più realistici. Capirono che le brutali politiche afgane avevano meno a che fare con il regime talebano piuttosto che con i fanatismi culturali e religiosi che si diffondono profondamente nel paese. Questa argomentazione è sostenuta anche da alcuni documenti di associazioni come Human Rights Watch, che sottolineano come molte donne in Afghanistan siano rimaste nelle medesime, pessime, condizioni, nonostante i Talebani non siano più al potere.

    Per un momento, a metà del 2001, sembrava che la Casa Bianca di Bush stesse preparando qualche tipo di riavvicinamento coi talebani. Questo si sarebbe rivelato una mossa letale per bin Laden. I suoi campi di addestramento dei terroristi erano in grado di agire in Afghanistan proprio perchè il paese era caotico e isolato. Nell'immediato, era quasi inevitabile che gli Stati Uniti prendessero di mira l'Afghanistan: erano assetati di sangue.

    Ovviamente, questa non era una buona notizia per bin Laden.

    Ma sarebbe stato ancora peggio se gli Stati Uniti avessero dato ai Talebani l'ultimatum per spedire il loro leader del terrore in esilio. Questo avrebbe potuto spezzare i legami tra al Qaeda e le tribù in Afghanistan e Pakistan da cui i Talebani traevano il loro sostegno.

    Invece, Bush organizzò l'invasione, inviò i Talebani sulle montagne e generò così una rivolta che fornì nuovi sostegni per la crociata di bin Laden contro l'America.

    Ma nulla fu più d'aiuto per i terroristi islamici dell'invasione americana dell'Iraq. Una dittatura, che bin Laden detestava e da cui era detestato, venne destituita. Al suo posto fu lasciato il nulla.

    Le truppe d'invasione americane commisero gli inevitabili errori che fanno tutti i poteri d'occupazione. Poi hanno fatto di peggio - fallendo nella sicurezza dei confini (dunque permettendo che soldati stanieri entrassero nel paese); fallendo nella sicurezza degli armamentii, imprigionando e torturando quotidianamente gli iracheni.

    Bin Laden deve aver ringraziato Dio per avergli dato un avversario simile.

    Così ora lui ha assegnato il suo voto. Probabilmente avrebbe preferito marcare il suo segno elettorale con un attacco terroristico negli Stati Uniti (così si poteva attribuire a Bush di averlo fermato). Ma un videotape è la miglior cosa che si avvicina a quest'idea.

    In questo nastro, il capo del terrore non palesa la sua scelta. Non lo deve fare. Come chiunque, egli sa che le questioni di sicurezza sono un punto importante della politica di Bush e che una dichiarazione pubblica di bin Laden cresce il livello di paura e di rabbia in America.

    Egli è, inoltre, attento a insultare personalmente Bush, deridendolo per la sua stordita reazione alle notize sugli attacchi dell'11 settembre (il Presidente continuò a leggere la storiella di una capra a una scolaresca della Florida e poi iniziò a volare sul paese mentre il vice presidente Dick Cheney portava avanti le cose a Washington).

    Bin Laden presumibilmente sa che il modo migliore per far sì che la gente sostenga il proprio leader è avere un fattore esterno e odiato che lo ridicolizzi.

    Abbiamo scoperto relativamente presto la manovra per cui bin Laden si è adoperato. Può essere che sia così. Gli americani si trovano in uno stato d'animo stranamente irrazionale.

    La ri-elezione di Bush non implicherà (nonostante le dichiarazioni dello sfidante democratico John Kerry) che gli Stati Uniti stringeranno la morsa su al Qaeda.

    Ma questo genererà nuove possibilità di gravi errori e di valutazioni errate. Per bin Laden questo è qualcosa per cui vale la pena fare il tifo.

    Thomas Walkom
    © 2004 Toronto Star
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Aleksandr Dughin
    "TERRA VERDE" : L'AMERICA



    1. La carta segreta
    2. Perché non «Colombia?»

    3. Atlantide e Oltre-Atlantide: il mistero del dollaro

    4. L'alba ad Occidente, il tramonto ad oriente

    5. La «Santa America»

    6. «Apollo», Diana e la piramide tronca

    7. I doni dal «mondo degli antenati»

    8. Chiudere l'America





    Nel proseguire il tema che abbiamo iniziato a trattare negli articoli Continente Russia e L'inconscio dell'Eurasia, vorremmo adesso studiare nelle sue linee generali la missione del continente americano dal punto di vista della geografia sacra. Il ruolo degli Stati Uniti, l'ultima superpotenza rimasta ormai al mondo, appare oggi centrale nella geopolitica globale. A partire dalla fine dei XIX secolo, un continente marginale, che sino ad allora aveva rappresentato null'altro che una provincia secondaria del Vecchio Mondo, dell'Europa, diviene progressivamente un gigante politicamente e culturalmente autonomo, finché, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti si propongono come universale modello paradigmatico tanto per gli stessi paesi, europei quanto per l'Asia. Il significato dell'America cresce incessantemente, si diffonde un insieme di criteri intellettuali, culturali. psicologici e persino filosofici collegati all'America che va ben al di là dei suo influsso economico e militare. Diviene evidente l'esistenza di una «America mitologica», di una «America come concetto», di una «America come idea dell'America». E noi siamo profondamente convinti che, se una simile «idea dell'America» ha potuto radicarsi nella coscienza geopolitica universale ed entrarvi come qualcosa di «neo-sacrale», devono esservi state delle importanti ragioni, connesse con l'inconscio collettivo dell'umanità, e con quella segreta geografia continentale che affonda le sue radici nei millenni ed il cui ricordo continua a vivere negli archetipi psichici. Il presente articolo si prefigge precisamente di esaminare il significato profondo dell'America come «continente interiore». La carta segreta
    Le ipotesi sulla scoperta dell'America da parte del Vecchio Mondo molto prima di Cristoforo Colombo stanno diventando sempre più popolari. E' quasi dimostrato che i Vichinghi scandinavi visitarono l'America del Nord sulle loro navi; rune nordiche si trovano ovunque sulla costa orientale del Canada, in Labrador, nell'isola di Terranova e così via. Abbastanza convincenti sono anche le argomentazioni dei ricercatore De Mayo riguardo ai contatti tra la civiltà degli Incas e gli stessi Vichinghi. E ci sono inoltre altre versioni secondo le quali l'Europa avrebbe sempre saputo dell'esistenza dei continente americano; tale informazione non sarebbe stata divulgata solo per ben precise ragioni di ordine sacro. Ma di particolare interesse appare l'enigmatica storia della carta. di Muhiddin Piri Reis, sulla quale ci soffermeremo dettagliatamente.
    Nel 1520 Muhiddin Piri Reis, ammiraglio della flotta turca, pubblicò ad Istanbul un atlante di navigazione chiamato Babriye (questo atlante è tuttora conservato nel Museo Nazionale di Istambul). Alcune delle carte che vi si trovano raffigurano con stupefacente precisione l'America dal Nord e del Sud, la Groenlandia e ... l'Antartide che., almeno secondo gli storici ufficiali, non poteva semplicemente essere conosciuta ai navigatori dell'epoca.
    Piri Reis spiega in questo modo la provenienza di quelle carte. Sarebbero state trovate indosso ad uno spagnolo che aveva partecipato alle tre spedizioni di Cristoforo Colombo e che era quindi stato catturato in un combattimento navale dall'ufficiale turco Kemal. Nelle sue note Piri Reis afferma che solo grazie a quelle carte Colombo aveva potuto scoprire il Nuovo Mondo. Una conferma indiretta dì questa affermazione è contenuta nel libro scritto dal figlio di Cristoforo Colombo, Fernando, Vita dell'ammiraglio Cristoforo Colombo, nel quale si legge: «Egli (cioè Colombo) si servì di una gran quantità di informazioni prima di giungere alla convinzione che avrebbe potuto scoprire numerose terre ad occidente delle isole Canarie». Le carte di Colombo, capitate tra le mani di Piri Reis, erano state disegnate nel 1498, ma lo stesso ammiraglio turco riteneva che fosse giunto sino a Colombo un libro dell'epoca di Alessandro Magno. Tuttavia alcuni dettagli delle carte - ad esempio l'Antartide e la Groenlandia non appaiono in esse ricoperte dai ghiacci, il che consente, in particolare, di osservare come quest'ultima sia in realtà composta da due isole (un fatto confermato da una recente spedizione francese) - possono riferirsi solo ad un quadro geografico del pianeta risalente a cinque millenni fa! L'analisi delle carte di Piri Reis compiuta dal professor A. Afetinan nel libro La più antica carta dell'America (1) e la perizia effettuata negli Stati Uniti dall'Istituto di Cartografia Marina hanno mostrato l'incredibile precisione di. queste carte, nelle quali sono raffigurati persino alcuni massicci montuosi dell'Antartide e della Groenlandia solo recentemente scoperti dal geologi. Una precisione consentita, secondo gli esperti, solo dalla fotografia aerea. .
    In un modo o nell'altro, i popoli eurasiatici devono perciò essere stati a conoscenza dell'esistenza dell'America molto prima di Colombo; tuttavia, poiché nessuna conoscenza scompare senza lasciare traccia, ma discende invece nella sfera dell'inconscio o si ritira nella profondità dei segreti esoterici, un continente così importante come l'America non poteva non essere un fondamentale elemento della «geografia sacra» degli uomini del passato; allo stesso modo il ruolo moderno dell'America come civiltà autonoma non è altro che il risveglio di alcuni antichi archetipi conservati dal subconscio delle nazioni eurasiatiche.

    2. Perché non «Colombia?»
    Molti spiegano l'attuale denominazione del continente con il nome di Amerigo Vespucci, anziché con quello di Cristoforo Colombo, semplicemente come il risultato di un equivoco storico e di un errore casuale. Noi non possiamo assolutamente essere d'accordo, poiché non è difficile osservare come, persino nell'ambito più locale, tra le denominazioni meramente «razionali» sopravvivono anche quelle che in qualche modo corrispondono ad archetipi linguistici semi-inconsci, ad esempio nel noto fenomeno della cosiddetta «etimologia popolare». La semplice somiglianza fonetica ha in ciò un ruolo importante, ma una tale identificazione di concetti sulla base di una parvenza sonora testimonia non tanto della loro «erroneità» (come riteneva la scienza «positivista» del XIX secolo e dei primi anni del XX), quanto della saldezza delle strutture significanti, non però al livello delle parole intere, ma a quello delle singole lettere e delle loro associazioni. Sulla base della cosiddetta «etimologia popolare» si fondano il nirukta e la «Qabbala» ebraica, metodi sacri metafisicamente pregevoli e non certo «popolari». Riteniamo pertanto che, per trasmettersi ad un continente tanto gigantesco e senz'altro estremamente significativo per la sua missione geopolitica, la parola «America» debba necessariamente racchiudere in sé un'idea fonetica collegata ai modelli arcaici della proto-lingua nella quale si conserva il subcosciente delle nazioni eurasiatiche.
    Nell'immagine sacra (e di conseguenza nella denominazione) dell'America doveva in primo luogo riflettersi l'idea della sua origine «estremo-occidentale». Secondo i lavori dei professor Wirth, il più antico centro sacro dell'Occidente è stato la terra di Mo-Uru, l'isola di Mo-Uru, situata nell’Atlantico nord-occidentale. Questo nome è presente nel Bundabishn (un testo sacro zoroastriano), dove viene ricordato come terza tappa dopo Aryànem Vaéjo - dei grandi antenati arii. (La stessa Aryànem Vaèjo si trovava invece proprio al Polo Nord, nel continente, scomparso ormai molti secoli or sono, «Arktoa ghe»). Proprio con l’ausilio di questa parola chiave, «Mo-Uru», e fondandosi sulla decifrazione delle rune e dei simboli pre-runici (in particolare della scrittura lineare egiziana predinastica, delle iscrizioni micenee e persino degli antichi graffiti rupestri) il professor Wirth ha potuto penetrare i segreti di tanti cataclismi etnici e razziali della Preistoria. Nelle sue differenti varianti fonetiche Mo-Uru è presente nella Bibbia - Moria è il nome della terra dove Abramo decise di offrire Isacco in sacrificio a Dio - nelle saghe celtiche, nelle quali si parla della terra di «Morias» o «Murias» come della patria delle stirpi nordiche e divine dei Tuatha De Danann, ed in Scandinavia, dove il circolo di pietra dei centro pagano di culto si chiamava appunto Moraste, vale a dire «pietra di Mor» e così via (2).Wirth suppone (e dimostra convincentemente nei suoi minuziosi lavori L’origine dell'umanità e La proto-scrittura sacra dell'umanità,) che gli «amorei», i «mauri» e persino i «maori» dell'Oceania sono gli eredi degli antichi profughi di questo centro sacro situato nell'Atlantico settentrionale. Egli pensa anche che la geografia di questa terra sia stata in seguito trasferita nella toponomastica delle successive sedi degli «uomini di Mo-uru».Curiosamente, il termine Amorei significa in ebraico proprio «popolo dell'Occidente» (am uru). Esiste anche una dottrina sacra affermante che la tradizione giudaica è «occidentale» per la sua origine simbolica e preistorica. Di ciò testimoniano anche l'usanza giudaica di festeggiare in autunno l'Anno Nuovo ed il calcolo del giorno a partire dalla sera, sottolineando così il particolare significato dell'orientamento occidentale, che corrisponde alla sera ed all'autunno, cioè al periodo di «tramonto» del giorno e dell'anno. In una simile prospettiva la stessa Ur dei Caldei, dalla quale Abramo si allontanò verso la terra promessa, appare un sostituto di Mo-Uru, della «Ur nord-atlantica», poiché persino lo Zohar afferma che «Ur», dove inizialmente risiedeva Abramo, simboleggia la «condizione spirituale superiore», dalla quale Abramo, per necessità provvidenziale, discese verso il basso. (E' interessante notare che gli stessi ebrei condividono abbastanza spesso questo punto di vista riguardo all'origine occidentale della loro tradizione, come si vede dai diversi progetti sionisti di «organizzazione dello stato ebraico» in America o dai libri di Simon Wiesenthal sulla preistoria ebraica dell'America e di Edmund Weizmann su L'America. Nuova Gerusalemme).
    In questo modo l'enigmatica parola «Mo-Uru» designa proprio il continente sacro extraeuropeo, situato ad Ovest, nell'Atlantico. Ma «Mo-uru», «Amuru», o «Amoru» (queste forme si incontrano storicamente nelle diverse tradizioni) sono foneticamente assai simili a «America».Non è neppure escluso (anzi, è probabile) che proprio questa «coincidenza», o meglio questa provvidenziale corrispondenza, sia servita come fondamento inconscio o semiconscio per l'assegnazione al Nuovo Mondo, di un nome esteriormente tanto profano ed interiormente tanto sacro.

    Atlantide e Oltre-Atlantide: il mistero del dollaro
    Naturalmente questo rapporto «America» - «Mo-uru» si Collega direttamente al mito di Atlantide, al paleo-continente di cui han parlato Solone, Platone e molti altri dopo di loro. Atlantide è il continente sacro occidentale dove fiorì una grande civiltà spirituale perita in seguito ad uno spaventoso cataclisma e ad un'inondazione. La rovina dei continente è per lo più descritta colme un avvenimento graduale: dopo l'inabissamento della sua parte continentale, situata ad occidente di Europa ed Africa, per qualche tempo sopravvissero nell'Atlantico del Nord alcune isole nelle quali si concentrarono le ultime stirpi degli Atlantidi e la loro tradizione. Una di queste terre fu, a giudizio di Wirth, proprio Mo-Uru, che venne a sua volta sommersa dalle acque alcuni millenni dopo il cataclisma principale.
    Tuttavia il continente America non è il continente più occidentale della geografia sacra (Atlantide), ma la sua continuazione ad Occidente. In altre parole l'America era un'«Oltre-Atlantide», vale a dire una terra situata «da quella parte, verso Ovest». E' possibile che questa dislocazione sacralmente simbolica dell'America spieghi l'inquietante segretezza collegata ad essa nel contesto della geografia sacra delle civiltà tradizionali dell'Eurasia.
    In conformità a questa geografia sacra, ad Occidente si trova la «Terra Verde», la «Terra dei Morti», una sorta di mondo semi-materiale, che ricorda l'Ade o lo Sheol. E' il paese del Crepuscolo e del Tramonto, dal quale non vi è uscita per i semplici mortali e al quale può accedere solo un predestinato. Si ritiene che la denominazione Groenlandia (che significa, appunto, «Terra Verde») si riferisca proprio a questo luogo. La «Terra Verde» non è Atlantide (e neppure Mo-Uru), ma qualcosa che si trova più ad Occidente di essa, un «mondo della morte», un «regno delle tenebre». E questo aspetto ultramondano del continente americano si rivela in maniera stupefacente sin dalla prima occhiata ad una cosa tanto banale come il segno del dollaro. René Guénon ha una volta osservato che all'origine dei simbolo $ sulle monete americane sta una semplificazione grafica dell'emblema sacro che si incontra nelle monete dell'arca mediterranea. Inizialmente i due segni verticali erano delle rappresentazioni delle «colonne d'Ercole» che, secondo la tradizione, si trovavano sullo stretto di Gibilterra. In questo segno appariva inizialmente anche la scrittura simbolica nec plus ultra, che significa «non oltre». Entrambi questi simboli avevano il significato di un confine, del margine occidentale della geografia sacra umana, al di là del quale si trovano i «mondi non umani». E questo simbolo «di confine», indicante che oltre Gibilterra non si poteva andare, è divenuto in maniera paradossale il simbolo finanziario dell'America, di un paese, cioè, che si trova «al di là del confine», proprio dove il prototipo del regno del dollaro proibiva di andare. Anche da questo si può intendere la qualità simbolica «ultramondana» dell'America, nella quale si rivelano gli aspetti geopolitici tenebrosi e proibiti della civiltà umana.
    In una simile prospettiva la nuova scoperta dell'America ad opera di Colombo ha in sé un significato alquanto funesto, poiché indica la comparsa all'orizzonte della storia della «Atlantide sommersa», e neppure della stessa Atlantide, ma della sua «ombra», della sua prosecuzione negativa nell'Occidente simbolico, nel «mondo dei morti». Ed in questo senso è abbastanza significativa la coincidenza cronologica di questa «nuova scoperta» con l'inizio del brusco declino della civiltà europea (ed in generale eurasiatica), che da allora cominciò a perdere i suoi principi spirituali, religiosi qualitativi e sacrali.
    Su un piano cultural-filosofico proprio l'America diviene da allora il luogo della proiezione ideale di tutte le utopie profane, atee o semi-atee. I modelli di società fondati sulla mere ragione umana - a partire da Tommaso Moro - vengono sempre più spesso trasferiti su questo continente. E qui, di nuovo, non solo il carattere ignoto di queste terre influisce sulla scelta delle estensioni geografiche destinate alla realizzazione dell'utopia, ma anche gli archetipi della «terra dei morti», «dove regna un eterno ordine e la pace» e le immagini della «Terra Verde» dell'Occidente agiscono in misura notevole sugli utopisti e le loro costruzioni. Si può configurare il cielo storico dell'America come quello di una «Nuova Atlantide», sorta dalle profondità delle acque, ma non si tratta della vera Atlantide, risorta, bensì di un'altra, chimerica, contraffatta, fantomatica, che si è dedicata a far tornare l'«età dell'oro», ma dalla quale emana l'odore dei continente-tomba.

    L'alba ad Occidente, il tramonto ad Oriente
    Il noto metafisico e tradizionalista Gejdar Dzhemal ha una volta accennato ad una interessante caratteristica. della dislocazione geografica del continente americano: per gli americani il sole sorge oggi mattina dalla parte dell'Europa (vale a dire da luoghi che nella geografia sacrale sono saldamente connessi con l'Occidente) e tramonta dalla parte dell'Asia (cioè dell'Oriente simbolico). Una simile confusione del simbolismo degli orientamenti nella naturale «percezione dei mondo» degli abitanti di questo continente corrisponde stranamente alla famosa profezia dell'escatologia islamica secondo cui negli «ultimi tempi» il sole sorgerà ad Occidente e tramonterà ad Oriente. Questa particolarità deve inevitabilmente influire sul livello arcaico della psicologia continentale americana, aggiungendosi così al già peculiare ruolo dell'America come riemersa Oltre-Atlantide, «Terra Verde dei Morti». Se a ciò si aggiunge anche l'utopismo razionalistico proprio non solo ai teorici dei Vecchio Mondo, ma anche ai padri fondatori degli Stati nord-americani, avremo come risultato una variante dei fenomeno escatologico e messianico che forma la struttura ed il paradigma dell'intera coscienza continentale, in particolar modo di quegli aspetti maggiormente collegati alla geopolitica, all'universalismo ed all'auto-identità.
    Lo scenario dell'evento escatologico è a grandi linee lo stesso in tutto le religioni. Nel cristianesimo, nell'islamismo, nel buddhismo, nella maggior parte delle tradizioni pagane degli Arii, persino nei cargo-culti melanesiani l'«epoca messianica» è caratterizzata dalla «resurrezione (o dal ritorno) dei morti», dal «ristabilimento dei benessere paradisiaco», dalla «riscoperta di tutto quel che era andato perduto nella storia», dalla «apparizione di nuove terre e nuovi cieli», dalla presenza di una «grazia permanente» e così via. Se si osserva attentamente la mentalità americana nella sua settentrionale e più marcata variante, ci si trovano di fronte quasi tutti gli aspetti di questo piano escatologico. La «resurrezione dei morti» si presenta sotto l'aspetto dell'ibernazione cui vengono sottoposti i cadaveri dei ricchi americani che sperano di risorgere grazie alle scoperte scientifiche dei secoli futuri, nonché nella moltitudine delle sette neo-spiritualistiche che predicano la tanatofilia e dimostrano scientificamente (con l'aiuto di congegni ciarlataneschi) «l'immortalità dell'anima». Il «benessere paradisiaco» è trasformato nel benessere materiale, mentre la «nuova terra» risulta invece essere lo stesso continente americano, base della nuova «epoca dell'oro», chiamato in molti ambienti occultistici e astrologici «New Age», vale a dire «nuova epoca». (Questa è anche la denominazione del più importante movimento neo-mistico americano).
    L'escatologismo penetra anche nella stessa idea di un «Nuovo Ordine Mondiale» che ripete e sviluppa i progetti ideologici americani: si tratta infatti di un'idea che presuppone l'espansione dei modello americano su tutti i restanti territori del pianeta. E così, emerso dalla profondità di un inquietante mistero, il «Nuovo Mondo» si sforza di presentarsi come la «nuova terra» spirituale di cui parla l'Apocalisse e che deve apparire dopo la Fine del Tempo. Ma per il continente americano l'epoca post-apocalittica è già arrivata: la vittoria degli eserciti alleati nella Seconda Guerra Mondiale - che ha condotto gli Stati Uniti al predominio mondiale - ed anche il significato simbolico delle vicende degli ebrei (di questa nazione mistica e tanto importante nella storia!) in Germania, tutto questo si è fuso nella teoria dell'«Olocausto», e dell'«ultimo sacrificio della storia», dopo il quale l'Oltre-Atlantide, in unione con la «Nuova Israele», è entrata nel periodo del «Grande Sabato», dell'«epoca felice». L'attesa dei tempo messianico è iniziata e l'arcaica coscienza continentale americana, l'inquieto «spirito» dei continente «riemerso», offre alle tendenze messianiche ed escatologiche una forza mistica radicata nella percezione simbolica del mondo di un'umanità che conserva la consapevolezza del collegamento e delle corrispondenze dello spazio e del tempo anche nel corso di lunghi millenni.

    La «Santa America»
    Nell'arcaico ed inconscio fenomeno dell'«idea americana» è anche l'origine della «teologia politica dell'americanismo». Ci riferiamo alla concezione neo-protestante dell'America come «terra promessa», nella quale le energie dei continente si sono riversate in una particolare costruzione teologica; e, se si vogliono considerare i termini di questo mistico «americanismo protestante» non come metafore oratorie, ma come esatta formulazione di una costruzione escatologica, ci troviamo allora dinanzi ad un quadro alquanto inatteso ed inquietante. Lo stesso Giorgio Washington affermò: «Gli Stati Uniti sono la Nuova Gerusalemme, stabilita dalla Provvidenza in un territorio dove l'uomo deve raggiungere il suo pieno sviluppo, dove la scienza, la libertà, la felicità e la gloria devono diffondersi in pace». E' qui importante notare la concezione della Nuova Gerusalemme» che, in bocca ad un cristiano (anche protestante), si ricollega obbligatoriamente all'Apocalisse e si riferisce all'ultimo stadio dello scenario apocalittico, alla discesa dai cieli della spirituale «Città del Signore», della «Nuova Gerusalemme» (Apocalisse di Giovanni 21, 10-27). Da parte sua John Adams ha chiaramente definito il globalismo della missione americana, chiamando gli Stati Uniti «una pura e benefica repubblica, il cui compito consiste nel governo dei mondo e nel perfezionamento degli uomini».
    Nell'epoca moderna questo particolare «patriottismo» ha ricevuto un nuovo impulso grazie allo sviluppo della televisione; ciò ha determinato l'affermazione del fenomeno della «predicazione televisiva», che Isidro Palacìos ha definito «cristianesimo elettronico». Ad esempio. il noto predicatore televisivo Jerry Howell formula oggi in questi termini, l'«idea americana»: «Gli Stati Uniti, questo paese benedetto da Dio Onnipotente come nessun altro paese della terra, è minacciato adesso, all'interno ed all'esterno, da attacchi diabolici che possono concludersi con l'annientamento della nazione americana. Il diavolo stesso è entrato in guerra per opporsi al volere di Dio, che ha posto gli Stati Uniti ai di sopra di tutti gli altri popoli, come l'antico Israele... ». Questi motivi teologici dell'escatologismo protestante sono totalmente presenti anche negli ultimi presidenti americani. Nel 1984 Reagan affermava: «Io non penso che il Signore, dopo aver beneficato questo paese come nessun altro, voglia un giorno vederci mercanteggiare a causa della nostra debolezza».
    E quindi, se si pretende di non considerare il ruolo diabolico dell'Oltre-Atlantide nel suo insieme sovratemporale e metastorico, questo pathos messianico risulta incomprensibile e la dimensione colossale dei falso spirituale che sta dietro di esso non può essere compresa e valutata. Ci troviamo dinanzi, come in tutte le «escatologie parodistiche», alla confusione della spirituale «età dell'oro», che sopraggiungerà subito dopo la Fine della Storia, con un periodo temporale precedente questa fine. Questa confusione ha determinato il carattere anticristiano dei bolscevismo russo, che affermava di aver instaurato un escatologico «paradiso terrestre» (Cfr. ad esempio, il nostro articolo La fine dell'era proletaria in «Kontinent Rossija», n.3).Occorre anche osservare che la somiglianza di questi due «continenti» - il «continente America» e la componente, rossa e demoniaca, del «continente Russia» - è stato rilevato da numerosi studiosi, storici e politologi. Ad esempio Marie Dominac nell'ottobre dei 1970 scriveva sulla rivista «Esprit»: «Gli Stati Uniti sono oggi la più forte potenza comunista dei mondo».
    In effetti l'utopismo, l'escatologismo, la religiosità parodistica sono in entrambi i casi straordinariamente affini, e questo nonostante il fatto che gli Stati Uniti e Unione Sovietica sono «ufficialmente» stati, sino a poco tempo fa, nemici ideologici.

    «Apollo», Diana e la piramide tronca
    Questa logica parodistica, che traspone sul piano materiale le realtà spirituali, deturpandone in tal modo il significato sacro, è anche alla base del progresso tecnico del «continente America», in particolare nel tanto importante ambito delle ricerche astronautiche. Il fatto che solo un americano sia riuscito a volare sulla Luna - dove, secondo le più svariate tradizioni si trovano le «anime degli antenati» - è ovviamente indicativo. (Altrettanto indicativo è che questo non sia riuscito agli astronauti sovietici, che pure avevano la stessa formazione poolitico-escatologica). Nella tradizione esoterica è affermata l'esistenza di uno stretto legame tra la «terra verde dei morti» ed il pianeta Luna, un legame che si osserva anche nella oggettiva, materiale e spesso profana epoca contemporanea. Il fatto nuovo che i voli degli astronauti americani avessero un consapevole «significato rituale» è rilevabile anche dal nome della navicella spaziale di cui si servirono, «Apollo». cioè di quello che, nelle tradizioni più diverse, è il compagno di gioco di Diana, della Luna. Oltre a ciò, alcuni astronauti portarono con sé sulla Luna degli emblemi massonici - come riferito persino dalla stampa profana - e ciò significa che il carattere «rituale» dell'avvenimento era loro ben chiaro, dato che l'«ingresso nella sfera lunare» indica nel rituale massonico l'attraversamento dei «Piccoli Misteri». E qui ci troviamo di nuovo dinanzi ad un parallelo simbolico: l'iniziazione ai «Piccoli Misteri» conduce in fatti il massone nella cosiddetta «condizione edenica (paradisiaca)», restituendogli la pienezza spirituale che era appartenuta agli uomini dell'età dell'oro. Tuttavia nel caso di una singola personalità, questo avviene sul piano del «microcosmo interiore». In un volo cosmico sulla Luna, invece, il rituale assume un carattere esteriore, materiale, «macrocosmico», «sacralizzando» in tal modo non il singolo individuo, ma l'intero «continente» del quale l'individuo è l'emissario. Sul piano simbolico il volo interplanetario dall'America alla Luna fu equivalente ad un volo dall'«America» all'«America», ma al tempo stesso questo rituale parodistico rafforzò l'autocoscienza messianica e mistica dell'America nell'intero subconscio americano.
    Occorre anche rilevare come la tradizione massonica sia in America straordinariamente sviluppata: tuttavia anche in questo ambito esistono concezioni che insistono sul carattere peculiare, unico ed «eletto» della massoneria americana in rapporto ad altre forme di essa. Nelle logge massoniche americane è diffusa una leggenda secondo la quale gli ultimi Templari, dopo essersi nascosti per qualche tempo alle persecuzioni dei monarchi francesi e dei poteri cattolici in Europa si trasferirono in seguito in America, portandovi i loro segreti ed i loro tesori. Alcuni affermano addirittura che persino il Santo Graal venne allora portato in America. In ogni caso i massoni americani sono convinti che il vero centro «santo» della massoneria si trovi negli Stati Uniti e che la massoneria europea, «troppo arcaica ed impotente», sia oggi poco più che una «sopravvivenza dei passato». Indubbiamente di origine massonica sono anche i simboli statali degli USA: la stella bianca a cinque punte (simbolo dell'«Adamo paradisiaco» - di nuovo i temi paradisiaci), e la piramide tronca, la cui sommità è divisa dalla base da un anello di 13 stelle rappresentante le 13 tribù d'Israele. (La tribù di Giuseppe è spesso raffigurata simbolicamente come la duplice tribù di Efrem e Manasse, e così se ne hanno 13 anziché 12; in ogni caso è questa la dottrina propria dell'aritmologia massonica). La piramide tronca ha un significato simbolico alquanto negativo, poiché rappresenta una gerarchia priva della sua sommità sacra, del suo centro sacro. Forse questo emblema venne originariamente utilizzato per esprimere l'atteggiamento antiautoritario ed antimonarchico dell'ordinamento politico degli Stati Uniti, l'assenza di un Unico Governante sul Parlamento, ma il simbolo non è mai limitato alla sua mera funzione emblematica, cosicché la piramide tronca racchiude sicuramente in sé l'idea dell'«iniziazione incompleta», della sua insufficienza, della sua interruzione, il che può essere espresso secondo la lingua rituale massonica come assenza dei «Grandi Misteri» dopo, l'iniziazione ai «Piccoli Misteri». Ma proprio questa incompiutezza del ciclo iniziatico è, secondo ogni tradizione autentica, la più tipica caratteristica della «magia nera».

    I doni dal «mondo degli antenati»
    M. Eliade ed altri studiosi che si sono occupati delle strutture delle credenze arcaiche hanno accuratamente investigato la logica dei cosiddetti «cargo-culti» melanesiani di carattere escatologico, collegati alla soppressione di tutte le antiche regole religiose ed all'inizio di una particolare epoca «messianica», nella quale sono lecite le più sregolate estasi da alcool e la promiscuità, e che appare caratterizzata da un «ritorno dei morti»: i morti ritornano dall'«America», su grandi navi cariche di doni. In linea di principio gli studiosi non escludono che nel sottofondo simbolico di tali culti vi siano anche i rudimenti di inconsci archetipi di una dimenticata geografia sacra. Oltre a ciò è interessante notate la duplicità dell'atteggiamento dei cargo-culti nei confronti dei bianchi, degli «americani»: da un lato gli «americani» sono considerati sfruttatori delle merci «prodotte» dagli antenati degli stessi aborigeni e dai loro dèi, dall'altro i seguaci di tali culti iniziano ad imitare i bianchi, i loro costumi, le loro abitudini, i loro atteggiamenti. E per quanto i bianchi, in rapporto ai «veri» abitanti della terra dei morti, possano apparire degli sfruttatori, pure hanno con essi un rapporto immediato, il che fa di loro degli esseri comunque eccezionali in fin contesto sacro. Complessivamente il fenomeno dei «cargo-culti» presuppone un imminente inizio della «età dell'oro» e di un'assoluta abbondanza. superiore ad ogni proporzione.
    Eliade, studiando, i cargo-culti, dimostra quanto sia comune il loro scenario escatologico che, quasi senza differenze, è riscontrabile anche in Africa, tra gli indù, tra i popoli dell'Oceania e così via. Il «cargo-cultismo escatologico» appare così un fenomeno abbastanza universale, radicato nelle strutture dell'inconscio, in una certa conoscenza primordiale rifugiatasi nel corso dei millenni nella sfera psichica più rudimentale. Neppure è difficile scoprire manifestazioni di questo stesso fenomeno tra i popoli più «civilizzati», ad esempio tra i Russi, il cui specifico cargo-cultismo, nella sua variante bolscevica, è stato rappresentato molto accuratamente dallo scrittore Platonov nel romanzo Cevengur, nel racconto Kotlovan ed in altre sue opere. Si ha addirittura l'impressione che queste opere di Platonov siano state sin dall'inizio concepite come illustrazione di un arcaico cargo-culto. Ma per ritornare ai cargo-culti melanesiani, vogliamo aggiungere che a nostro giudizio il ruolo dell'America in essi non si limita a quello di rappresentare la lontana «terra degli uomini bianchi», ma corrisponde ad un quadro geografico-sacrale più accurato e significativo.
    Il fenomeno cargo-cultistico appare in realtà una componente sussidiaria della «terra dei morti», della «America in Atlantide». La coscienza autoctona dei territori non americani, perduta l'originaria integrità metafisica e quindi incapace di sollevarsi ad una vera e verticale prospettiva escatologica, compie una confusione simile a quella che avviene nella stessa coscienza americana: lo spirituale si trasforma in materiale e l'ultraterreno in terreno. E' solo in questo modo che può essere spiegato il complesso atteggiamento dei popoli australi, asiatici, africani ed anche di alcuni europei nei confronti dell'americanismo e dei suoi rappresentanti. Da un lato gli «americanisti» suscitano avversione, ripugnanza e desiderio di sottrarsi alla loro influenza (e talvolta di esplorarla per «smascherarla»), dall'altro la «presenza magica degli antenati morti» alle loro spalle crea un irresistibile desiderio di imitarli. E' curioso osservare come ogni passo degli aborigeni verso l'attivazione del fenomeno cargo-cultistico susciti obbligatoriamente quella «rivoluzione sessuale» in cui ci imbattiamo non solo tra gli isolani ed i popoli «primitivi», ma anche all'interno degli stati cosiddetti «evoluti». Pensiamo ad esempio all'esplosione pornografica verificatasi in Cina parallelamente alla ristrutturazione economica degli anni '80 (ed al miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti), all'amoralismo bolscevico degli anni '20, alla «rivoluzione sessuale» che si sta verificando nell'attuale occidentalizzante India e così via. Occorre anche notare che l'intero spettro del cargo-cultismo si incontra anche nel periodo della perestrojka in Unione Sovietica: il «fattore americano» agisce irresistibilmente e magicamente, suscitando il parassitismo tipico dei cargo-culti, un cieco entusiasmo ed un'attesa escatologica, ma al tempo stesso anche l'oscuro sospetto che gli «americani» si siano arricchiti a spese degli antenati (ad esempio «saccheggiando la Russia») e che agli autoctoni debbano essere restituiti tutti i miracoli della tecnica e le merci scintillanti loro appartenenti per la legge «totemica». Come ha acutamente osservato G. Dzhemal, il polo «povero», aborigeno, della coscienza escatologica (il Kotlovan di Platonov) corrisponde esattamente al polo «ricco» del medesimo fenomeno (al sogno americano della «città luccicante sulla collina»). Si può dire che nel loro risveglio cargo-cultistico gli autoctoni cessino effettivamente di ispirarsi a immaginazioni e costruzioni razionalistiche, soggiacendo invece alle millenarie energie inconsce che si risvegliano in determinate epoche in risposta a segni misteriosi recati da stranieri provenienti dall'Occidente, dalla «Terra Verde».
    A conferma di questa distribuzione dei ruoli nell'incontro pseudoescatologico dei «subcoscienti continentali», si può indicare il fatto curioso che per tutte le regioni non occidentali. dei pianeta la condizione più caratteristica degli ultimi 100- 150 anni è quella dell'attesa (insieme ovviamente al sentimento di smarrimento, di frustrazione, di presentimento di una qualche catastrofe; un'attesa percepita tanto più vivamente quanto più arcaico e radicato nel suo subconscio è il popolo in questione.
    Al tempo stesso questo sentimento è completamente sconosciuto, almeno in questa intensità, agli americani, i quali, al contrario, sono del tutto soddisfatti dell'attuale situazione e credono senza riserve nel progresso e nel «lieto fine»; soprattutto essi identificano il comfort attuale e le prospettive di un suo infinito prolungarsi col successo della diffusione globale del loro influsso con il compimento della loro missione che consiste proprio nell'arrecare «doni magici» contrassegnati dai sospirati «marchi». E ad un certo punto l'angosciosa attesa da parte degli autoctoni si conclude con l’accettazione dell'«offerta» americana (che è subito accompagnata da qualche pressione economica o militare da parte di un'America preoccupata di esportare il «salvifico» modello), suscitando bizzarri e contraddittori fenomeni culturali e religiosi che mostrano comunque un accentuato carattere cargo-cultistico.

    Chiudere l'America
    Gli aspetti da noi analizzati della geografia sacra del continente americano, nel loro legame con l'attuale situazione geopolitica degli Stati Uniti potrebbero certo essere integrati da altre osservazioni di carattere simbolico, nonché da considerazioni puramente culturologiche, ma quel che soprattutto ci interessava qui era di fornire una prospettiva dalla quale osservare la questione, per studiarne in seguito gli aspetti più segreti, enigmatici e sinistri. Ma in conclusione, per non, lasciare l'impressione che oltre ai due poli di una falsa escatologia geopolitica (quella cargo-cultistica e quella americana) non esistano altre possibilità, vorremmo ora fare alcune riflessioni supplementari.
    In primo luogo gli archetipi inconsci connessi alla struttura spaziale e temporale del cosmo sacro devono essere valutati alla luce di una vera e ortodossa tradizione metafisica, che sola può porre le cose nel posto che compete loro all'interno dell'ordine divino. Al contrario, se si resta al livello subconscio, questi archetipi, reali e possenti come sono, potranno sempre attrarre non solo singoli individui, ma intere nazioni, razze e civiltà verso le conseguenze più imprevedibili e rovinose. Parafrasando una nota massima, possiamo dire che «la strada dell’inferno è lastricata di archetipi inconsci».E questo è vero tanto per i cargo-cultisti, quanto per gli americanisti. Ma per raggiungere la tradizione metafisica capace di illuminare con il raggio dell'Intelletto Divino le profondità abissali dello psichismo occorre compiere uno sforzo intellettuale e spirituale quasi incredibile nelle attuali circostanze, e questo al fine di distaccarsi completamente dagli infondati «dogmi» del pensiero profano e materialista che si è impadronito di quasi tutti i nostri contemporanei: ma non c'è spazio in questa impresa per caotici occultismi, per neo-misticismi e neo-spiritismi di ogni tipo. Il migliore, anzi l'unico, cammino verso questa meta consiste nell'accostarsi a una forma tradizionale e, attraverso la pratica spirituale, rituale ed intellettuale, di questa forma, tentare di penetrare nei suoi aspetti esoterici e segreti, nei suoi misteri. Anche in questo, naturalmente, il principale sostegno è costituito dai lavori dei moderni tradizionalisti, in primo luogo dai libri di René Guénon. Solo un approccio incondizionatamente ortodosso, totalmente religioso e puramente metafisico, ci condurrà al di là delle oscure e pericolose energie del contemporaneo mondo apocalittico.
    In secondo luogo, due sono le tradizioni religiose maggiormente esposte all'influsso della «Terra Verde», vale a dire il cristianesimo ortodosso (col quale il protestantesimo, i moderni cattolici ed ortodossi e le sette non hanno nulla a che vedere) e l'Islam ortodosso. (Occorre però notare che l'Islam è da un punto di vista geopolitico, alquanto più saldo).In ogni caso l'orientamento verticale e metafisico di queste religioni - a patto che vengano depurate ad un tempo da tutte le stratificazioni moderne e dalle associazioni antiche - appare una garanzia sufficiente di autenticità ed efficacia spirituali. Tuttavia anche in queste religioni è necessario rivelare i vari aspetti geopolitici (il che è evidente nell'Islam, meno nel cristianesimo) e da dimostrare la loro incompatibilità con l'intera dialettica della «Terra Verde» e dei suoi servi oppositori cargo-cultistici.
    Infine è necessario dare forma ad un concetto puramente geopolitico ed extra-religioso dei «blocco eurasiatico» (Kontinentalblock, come si diceva una volta) che dovrebbe unificare tutti i popoli e gli stati eurasiatici in un solo complesso autonomo e sottratto al paradigma parodistico-escatologico che serra attualmente il mondo intero. Oggi, dopo lo smantellamento del sistema socialista, non è in fondo importante in quale regime ed in quale paese questo avvenga. A livello globale, è adesso assai più importante come il singolo popolo e il singolo stato si confrontano con l'«Atlantide riemersa» e la sua missione. Per questa ragione l'idea di una «Eurasia dei popoli» e di una «casta eurasiatica» che abbia un accentuato indirizzo anti-atlantico e si rivolga alle sue risorse interiori, spirituali, religiose, economiche e materiali, non è adesso tanto astratta ed utopica quanto potrebbe sembrare. Forse la fede negli «antenati morti», negli scopritori della coca-cola, è più realistica ed obiettiva?
    Per quel che riguarda il continente America, il periodo della sua espansione sarà, secondo precise corrispondenze cicliche, teso, tempestoso, pieno di avvertimenti inquietanti, ma anche estremamente breve, perché la New Age, del cui avvento parlano i mistici sostenitori della «Nuova Gerusalemme», ma che ancora non è iniziata, sta per giungere. Il suo arrivo sarà segnato da grandi cataclismi geografici. E chissà, forse all'Arnerica-Terra Verde può essere riservato lo stesso destino toccato un tempo ad un altro continente situato nell'Atlantico.


    Traduzione di Danilo Valdorio
    NOTE

    1) A. Afetinan, The Oldest Map of America Drawn by Piri Reis, Turkish Historical Society, Ankara 1954. Il prof. Afetinan ha pubblicato nel 1975 e nel 1987 due nuove edizioni, notevolmente accresciute, della propria opera (N.d.E.).
    2) Nella ierostoria islamica, Marwah è una delle due colline tra cui corse Agar alla ricerca d'acqua per il piccolo Ismail (N.d.E.).



    «Zelënaja Strana» Amerika (“Terra Verde : l'America”) è stato pubblicato come samizdat a Mosca. In italiano è stato pubblicato nella raccolta “Continente Russia” dalleEdizioni All’insegna del Veltro, Parma 1991. Da qui è tratta la traduzione che presentiamo, con minime variazioni formali.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Nikolaj von Kreitor
    LA RUSSIA E IL NUOVO ORDINE MONDIALE
    IL PROGETTO GEOPOLITICO DELLA PAX EURASIATICA


    Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno acquistato crescente rilievo quale massima potenza della reazione imperialista, prendendo sotto questo aspetto il posto della Germania.... E la loro classe dirigente, specialmente nel corso dell'epoca imperialista, è riuscita a preservare tanto efficacemente le forme democratiche da conseguire, con mezzi democraticamente legittimi, una dittatura del capitalismo monopolistico solida quanto quella che Hitler istituì con metodi tirannici... E questa democrazia potrebbe, nella sostanza, realizzare tutti gli obiettivi di Hitler.
    György Lukacs(1)
    La risolutezza non prende per prima conoscenza della Situazione e pone la Situazione di fronte a sé, essa ha già posto se stessa nella Situazione. In quanto risoluto, il Dasein è già in azione.
    Martin Heidegger(2)

    Non abbiamo nemici ad Oriente.
    Bismarck


    Il concetto di stato presuppone il concetto del politico: la specifica distinzione politica, alla quale azioni e motivazioni politiche possono essere ridotte, è quella fra amico e nemico, scrisse Carl Schmitt.(3) L'affermazione del politico è un riconoscimento della realtà del politico e quindi un riconoscimento ed identificazione del nemico. Solo con l’affermazione del politico in un atto di decisione, che è necessariamente un atto meta-esistenziale, una nazione può, in quanto entità collettiva, asserire la propria sovranità e quindi il proprio futuro politico.
    A seguito dello scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991 – che ridusse quella che era una Grande Potenza al rango di stato privo di politica e quindi ad una massa territoriale in preda al caos – e di fonte al nuovo espansionismo americano, il dibattito ideologico e la ricerca di un orientamento politico praticabile si sono intensificati all’interno della ex URSS. Recentemente il professor Nikolaj Zagladin ha sottolineato come la competizione fra Unione Sovietica e Stati Uniti durante il periodo della Guerra Fredda debba essere considerata quale una vera guerra, nel corso della quale l’effettiva potenza militare è stata impiegata in misura molto limitata – per lo più in guerre per procura. Questo, non per mancanza di volontà, ma per la natura della tecnologia bellica – l’esistenza degli armamenti nucleari ha reso la guerra impossibile. La natura della guerra fra USA e URSS, nota come Guerra Fredda, era nella sua essenza specificamente tecnologica. Ma – sostiene Zagladin(4) – la Guerra Fredda è stata in realtà la Terza Guerra Mondiale. Ad una conclusione analoga perviene Zbigniew Brzeszinski, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Carter ed attualmente uno dei principali ideologi fra gli “Espansionisti del 1991”; Brzeszinski, parafrasando von Clausewitz, ha scritto che “la Guerra Fredda può essere definita come guerra condotta con altri mezzi (non letali). E la posta in gioco era monumentale. Geopoliticamente, la lotta era, in prima istanza, per la massa territoriale eurasiatica, e in ultima istanza per la stessa supremazia globale”.(5)

    Ovviamente, nell’accordo l’Unione Sovietica fece concessioni molto maggiori rispetto agli USA. Essa accettò di sciogliere il Patto di Varsavia, nonostante che il braccio militare della dominazione americana sull’Europa occidentale, la NATO, continui ad esistere e sia in costante espansione. L’Unione Sovietica ha persino tollerato la guerra in Irak, una guerra essenzialmente condotta per il controllo del petrolio nel Golfo Persico, e quindi una guerra contro l’interesse nazionale non solo dell’Unione Sovietica, ma anche di altri paesi europei; una guerra che ha reso più difficile il raggiungimento di un’intesa fra l’Unione Sovietica e i paesi dell’Europa occidentale. L’Unione Sovietica ha addirittura acconsentito al ritiro delle proprie forze militari dalla Germania, mentre gli Stati Uniti intendono mantenere permanente la propria occupazione della Germania – un fatto espresso con chiarezza dal presidente Bush nel corso del vertice NATO del 7-8 novembre 1991 a Roma.

    Veniamo quindi all’accordo del dopo Guerra Fredda ed alle sue conseguenze per l’URSS e per l’ordine internazionale. Un osservatore critico descriverebbe questo accordo come un Secondo Trattato di Versailles. Zbigniew Brzeszinski afferma che, come conseguenza del Secondo Trattato di Versailles, l’America diviene il curatore fallimentare della Russia sconfitta.

    “Si tratta di un esito storico non meno decisivo e non meno unilaterale della sconfitta della Francia napoleonica nel 1815, o della Germania imperiale nel 1918. Diversamente dalla Pace di Westfalia, che pose fine alla Guerra dei Trent’anni con un grande compromesso religioso, il principio cuius regio eius religio non trova qui applicazione. Piuttosto, da un punto di vista dottrinale, l’esito somiglia di più al 1815 o al 1945; è stata ripudiata la stessa ideologia della parte perdente. Anche sul piano geopolitico l’esito suggerisce un’analogia con il 1918: l’impero sconfitto è in via di smantellamento. Come allora, nella fase conclusiva della guerra si può individuare un momento della capitolazione, seguito da un dopoguerra di sommovimenti politici nello stato perdente. Quel momento fu probabilmente a Parigi il 19 novembre 1990. Ad un conclave contrassegnato dall’ostentazione di segni di amicizia che dovevano mascherare la realtà sottostante, l’allora dirigente sovietico Mikhail Gorbacev, che ha guidato l’Unione Sovietica nelle fasi finali della Guerra Fredda, accettò le condizioni dei vincitori definendo, con linguaggio velato quanto elegante, l’unificazione della Germania – avvenuta a condizioni interamente imposte dall’Occidente – come “un grande evento”. In termini funzionali, fu l’equivalente dell’atto di capitolazione firmato in una carrozza ferroviaria a Compiègne nel 1918 (capitolazione della Germania) o sulla corazzata Missouri nell’agosto 1945 (capitolazione del Giappone)”.(6)

    George Kennan ha osservato che “il crollo del sistema sovietico equivale a quella resa senza condizioni cui puntavamo – una resa volontaria, se si vuole, ma comunque una resa”.(7) E come risultato gli Stati Uniti stanno cercando di imporre alla Russia le condizioni di resa elencate nel National Security Council Memorandum 20/1 (NSC 20/1), che sin dal 1948 definiva gli obiettivi di guerra americani nella Guerra Fredda e delineava un accordo post-Guerra Fredda modellata sulla base del Trattato di Brest-Litovsk del 1918(8) e che avrebbe condotto alla partizione dell’Unione Sovietica, al suo disarmo, alla distruzione dell’economia nazionale russa e all’istituzione di un protettorato americano su larga parte del territorio dell’ex URSS.

    “(…) Queste condizioni dovrebbero essere dure e particolarmente umilianti. Potrebbero essere qualcosa di simile agli accordi di Brest-Litovsk del 1918… (Dovremmo) esigere:
    a. Condizioni militari dirette (consegna di materiali, evacuazione di aree chiave, ecc.) tali da assicurare l’assenza di difese militari…
    b. Condizioni tali da provocare una forte dipendenza economica dal mondo esterno.”(9)

    NSC 20/1 stabiliva inoltre che lo spazio geopolitico unitario dell’Unione Sovietica – la “fortezza Heartland” - dovesse essere distrutto mediante la partizione del paese e l’inclusione, anzitutto, degli Stati del Baltico e dell’Ucraina in una cintura di sicurezza di territori controllati dagli USA.
    Wolfram Henrieder ha osservato che de Gaulle voleva vedere risolta la questione tedesca – l’unificazione della Germania – in quanto essa costituiva una causa decisiva e una giustificazione per la presenza americana permanente in Europa; una causa che sarebbe stata eliminata con la soluzione della questione tedesca, che avrebbe a sua volta condotto alla dissoluzione delle alleanze militari della Guerra Fredda e all’accelerazione del ritiro americano dall’Europa,(10) creando un’Europa emancipata i cui confini sarebbero arrivati agli Urali. “La creazione di un’Europa unificata richiede una decisione politica che equivale a volontà di indipendenza… Un’Europa unita, in questo senso, potrebbe essere costruita solo in opposizione all’America”.(11) Grazie alla sua posizione dominante in seno all’Alleanza, l’America ha tenuto l’Europa dentro una camicia di forza, l’ha resa timorosa di parlare con la propria voce. Da che l’Europa ha perduto il suo slancio ed ha preso a prestito una personalità americana, occorre forzarla a riassumere un’identità. E se questa identità non esiste, occorre crearla. E se l’Europa potrà essere ridestata solo con l’instillarne apprensione per l’egemonia americana, allora questo va fatto, per la sopravvivenza stessa dell’Europa – proclamava de Gaulle, per il quale un’Europa veramente emancipata era un’Europa libera dall’America.
    Giudicate in questa prospettiva, la politica estera di Gorbacev e la geopolitica implosiva della Perestrojka hanno avuto un’influenza negativa sulle possibilità di emancipazione dell’Europa. Nel dibattito politico in corso – in Russia, ma anche in Francia – è stato affermato che la sconfitta dell’Unione Sovietica incomincia ad apparire come una sconfitta della stessa Europa.
    Lenin in un’occasione descrisse il Trattato di Versailles originario nei seguenti termini:

    “Che cos’è il Trattato di Versailles? Questo trattato di pace inaudito, predatorio, rende schiavi decine di milioni di uomini, inclusi i più civilizzati. Non è un trattato ma un diktat, imposto da rapinatori armati di coltello ad una Germania indifesa. La Germania è stata spogliata di tutte le sue colonie in virtù del Trattato di Versailles. Turchia, Persia e Cina sono state rese schiave. Il settanta per cento della popolazione mondiale vive in condizioni di schiavitù… Ed ecco perché l’ordine internazionale, che poggia sul Trattato di Versailles, poggia in realtà su di un vulcano”.(12)

    E’ mentre la Russia si trova al momento nelle stesse condizioni della Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, il predatorio Nuovo Ordine Mondiale, proclamato dal presidente Bush e tradotto in realtà dall’attuale amministrazione Clinton, poggia anch’esso su un vulcano. L’intensificarsi del contrasto fra la Russia e i diktat del Nuovo Ordine Mondiale ha fatto nascere un acceso dibattito sul futuro della Russia. Tale dibattito ha suscitato un rinnovato interesse per gli scritti dell’eminente giurista tedesco Carl Schmitt, la cui opera Il concetto del politico è già stata tradotta in russo e pubblicata nella rivista di sociologia Voprosj Sotsiologhij [Questioni di sociologia].(13) Al celebre uomo politico russo e primo redattore dell’influente rivista Elementy (Elementi), Aleksandr Dughin, va riconosciuto il merito di aver offerto la prima introduzione complessiva alle opere di Carl Schmitt nel saggio Carl Schmitt – Cinque lezioni per la Russia, pubblicato nel periodico degli scrittori russi Naš Sovremennik (Il nostro contemporaneo)(14) e di avere applicato in modo creativo gli scritti di Schmitt al caotica situazione politica ed ideologica contemporanea della Russia.

    “Gli scritti di Schmitt sono di particolare interesse e rilievo per la Russia, in virtù delle sue brillanti analisi dello stato di emergenza e delle situazioni eccezionali nella realtà politica contemporanea, e della necessità di una decisione capace di preservare l’esistenza di un popolo in quanto nazione. … Un popolo esiste politicamente solo se costituisce una comunità/entità politica indipendente, e solo se, in quanto entità, si oppone ad altre entità politiche al fine di preservare la propria comprensione della specificità culturale della propria comunità… La teoria delle circostanze eccezionali ed il tema, ad essa connesso, della decisione sono per noi oggi di estrema importanza, in quanto ci troviamo in una congiuntura della storia del popolo russo e dello stato russo, nella quale lo stato d’emergenza è divenuto la condizione naturale della nostra nazione, al punto da permeare e costituire l’Essere della nazione…Noi Russi dobbiamo scoprire e comprendere la nostra essenza ed esistenza perché viviamo in un’epoca di emergenza che richiede un atto di scelta esistenziale collettiva, un atto di suprema decisione”.(15)

    Ecco un motivo heideggeriano – il politico identifica essenza ed esistenza della comunità, è la nazione russa empirica che, in un’epoca di emergenza nazionale, deve diventare pienamente politica in un atto di auto-scelta e decisione, e pertanto scegliere se stessa ed il proprio destino storico.(16) L’atto dell’auto-scelta presuppone una nazione che sia diventata politica, perché solo l’essere politico della Russia conferisce significato esistenziale all’antitesi amico-nemico; ciò che non esiste politicamente non può decidere consapevolmente,(17) l’unità politica fondandosi sull’esistenza politica. La sovranità politica è una questione esistenziale in quanto concerne la risoluzione di un conflitto esistenziale. Non soltanto ogni popolo politicamente esistente decide della questione della propria esistenza politica e di ogni possibile minaccia a quest’ultima – esso decide anche dell’esistenza stesso o meno di una questione esistenziale – una questione per sua stessa natura politica. Dal momento che per ogni popolo politicamente esistente sussiste sempre la possibilità di un conflitto esistenziale, la questione della sovranità – la decisione esistenziale definitiva – rimane sempre aperta.(18) “Ogni unità politica esistente ha il proprio valore e la propria giustificazione esistenziale non nella giustezza e utilità delle leggi, ma nella sua stessa esistenza. Sul piano giuridico, quanto esiste come forza apolitica ha valore perché esiste. Da qui scaturisce il suo ‘diritto all’auto-conservazione’, presupposto di ogni ulteriore considerazione; cerca anzitutto di mantenere la propria esistenza, protegge la propria esistenza, integrità, sicurezza e costituzione – tutti valori esistenziali”.(19)
    Carl Schmitt afferma che “nella misura in cui il popolo esiste nella sfera politica, esso deve in prima persona fare uso della distinzione fra amico e nemico, al tempo stesso riservandola per quelle che, nel suo proprio giudizio, sono congiunture estreme. Qui risiede l’essenza della sua esistenza politica. Dal momento in cui manca della capacità o della volontà di impiegare questa distinzione, un popolo cessa di esistere politicamente... Se ad un popolo dovesse venire meno la forza o la volontà di persistere nella sfera politica, ciò non significa la fine della politica nel mondo. Significa soltanto la fine del popolo debole... Se lo stato si rifiuta o è incapace di prendere una decisione in una situazione eccezionale, inevitabilmente corre il rischio che altre forze ne compiano una in sua vece e stabiliscano le proprie norme”.(20) Elaborando questo tema, Dughin vede gli elementi della volontà, della decisione e del tempo intrecciarsi nella ricerca dell’esistenza storica della Russia:

    “Il decisionismo non soltanto amplifica e si concentra sullo stato d’emergenza e sulle circostanze eccezionali, ma costituisce anche una reazione contro quelle circostanze: nel momento della decisione storica a favore di un autentico futuro nazionale, il popolo e la nazione attualizzano il loro passato e decidono del loro futuro in una drammatica mobilitazione del presente. Allora il presente diviene il punto focale e la sintesi di tre caratteri qualitativi del tempo: la sua origine, ossia il passato durante il quale il popolo fece il suo ingresso nell’esistenza storica, la volontà del popolo diretta verso il futuro, e l’autoaffermazione politica del popolo storicamente esistente in un atto di decisione che è al tempo stesso un atto di autenticità, nel presente. Nella suprema mobilitazione della decisione, il popolo russo storicamente esistente rivela, riconquista e mobilita la sua unicità e identità storica senza tempo. Pertanto, il futuro storico e politico del popolo russo è costruito sulla comprensione ed affermazione del suo passato storico...
    Se il popolo russo riesce ad auto-affermare se stesso e la propria scelta storica in questa fatale e drammatica congiuntura, e se il popolo russo è capace di rivelare e identificare amici e nemici, riconquistando dal flusso della storia la sua auto-affermazione politica, allora la decisione politica suprema del popolo russo sarà una decisione autentica, storica ed esistenziale, l’affermazione della storia millenaria del popolo e dello stato russo. Se, al contrario, la decisione politica verrà presa da altri – vale a dire dagli Stati Uniti, nella forma della loro insidiosa ideologia pseudo-universalistica, che gli Stati Uniti stanno cercando di affermare come unica ideologia legittima nel Nuovo Ordine Mondiale – allora il nostro sarà un futuro non russo, allora il futuro cesserà di esistere per noi. L’Essere storico del popolo russo, dello stato russo e della nazione russa diverranno un Essere senza futuro, e quindi un non-Essere. Così anche il passato russo perderà il suo significato, si dissolverà nel nulla: il dramma storico della Russia nel periodo post-Guerra Fredda diverrà una tragedia di sottomissione ai dettami del Nuovo Ordine Mondiale americano, una tragedia di annientamento del futuro russo”.(21)

    “Passato, presente e futuro sono caratteri esistenziali, ed in quanto tali rendono possibili fenomeni fondamentali quali la comprensione, la preoccupazione e la determinazione. Ciò apre la via alla dimostrazione di storicità quale determinazione esistenziale fondamentale”.(22) Aleksandr Dughin sottolinea con forza che l’essenza dell’essere-nel-mondo di una nazione è un processo ermeneutico di messa in questione e problematizzazione di una situazione di crisi, di uno stato d’emergenza. Il concetto di esistenza politica della nazione russa è attualizzato in un’epoca di radicale disgregazione e regressione, un’epoca di emergenza e di pericolo estero ed interno che crea la consapevolezza di trovarsi in una crisi che deve assumere forma politica. La comprensione del ruolo politico della Russia nel mondo contemporaneo dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica significa potere cogliere le possibilità di essere della nazione, il che, necessariamente, richiede non soltanto che siano messe in luce le concrete possibilità di essere della nazione nel senso di preservare se stessa e mantenere la propria unicità, ma anche il disvelamento delle origini di un’esistenza nazionale inautentica. Tale disvelamento presuppone l’identificazione del nemico che diviene manifesto nel processo dell’autocomprensione nazionale; così questo cerchio ermeneutico si chiude – la raggiunta comprensione conduce alla risolutezza ed esige una decisione politica da parte della nazione russa;(23) perché la potenzialità di un autentico Essere nazionale resta una mera potenzialità se non è accompagnata dal decisionismo politico. La decisione di scegliere se stessa e pertanto di opporsi al nemico e quindi divenire politica – è questo il supremo atto politico della nazione.
    Questi sono i temi trattati nei numeri più recenti di Elementy (Elementi), organo ideologico dell’opposizione russa, dedicato al discorso geopolitico ed alle alternative ideologiche nella Russia del dopo-Guerra Fredda, un periodo nel quale – nelle parole di Aaron Friedberg, professore di scienze politiche a Princeton – “gli Stati Uniti si sono elevati al rango di unico, incontrastato ‘Grande Satana’, contro il quale tutte le energie ideologiche devono essere mobilitate”.(24) La rivista è pubblicata dal Centro per gli Studi Metastrategici Speciali di Mosca e, oltre ad Aleksandr Dughin, che ne è l’editore, ha fra i redattori l’editore del più importante quotidiano dell’opposizione, Zavtra (in precedenza Den), Aleksandr Prochanov, gli ideologi della Nuova Destra europea Alain de Benoist (redattore delle riviste francesi Nouvelle École, Synergies Européennes, Elements, Krisis), Robert Steuckers (redattore delle riviste belghe Orientations, Synergies Européennes e Vouloir), il geopolitico italiano Claudio Mutti, il geopolitico serbo Dragos Kalaijc, nonché il discusso politico russo e membro dell’ex parlamento, colonnello Viktor Alsknis.(25) I numeri più interessanti contengono la traduzione del saggio di Carl Schmitt su Nomos e il principio del Grossraum, il lavoro di Karl Haushofer sull’Unità geopolitica continentale, e contributi di autori come Alain de Benoist e il generale austriaco Heinrich Jordis von Lochhausen, massimo teorico della geopolitica contemporanea e sostenitore della liberazione europea dall’occupazione americana.
    Ad Aleksandr Dughin vanno riconosciute immaginazione politica e creatività ideologica. Egli introduce un vocabolario nuovo della resistenza. Nella tradizione dei veri iconoclasti, non soltanto identifica il nemico della Russia e, in futuro, dell’Europa – gli Stati Uniti – ma espone inoltre la più diffusa mistificazione ideologica – il Mito del Ventesimo Secolo, ossia il Mito della Democrazia Americana e la sua pretesa pseudo-universalità. Infine, egli fa appello all’istituzione di un nuovo Grossraum in Europa, la Pax Eurasiatica in opposizione alla Pax Americana, fondata sulla coalizione fra la Russia e le potenze centro-europee come la Germania e la Francia – un nuovo blocco geopolitico continentale. Nella sua essenza, questo concetto potrebbe essere descritto come una Dottrina Monroe per l’Europa, che esclude qualsiasi intervento americano negli affari europei ed esige lo scioglimento della NATO e il ritiro di tutte le forze militari americane dal suolo europeo. Una Dottrina Monroe per l’Europa implica anche un radicale distacco dal paradigma americano dominante dell’ordine internazionale – riassunto da Zbigniew Brzeszinski nell’espressione “la dominazione americana dell’Europa è assiomatica”(26) – un paradigma trasformatosi in oppressiva teologia politica ed esercizio dell’egemonia americana.
    L’importanza degli scritti di Dughin e della rivista Elementy consiste nella formulazione della dottrina geopolitica della difesa dell’Eurasia contro l’espansionismo americano. Il discorso geopolitico si traduce nella visione di una futura liberazione che, secondo Dughin, deve diventare un imperativo categorico per l’essere-nel-mondo della Russia.


    IL PRINCIPIO DEL GROSSRAUM
    Il più fondamentale principio in geopolitica è il principio del Grossraum formulato da Carl Schmitt nel suo libro Völkerrechtliche Grossraumordnung mit Interventionsverbot für Raumfremde Mächte e posto a fondamento della scienza del diritto internazionale. Un Grossraum è “un’area dominata da una potenza che rappresenta una distinta idea politica. Questa idea è stata sempre formulata avendo in mente un oppositore specifico; in essenza le distinzioni fra amico e nemico vengono determinate da questa particolare idea politica. Come esempio, Schmitt cita la Dottrina Monroe americana ed il suo concetto di non-intervento da parte di potenze straniere nello Spazio Americano”.(27)
    Questo è il nucleo della grande Dottrina Monroe originaria, un genuino principio del Grossraum, vale a dire l’unione di un popolo politicamente desto, un’idea politica e, sulla base di questa idea, un Grossraum politicamente dominante che esclude l’intervento straniero.(28)
    In base al principio del Grossraum, la sovranità nazionale di un paese dipende non soltanto dalla sua potenza militare, dallo sviluppo tecnologico e dalla base economica, ma anche dalle dimensioni e dalla collocazione geografica del suo territorio. La sovranità di un paese dipende dalla sua indipendenza geopolitica e dall’autosufficienza della regione geografica. I paesi che lottano per ottenere la sovranità devono risolvere il problema dell’autosufficienza territoriale. Il Grossraum è uno spazio geopoliticamente unitario ed economicamente autosufficiente – una potenza spaziale. E’ un “territorio con produzione e consumo diversificati, in grado, se necessario, di sussistere da sé, entro porte chiuse”.(29) In tal modo protegge se stesso dall’intervento di stati spazialmente alieni e da ogni altro potenziale Grossraum,(30) e soprattutto dall’imperialismo americano della “Open Door” (Porta Aperta) – definito da Isaiah Bowman la versione americana del Lebensraum della Germania nazista – nelle sue manifestazioni geopolitiche, economiche o militari.
    Prima della dissoluzione o, come sostiene Dughin, della sovversione dell’Unione Sovietica nel 1991,(31) nel mondo bipolare delle due superpotenze, esistevano due Grandi Aree (Grossräume) concorrenti o due blocchi politici, ciascuno dotato della propria sfera di influenza e della propria ideologia: il Grossraum Atlantico dominato dagli Stati Uniti e il Grossraum Eurasiatico dominato dall’Unione Sovietica. La competizione politica fra i due blocchi offriva sostanziali spazi di autonomia e indipendenza ai paesi compresi nelle sfere di influenza dei due blocchi. Ma dopo il 1991 si è creato un sistema mondiale completamente nuovo. Il panorama mondiale bipolare delle due superpotenze è stato trasformato nel panorama mondiale unitario della superpotenza unica che impone il suo volere al resto del mondo.

    “L’esistenza del blocco socialista e del Patto di Varsavia era un fattore decisamente positivo per la prospettiva dell’unità europea, per l’integrazione continentale e per la futura sovranità dell’Eurasia. La fine del mondo bipolare e l’emergere di un Nuovo Ordine Mondiale unipolare è un colpo inferto all’Eurasia, al continentalismo e al futuro di tutti i paesi eurasiatici. Se la Russia non iniziasse immediatamente la ricostruzione della sua Grande Area (confermata dagli Accordi di Helsinki)... condurrebbe alla catastrofe non solo se stessa, ma tutti i popoli della World Island... La Russia attuale, situata nel cuore del continente eurasiatico, rappresenta dal punto di vista geopolitico l’Europa in quanto blocco continentale. Pertanto gli interessi geopolitici della Russia non solo convergono, ma sono identici.”(32)

    Al fine di comprendere il retroterra storico del conflitto fra Grossraum Atlantico e Grossraum Eurasiatico, nonché l’analisi di Dughin del Nuovo Ordine Mondiale quale tentativo finale degli Stati Uniti verso il dominio mondiale – una Dottrina Monroe per il mondo intero, già vagheggiata dal presidente Wilson alla fine della Prima Guerra Mondiale – è necessario un breve riassunto dei concetti della geopolitica.
    Fu l’autore britannico Halford Mackinder a proporre nel 1904 la nozione che la parte continentale dell’Eurasia, in virtù della sua massa territoriale e della sua importanza geo-strategica, costituisce lo Heartland del mondo. La potenza che controlla lo Heartland minaccia le potenze marittime – un tempo la Gran Bretagna, oggi gli Stati Uniti – che controllano la World Island – ossia il nostro pianeta. Nel 1919 egli proclamò la necessità del controllo dell’Europa orientale da parte della potenza marittima. Dopo gli accordi di Versailles i nuovi paesi dell’Est europeo, concepiti come sfera di influenza esclusiva delle potenze marittime, dovevano formare un cordone sanitario fra Germania e Russia in modo da prevenire il consolidamento geopolitico dell’Eurasia. “Chi governa l’Europa orientale governa lo Heartland. Chi governa lo Heartland governa la World Island. Chi governa la World Island governa il Mondo”,(33) affermava Mackinder.
    Nel 1943 Mackinder riformulò la sua teoria – lo stato che controlla lo Heartland dominerà la World Island.(34) Al tempo stesso Mackinder riconobbe che “lo Heartland la più grande fortezza naturale della terra. Per la prima volta nella storia essa è equipaggiato da una guarnigione sufficiente sia per numero sia per qualità”.(35) Il geopolitico americano Alfred Mahan formulò la teoria secondo cui l’egemonia mondiale delle potenze marittime può essere mantenuta mediante il controllo di una serie di basi attorno al continente eurasiatico. Le potenze marittime possono dominare le potenze terrestri accerchiandole. Il geopolitico americano Nicholas Spykman sviluppò le concezioni di Mackinder e Mahan ma pose l’accento sul controllo delle regioni eurasiatiche costiere, che chiamò Rimland o Anello Interno. Sostenne che gli Stati Uniti possono mantenere il controllo dello Heartland controllando il Rimland. Il Rimland può essere visto come una zona-cuscinetto controllata all’America, o come un enorme Cordone Sanitario comprendente i paesi della NATO, la Scandinavia, la Cina, l’India e l’Indocina. Nonostante lunghe guerre – la Guerra di Corea, l’occupazione di Taiwan, la guerra del Vietnam – gli Stati Uniti non sono mai stati in grado di dominare pienamente i paesi del Rimland e quindi di globalizzare il loro Grossraum. La teoria e la prassi del contenimento [containment] – la creazione della NATO, della SEATO (Southeast Asia Treaty Organization) e della CENTO (Central Treaty Organization) da parte degli Stati Uniti, la collocazioni di basi tutt’intorno all’Unione Sovietica, il sostegno a regimi fantoccio nel mondo intero – derivano dalle idee geopolitiche di Mackinder, Mahan e Spykman. Se l’Unione Sovietica è una fortezza, “allora affrontare una fortezza significa circondarla e chiuderla... Ciò è noto come contenimento”(36). La teoria dello Heartland costituisce la premessa prima della dottrina geopolitica e del pensiero militare degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. La politica americana del contenimento “rappresenta una conferma di Mackinder”(37) e l’accettazione della necessità della distruzione dello Heartland. Il documento NSC-68 fu una dichiarazione di questo obiettivo primario della politica estera americana del dopoguerra: il dominio del mondo tramite la distruzione della fortezza Heartland – l’Unione Sovietica - e l’imposizione della preponderante potenza americana in Eurasia. Anche l’obiettivo primario della politica estera americana nel Nuovo Ordine Mondiale – la conquista dell’Europa orientale mediante la “inclusione” dei paesi dell’ex Patto di Varsavia nello strumento militare della Dottrina Monroe globale, la NATO – deriva tanto dalle idee di Mackinder quanto dagli identici obiettivi del NSC-68. Sono osservabili le similarità fra le idee geopolitiche di Mackinder e quelle di Frederick Jackson Turner,(38) fra l’affermazione di Mackinder, secondo cui la dinamica geopolitica inevitabilmente condurrà alla creazione di un unico Impero Mondiale (anglo-sassone), e la “tesi della frontiera” di Turner, che definisce l’essenza degli Stati Uniti come perpetuo espansionismo. La fusione di Dottrina Monroe, imperialismo “Open Door” e geopolitica nella Weltanschauung di espansionismo della frontiera, che ha caratterizzato la politica estera USA in questo secolo, ha condotto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale al grande disegno di un Secolo Americano e di un Impero Mondiale Americano che abbracciasse il mondo intero.(39) NSC-68 fu una dichiarazione della strategia e della tattica per conseguire quegli obiettivi.

    La contrapposizione fra Grossraum Atlantico e Grossraum Eurasiatico si svolge comunque, secondo Dughin, entro un contesto più ampio e più profondo che trascende la competizione per il potere geopolitico. In questa prospettiva è possibile richiamare le passate obiezioni di de Gaulle all’ingresso della Gran Bretagna nel Mercato Comune, obiezioni fondate sulla sua percezione dell’Inghilterra come un tipo di civiltà diversa da quella europea. Gli inglesi, a suo avviso, non possedevano un’identità culturale e storica con il Continente e non erano interessati alla costruzione di un’Europa distinta dall’America.

    “L’Inghilterra è in effetti marittima, insulare, legata da commerci, mercati e rifornimenti alimentari a paesi molto diversi e spesso molto distanti. Le sue attività sono essenzialmente industriali e commerciali, e solo in misura minima agricole... In breve, natura, struttura e contesto economico dell’Inghilterra differiscono profondamente da quelli degli altri stati del Continente”.(40)

    Per Dughin Grossraum Atlantico e Atlantismo contro Grossraum Eurasiatico e Eurasismo rappresentano due differenti e inconciliabili paradigmi di organizzazione societaria. L’inquadramento teoretico è formato qui dalle teorie geopolitiche di Halford Mackinder, dall’opera di Schmitt Land und Meer e, in misura minore, da Prussentum und Sozialismus di Oswald Spengler e Händler und Helden di Werner Sombart. Dughin distingue fra due tipi di civiltà: l’Atlantica, orientata al mare, e la Continentale o Eurasiatica, orientata alla terra, e vede il futuro ravvicinamento fra Russia e paesi dell’Europa occidentale sulla base del principio detto Continentalismo o Eurasismo, che egli oppone all’Atlantismo inglese e americano. L’antagonismo fra Atlantismo e Continentalismo/Eurasismo, fra civiltà marinare e civiltà della terra, risale a tempi antichi e costituisce la principale tendenza della storia mondiale.(41) L’Atlantismo, esemplificato dalla leggendaria Atlantide, dall’antica Cartagine e da Gran Bretagna e Stati Uniti nel mondo contemporaneo, è caratterizzato dallo spirito del commercio e del profitto, i suoi valori sono mercantilismo e cosmopolitismo. Il Continentalismo, rappresentato al meglio dalla leggendaria Iperborea e dagli Imperi storici Romano, Germanico e Russo, mette in risalto l’unità organica del popolo nel suo vincolo spirituale con la terra e la sua fedeltà alla tradizione nazionale. Così, la forma stessa della massa territoriale che sostiene un popolo influisce sulla sostanza della sua cultura e del suo carattere nazionale.

    “Nella storia antica una potenza marittima divenuta simbolo della civiltà del mare fu Phoenicia-Cartagine. La civiltà terrestre opposta a Cartagine fu allora l’Impero Romano. Le guerre puniche furono il riflesso delle inconciliabili differenze fra le civiltà orientate al mare e quelle orientate alla terra. Nella storia moderna la Regina dei Mari – la Gran Bretagna – assurse al rango di polo marittimo della politica mondiale, per essere più tardi sovrastata dagli Stati Uniti. Analogamente a Phoenicia e Cartagine nel passato, la Gran Bretagna ha usato prima di tutto scambi, commerci e colonialismo come strumenti di egemonia. Il paradigma geopolitico dell’orientamento marittimo anglo-sassone ha creato una particolare civiltà ad orientamento “commerciale-capitalista-di mercato”, fondata primariamente sugli interessi economici e materiali e sui principi del liberalismo economico. Nonostante le sue variazioni nel corso della storia, il tipo più generale della ‘civiltà del mare’ ha sempre espresso la fondamentale idea del ‘primato dell’economico sul politico’. Mackinder mostra chiaramente che nel corso della storia moderna ‘orientamento marittimo’ ha significato Atlantismo, ed oggi le potenze del mare sono Stati Uniti e Inghilterra, due paesi anglosassoni. In opposizione all’Atlantismo sta l’Eurasismo, la civiltà basata sulla terra. Nella storia moderna l’orientamento eurasiatico è stato soprattutto tipico della Germania e della Russia. Per questo la tradizione storica di questi paesi è stata e sarà opposta all’ideologia e agli interessi geopolitici degli Atlantisti – gli Stati Uniti. Laddove Atlantismo può essere equiparato a individualismo capitalistico, liberalismo economico e nozione commerciale di imperialismo, Eurasismo significa comunitarismo, benessere sociale, democrazia economica, preminenza del benessere generale sull’interesse privato, del ‘tutto’ sociale sulle parti, del politico sull’economico”.(42)

    Riferendosi alle fondamentali differenze fra i due paradigmi di organizzazione della società, Dughin prevede che un giorno il mondo sarà un giorno testimone di una guerra fra il continentalismo eurasiatico, annunciato dalla Russia, e l’Atlantismo globale – il Nuovo Ordine Mondiale – con in testa gli Stati Uniti; o, come scrive Alain de Benoist, “l’Eurasia contro l’America sarà la battaglia decisiva del futuro. Gli Stati Uniti sono il nemico dell’umanità (hostis humani generis), la Cartagine che deve essere distrutta”.(43)



    IL NUOVO ORDINE MONDIALE
    L’essenza del Nuovo Ordine Mondiale, proclamato dal presidente Bush e terminologicamente e concettualmente preso a prestito dal lessico della Germania nazista, al pari dell’idea espansionista di Woodrow Wilson di una Dottrina Monroe per il mondo intero, è un nuovo progetto geopolitico per trasformare il mondo in un singolo Grossraum – un nuovo Nomos della Terra, secondo il pensiero di Carl Schmitt – dominato, controllato e orchestrato dagli Stati Uniti con il corollario della sovversione del diritto internazionale, delle Nazioni Unite e della sovranità di ogni altro paese all’infuori degli Stati Uniti. L’Organizzazione delle Nazioni Unite è destinata a perdere ogni significato, diventando un burattino disciplinato, strumento dell’espansionismo americano e dell’affermazione di una giurisdizione e di un sistema di interventismo globali, una sorta di facciata pseudo-legittimante attraverso la quale gli USA agiranno unilateralmente per perseguire i propri vantaggi unilaterali. Quel che il futuro sembra preparare è una latino-americanizzazione del mondo, con le Nazioni Unite ridotte ad una specie di OAS (Organization of American States), ossia un fantoccio ben addestrato in mani americane.
    “E’ ovvio che la concezione americana di un Grossraum Atlantico – il Nuovo Ordine Mondiale americano – esclude completamente qualsiasi forma di effettiva sovranità statale e politica da parte di ogni altro paese e popolo. Il preesistente mondo bipolare pre-1991 offriva libertà e sovranità in misura incomparabilmente maggiore ai paesi che erano compresi nelle sfere di influenza delle allora esistenti Superpotenze e Grossräume concorrenti. L’emergere del Grossraum Atlantico ad opera degli architetti del Nuovo Ordine Mondiale americano condurrà alla disintegrazione del principio stesso della sovranità statale, in quanto la soppressione con la forza – mediante mezzi economici e militari – diverrà l’unico strumento di controllo.
    La nuova situazione mondiale pone gli altri paesi – ed in particolare i paesi in precedenza membri del blocco geopolitico opposto all’Alleanza Atlantica – di fronte alla seguente alternativa: o l’integrazione forzata nel Nuovo Ordine Mondiale dominato dagli USA – il Grossraum Atlantico – con la conseguente rinuncia alla propria sovranità, ovvero la creazione di un nuovo Grossraum che sia in grado di contrapporsi agli Stati Uniti ed offrire così loro la possibilità di conservare la propria sovranità ed autonomia culturale”.(44)

    La storia, in generale, ed in particolare il comportamento degli USA, mostrano come i paesi predatori aborrano il vuoto di potere. Era certo, ed è accaduto, che gli Stati Uniti si sarebbero affrettati a sfruttare il ritiro dell’Unione Sovietica dall’arena mondiale e ad imporre un vantaggio unilaterale sugli altri paesi, sinora protetti dall’equilibrio di potere e dalla concorrenza USA – URSS. Retrospettivamente è possibile affermare che la fine del Patto di Varsavia e la dissoluzione dell’Unione Sovietica hanno avuto un impatto di primo piano nel ridurre la stabilità in Europa e altrove.

    Una parte consistente dell’analisi geopolitica di Dughin è centrata sul Defense Planning Guidance del Pentagono, redatto sotto la supervisione di Paul D. Wolfowitz, sottosegretario al Pentagono per la Politica, e fatto pervenire al New York Times nel febbraio 1992;(45) quello che, sotto ogni punto di vista, può definirsi un programma per il dominio totale del mondo. Nel documento (46 pagine, riservato) il Dipartimento alla Difesa afferma che la volontà politica e militare dell’America sarà quella di impedire che una superpotenza concorrente possa emergere in Europa occidentale, in Asia o nei territori della ex Unione Sovietica. Missione e strategia dell’America vengono sintetizzate nel documento come segue:

    “Nostro obiettivo primario è prevenire il risorgere di un nuovo rivale – sul territorio della ex Unione Sovietica o altrove – che ponga una minaccia dell’ordine di quella posta allora dall’Unione Sovietica. Questa è una considerazione dominante che soggiace a tutta la nuova strategia di difesa regionale, e che ci impegna a prevenire che una qualsiasi potenza ostile possa dominare una delle regioni le cui risorse, in condizioni di controllo consolidato, siano sufficienti a generare una potenza globale. Tali regioni comprendono l’Europa occidentale, l’Asia orientale, i territori della ex Unione Sovietica e l’Asia sud-orientale. Questo obiettivo presente tre aspetti ulteriori. Primo, gli USA devono dimostrare la leadership necessaria ad istituire e preservare un nuovo ordine capace di convincere i potenziali concorrenti di rinunciare ad aspirare ad un ruolo di rilievo o ad assumere atteggiamenti aggressivi a protezione dei propri interessi legittimi. Secondo, nelle aree non difensive dobbiamo farci carico degli interessi delle nazioni industriali avanzate in misura sufficiente a scoraggiarle dal tentare di sfidare la nostra leadership o dal cercare di rovesciare l’ordine politico ed economico stabilito. Infine, dobbiamo mantenere attivi meccanismi di deterrenza che impediscano a potenziali concorrenti anche soltanto di aspirare ad un più ampio ruolo regionale o globale...
    ... La NATO è lo strumento primario della difesa e della sicurezza occidentali, nonché il canale di influenza e partecipazione degli USA nelle questioni della sicurezza europea. Gli Stati Uniti sostengono l’obiettivo dell’integrazione europea, ma devono cercare di prevenire l’emergere di accordi di sicurezza a livello soltanto europeo, tali indebolire la NATO”.(46)

    Il documento delinea inoltre le strategia per sovvertire l’Organizzazione delle Nazioni Unite, sostituendola di fatto con la NATO dominata e controllata dagli Stati Uniti, e postula il diritto degli USA a scavalcare l’ONU agendo indipendentemente e unilateralmente.(47) Gli sviluppi politici dal 1991 in avanti possono essere descritti unicamente come la sistematica attuazione del grande piano americano per il dominio mondiale descritto nel Defense Planning Guidance del Pentagono, a sua volta immagine speculare degli obiettivi stabiliti nel NSC-68.

    Il documento, sottolinea Dughin, è interessante in quanto permette di giungere all’ovvia conclusione che i futuri nemici degli Stati Uniti potranno essere i loro ex alleati, e che la minaccia oggi posta dagli USA alla Russia potrà diventare domani una minaccia contro Francia, Germania e Giappone. Ed è solo questione di tempo, prima che l’antagonismo fra i paesi dell’Europa occidentale e gli USA venga alla superficie e si articoli come opposizione fra interessi nazionali divergenti. Nonostante la trasformazione politica in Europa, gli Stati Uniti hanno deliberato che la NATO e la presenza militare USA nel continente debba essere un dato geopolitico permanente. Lo scioglimento del Patto di Varsavia nel luglio 1991 non è stato seguito dallo scioglimento della NATO. L’allarme americano riguardo alla prospettiva della creazione di una forza congiunta franco-tedesca è comprensibile, dal momento che l’esistenza di tale forza condurrà inevitabilmente non soltanto ad un’affermazione di sovranità da parte dei paesi europei,(48) ma anche all’articolazione di un’identità europea e di interessi nazionali collettivi differenti da quelli degli Stati Uniti, Tale differenza di interessi nazionali è sottolineata dal generale H.J. von Lochhausen, che nel suo articolo La guerra in Irak è una guerra contro l’Europa scrive:

    “Gli USA hanno compreso che al fine di mantenere il dominio mondiale devono prendere posizione oggi contro i nemici di domani, cioè il Giappone e l’Europa unita. Gli USA hanno scelto di assumere uno stretto controllo di quelle risorse petrolifere da cui Giappone e Germania dipenderanno in futuro... La guerra in Irak è stata questa presa di posizione, resa possibile unicamente all’eliminazione dell’Unione Sovietica in quanto attore nell’arena mondiale ed anche in quanto deterrente contro l’aggressione americana. Va ricordato che il paese che controlla il petrolio nel Golfo Persico controlla anche l’Europa occidentale e il Giappone... Ed è profondamente preoccupante che gli USA abbiano costretto Germania e Giappone a finanziare una guerra che, in ultima analisi, era finalizzata ad indebolirli e controllarli in futuro.”(49)

    Ad una simile conclusione perviene Samir Amin, che afferma: “Credo che la decisione di entrare in guerra nel Golfo sia stata deliberatamente presa da Washington allo scopo di prevenire la formazione di un ‘blocco europeo’: con l’indebolire l’Europa (dato che l’offerta di petrolio viene ora unilateralmente controllata dagli Stati Uniti), con il metterne a nudo l’essenziale fragilità della sua unione politica... e con il neutralizzare Mosca”.(50)


    IL NUOVO ORDINE MONDIALE E IL DIRITTO INTERNAZIONALE

    Vorrei esaminare in maggiore dettaglio due temi centrali nella critica di Aleksandr Dughin al Nuovo Ordine Mondiale, vale a dire il quadro del nuovo diritto internazionale che esso crea e le sue conseguenze per la Russia e l’Europa, esemplificate dalla guerra in Jugoslavia. La questione del diritto internazionale può essere indagata alla luce dell’affermazione di Dean Acheson a proposito della concezione americana delle fonti e degli obblighi secondo il diritto internazionale: “Gran parte del corpus di quanto viene definito diritto internazionale è un in realtà un distillato di etica, ed occorre cautela per non confondere questo distillato con il diritto... Inoltre, nel corso della sua lunga storia il diritto è stato rispettoso del potere, specie di quel potere che si avvicina alle fonti della sovranità”, (51) e della tendenza da parte degli USA di affermare il proprio volere come unica fonte di diritto internazionale. A questo proposito, è interessante rammentare che già de Gaulle, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, vide nel grande disegno del presidente Roosevelt per la fondazione delle Nazioni Unite non solo una mossa dell’America verso l’egemonia mondiale tramite la creazione di un ente internazionale subalterno e controllato dagli Stati Uniti, ma anche “un sistema permanente di intervento che egli (Roosevelt) volle istituire e sancire dal diritto internazionale”,(52) un disegno ricomparso e infine realizzatosi nel Nuovo Ordine Mondiale.

    Dall’altra parte, è particolarmente importante la guerra in Jugoslavia, in quanto è stata percepita in Russia non solo come un analogo contemporaneo della Guerra Civile Spagnola, con gli USA al posto delle allora potenze fasciste, ma anche come prova generale di quello che potrebbe accadere alla Russia qualora gli USA acquisissero una supremazia nucleare strategica. E come è accaduto negli anni ’30 in Spagna, dei volontari russi si sono arruolati sotto il comando delle forze serbe.(53) Particolare allarme ha destato in Russia la Direttiva Presidenziale 13, che prospetta i piani americani per vaste operazioni ‘coperte’ [covert operations] e persino l’intervento militare diretto in Russia sotto il consueto travestimento delle cosiddette operazioni di pace nelle ex Repubbliche sovietiche, formulato con l’obiettivo di prevenire ogni dichiarazione di una Dottrina Monroe russa nell’ex Unione Sovietica.(54)

    Un punto di partenza per l’analisi della trasformazione del concetto di diritto internazionale deve essere la discussione della natura e degli sviluppi della Dottrina Monroe, unilateralmente dichiarata; questa, sin dal principio, è stata il fondamento ideologico dell’imperialismo americano e dell’affermazione di una giurisdizione territoriale sempre più ampia. La Dottrina Monroe definiva un’area di gran lunga eccedente i territorio degli Stati Uniti – l’Emisfero Occidentale – come Grossraum nel quale gli USA assumevano il ruolo di potenza imperiale investita della sovranità assoluta nella regione, al tempo stesso privando gli altri paesi della medesima regione del diritto alla sovranità e all’autodeterminazione.(55) Gli USA hanno unilateralmente riservato per sé il diritto ad intervenire nell’Emisfero Occidentale, creando una forma di colonialismo qualitativamente nuova, con il diritto di intervento come pietra angolare del controllo e dominio politico. L’essenza della Dottrina Monroe e della sua successiva codificazione nel Trattato di Rio consiste nel ripudio del massimo principio della Carta delle Nazioni Unite, ossia il principio dell’uguaglianza e sovranità delle nazioni, sul quale poggia il corpus del diritto internazionale. Già Hegel sapeva bene che il diritto internazionale – jus gentium – presuppone e si fonda sulla sovranità degli stati. In una situazione in cui un solo stato è detentore dell’assoluta sovranità, il diritto internazionale in quanto tale non può esistere – riducendosi all’applicazione del diritto pubblico dello stato dominante travestito da principio universale.(56)

    Dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale, alla Conferenza di Pace di Parigi – che ebbe per esito la sigla del Trattato di Versailles e la creazione della Lega delle Nazioni – il presidente Woodrow Wilson presentò i suoi Quattordici Punti che proclamavano un nuovo universalismo insieme con – usando quella che in seguito sarebbe stata definita una Neo-Lingua orwelliana – il diritto all’autodeterminazione quale fondamento dell’ordine mondiale nel dopoguerra. Contemporaneamente il suo segretario di stato, Robert Lansing, scrisse un memorandum a spiegazione del significato della Dottrina Monroe:

    “Nel rivendicare la Dottrina Monroe gli Stati Uniti tengono in considerazione i propri interessi. L’integrità delle altre nazioni americane è un accidente, non un fine. Per quanto ciò possa sembrare dettato da puro egoismo, l’autore della Dottrina non aveva altro più generoso motivo per la sua dichiarazione”.(57)

    Gli Stati Uniti si sono rifiutati di aderire alla Lega delle Nazioni, a meno che loro Carta non incorporasse la Dottrina Monroe – una richiesta suscitata meno dalla preoccupazione per il diritto all’autodeterminazione che non dalla preoccupazione per la dominazione americana nell’Emisfero Occidentale. Alla fine, nonostante l’Articolo 21 della Carta incorporasse la Dottrina Monroe, gli USA non aderirono alla Lega. Secondo Schmitt, l’Articolo 21 è il simbolo del trionfo dell’Emisfero Occidentale sull’Europa. (58) Il grande disegno del presidente Wilson fu quello di trasformare il Trattato di Versailles e il suo frutto, la Lega delle Nazioni, in uno strumento dell’imperialismo americano e della dominazione sull’Europa.(59)
    Di speciale interesse sono le quindici riserve degli Stati Uniti, che non comportano la ratifica, bensì piuttosto l’annullamento del Trattato. Alcune di tali riserve costituiscono un corpus dottrinale distinto concernente la natura degli obblighi degli USA in base al diritto internazionale.

    1. Gli Stati Uniti intendono ed applicano l’articolo 1 così che in caso di disdetta o ritiro dalla Lega delle Nazioni… gli Stati Uniti saranno il solo giudice dell’avvenuto adempimento o meno di tutti i loro obblighi internazionali e di tutti i loro obblighi internazionali in base a tale convenzione…
    4. Gli Stati Uniti si riservano l’esclusivo diritto di decidere quali questioni ricadano entro la propria giurisdizione interna e dichiarano che tutte le questioni interne e politiche interamente o parzialmente connesse con i propri affari interni… ricadono sotto la sola giurisdizione degli Stati Uniti e, secondo questo trattato, non devono in alcun modo essere sottoposte né all’arbitrato né alla valutazione del consiglio o dell’assemblea della Lega delle Nazioni, o di qualsiasi altro ente connesso, o alla decisione o raccomandazione di qualsiasi altra potenza.
    5. Gli Stati Uniti non sottoporranno ad arbitrato o a inchiesta dell’assemblea o del consiglio della Lega delle Nazioni, istituita dal suddetto trattato di pace, alcuna questione che a giudizio degli Stati Uniti dipenda o sia correlata alla sua politica consolidata, comunemente nota come Dottrina Monroe; tale dottrina è soggetta alla sola interpretazione degli Stati Uniti e viene qui dichiarata interamente estranea alla suddetta Lega delle Nazioni…
    14. ...Gli Stati Uniti non assumono obblighi quanto all’essere vincolati da alcuna decisione, rapporto o conclusione del consiglio o dell’assemblea derivanti da qualsiasi disputa fra gli Stati Uniti e ogni altro membro della Lega.(60)

    Queste riserve esprimono la specifica posizione dualistica dell’America nei confronti dei trattati internazionali: i trattati vanno usati come veicolo per fare assumere obblighi agli altri paesi, mentre gli USA non ne assumono alcuno.(61) Così, i trattati dovevano essere congegnati unicamente per promuovere gli interessi degli Stati Uniti assicurandosi che i governi stranieri agiscano in modo considerato dagli USA vantaggioso, e non perché siano gli USA ad assumersi qualsiasi obbligo internazionale. Scopo di questa dottrina dualistica è stato storicamente quello di rinsaldare e promuovere le rivendicazioni egemoniche americane. Riconoscendo la vera natura dello pseudo-universalismo del diritto internazionale creato dopo la Seconda Guerra Mondiale, diritto che palesemente non poggiava sul rispetto delle sovranità esistenti, ma costituiva un mero pretesto per il completo dominio politico ed economico da parte degli Stati Uniti, Carl Schmitt scrisse che “dietro la facciata delle norme generali del diritto internazionale sta, in realtà, il sistema dell’imperialismo mondiale anglo-sassone.”(62)

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti ebbero bisogno di una nuova copertura sotto cui affermare unilateralmente la potenza USA e ribadire l’egemonia di Washington in tutto l’emisfero. Ne risultò la creazione del Trattato Interamericano di Reciproca Assistenza, siglato a Rio de Janeiro nel settembre 1947, ed il successivo patto concluso a Bogotà nell’aprile 1948, che istituiva la Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS). Il significato del Trattato di Rio va al di là della formale codificazione della Dottrina Monroe. In primo luogo, alla luce del fondamentale principio espresso nella Carta delle Nazioni Unite, vale a dire il principio della sovranità e dell’uguaglianza degli stati membri, un trattato regionale che in sostanza ripudia il principio stesso della sovranità, fatta eccezione per la sola sovranità degli Stati Uniti, deve essere considerato incompatibile con la carta dell’ONU. In secondo luogo, l’OAS divenne un prototipo di organismo pseudo-internazionale con una facciata ideologica pseudo-universale, uno strumento dell’interventismo americano nella regione. Infine, esso va ritenuto il paradigma della concezione americana di organizzazione di un Grossraum in particolare e, in generale, di un Ordine Mondiale, la cui globalizzazione è l’essenza stessa del Nuovo Ordine Mondiale. Come afferma Noam Chomsky, “per gli USA la Guerra Fredda è stata anzitutto una storia di sovversione mondiale, aggressione e terrorismo internazionale diretto da uno stato, i cui esempi sono troppi per farne menzione. Secondariamente, è servito a preservare l’influenza degli USA sui loro alleati industrializzati e per sopprimere ogni forma di politica indipendente e attivismo popolare”.(63).

    Un ulteriore aspetto del Nuovo Ordine Mondiale sembra consistere nel ripudio da parte degli USA di una delle norme fondamentali del diritto internazionali, quella secondo cui i trattati vanno osservati in buona fede; la norma pacta sunt servanda. Le massicce operazioni coperte svolte dagli Stati Uniti in Polonia negli anni ’80 - dopo che il presidente Reagan firmò una delibera di sicurezza nazionale segreta (NSDD 32),(64) autorizzando la CIA ad intraprendere una vasta gamma di azioni sovversive per destabilizzare il paese – furono motivate con la decisione degli USA di rendere nullo l’Accordo di Yalta.(65)
    L’invasione USA di Panama nel dicembre 1990 si basò sul disegno di Washington di prevenire le conseguenze del trattato che avrebbe trasferito a Panama il controllo sul Canale. Concordo pienamente con la conclusione di Noam Chomsky, secondo il quale la guerra di Panama, che terminò con oltre 20.000 vittime civili, “è sotto un certo aspetto un evento storico. E’ il primo atto di violenza internazionale degli USA nell’epoca post-Seconda Guerra Mondiale che non vene giustificato con il pretesto della minaccia sovietica”.(66) E infine, la guerra in Jugoslavia e il conseguente smembramento del paese, che, sul piano storico, è pressoché analogo alla partizione del paese realizzata da Hitler: uno stato fantoccio croato è stato fondato dai neo-Ustasha. In Russia la generale percezione è che le cosiddette forze bosniache, promosse dagli USA, non siano null’altro che l’equivalente dei cosiddetti Contras in Nicaragua, e che questa guerra sia il primo esempio di latino-americanizzazione dell’Europa. Ma lo smembramento della Jugoslavia, che in un passato non lontano fu uno dei dirigenti del movimento dei paesi non-allineati, è considerato una flagrante violazione dell’Accordo di Helsinki del 1975, l’essenza del quale era l’inviolabilità delle frontiere e dell’integrità territoriale degli stati, insieme con la garanzia dell’eguaglianza sovrana delle nazioni e il rispetto dei diritti inerenti la sovranità,(67) e sul quale furono basati tutti gli accordi di sicurezza in Europa. Nella sezione relativa l’Accordo di Helsinki stabilisce che:

    Gli Stati partecipanti rispetteranno la reciproca uguaglianza ed individualità sovrana, nonché i diritti inerenti e compresi in tale sovranità, ivi incluso in particolare il diritto di ogni Stato all’eguaglianza giuridica, all’integrità territoriale e alla libertà ed indipendenza politica... Gli Stati partecipanti considerano inviolabili le reciproche frontiere, al pari di tutte le frontiere di tutti gli Stati in Europa, e pertanto si asterranno ora ed in futuro dal violare tali frontiere... Gli Stati partecipanti rispetteranno l’integrità territoriale di ciascuno degli Stati partecipanti. Conseguentemente, si asterranno da ogni atto non coerente con gli scopi e i principi della carta delle Nazioni Unite che vada contro l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o l’unità di ogni Stato partecipante, ed in particolare da ogni atto che costituisca minaccia o uso della forza.

    Se lo smembramento della Jugoslavia deve essere considerato come una violazione dell’Accordo di Helsinki, la conseguente guerra e l’intervento militare diretto degli USA con l’occupazione di parte della Jugoslavia – la Bosnia – presentano implicazioni ancora maggiori, dal momento che tali azioni coinvolgono le relazioni fra gli USA e le Nazioni Unite. Riassumendo gli intenti di Washington, William Safire, in un articolo sul New York Times,(68) scrive a proposito dell’eventualità di attacchi aerei contro le forze serbe che l’amministrazione Clinton ha adottato una nuova, risoluta linea politica nei confronti delle Nazioni Unite: “Non chiedere una Linea Politica, ma affermarla... la diplomazia coercitiva diventerà ‘ordine del giorno”. Un portavoce del Dipartimento di Stato, Michael McCurry, ha dichiarato che “gli Stati Uniti saranno in grado di condurre una campagna aerea contro l’avanzata delle forze serbe, ricevano o meno l’approvazione degli alleati europei al Convegno della NATO a Bruxelles del 2 agosto 1993”(69). Ha inoltre omesso qualsiasi riferimento alla necessaria autorizzazione da parte delle Nazioni Unite.
    Sebbene l’amministrazione Clinton sia stata criticata dal Segretario Generale dell’ONU, che ha giustamente affermato che gli USA non hanno giurisdizione sulle forze ONU e che, per di più, qualsiasi decisione riguardo agli attacchi aerei deve essere sancita dalle Nazioni Unite,(70) gli Stati Uniti hanno continuato a proclamare di essere i soli a poter decidere se colpire o meno. O, come si è correttamente espresso l’ex funzionario del Dipartimento di Stato John Bolton:

    “Noi siamo i multilateralisti centrali. L’idea che là fuori vi sia una qualche volontà collettiva internazionale è solo aria fritta. La vera misura del peso diplomatico dell’America sarà sempre l’entità delle forze militari che siamo disposti ad impegnare”.(71)

    Dopo un incontro a Washington con Alja Izetbegovic, l’uomo degli USA in Bosnia ed ex ufficiale delle Waffen SS,(72) il presidente Clinton ha dichiarato l’8 settembre 1993 che qualsiasi intervento militare in Jugoslavia deve essere intrapreso “da una forza di pace della NATO – non delle Nazioni Unite, ma della NATO”. Comprensibile è stata la reazione francese. Richard Duque, portavoce del Ministero degli Esteri, ha affermato che la Francia riteneva qualsiasi operazione del genere dovesse avvenire “sotto l’autorità delle Nazioni Unite”.(73) La reazione francese va considerata anche alla luce dell’affermazione del Segretario alla Difesa Lee Aspin, secondo il quale qualsiasi forza di pace avrebbe dovuto essere posta sotto comando NATO, ossia sotto la direzione ultima del Supremo Comandante Alleato, un ruolo da sempre svolto da un ufficiale americano. La Francia non è comunque parte del comando integrato NATO, ed evidentemente vede tali dichiarazioni da parte americana come un tentativo di limitare la propria sovranità.

    Gli obiettivi americani in Jugoslavia sono stati pienamente realizzati. Ad ogni scopo pratico, la NATO ha rilevato tutte le funzioni essenziali delle Nazioni Unite, di fatto rimpiazzandole. Gli “accordi” di Dayton, da molti considerati una seconda Monaco, incarnano non soltanto l’essenza della diplomazia dell’ultimatum, ma anche l’intento americano di sovvertire il diritto internazionale. In realtà, secondo il diritto internazionale, gli accordi di Dayton sono nulli.(74) Ricalcati sul modello dell’Emendamento Platt riguardante Cuba, essi creano un effettivo protettorato americano sulla Bosnia.

    Il generale francese Pierre-Marie Gallois, geopolitico, dirigente del movimento di Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, creatore della dottrina militare della Francia ed uno dei massimi consiglieri del generale de Gaulle, considera lo smembramento della Jugoslavia parte integrante del disegno americano di dominio mondiale, incarnato nel concetto di Nuovo Ordine Mondiale. In quanto tale, esso serve la strategia geopolitica dell’estensione estrema del Lebensraum americano – la Dottrina Monroe per il mondo intero. Nelle sue parole troviamo un’eco del pensiero di de Gaulle:

    “La ricerca della verità e della giustizia mi ha spinto a lottare con decisione contro le enormi assurdità e i mali che scaturiscono dall’idea totalitaria del Nuovo Ordine Mondiale. La disgregazione e distruzione della Jugoslavia, l’aggressione contro l’Irak, l’uccisione di centinaia di migliaia di civili innocenti in Irak, tutti questi atti abominevoli sono solo pagine dello stesso copione: l’imposizione di un volere maligno di uno solo su tutti coloro che sono percepiti come ostacoli alla Weltherrschaft [signoria mondiale] americana sull'umanità... E’ del tutto evidente che lo smembramento dei paesi in Europa non è ancora finito. La nostra partecipazione nella NATO e l’occupazione della Jugoslavia costituiscono una minaccia all’indipendenza della Francia, un tradimento dei nostri interessi nazionali. La crisi dei Balcani è un espediente per giustificare l’ingiustificabile: l’espansione della presenza militare americana in Europa. E al tempo stesso l’ONU, invece di essere un’istituzione che promuove l’intesa e la pace internazionale, è stata trasformata in strumento di aggressione collettiva. La NATO non sta conducendo una missione di pace in Jugoslavia. La presenza di forze NATO in Jugoslavia è un atto di aggressione, un atto di aperta occupazione”.(75)

    Allo stesso tempo, precisa e sottolinea Gallois, la guerra in Jugoslavia serve un importante scopo geopolitico, destinato a mettere a repentaglio l’aspirazione dell’Europa all’indipendenza geopolitica:

    “La Germania si rafforzerà e presto non tollererà oltre la presenza di forze americane sul suo territorio. E’ quindi necessario un posizionamento di riserva per le forze americane-NATO, l’aggiunta di una regione geopoliticamente ideale per lo stazionamento e il raggruppamento degli strumenti militari della politica estera americana. Albania, Bosnia e Macedonia formano questa regione... Il mondo secondo la visione americana è una assoluta e totale negazione dell’antica tradizione di rispetto dei diritti e delle libertà. Dopo il bombardamento genocida di obiettivi civili serbi e l’embargo economico al servizio dello stesso fine – indebolire i Serbi – gli Stati Uniti hanno creato la Bosnia come proprio protettorato... Questo è abominevole. Ma tali atrocità servono il supremo obiettivo geopolitico degli Stati Uniti: restare in Europa ad ogni costo... L’Accordo di Dayton è l’ultimo parto della nuova diplomazia americana, aggressiva e intransigente, sicura della propria potenza, una diplomazia che usa soltanto il linguaggio degli ultimatum...
    Gli USA hanno letteralmente fatto a pezzi l’Irak a forza di bombardamenti, ne hanno avvelenato il contesto naturale e l’habitat ecologico, hanno ucciso centinaia di migliaia di civili con barbarie inaudita, al solo scopo di controllare l’offerta di petrolio ed imporne il prezzo a piacimento di Washington... Per effetto dell’embargo contro l’Irak sono stati assassinati 570.000 civili... Questo è in assoluto un crimine contro l’umanità.
    Senza tregua a Washington vengono prese decisioni che avranno per effetto l’omicidio di innocenti: anziani, malati, poveri. E poi Washington ha il coraggio di insegnare la moralità al mondo... Oppure, prendiamo il cosiddetto Tribunale di Guerra dell’Aja, presuntivamente istituito per rappresentare l’etica e la verità, in realtà strumento di guerra (guerra con altri mezzi, giuridici) e continua aggressione contro i Serbi.(76) Quale migliore prova dell’assurdità di questo tribunale, del fatto che non sono esistiti tribunali di guerra per tutti i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi nel corso dei bombardamenti di Dresda e Amburgo, per l’annientamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki, per i crimini di guerra commessi in massa in Vietnam, e per i crimini di guerra commessi in Irak durante l’operazione Desert Storm. E’ come se tutti questi enormi crimini di guerra non fossero avvenuti, o fossero insignificanti a paragone della resistenza dei Serbi contro la conquista del loro paese... Non posso accettare una simile logica perversa americana, e sono molto addolorato che il mio paese sia costretto a prendere parte a queste atrocità americane”.(77)

    L’ovvia conclusione è che lo smembramento della Jugoslavia e la conseguente guerra servono a diversi scopi:
    a. Espansione del Grossraum americano con l’instaurazione di uno stato fantoccio bosniaco controllato dagli USA, nonché, probabilmente, istituzione di basi militari americane permanenti sull’Adriatico;
    b. Prevenzione contro l’emergere di qualsiasi iniziativa europea indipendente in politica estera, e quindi contro l’emergere dell’Europa quale nuovo Grossraum unitario;
    c. Consolidamento del controllo sul Rimland;
    d. Abrogazione, de facto, dell’Accordo di Helsinki;
    e. Sovversione e liquidazione nei fatti delle nazioni Unite quale entità internazionale, e infine
    f. Prova generale, come viene percepita in Russia, di una futura guerra di aggressione contro la Russia.

    In ogni caso, è del tutto chiaro che la sostituzione delle Nazioni Unite con la NATO renderà inoperante il potere di veto dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il che lede gli interessi non solo della Russia ma anche della Francia e della Cina.

    Se l’incorporazione della Dottrina Monroe nell’Articolo 21 della Carta della Lega delle Nazioni segnò il sovvertimento dell’universalità del diritto internazionale e la sconfitta dell’Europa da parte degli USA, la guerra in Jugoslavia e gli attacchi aerei contro le forze serbe segnano un evento storico di importanza ancora maggiore, vale a dire il sovvertimento delle Nazioni Unite e la sua futura trasformazione, se gli USA non si opporranno decisamente, in un equivalente funzionale dell’OAS, cioè un entità pseudo-internazionale che serva da sigillo all’egemonia americana e a guerre di aggressione mascherate da cosiddette operazioni di pace in paesi che, prima delle stesse iniziative di pace, sono stati già destabilizzati dalla sovversione, palese od occulta, degli Stati Uniti. La disgregazione della Jugoslavia rischia di divenire una seconda Monaco per l’Europa. E’ evidente che Washington sta cercando di imporre la sua autorità assoluta sul resto del mondo. Per raggiungere questo obiettivo gli Stati Uniti dovranno portare a termine il totale sovvertimento e la forzosa distruzione dell’apparato statale e della struttura sociale, in primo luogo, negli ex paesi socialisti, sostituendoli con apparati e strutture subordinati e controllati da Washington.
    Hitler abbandonò la Lega delle Nazioni per prepararsi ad una guerra di aggressione; la strategia degli Stati Uniti, d’altro canto, è molto più pericolosa – la sovversione delle Nazioni Unite per conseguire lo stesso scopo. Riconoscendo la mutata natura delle Nazioni Unite nell’epoca post-1991 e la conseguente crisi di legittimazione, il generale V. Filatov, uno dei fondatori del Fronte di Salvezza Nazionale in Russia ed ex redattore della Rivista Storico-Militare, scrisse:

    “Quando il Fronte di Salvezza Nazionale andrà al potere – e questo accadrà molto presto – usciremo dalle Nazioni Unite, divenute un’organizzazione punitiva fascista, uno strumento della CIA. Porremo i nostri missili in stato di allarme. Allora vedremo chi oserà attaccare la Serbia”.(78)

    La strategia necessaria per la Russia e per altri paesi europei, anzitutto Germania e Francia, deve consistere in un progetto geopolitico per la creazione di un nuovo Grossraum – la Pax Eurasiatica – in opposizione alla Pax Americana e al suo corollario, il Nuovo Ordine Mondiale; perché solo opponendosi agli Stati Uniti l’Europa potrà iniziare una vita politica indipendente e conseguire una genuina emancipazione, scrive Dughin. Lo scopo di un nuovo Kulturkampf è quello di problematizzare l’egemonia americana in quanto minaccia all’Europa quale formazione storica in generale e alla sua cultura in particolare. Ritrovare l’autenticità del destino della vita politica europei implica necessariamente il rigetto di ogni falso universalismo proclamato dagli USA, che è nella sostanza sia paravento ideologico, sia mascheramento degli interessi nazionali particolari dell’America. La rinascita europea è condizionata allo scioglimento della NATO, che è oggi nient’altro che uno strumento di controllo americano sui suoi pretesi alleati, ed un pretesto per mantenere le forze di occupazione USA in Europa “per più di cent’anni”, come ha dichiarato il presidente Bush. Gli obiettivi strategici della NATO controllata dagli USA sono stati definiti da Wolfram Henrieder nel suo libro Germania, America, Europa(79) come una strategia di “doppio contenimento”: contenimento dell’Unione Sovietica in passato, da un lato, e degli alleati dell’America, dall’altro. “La logica di questa strategia è stata espressa senza mezzi termini da Lord Ismay nel suo celebre detto sui fini della NATO in Europa (che sarebbe ugualmente servito a descrivere la politica USA verso il Giappone) ’tenere dentro gli Americani, fuori i Russi e giù i Tedeschi’.”(80)

    L’Europa in quanto entità collettiva deve entrare nel famoso circolo ermeneutico, e qui trovare finalmente la verità – occultata durante gli anni della Guerra Fredda – della sua esistenza politica collettiva distinta ed unica. Come ha affermato Heidegger, il tentativo di conseguire l’autenticità nazionale si esprime sempre nella risolutezza, e la risolutezza è la vera sostanza del Kulturkampf.

    Dughin propone di far rivivere il concetto di Mitteleuropa, in origine formulato da Friedrich Naumann, come piattaforma ideologica per un nuovo orientamento geopolitico che si opponga alla Pax Americana e crei un Grossraum concorrente – Pax Eurasiatica – ad esclusione ed in opposizione agli Stati Uniti. Strettamente legata al concetto di Mitteleuropa è l’estrapolazione in senso specificamente politico della dicotomia Kultur / Zivilisation, formulata da Thomas Mann nel suo libro Considerazioni di un impolitico(81), dove egli contrappone la “civiltà” tedesca alla “civilizzazione” prevalentemente anglo-sassone. L’elaborazione di quella dicotomia conduce Dughin a concludere che non soltanto gli interessi nazionali dell’Europa divergono da quelli degli Stati Uniti, ma anche la sua tradizione di civiltà è l’antitesi del guscio vuoto della “civilizzazione” negli USA. Mentre “civiltà” nei paesi europei è espressione di identità nazionali e di una tradizione storica organica, la “civilizzazione” americana è portatrice di un onnipervasivo commercialismo e consumismo la cui penetrazione dissolve ogni identità nazionale.
    Una conclusione paradossale emerge dalla ripresa del concetto di Mitteleuropa – un’Europa orientata in senso anti-Occidentale. Dughin considera il termine “Occidente” come una costruzione ideologica in larga misura americana, uno stampo atlantista impresso sull’Europa, e guarda alla decisione con cui de Gaulle nel 1966 si ritirò dal comando integrato della NATO – che, come sottolineava lo stesso de Gaulle, privava la Francia della sua sovranità – non solo come la prima asserzione di un’identità europea distinta e separata da quella degli Stati Uniti, ma anche come alla prima manifestazione anti-occidentale di un paese europeo nella sfera di influenza degli USA. De Gaulle mise in evidenza che il disegno americano è sempre stato quello di trasformare una comunità europea coesiva in una più vasta e debolmente connessa comunità atlantica sotto controllo americano.(82) Constatando che l’Atlantismo era più aggressivo che mai, fu costretto a cercare delle vie di resistenza all’egemonia americana in Europa. “Aveva due opzioni: o intraprendere azioni unilaterali per sfidare l’egemonia americana, o cercare partner alternativi uniti dal comune interesse a spezzare quel controllo egemonico”.(83) Il ritiro della Francia dal comando integrato della NATO fu l’estremo atto di anti-egemonismo di de Gaulle.

    Il fallimento dell’Unione Sovietica – imputabile alla politica estera disfattista e de facto antinazionale dell’amministrazione Gorbacev – nel condizionare l’unificazione della Germania al suo ritiro dalla NATO fu un’enorme sconfitta politica autoinflitta, con ripercussioni future non solo sulla Russia, ma anche sulla Germania. Per la Russia significa l’indebolimento del suo potenziale strategico, per la Germania un’occasione perduta di riacquistare la piena sovranità, senza forze di occupazione straniere stazionanti sul suo territorio. E per l’Europa nel suo complesso significa non aver saputo cogliere il momento storico per rimpiazzare la NATO, proiezione della potenza americana e strumento di contenimento contro gli ex alleati degli USA, con un sistema di sicurezza paneuropeo.
    In questa prospettiva vanno esaminate le alternative per l’Europa delineata dal trattato di Maastricht, che può condurre ad una graduale unificazione: o un’Europa Federata, potenza che progetta un Grossraum, oppure un’Europa ancor più divisa e debole sotto l’effetto oppressivo e livellatore dello pseudo-universalismo americano, che in sostanza risulterà essere uno stato-gendarme atlantista nell’ambito della strategia NATO di contenimento rivolta contro gli ex alleati degli USA. Nell’ultimo caso, il trattato di Maastricht avrà per esito la delegittimazione delle sovranità nazionali e l’indebolimento e la dissoluzione delle identità nazionali degli stati membri. Invece di una nuova auto-identità europea., il risultato sarà la creazione di uno spazio amorfo dalle identità nazionali e culturali obliterate, funzionalmente integrato nel Grossraum americano. Già de Gaulle previde questa possibilità quando dichiarò che, se gli Stati Uniti non avessero incontrato opposizione, “alla fine sarebbe venuta alla luce una colossale comunità atlantica, alle dipendenza e sotto la direzione dell’America, che inghiottirà completamente la comunità europea”.(84) Contro la concezione anti-europea di una comunità atlantica, veicolo ideologico per soffocare un’esistenza geopolitica indipendente dell’Europa, si leva la concezione di una Dottrina Monroe per l’Europa, sostiene Alain de Benoist:

    “Quel che mi preoccupa è che non vedo il Trattato di Maastricht come preludio ad un’Europa autonoma, politicamente sovrana, determinata a conquistarsi l’equivalente di quello che la Dottrina Monroe è stata per gli Stati Uniti; ma piuttosto un fantasma dell’Europa, un’Europa della disoccupazione, assente ed impotente, una zona di libero scambio governata a livello teorico da principi monetaristi ultra-liberali e sul piano pratico da amministratori e banchieri che non possiedono né un progetto politico né una legittimazione democratica… Nietzsche disse: l’Europa si creerà sull’orlo di una tomba. Da parte mia credo che si creerà fuori e contro gli Stati Uniti, o non si creerà affatto”.(85)

    Storicamente, le potenze anglofone, in passato la Gran Bretagna, oggi gli Stati Uniti, sono sempre state un ostacolo al consolidamento dell’Europa e quindi un effettivo avversario geopolitico.

    “La spinta ad espellere gli Americani, e prima di noi i Britannici, dal Continente affonda le sue radici nella reazione al ruolo dei paesi anglofoni nel frustrare ogni tentativo di unità europea dal Rinascimento in avanti. Con l’eccezione dei membri più scriteriati della Casa Stuart, ogni capo di stato anglofono, da Elisabetta Tudor a Harry Truman, si è opposto al consolidamento del continente. Elisabetta I combatté contro la Spagna; dai tempi di Marlborough a quelli di Wellington gli Inglesi combatterono contro la Francia; da Asquith a Churchill e Roosevelt gli “Anglosassoni” combatterono contro la Germania. Persino quando la politica americana sotto Truman si spostò a favore dell’integrazione pacifica dell’Europa occidentale, fu per il desiderio di sventare la grande minaccia sovietica… Il contributo positivo dell’antica politica del ‘divide et impera’ alla civiltà europea, non può in ogni caso nasconderne il fine essenzialmente negativo. I Britannici cercarono di mantenere il Continente imbrigliato in mille controversie, mentre essi mettevano assieme un impero globale e prosperavano. Gli Stati Uniti fecero affidamento sulla Gran Bretagna per mantenere un equilibrio europeo che impedisse agli europei di interferire nel Nuovo Mondo, mentre noi, al pari dei nostri cugini britannici, commerciavamo liberamente ai quattro angoli del globo… Nel ventesimo secolo la Realpolitik elisabettiana delle potenze anglosassoni acquista una sfumatura wilsoniana… Le politiche elisabettiane e wilsoniane continuano a formare il nucleo degli interessi americani contemporanei. Da buoni elisabettiani, comprendiamo che non è nell’interesse dell’America… che l’integrazione europea abbia luogo sotto la direzione egemonica di una singola potenza, si tratti di Mosca o di Berlino. Né sarebbe nell’interesse dell’America che l’integrazione europea proceda in modo tale da creare un singolo centro di potere egemonico a Bruxelles”.(86)

    Il grande disegno degli Stati Uniti - in modo particolare ora che Washington sta portando avanti in modo aggressivo i piani di globalizzazione della NATO, e quindi la sua Dottrina Monroe – è la latino-americanizzazione dapprima degli ex paesi socialisti, Russia inclusa, in seguito dei suoi ex alleati dell’Europa occidentale. E nella misura in cui gli Stati Uniti non vengono scalzati dalla loro posizione egemonica in Europa e definitivamente ricondotti fuori dell’Eurasia, i paesi europei non otterranno mai quanto è necessario ad un’esistenza geopolitica indipendente. Un’Europa confederata con forze militari americane sul suo territorio non è niente più che un satellite obbediente. Negli anni ’60 de Gaulle lanciava moniti contro un’Europa sovranazionale del Mercato Comune, che considerava essere un’Europa divisa sotto la tutela e il piano egemonico degli Stati Uniti.
    Leggendo Dughin viene fatto di parafrasare Bismarck e affermare che se mai la potenza della Russia verrà distrutta, sarà difficile ai membri dell’ex blocco socialista evitare il destino che fu della Polonia in passato; un destino di area frammentata e contestata, che gli Stati Uniti dichiarerebbero un “glacis [spalto] e perimetro di battaglia”. Allo stesso modo, una Russia debole implica debolezza anche per gli altri paesi europei.

    Ma ciò significa che Dughin auspica una sorta di nuovo Trattato di Rapallo(87) a fondamento politico di un nuovo orientamento geopolitico? Concordo con l’affermazione di Rudolf Bahro, secondo il quale “una nuova Rapallo staccherebbe l’Europa Occidentale dal Nordamerica”.(88) Tuttavia, una nuova Rapallo può essere usata solo come metafora per indicare iniziative diplomatiche e politiche che sbocchino in una possibile alleanza fra Germania, Francia, Russia e Cina in quanto potenze centrali. Un nuovo equivalente del Trattato di Rapallo è un imperativo geopolitico ed esistenziale per l’Europa, il fondamento della futura unione continentale e difesa continentale contro l’espansionismo americano, contro lo pseudo-universalismo e le rivendicazioni totalitarie dell’Imperium Mundi americano.

    La concezione di Dughin di un nuovo orientamento geopolitico europeo ricorda la visione di de Gaulle nel corso degli anni ’60. Rifiutando l’egemonia americana, de Gaulle auspicava un’alleanza, una coalizione europea che, senza andare a detrimento della sovranità dei singoli stati, costituisca un Grossraum europeo alternativo. Egli riconosceva che l’ideologia dell’unità atlantica era in realtà l’ideologia della dominazione americana, e vi contrapponeva il suo concetto di un’unità europea che oggi può essere soltanto un’Europa libera dall’America. De Gaulle ammetteva del resto che una genuina alleanza europea non poteva essere realizzata senza la presenza nell’Europa di un confederatore dotato di sufficiente potenza, autorità ed abilità.(89) A quel tempo un confederatore di tale forza non esisteva. Nelle sue memorie de Gaulle annotava che “le osservazioni del presidente americano (F.D. Roosevelt) in ultima analisi mi hanno dimostrato che, negli affari esteri, logica e sentimento non hanno un gran peso a paragone della realtà del potere; quel che conta è ciò che uno prende e ciò su cui può contare; e che, per riconquistare il posto che le compete, la Francia deve contare solo su se stessa”.(90) Gli Stati Uniti pensavano che i francesi “in preda ad una sorta di nevrastenia, si sarebbero gradualmente rassegnati ad uno status di protettorato americano... L’alternativa – quale fu costantemente proposta da de Gaulle – era che i francesi proseguissero nella dura lotta per un rinnovamento nazionale, fino a ridiventare padroni del proprio destino”.(90)

    Nel suo appello ad un nuovo orientamento geopolitico continentale e nella sua definizione di Pax Eurasiatica, Aleksandr Dughin critica e respinge la vecchia ideologia del Panslavismo. Egli riassume la differenza fra Panslavismo ed Eurasismo nella differenza fra due principi – “il principio del sangue” e “il principio della terra (regno)”. Per il Panslavismo l’accento cade sul concetto di identità etnica – in altri termini, sulla supremazia del sangue sulla terra. Per l’Eurasismo tradizionale, viceversa, la terra viene al primo posto: in quanto ideologia, esso esprime il primato della terra sul sangue. “Presuppone la scelta ideologica dei valori continentali, eurasiatici, sui ristretti valori etnici o razziali”.(92)

    Un’ulteriore differenziazione del concetto di Eurasismo può essere tracciata distinguendo fra due correnti della stessa ideologia eurasista.
    La prima è centrata sulla nozione di una specifica identità eurasiatica – il principio di ethos polifonico della Russia – definito in termini di ethos e terra.(93) La seconda definisce l’Eurasismo nei termini delle realtà geopolitiche e della necessaria strategia geopolitica, nonché nei termini di regno e Grossraum. L’accento cade qui sullo status di potenza terrestre della Russia, in contrapposizione allo status di potenza marittima atlantica degli Stati Uniti. Aleksandr Dughin è un sostenitore di quest’ultima definizione di Eurasismo. Da un punto di vista geopolitico, riveste particolare importanza la citata osservazione di Halford Mackinder, secondo cui il massimo pericolo per l’egemonia anglo-sassone sarebbe un’unione politica e un blocco geopolitico di Russia e Germania. Il concetto di resistenza eurasista ai dettami del Nuovo Ordine Mondiale americano articola la necessità geopolitica e nazionale meta-esistenziale di creare un tale blocco geopolitico capace di arrestare la marcia del Nuovo Ordine Mondiale.

    Un ulteriore aspetto delle analisi di Dughin sugli orientamenti geopolitici e le strategie riguarda le future relazioni fra la Russia e l’Islam. Il punto di partenza è rappresentato dall’opinione di Robert Steuckers, secondo il quale la Russia deve fare causa comune con l’Iran contro gli interessi americani.(94)
    L’Iran continentale, islamico, rivoluzionario, è in conflitto con la Turchia secolarizzata e atlantista, e con la variante araba teocratica dell’Islam rappresentata dall’Arabia Saudita. La Turchia è l’agente primario dell’influenza americana nella regione; di fatto colonia degli Stati Uniti, è un avamposto asiatico degli interessi geopolitici americani che funge da cordone sanitario fra l’Asia ad est della Russia e il mondo arabo. Uno scontro fra Russia e paesi islamici è un obiettivo primario della politica estera USA, strumento principale in questa direzione essendo la Turchia.
    Un ruolo simile è svolto dall’Arabia Saudita, altro paese da considerare di fatto una colonia americana. Gli interessi della dinastia Saudita e quelli dell’atlantismo americano coincidono, formando un bastione contro la formazione di una Grande Area Araba. Controllando l’Arabia Saudita gli Stati Uniti controllano l’offerta di petrolio. E tramite il controllo del petrolio del Golfo controllano l’economia dell’Europa. Pertanto, per controbilanciare l’egemonia americana nella regione, la politica estera russa deve essere orientata verso l’Iran, afferma Dughin.

    Visti nella prospettiva odierna, gli eventi del 1991 sono di colossale importanza, poiché – come segnala Dughin – il 1991 è l’anno della distruzione del Grossraum eurasiatico, l’unico in possesso di risorse sufficienti a resistere all’espansionismo americano e comprendente tutti i paesi dell’ex blocco socialista. L’Europa centrale in generale – e la Germania in particolare – sono al momento attuale una pura potenzialità, in quanto entità geopolitiche. L’Europa centrale potrà costituirsi in futuro soltanto nell’alleanza con la Russia, che occupa una posizione unica in quanto centro del continente eurasiatico, in quanto Heartland. La Russia riveste inoltre una posizione strategica e geopolitica chiave nel mondo, con la sua enorme massa territoriale e il suo enorme potenziale umano. Un nuovo orientamento geopolitico deve tenere conto del cosiddetto fattore atlantico, che Dughin esamina diffusamente.

    Il fattore atlantico consiste nella strategia USA per imporre il proprio volere alle ex Repubbliche sovietiche e agli ex paesi socialisti, unendoli in un cordone sanitario attorno alla Russia. Certamente qui è già possibile scorgere l’ombra dei padroni atlantici sulle Repubbliche Baltiche. Come afferma il giurista russo Vladimir Ovzinski, “la CIA già opera del tutto allo scoperto in Lituania, non solo tramite l’ambasciata americana a Vilnius ma anche per mezzo di consiglieri americani presso il Consiglio Supremo della repubblica. E la situazione è simile sia in Lettonia sia in Estonia”.(95) Il fattore atlantico è una conseguenza geopolitica di quella che William Appleman Williams ha definito “la tesi della frontiera” americana – il perpetuo espansionismo alla ricerca di nuove frontiere occidentali.
    Per gli Stati Uniti, la prospettiva di una reale egemonia mondiale sussiste solo se a nessun altro Grossraum concorrente è consentito emergere. Quindi sia NSC-68 dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, sia la sua immagine speculare – il Planning Guidance del Pentagono – dopo la fine della Guerra Fredda, prevedono controllo o distruzione non solo di qualsiasi Grossraum concorrente, ma anche di qualsiasi area geopolitica che riesca in futuro a consolidarsi in un potenziale Grossraum. La conclusione è che gli obiettivi primari della geopolitica americana sono distruggere ogni potenziale alleanza geopolitica e/o prevenire la sua costruzione. Parafrasando Clemenceau, la politica di pace americana nei confronti della Russia non è che la continuazione della guerra con altri mezzi. La Guerra Fredda è stata sostituita dalla Pace Armata. Pertanto la formazione di un cordone sanitario attorno alla Russia, che necessariamente impone la conquista della seconda Europa – l’Europa orientale – sotto la veste dell’allargamento della NATO, è il principale obiettivo della politica estera americana.(96)

    Agli inizi del secolo il cordone sanitario consisteva nei paesi situati fra Russia e Germania, ed era controllato dalla Gran Bretagna. Quei paesi, agenti e strumenti dell’Occidente anglo-sassone, servivano a spezzare il Grossraum della Germania e il Grossraum della Russia. Al giorno d’oggi, la perfida Albione è stata rimpiazzata dalla perfida Washington, e gli obiettivi americani possono essere riassunti nell’affermazione di un controllo egemonico e nella trasformazione de facto delle ex Repubbliche sovietiche in colonie americane nelle quali, mediante l’impiego di misure coercitive (sovversione, terrorismo, aggressione, guerra economica), gli Stati Uniti instaureranno dei regimi marionetta privi di qualsiasi indipendenza politica. O, nelle parole di Noam Chomsky, “una conseguenza del crollo del blocco sovietico è gran parte di esso potrà subire una sorta di ‘latino-americanizzazione’ e tornare ad un ruolo servile, magari con la ex nomenklatura che svolgerà la funzione delle élites del Terzo Mondo, legate al business internazionale e gli interessi finanziari”.(97)

    In proposito è importante ricordare che i tentativi americani di pervenire ad uno smembramento della Russia ed acquisire il controllo delle sue vastissime risorse naturali risalgono a prima del periodo della Guerra Fredda e del NSC-68. Nell’ottobre 1918 governo americano redasse una bozza di commento segreta ai 14 punti del presidente Wilson, nella quale venivano delineati i piani USA per la partizione della Russia in regioni al fine di riaffermare l’egemonia degli Stati Uniti e conseguire il controllo dei territori e delle risorse naturali russe in Siberia e nel Caucaso. Sulla mappa preparata dal Dipartimento di Stato, intitolata “Confini proposti della Russia” e presentata dal presidente Wilson alla Conferenza di Pace di Parigi, tutto ciò che resta della Russia è la sua parte centrale, la Pianura Medio-Russa. In appendice alla mappa si affermava che “tutta la Russia deve essere divisa in vaste regioni naturali, ciascuna con la sua economia. Nessuna di queste regioni dovrebbe comunque essere sufficientemente indipendente da poter costruire uno stato forte”.(98) Questi piani americani di vecchia data rendono ancora più urgente un orientamento geopolitico decisivo per la Russia. Naturalmente, se il presidente Eltsin si dimostrerà un Quisling russo(99) – il suo colpo di stato del 21 settembre 1993, con la successiva soppressione del Parlamento russo, suggerisce senz’altro questa possibilità(100) – allora le prospettive per un nuovo orientamento geopolitico diventeranno più difficilmente realizzabili. Nel suo studio del 1938 Über das Verhältnis der Begriffe Krieg und Feind, Carl Schmitt, prevedendo la futura Guerra Fredda, descriveva un mondo avviato verso “una situazione intermedia fra la guerra e la pace”, una sorta di pace belligerante che non è né guerra né pace e che Carl Schmitt definiva pace armata – vale a dire, una situazione mondiale di scontro globale che tende ad assumere la forma di guerra totale. In Totaler Feind, Totaler Krieg, Totaler Staat, pubblicato nel 1937, Carl Schmitt collega all’idea di Stato totale l’idea di guerra totale, una guerra che

    “sarà totale per due ragioni. Primo, perché non sarà localizzata, nel senso di svolgersi su di un campo di battaglia, ma si allargherà all’intero pianeta incluso lo spazio siderale. Secondo, perché non sarà soltanto militare, dal momento che tutte le attività – scientifica, tecnologica ed economica – e tutti gli aspetti materiali ed ideali dell’esistenza saranno direttamente implicati in questo gigantesco conflitto. Non vi saranno più zone protette, poiché in questo conflitto saranno coinvolti militari e non militari. Politicamente parlando, non ci sarà più distinzione fra combattenti e non combattenti”.(101)

    Durante la Guerra Fredda due ordini di Grossraum si sono scontrati – le categorie esistenziali di amico e nemico valgono anche per il concetto di Grossraum – e in questo scontro si è preservato un ordine mondiale costruito su una pluralità di Grossräume. Tuttavia, la fine della Guerra Fredda non ha portato alla rinascita del concetto di sovranità statale, bensì a ripetuti tentativi di universalizzare i principi cardine del Grossraum americano e al varo di una Dottrina Monroe per il mondo intero – obiettivo privilegiato della politica estera americana dai tempi del presidente Wilson – sotto lo slogan di Nuovo Ordine Mondiale. Aleksandr Dughin identifica il Nuovo Ordine Mondiale nell’egemonia americana sul mondo intero, per conseguire la quale è necessaria la totalizazzione della “situazione intermedia fra la guerra e la pace” – ossia una nuova Guerra Fredda, con giustificazioni ideologiche diverse ma con lo stesso scopo: il dominio americano mondiale totale.

    “La guerra totale, in precedenza localizzata nello scontro della Guerra Fredda fra USA e Unione Sovietica, è l’essenza dell’universalismo americano. La pace armata è la sostanza attuale del Nuovo Ordine Mondiale contro cui la Russia e altri paesi si scontrano oggi, e la realizzazione di questo Nuovo Ordine Mondiale da parte dell’America può condurre soltanto ad una nuova guerra totale”.(102)

    Come figura paradigmatica della resistenza russa al Nuovo Ordine Mondiale, di quella che egli chiama Endkampf [battaglia finale], Aleksandr Dughin sceglie il simbolo del partigiano russo. Il fenomeno del partigiano è per Carl Schmitt “una figura paradigmatica della decomposizione del classico Nomos e dell’apparire di una pace belligerante. E’ una figura degna di nota, perché conserva una realtà territorialmente condizionata – descritta da Schmitt come il suo ‘carattere tellurico’”.(103) Il partigiano incarna il concetto di Resistenza, la sua esistenza fisica è messa in ombra dalla sua esistenza politica – Existenze des Wiederstand – e trae la sua legittimità dall’ostilità, cioè dal suo senso della suprema distinzione fra amico e nemico. La sua lotta è contro il Nuovo Ordine Mondiale, i suoi dettami e il suo progetto totale di annientamento del futuro russo. Per Dughin il Nuovo Ordine Mondiale americano è un trionfo del totalitarismo globale. Il partigiano è la risposta alla legalità illegittima del Nuovo Ordine Mondiale.

    “Nelle condizioni dello stato di emergenza, nella sempre più accesa atmosfera di ‘pace armata’ o ‘guerra pacifica’, la difesa del territorio nazionale, della storia, del popolo e della nazione sono le fonti della sua legittimità. Egli annuncia l’inizio di una guerra totale contro il nemico totale… Nella storia russa il suo prototipo è il partigiano nel corso della Seconda Guerra Mondiale, il resistente al Nuovo Ordine Mondiale della Germania nazista. Ora egli è colui che resiste ad un nuovo Nuovo Ordine Mondiale – quello americano. Il partigiano è il nunzio del potere benefico del territorio nazionale e dello spazio storico nazionale del popolo russo. Nel periodo del post-Guerra Fredda, nell’intensificarsi della “pace armata”, solo il partigiano russo può indicare la via del futuro storico della Russia”.(104)

    La sola alternativa praticabile alla globalità totalitaria del Nuovo Ordine Mondiale è la ricostruzione o la creazione di un nuovo Grossraum in opposizione all’impero mondale americano e l’emancipazione dei principi del pluralismo internazionale. La pseudo-legalità del Nuovo Ordine Mondiale deve essere contrastata da una nuova legalità alternativa. Di contro all’onnivoro pseudo-universalismo americano devono stare la manifestazione di volere del particolarismo nazionale e la mobilitazione della resistenza geopolitica. Contro l’avanzata del Nuovo Ordine Mondiale americano e contro l’invasione del vuoto geopolitico in Eurasia, conseguenza della distruzione dell’Unione Sovietica, deve consolidarsi una nuova unità geopolitica continentale che risulti nella proclamazione di una Dottrina Monroe per l’Europa. Pertanto, riferendosi al Defense Planning Guidance del Pentagono, Aleksandr Dughin scrive:

    “L’obiettivo primario degli Stati Uniti è prevenire la creazione di un’alternativa geopolitica. Quindi il nostro obiettivo principale deve essere la creazione di una nuova alternativa geopolitica”.

    E’ un buon punto di partenza, perché presuppone il concetto del politico. E dopo tutto, per parafrasare Heidegger, il politico è la casa dell’Essere.




    NOTE
    (1) Gyorgy Lukacs, The Destruction of Reason (Humanities Press, Atlantic Highlands, 1981 pp.765,770 [tr.it. La distruzione della ragione, Sugarco].
    (2) Martin Heidegger, Being and Time (Harper and Row, New York, 1962) p. 347 [tr.it. Essere e Tempo, Longanesi].
    (3) Carl Schmitt, The Concept of the Political (Rutgers University Press, New Brunswick, 1976) pp.19, 26 [tr.it. Il concetto del politico, Il Mulino].
    (4) Nikolaj Zagladin, Pocemu zavershilas ‘holodnaja vojna’ [Perché abbiamo perso la 'guerra fredda'] - Kentavr, gennaio/febbraio 1992, Mosca, pp. 45-60.
    (5) Zbigniew Brzeszinski, The Gold War and Its Aftermath -Foreign Affairs, Fall 1992 (Council on Foreign Relations, New York) - p. 32.
    (6) Zbigniew Brzezinski, ibid. p. 34.
    (7) George F. Kennan, The Failure in Our Success -New York Times, March 14, 1992, p. A17.
    (8) Il Trattato di Brest-Litovsk, siglato il 3 marzo 1918, pose fine alla guerra fra la Russia sovietica e la Germania. Per effetto del Trattato la Russia sovietica fu smembrata e perse il 34% della popolazione e il 54% della produzione industriale. Secondo i termini del Trattato, la Germania avrebbe visto ampliarsi il proprio Lebensraum con l'occupazione di Ucraina, Bielorussia, Caucaso, province Baltiche ecc. Con la sconfitta della Germania il Trattato fu ripudiato.
    (9) Thomas H. Etzold e John Lewis Gaddis, Containment. Documents on American policy and Stategy, 1945—1950 (Columbia University Press, New York, 1978) p. 196. NSC 20/1 venne in seguito incorporato nel famigerato NSC 68. Per il dibattito in Russia su questo tema, si veda Nikolaj von Kreitor, Geopolitika holodnoj vojny, Juridiceskaja gazeta No. 26, 1996, Mosca.
    (10) Wolfram Henrieder, Germany, America, Europe (Yale University Press, New Haven, 1989) - p. 17.
    (11) Qui citato da Ronald Steel, Pax Americana (The Viking Press, New York, 1967)- pp. 79-80.
    (12) Lenin, Collected works, vol. 41, p.p. 353-354. [tr. it. Opere complete, Ed. Riuniti]
    (13) Voprosj Soziologhij [Questioni di Sociologia], nr 1, 1992 (Mosca).
    (14) Aleksandr Dughin, Carl Schmitt: piat' urokov Rossii ([Carl Schmitt: cinque lezioni per la Russia] Naš Sovremmennik, nr. 8.1992, Moskow).
    (15) Aleksandr Dughin, ibid , pp. 129, 130,135.
    (16) Agnes Heller ha analizzato il problema della scelta meta-esistenziale di una nazione in un contesto di dicotomia amico/nemico nel saggio The Concept of Political Revisited , pubblicato in Political Theory Today , ed. by David Held (Stanford University Press, Stanford, 1991).
    (17) Carl Schmitt -Verfassungslehre (Duncker&Humblot, Berlin 1970) - p. 50. Schmitt osserva inoltre che “essendo ciascun essere un essere con una sua particolare costituzione, ogni esistenza politica possiede un certo tipo di costituzione. Ma non ogni forza politica esistente decide con atto cosciente della forma di questa esistenza politica e riesce a determinare coscientemente il tipo concreto della sua esistenza politica, come fu il caso degli Stati Americani con la loro Dichiarazione d'Indipendenza e della nazione francese nel 1789", ibid. p.23. Si veda anche G.L.Ulman -Anthropological Theology, Theological Anthropology (Telos, Nr.93, Fall 1992, New York) p. 71.
    (18) G.L. Ulmen, Anthropological Theology... ibid p.71,72; Carl Schmitt Verfassungslehre -ibid.p.372.
    (19) Carl Schmit, Verfassungslehre ibid. p. 22
    (20) Carl Schmitt, The Concept of the Political.
    (21) Aleksandr Dughin, Carl Schmitt, pjat urokov Rossii, ibid. p. 131, 132
    (22) Herbert Marcuse, “Contribution to the Phenomenology of Historical Materialism” (Telos, Number 4, 1969), qui citato da Richard Wolin, “Introduction to Marcuse and Heidegger” (New German Critique, Number 53, 1991, New York) p. 23.
    (23) Per una discussione sul concetto heideggeriano di ermeneutica in Essere e Tempo, si veda Richard Palmer, Hermeneutics (Northwestern University Press, Evanston, 1969).
    (24) Aaron L. Friedberg, The Future of American Power (Political Science Quarterly, Vol.109, Spring 1994) p. 17.
    (25) Il padre del colonnello Viktor Alsknis, generale Jakov Alsknis, fu legato da stretta amicizia al generale Mikhail Tukhacevskij; nel 1937 il generale Alsknis prese parte alla commissione militare che indagava sulle accuse di tradimento a carico di Tukhacevskij. I verbali dei lavori della commissione, classificati come 'riservati', non sono mai stati pubblicati. Grazie all'intervento dell'allora presidente del KGB Kruchkov, il colonnello Alsknis ebbe per la prima volta accesso ai verbali nel 1990; dalla lettura trasse la convinzione dell'esistenza negli anni '30 di una cospirazione filo-tedesca nell'Armata Rossa, della quale il maresciallo Tukhacevskij fu partecipe. Aleksandr Dughin sostiene che il maresciallo Tukhacevskij fosse membro dell'associazione Nordlich Licht [Luce del Nord], Elementy pp.10,11.
    (26) Zbigniew Brzeszinski, A Plan for Europe (Foreign Affairs, January/February 1995) p. 26.
    (27) Joseph W. Bendersky, Carl Schmitt (Princeton University Press, Princeton, 1983), p.253.
    (28) G.L. Ulmen, American Imperialism and International Law: Carl Schmitt on the US in World Affairs, Telos, Nr. 72, Summer 1987; si veda anche Carl Schmitt, Voelkerrechtliche Grossraumordnung, op.cit., p.20.
    (29) Rudolf Kjellen, Der Staat als Lebensform (Berlin, 1924) p. 139. Kjellen scrive che il principio autarchico descrive lo spazio geopolitico dello stato come ‘Casa del Popolo’. Il principio dell'autarchia “è una reazione contro l'industrialismo del XIX secolo. Quest'ultimo fu fondamentalmente cosmopolita; in nome del libero scambio, esponeva le comunità nazionali ad una concorrenza sul mercato mondiale in cui il forte ha sempre divorato il debole. La sua prima sconfitta giunse con l'adozione di un sistema protezionista nella seconda metà del secolo scorso. Qui lo stato agisce in difesa della comunità (la Casa del Popolo). Esso blocca la via ai conquistatori stranieri con barriere tariffarie dietro le quali l'economia nazionale può prosperare come un asilo protetto dai marosi... Il principio autarchico... sostituisce le ‘porte aperte’ con le ‘sfere di interesse circoscritte’”. Ibid. pp.139, 140. In una prospettiva attuale, il principio autarchico e il concetto di spazio geopolitico protetto concepito come “Casa del Popolo” sono l’opposto antagonistico dell’imperialismo della “porta aperta” americano.
    (30) Il concetto di Grossraum è discusso in Nikolaj von Kreitor, Problemy bol'šich prostranstv i budušcee Rossii, Naš Sovremennik, No 3 , 1996, Mosca, e Nikolaj von Kreitor, Stoletie novogo mira. Universalizm protiv pljuralizma , Kentavr, No. 6, 1995, Mosca.
    (31) Il National Security Council Memorandum 68 (NSC-68 ), promulgato nel 1950, proponeva una strategia di deflazione mirata ad affrettare la decadenza del sistema sovietico e a impiantarvi i semi della distruzione con una varietà di mezzi, occulti e non, così da permettere agli USA di negoziare un accordo con l’Unione Sovietica o con lo stato (o gli stati ) successore. Adottando gli obiettivi che furono di Hitler, il memorandum invocava inoltre lo smantellamento dell’Unione Sovietica in tanti stati minori – si veda anche Noam Chomsky, On Power and Ideology (South End Press, Boston, 1987) p. 15. In vari articoli pubblicati nel 1991 e 1992 sul quotidiano moscovita Den’ (Giorno) sono emerse dichiarazioni che valutavano in oltre 50 miliardi di dollari l’investimento degli Stati Uniti per la sovversione occulta dell’Unione Sovietica negli anni della cosiddetta Perestrojka.
    (32) Elementy , No. 4, 1993, p. 33.
    (33) Halford Mackinder, Democratic Ideals and Reality (W.W. Norton & Company, N.Y. 1962) p. 150.
    (34) Si veda Gerald Chaliand - Jean-Pierre Rageau, Strategic Atlas (Harper Perennial, N.Y. 1992) p. 30.
    (35) Halford Mackinder, The Round World and theWinning of the Peace, Foreign Affairs, 21, New York, 1943. pp. 595-605. L’articolo è compreso nel libro Democratic Ideals and Reality. Vedi anche W.G. Fast, How Strong is the Heartland, Foreign Affairs, 29, New York, 1950 pp. 78-93 e D.J. M. Hooson, A New Soviet Heartland , Geographical Journal , 128 (1962) pp. 19-29.
    (36) Peter J. Taylor, Political Geography (Longman, London, 1985) p. 42.
    (37) Richard Muir, Modern Political Geography (John Wiley & Sons, New York, 1975) p. 195. Per l’analisi geopolitica in Russia si veda E. A. Pozdnjakov, Geopolitika (Progress-Kul’tura, Mosca, 1995; Nikolaj von Kreitor, Ot doktriny Monro do Novogo Mirovogo Porjadka , Molodaja Gvardija No 9, 1995, Mosca; e Nikolaj von Kreitor, Amerikano-fašistkaja geopolitika na sluzhbie zavoevanja mira, Molodaja Gvardija No. 8, 1996, Mosca.
    (38) Vedi James C. Malin, The Turner-Mackinder Space Concept of History in Essays on Historiography (Lawrence, Kansas, 1946) pp. 1-45; Per Sveaas Andersen, Westward in the Course of Empires. A Study of the Shaping of an American Idea: Frederick Jackson Turner’s Frontier (Oslo University Press, Oslo, 1956).
    (39) Vedi William Appleman Williams, The Contours of American History (W.W. Norton & Company, New York, 1988) p. 17.
    (40) David P. Calleo, Europe’s Future. The Grand Alternatives (W.W. Norton & Co, New York, 1967) pp. 89, 90.
    (41) Carl Schmitt affermò nel suo libro Land und Meer che la storia mondiale è la storia di un perpetuo conflitto fra potenze terrestri e potenze marittime.
    (42) Aleksandr Dughin Konspirologhija (Arktogeja, Mosca, 1993) p.p. 92, 93.
    (43) Alain de Benoist , Den’ No 1(29) , Mosca, 1992.
    (44) Elementy n. 3, 1993 - p. 18.
    (45) Patrick E. Tyler, U.S. Strategy Plan Calls for Ensuring No Rivals Develop , New York Times, March 8, 1992, p. 14.
    (46) Estratti dal documento pubblicato in New York Times , March 8, 1992
    (47) Patrick E. Tyler - US Strategy Plan... cit.
    (48) Il presidente Bush, dopo il summit NATO del 7-8 novembre 1991 in Europa, che gli interessi USA ed europei in fatto di sicurezza erano indivisibili e che pertanto l’Alleanza Atlantica era insostituibile, anche nel lungo periodo, e ancora che la presenza degli Stati Uniti in Europa sarebbe stata necessaria per un secolo almeno. Si veda Ted Carpenter, In Search for Enemies (CATO Institute, Washington D.C. 1992, pp. 11-12; inoltre White House, Office of Press Secretary, Press Conference by the President, November 8, 1991, transcript, p.1.
    (49) H. J. von Lochhausen, The War in Iraq - a War Against Europe – Elements, p.p. 34,35,36. Von Lochhausen sostiene inoltre che la guerra contro l’Irak – una guerra per il controllo del petrolio – fu pianificata con largo anticipo e che la sua bozza programmatica fu elaborata da Henry Kissinger e pubblicata nel 1975 nella rivista Commentary, e successivamente in Harper’s Magazine. Nello scritto Von Lochhausen sottolinea come lo studio delle relazioni americane con i propri alleati dimostra che i primi siano inclini a trarre vantaggio a scapito dei secondi, ad esempio usando le guerre come strumento per trasformare gli alleati in vassalli. Tanto nella Prima quanto nella Seconda Guerra Mondiale la partecipazione americana fu il larga misura parassitica. Gli sforzi decisivi furono compiuti dagli Alleati, ma gli Stati Uniti raccolsero i frutti della vittoria. Vedi Elementy, ibid. pp. 35, 36. E’ interessante notare che le interpretazioni di destra e di sinistra della Guerra del Golfo coincidono nella loro condanna dell’espansionismo americano. Per un parallelo da sinistra con von Lochhausen, si veda Dario Da Re, Rosanna Munghiello e Dario Padovan, Intellettuali, sinistra e conflitto del Golfo: una interpretazione retrospettiva del dibattito (Altreragioni, No. 2, 1993) pp. 151-174.
    (50) Samir Amin, U.S. Militarism in the New World Order, Polygraph, 5/1992 (Durham, NC) p.23.
    (51) Atti 1963 della American Society of International Law 13. Approfondendo le motivazioni giuridiche dell’embargo contro Cuba nel 1962, Dean Acheson affermava: “ devo conclude che la pertinenza dell’embargo contro Cuba non costituisce un tema di diritto. La potenza, il ruolo e il prestigio degli Stati Uniti sono stati sfidati da un altro stato; ma il diritto semplicemente non si occupa di questioni che riguardano il potere in ultima istanza”.Si veda anche Noyes Leech - Covey Oliver - Joseph Sweeney, The International Legal System, p. 105.
    (52) Charles de Gaulle, Unity, Documents (Simon & Schuster, New York 1960) p. 269. Vedi anche David Calleo, Europe’s Future. The Grand Alternatives (W.W. Norton & Company , New York,1967) p.112.
    (53) Il ricordo dell’intervento americano in Unione Sovietica nel 1918 ad Arkhangelsk e Vladivostok, nell’estremo oriente - intervento provocato dalle mire USA sulle risorse naturali della Siberia e dal piano del senatore Lodge per dividere l’Unione Sovietica in stati minori e così garantirsi il controllo dell’Ucraina – è di recente riemerso ed il tema è stato oggetto di dibattito nei mass media. Sull’argomento si veda A. Nevins, Henry White. Thirty Years of American Diplomacy, N.Y. 1930, p.354; Ljudmila Gviashvili, Sovietskaja Rossija i Soedinennje Štaty 1917-1920 (Casa Editrice in Lingue Estere, Mosca,1970.) Nel dibattito russo si è sottolineato che gli obiettivi della politica estera USA consisteranno nell’assicurarsi la superiorità strategica nel campo degli armamenti nucleari, costringere la Russia ad un ulteriore disarmo unilaterale attraverso iniziative di politica estera aggressive e avventurose, e persino di puntare al controllo diretto del potenziale nucleare della Russia, unico deterrente contro un intervento militare diretto.
    (54) U.S. Peacekeeping Policy Debate Angers Russians, N.Y.Times, August 29, 1993. Un editoriale della Krasnaja Zvezda (Stella Rossa, rivista dell’Esercito russo) definiva la Direttiva 13 “oltraggiosamente cinica, una diretta e sfacciata interferenza negli affari interni della Russia”. Gli Stati Uniti, se si oppongono ad una Dottrina Monroe della Russia, hanno tuttavia in corso l’unilaterale estensione della propria Dottrina Monroe, così da includervi gli ex membri del Patto di Varsavia e i Paesi Baltici, che secondo la dottrina americana contemporanea dovrebbero formare un cordone sanitario tutt’attorno la Russia; si veda N.Y. Times, February 17, 1992.
    (55) “Il vero significato della Dottrina Monroe per gli altri paesi latino-americani fu la libertà per gli USA di derubarli” ibid. op. cit. p. 7.
    (56) Hegel, The Philosophy of Right Oxford University Press, London,1967) p. 208-216. [tr.it. Lezioni di filosofia del diritto, Laterza].
    (57) Noam Chomsky - ibid. p. 14.
    (58) G.L. Ulmen - ibid. p. 59, 60.
    (59) Y. Semenov, Fašistkaja geopolitika na sluzhbe amerikanskogo imperializma (Gospolitizdat, Mosca,1952) p.32.
    (60) Ferdinand Czernin, Versailles 1919 (Capricorn Books, N.Y. 1964) pp.404-406.
    (61) “I trattati dovrebbero essere ideati al fine di promuovere gli interessi degli Stati Uniti assicurando un comportamento dei governi stranieri vantaggioso per gli Stati Uniti. I trattati non dovrebbero essere usati come un mezzo per operare mutamenti sociali interni... in ralazione a questioni che sono essenzialmente di natura interna” e gli Stati Uniti sono il solo giudice di ciò che è questione interna. Si veda Department of State Circular No. 175, (December 13, 1955), ristampata in 50 Am. J. Intl. L.784(1956).
    (62) Carl Schmitt, Völkerrechtliche Grossraumordnung... p. 43.
    (63) Noam Chomsky, Terrorizing the Neighborhood. American Foreign Policy in the Post-Cold War Era (AK Press, Stirling e San Francisco, 1991) p. 24.
    (64) Vedi The Holy Alliance, Time magazine, February 24, 1992 p.32.
    (65) Time, ibid. p. 29.
    (66) Noam Chomsky, Terrorizing the Neighborhood p. 19.
    (67) Accordo di Helsinki, Dichiarazione sui Principi che regolano i rapporti fra gli Stati partecipanti. Il testo integrale è pubblicato in Thomas Buergenthal (ed.), Human Rights, International Law and the Helsinki Accord (Allanheld, Osmun/Universe Books, New York, 1979) pp.161-165.
    (68) William Safire, Bosnia vs. the United Nations, N.Y.Times. , August 9, 1993.
    (69) N.Y.Times , August 2, 1993 p.A3.
    (70) N.Y.Times. , Aug. 5, 1993, p.1.
    (71) Newsweek, August 28, 1993.
    (72) see Pravda, 30 marzo 1995.
    (73) N.Y.Times, September 12, 1993.
    (74) L’articolo 52 (Coercizione di uno State mediante minaccia o uso della forza) della Convenzione di Vienna della Legge sui Trattati del 22 maggio 1969 stabilisce che “Un trattato è nullo se la sua sigla è stata ottenuta con la minaccia o l’uso della forza in violazione dei principi del diritto internazionale elencati nella Carta delle Nazioni Unite”.
    (75) Pravda 5, No. 24, 1996, p. 10-11. Intervista al generale Gallois di Jole Stanischic.
    (76) Nel dibattito russo il Tribunale dell’Aja è stato descritto come uno strumento di aggressione protratta, parafrasando Clausewitz, come guerra condotta con altri mezzi (giuridici), un tribunale istituito dai criminali di guerra di Washington per giustificare le conquiste territoriali americane compiute sotto la veste dell’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale – una Dottrina Monroe per il mondo intero – e per la persecuzione dei Serbi – partigiani della Resistenza contro i diktat del Nuovo Ordine Mondiale. Come equivalente storico del Tribunale dell’Aja, si potrebbe immaginare un tribunale istituito dalla Germania nazista per perseguire i partigiani della Resistenza nel corso della precedente versione del Nuovo Ordine Mondiale – quella di Hitler. Il generale Gallois, uno degli organizzatori del movimento di Resistenza in Francia, ha perfettamente presente l’assurdità del Tribunale dell’Aja.
    (77) Pravda 5, ibid.
    (78) Si veda Novoe Russkoe Slovo , 23 marzo 1993, p. 9.
    (79) Wolfram Henrieder, Germany, America, Europe (Yale University Press, New Haven,1989).
    (80) Hans W. Maull, Germany and Japan: The New Civilian Powers (Foreign Affairs, Wintern 1990/91, Council of Foreign Relations, N.Y. 1991) p. 93.
    (81) Riferendosi a Goethe, Thomas Mann definisce la civiltà come “l’intellettualizzazione del politico” e l’espressione dell’identità ed auto-realizzazione di una nazione: “La nazione è non soltanto un essere sociale; la nazione, e non la razza umana in quanto somma degli individui, è portatrice dell’individualità, della qualità umana; e il valore di quella produzione intellettuale-artistico-religiosa che si definisce civiltà nazionale... che si sviluppa dalle profondità organiche della vita nazionale – il valore, la dignità e il fascino di tutta quella civiltà nazionale stanno quindi indubbiamente in ciò che la distingue dalle altre, giacché solo questo elemento distintivo è civiltà, in contrasto a ciò che tutte le nazioni hanno in comune, che è soltanto civilizzazione. Ecco la differenza fra individualità e personalità, fra civilizzazione e cultura, fra vita sociale e vita metafisica”. Thomas Mann, Reflections of a Nonpolitical Man (Frederick Ungar Publishing Co, N.Y. 1983) p. 179 [trad. it cit.].
    (82) Andrew Shennan -De Gaulle (Longman, New York, 1993)- at p. 118.
    (83) Andrew Shennan - ibid , p.118.
    (84) David P. Galleo Europe’s future. The Grand Alternatives (W.W. Norton & Company, New York, 1967) p. 90.
    (85) Intervista ad Alain de Benoist , Le Monde, 15 Mai 1992 (Paris).
    (86) Walter Russel Mead The United States and the New Europe (World Policy Journal, New York), Winter 1989-90 pp. 53,55,56.
    (87) Il Trattato di Rapallo fu concluso il 16 aprile 1922 fra Germania e Unione Sovietica. Esso consentì all’Unione Sovietica di spezzare il monolitico accerchiamento capitalista delle potenze di Versailles, mentre per la Germania aprì la via alla revisione di quello che veniva percepito come il diktat di Versailles. Trattando del futuro possibile orientamento politico della Russia, Dughin approfondisce la questione di un Sonderweg [percorso privilegiato] russo-tedesco in quanto retroterra storico ad una comune unione politica.
    (88) Rudolf Bahro, Rapallo - Why Not (Telos, No. 51, Spring 1982, N.Y.) p. 125. E’ interessante notare che il ministro degli esteri tedesco Klaus Kinkel affermò nel corso di un meeting in Baviera con la sua controparte russa, Andrej Kozyrev, che “la creazione di un asse Bonn-Mosca è un obiettivo della politica estera tedesca ”; Izvestia, Mosca, 24 agosto,1993.
    (89) David Galleo, Europe’s Future, ibid. p.89; si veda anche de Gaulle, Unity... ibid. pp.176-177.
    (90) Charles de Gaulle, Unity, ibid. p. 271.
    (91) David Galleo, Europe’s Future, ibid. p. 124.
    (92) Aleksandr Dughin, Konspirologhija, ibid. 96 . Dughin si riferisce ai lavori di Konstantin Leontief, nei quali fu per la prima volta trattato il primato del principio della terra su quello del sangue.
    (93) Nel dibattito politico della Russia contemporanea il principale portavoce di questa nozione è stato Lev Gumilev.
    (94) Robert Steuckers, La sfida asiatica, Elementy , n. 3, p. 24.
    (95) Vladimir Ovzinski, Konterperestrojka, Naš Sovremennik, 5-1992, Mosca, p.128.L’autore, che ha realizzato numerose interviste ad ex esponenti del KGB in Lituania, sostiene sulla base di quelle interviste che gli Stati Uniti perseguono quattro differenti obiettivi: 1. L’affermazione di interessi americani egemonici in Lituania, in opposizione agli interessi tedeschi. 2. La sovversione di quello che la CIA interpreta come l’opposizione comunista, nonché delle organizzazioni a difesa degli interessi delle minoranze russe nel paese. 3. Raccolta di materiale riguardante ex esponenti del KGB a fine di persecuzione o di reclutamento. 4. Invio di agenti reclutati nelle altre ex Repubbliche sovietiche.
    (96) Vedi Elaine Sciolino, U.S. to Offer Plan on a Role in NATO for Ex-Soviet Block, N.Y. Times, October 21, 1993; Stephen Kinzer, NATO Favors U.S. Plan for Ties With the East, but Timing is Vague, N.Y.Times, October 22, 1993. Il presidente Clinton propose formalmente l’espansione della NATO al summit NATO del gennaio 1994.
    (97) Noam Chomsky, A View from Below in Michael Hogan, The End of the Cold War (Cambridge University Press, New York 1992) p.142.
    (98) Y.Semenov, Fašistkaja geopolitika, ibid. p. 29
    (99) Il generale Viktor Filatov paragona Eltsin al generale Vlasov, traditore nel corso della Seconda Guerra Mondiale; vedi Den’, N. 25, 1993, Mosca, 27 giugno 1993. Stephen Cohen sostiene che dal 1991 la politica USA è stata caratterizzata da una costante escalation di interventismo nelle questioni interne russe, il che ha creato negli ambienti del movimento patriottico russo l’impressione che il governo Eltsin sia un “regime di occupazione” sponsorizzato dagli USA. L’interventismo USA ha provocato una risoluzione di condanna delle ingerenze americane negli affari interni della Russia, approvata il 21 marzo 1993 dal Parlamento russo: “L’amministrazione Clinton ha attuato una costante escalation di questo tipo di interventismo – escogitando il summit di Vancouver in aprile, come tentativo di “aiutare Eltsin” nel suo scontro in atto con il Parlamento; appoggiando il Presidente russo nelle sue minacce di sciogliere il Parlamento; sostenendo gli sforzi di Eltsin di assicurarsi poteri dittatoriali o speciali a danno pressoché di tutte le altre istituzioni democratiche della Russia; e persino suggerendo a Clinton di recarsi a Mosca per un summit di solidarietà a Eltsin. Il risultato è stato quello di porre il governo USA in una pessima compagnia istituzionale. Ad opporsi al sequestro del potere da parte di Eltsin è stato non solo il Parlamento di Russia, ma anche la Corte Costituzionale, l’Avvocatura di Stato, il Ministero della Giustizia e il Vice Presidente”. Si veda The Nation, April 12, 1993, pp.477, 478.
    (100) Gli avvenimenti connessi con il colpo di stato del 21 settembre 1993 accreditano l’impressione che Eltsin agì in collusione o persino – cosa non inverosimile – su istigazione degli Stati Uniti.
    (101) Julien Freund. The Central Themes in Carl Schmitt’s Political Thought ,Telos, n.102, New York 1994, p. 31.
    (102) Aleksandr Dughin, Carl Schmitt. Pjat' urokov Rossii, ibid. p. 134.
    (103) Julien Freund, ibid. p. 31.
    (104) Aleksandr Dughin, ibid. p. 134, New York 1994-96.





    --------------------------------------------------------------------------------

    Questo articolo è per la prima volta apparso in forma abbreviata nella rivista politica americana Telos; diverse versioni sono state pubblicate in altre riviste.
    La versione integrale è stata pubblicata in tedesco :
    "Rusland, Europa und Washingtons Neue Welt-Ordnung. Das geopolitische Project einen Pax eurasiatica", ETAPPE, Heft 12/Juni 1996.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    DALLA SKULL AND BONES AL NUOVO ORDINE MONDIALE



    Intervista a Maurizio Blondet





    COSCO: Dottor Blondet, per quanto riguarda la Skull and Bones, vuole dire qualcosa ai lettori, che non sanno nulla di questa misteriosa società segreta?

    BLONDET: E’ una società segreta studentesca fondata nel 1832, dove vengono cooptati alcuni studenti dell'Università di Yale, una delle maggiori università americane, diciamo del patriziato americano, in numero di dodici all'anno. Notoriamente, George Bush, l’ex presidente degli Stati Uniti, è stato membro e, prima di lui, suo padre e, naturalmente, anche suo figlio, ammesso che suo figlio sia in grado di seguire comunque le lezioni di Yale, perché questo è un po' dubbio. Ho il sospetto che il candidato repubblicano alla presidenza, non ne possieda le capacità. Però, sicuramente, fa parte di questa setta, anche se non in senso stretto, proviene indubbiamente da quell’ambiente. La famiglia Bush è, pure, vicinissima ai banchieri Harriman, che sono uno dei gruppi più potenti dell’establishment americano.





    COSCO: Si può dire che Skull and Bones sia stata ed è, in un certo senso, anche la CIA, perché Bush, come è noto, è stato anche direttore della CIA?

    BLONDET: Le cose non sono assolutamente uguali. E’ però vero che dei direttori della CIA sarebbero stati anche membri della Skull and Bones. In generale, lo scopo fondamentale di una società di questo genere è quello di costituire un gruppo di coetanei, ma, anche, poi, un gruppo intergenerazionale che si aiuta a vicenda, è ovvio. Si sa, anche, che, in generale, l'ideologia della confraternita è, per così dire, al di sopra sia della destra che della sinistra. Destra e sinistra, per loro, sono due elementi dialettici a cui si ritengono superiori. Sono un gruppo di gnostici dedicati, specificatamente, alla manovra politica, quindi destra e sinistra vengono utilizzate come etichette da queste persone, che ritengono di stare al di fuori di simili distinzioni. Non a caso, Harriman è proprio il banchiere che fu ambasciatore americano nell’Unione Sovietica e fu uno di quelli che, veramente, diedero un grande aiuto a Stalin e allo stalinismo, pur proclamando sempre di essere anticomunista. Fa parte di quel giro di banchieri di cui la gente non si ricorda più, banchieri americani, che hanno sostenuto, fino a Gorbaciov compreso, il sistema sovietico.





    COSCO: Sono ammessi all’Ordine dei Teschio e Ossa, oltre ad americani, anche personalità di altre nazioni?

    BLONDET: Non lo so questo, anche perché l'unica e sola fonte certa, su questa società segreta, è un libro apparso diversi anni fa e non mi risulta che ci siano stati altri lavori. Di questa potentissima confraternita ha scritto lo storico Anthony C. Sutton in "America’s Secret Establishment – An Introduction to The Order of Skull & Bones, by Anthony Sutton" (liberty House Press, Billings, Montana - 1986). Mi sembra comunque improbabile la presenza di personaggi di altre nazionalità. Potrebbero, forse, esserci dei britannici, ma non, per esempio, dei messicani o degli italiani, non credo proprio.





    COSCO: E la storia dell’Israele Britannico ha a che fare qualcosa con questa società segreta?

    BLONDET: Per quanto se ne sa i British Israelites non sono direttamente collegati alla Skull and Bones.





    COSCO: La Skull and Bones è stata sospettata, fin dall'Ottocento, di essere una confraternita che pratica il satanismo. Una cosa del genere può essere vera secondo lei?

    BLONDET: Si può senz’altro sospettare una cosa del genere. Per quel che se ne sa viene fatto un rituale usando delle ossa, che si dice siano del capo indiano Geronimo e che sarebbero in possesso di questo gruppo, conservate in una sala normalmente non accessibile a chiunque, a Yale, dove, appunto, viene celebrato questo rito annuale di iniziazione. E’ un rito, sicuramente, di stampo massonico, come stile, perché l'adepto deve stare in una bara, quindi è un rito di morte e rinascita simbolica. L’iniziando deve anche rivelare cose di cui si vergognerebbe a parlarne normalmente, riguardano il suo modo di vivere la sessualità in primo luogo, è una specie di purificazione, una parodìa della confessione cattolica.





    COSCO: Viene dunque celebrata una ritualità esoterica?

    BLONDET: Chiaramente sì. Che sia satanica in senso stretto è difficile affermarlo. Si può, anche, sospettare, a un certo punto, l'immissione di una sacerdotessa donna nel gruppo che, lo ricordo, è esclusivamente composto da maschi. Questa donna ha un qualche tipo di ruolo in questa liturgia, ma non so con precisione dire quale.





    COSCO: Le risulta che il presidente Clinton ne abbia fatto o ne faccia parte?

    BLONDET: No, Clinton no. Clinton ha un'altra storia. Lui ha avuto una formazione specificatamente anglosassone. E’ stato in Inghilterra a studiare, tuttavia, pare, abbia una profonda ripugnanza per il mondo britannico. Tutt’altro tipo è invece Al Gore. La famiglia Al Gore, molto potente da sempre, al pari di quella di Bush, fa parte di un establishment rosso. Il papà di Al Gore è sempre stato vicinissimo e socio in affari di Hammer, quell’ebreo che, per primo, portò aiuti a Lenin. E’ morto ultranovantenne, qualche anno fa, ricchissimo, era un classico agente sovietico, lui stesso se ne vantava. Hammer era molto famoso, faceva affari sporchi con l’Unione Sovietica, allo scopo di sostenere questo mostro, ormai crollante. Non a caso Al Gore ha fatto un "errore" recentemente. Un anno fa il FMI prestò a fondo perduto, a condizioni ultrafavorevoli, alla Russia ormai di Eltsin, su richiesta e su subdole trame di Al Gore, mi pare, 7 miliardi di dollari, che finirono immediatamente all’estero, in Russia non entrarono mai. Quei soldi finirono sui conti dei cosiddetti oligarchi, cioè ex agenti del KGB ed altre personalità, diventati "imprenditori" della nuova Russia.





    COSCO: La Skull and Bones è stata definita da taluni come la risorgenza degli Illuminati di Baviera di Wheishaupt. Lei, cosa pensa al riguardo?

    BLONDET: E’ possibile, ma non credo che ci siano prove dirette di questo. È più probabile, invece, che stiano all’interno di un qualche cosa di più generale e più vasto, perché il profilo della Skull and Bones non è così rivoluzionario. È certo internazionalista, globalizzatore alla Bush, ma non così rivoluzionario.





    COSCO: Si potrebbe dire che questa sètta tenda alla realizzazione del nuovo ordine mondiale?

    BLONDET: Questo è il senso che ha dato Bush. Il Presidente Bush, ai tempi della guerra dell’Iraq, fu il primo a parlare apertamente di un nuovo ordine mondiale, che si stava instaurando con quella guerra. La vicenda, poi, non è andata esattamente come pensava lui. C’è un nuovo ordine mondiale in atto, però, non so, esattamente, quali possano essere le conseguenze a lungo termine. Il potere non è dietro la maschera dell’ONU, ma direttamente statunitense. L’America è l’unica superpotenza rimasta, che non si è nascosta dietro l’ONU.





    COSCO: Qual è il vero volto del nuovo ordine mondiale, che molta gente considera come il massimo bene?

    BLONDET: Essenzialmente il nuovo ordine mondiale è anche la libera circolazione dei capitali, prima ancora che delle merci, che vengono in secondo luogo e degli uomini che vengono in terzo luogo, perché si sa che il libero movimento di uomini è limitato negli Stati Uniti. Alla frontiera col Messico, per esempio, ci sono centinaia di chilometri di reticolati e di filo spinato, però, i capitali sono ben accetti. In questo nuovo ordine mondiale si esplicano fenomeni diversi, non tutti da condannare, in realtà. Va un pò rivista la posizione ideologicamente negativa. Il capitalismo, anche globalizzato, funziona, sta funzionando e non sempre male, ci sono paesi che se ne avvantaggiano e non sempre sono paesi del giro di quelli che contano, ma sono paesi che hanno visto risorgere o rivalorizzare le loro peculiarità culturali profonde. Questo, probabilmente, non era previsto. Per esempio, l’India è diventato uno dei massimi esportatori di software, perché tutti i giganti del software indiani appartengono alla casta bramanica, nelle cui famiglie si impara il sanscrito, cioè una lingua classica e, anche, il pensiero matematico in astratto. Questi parlano l’inglese e costano un po’ meno sul mercato mondiale. Un altro paese, che si sta avvantaggiando, più di quanto si creda, è la Spagna. Anche qui per un fatto culturale preciso. La Spagna è un paese che per 500 anni ha avuto un impero. Attualmente ci sono 400 milioni di persone che parlano spagnolo. La Spagna sta diventando la potenza economica egemone sui mercati sudamericani. Banche spagnole si stanno comprando le banche argentine, venezuelane ecc.. La Spagna acquista, sempre più, la figura di madrepatria imperiale. Io sono stato in Spagna recentemente, fatto singolare, non esiste un atteggiamento culturale antiglobalizzazione, come esiste per esempio in Francia, in Italia e, in fondo, anche in Germania, ma guardi che non è un caso perché l'antiglobalismo oggi è la maschera dell'inefficienza dei governi di sinistra. Noi siamo contro la globalizzazione per le tradizioni e, improvvisamente, la sinistra riscopre le tradizioni nazionali, perché è perdente.





    COSCO: E gli aspetti negativi del nuovo ordine mondiale?

    BLONDET: Alcuni aspetti negativi sono già in corso, sono, soprattutto evidenti, nell’eccesso di libera circolazione dei capitali puramente speculativi. Appena c'è stato un momento di panico questi capitali se ne sono andati da un minuto all'altro, perché, appunto, la moneta elettronica adesso si muove in telecomunicazione, lasciando paesi a secco, in grave crisi economica, paesi che si erano indebitati, perché stavano crescendo, si sono visti, improvvisamente, mancare la liquidità. Ci sono, poi, fenomeni della finanza più speculativi, praticamente si rivelano, alla fine, delle enormi bolle di debito inaccertabili, cioè, non contabilizzati da nessuno. Si ravvisano, altresì, pure, fenomeni particolarmente malvagi e sinistri in certi paesi dell'America Latina; penso alla Colombia. Ogni paese deve specializzarsi nel suo vantaggio competitivo; chi sa fare bene le cravatte, come gli italiani, vende le cravatte e basta e non può fare aerei o cose del genere. La Colombia sa fare la coca. Un terzo del territorio colombiano è adesso controllato da un esercito guerrigliero, che esiste da sempre, di sinistra naturalmente. Sono dei narcotrafficanti con l'etichetta di sinistra e, nel luglio scorso, il capo della borsa di New York, che si chiama Richard Grasso, è andato a fare una visita a questi terroristi di fatto, che stanno veramente atterrendo la popolazione, uccidendo bambini, facendo cose degne della Cambogia di Pol Pot, per offrire loro di "investire" denaro sporco nella borsa di New York. Dietro questo interesse del mondo finanziario americano per i narcotrafficanti, c'è chiaramente anche l'idea di legalizzare le droghe pesanti.





    COSCO: Alcuni cattolici paventano, con la piena attuazione della globalizzazione, la scomparsa della religione cattolica, pensa che sia possibile una cosa del genere?

    BLONDET: Nei confronti del cattolicesimo c'è un'ostilità di questi ambienti, penso proprio a Bush. Sicuramente anche Al Gore. Vi è anche fastidio, rifiuto, ma sono fenomeni autonomi però, ed è difficile che possano agire direttamente sulla religione cattolica, sul Vaticano. Il vero problema è, invece, una specie di cedimento finale del cattolicesimo clericale. L'alto clero del Vaticano stesso, manifesta sempre più una forma di nichilismo sorridente, che lo induce a sottacere i contenuti forti dell'ortodossia per provocare grandi eventi mediatici, che sono solo apparenza e pochissima sostanza. La cosa è a tal punto vera che l'anno scorso, a Natale, D'Alema, capo del governo, ha portato la moglie e i bambini alla messa di mezzanotte a Betlemme. C'è questo fatto, una persona che non crede a nulla porta la famigliola a vedere uno spettacolo spirituale suggestivo. In un certo senso, questo mi è sembrato un evento simbolico molto forte, come anche questo giubileo dei giovani, dove l'ultimo giorno, nelle poltrone destinate ai vip, si è visto, invitato o non invitato, praticamente tutto il centro sinistra.





    COSCO: Secondo lei la Chiesa è ormai diventata solo un grande e suggestivo spettacolo, che suggestiona le masse?

    BLONDET: Sì, è una chiesa spettacolo, che proprio per questo viene cooptata da questa specie di clericalismo istituzionale ateo, perché c'è anche un subdolo clericalismo ateo di sinistra. Certi comportamenti della Chiesa, come le continue richieste di perdono, lasciano i veri cattolici sgomenti e, invece, vengono accolti con consenso istituzionale dalla sinistra che non crede, ma che considera le masse, che noi non siamo capaci di mobilitare e loro invece si. Poi c'è l'organizzazione, la forza organizzativa che ormai la Cgil non ha più, che le parrocchie invece hanno ancora. Bisogna vedere se, poi, questi giovani saranno cristiani anche quando si tratterà, come ha ricordato il Papa, di pagare col sangue la propria fede; io non ci credo.





    COSCO: Secondo lei, il fatto di Al Gore di far candidare, come suo vice, un ebreo, cosa può significare?

    BLONDET: La lobby ebraica negli Stati Uniti è determinante, cosa stranissima ma è così, per il voto proprio. Da sempre gli ebrei, fin dal tardo 800, nel sistema elettorale americano, dove l'elettore si deve registrare per votare, controllano il voto. Nell’800 controllarono il voto del ceto popolare, operaio, erano molto di sinistra gli operai. L’avere un vice ebreo è in qualche modo un atto di audacia, certo, non credo che otterrà il voto dei negri per esempio, però, hanno fatto sicuramente i loro calcoli. I negri votano poco e gli ebrei, invece, sono capaci di mobilitare il voto e di finanziare i candidati. Inoltre, la cosa più preoccupante è che il tipo di ebreo che è lì non è più un ebreo di sinistra, laburista, ma un ebreo fondamentalista. Recentemente cosa è il "fondamentalismo ebraico" lo abbiamo visto con quel Rabbino, che ha detto che gli ebrei, morti nei campi di concentramento, erano delle reincarnazioni di ebrei puniti per i loro peccati. Siamo nel vaneggiamento più assurdo, la reincarnazione è una delle credenze occulte di gruppi cabalisti. Questo indica che sètte "religiose", prima marginali nell’ebraismo, stanno diventando l’ebraismo ufficiale. C’è, quindi, una estremizzazione nel mondo ebraico su sfondo religioso, che lo rende, secondo me, molto pericoloso. Sono stato in Israele e ho visto come i partiti cosiddetti laici, i cui capi vengono spesso apertamente minacciati di morte dai rabbini, non osano rispondere per le rime, è un vecchio riflesso ebraico, alla fine i rabbini più fanatici comandano sempre.





    COSCO: Un’ultima domanda. Come si colloca un Al Gore, dichiaratamente di sinistra, con l’ebraismo?

    BLONDET: Al Gore è di quella sinistra essenzialmente ecologista, che limita le nascite, meno uomini ci sono nel mondo meglio è, controllo demografico, sviluppo zero, ecc. perché se no le foche muoiono. Essenzialmente, oggi, sinistra liberale è essere questo, ecc. Al Gore è affiancato da un personaggio che è un ebreo di questo tipo qui, fanatico insomma. E le due cose possono andare insieme perché nell’ebraismo fanatico, gli altri uomini non ebrei sono sotto-uomini e, quindi, materiale umano che può essere utilizzato, ridotto, tagliato, clonato, ecc., insomma per loro quello che conta è il sangue di Abramo e la discendenza di Abramo, che è la vera e unica umanità, gli altri non lo sono. Gli altri, per questa gente, sono solo merce di scambio.





    Giuseppe Cosco
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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