Strage in Iraq, la guerriglia scatenata. A Falluja missili Usa su un ospedale
di Toni Fontana
Se quella iniziata il primo maggio del 2003 (quando Bush annunciò incautamente che la missione era «compiuta») è la seconda guerra irachena, quella iniziata ieri è dunque la terza. Sul fatto che stia per iniziare un nuovo ed importante capitolo del conflitto non vi sono più dubbi. Secondo alcuni giornali, come il britannico The Guardian, sta per cominciare il «più sanguinoso assalto dall’invasione dell’Iraq». L’esito del combattimento non appare però scontato e lo si è visto ieri.
I ribelli hanno sferrato un davastante assalto nella città di Samarra, uno dei centri del triangolo sunnita, dimostrando un’inaspettata pericolosità ed una notevole capacità militare. Quattro autobombe sono esplose in rapida successione. Tra le prime e le seconde esplosioni, i ribelli della guerriglia hanno sferrato un attacco contro tre commissariati uccidendo molti poliziotti. Da ieri dunque insorti e kamikaze sono diventati attori di un’unica strategia militare e, non a caso, la guerriglia ha attaccato proprio a Samarra. La città era stata conquistata dalle forze Usa ed irachene poche settimne fa ed il premier Allawi aveva trionfalmente rivendicato l’operazione definendola un «successo» della Coalizione e dei governativi. Ieri invece si è visto che gli insorti sono ancora padroni del campo. Le prime due autobombe hanno davastato gli uffici dell’amministrazione locale ed un commissariato, poi è scattato l’assalto alle caserme della polizia.
Nel caos più totale, mentre le ambulanze ed i mezzi dei vigili del fuoco correvano da un lato all’altro di Samarra, sono entrati in campo i kamikaze che hanno attacco un convoglio delle forze irachene ed un’altra sede della polizia. Per alcune ore è stato un inferno, secondo alcune fonti, i soldati americani hanno completamente perso il controllo della situazione e si sono messi a sparare all’impazzata contro automobili e abitazioni. Un bilancio approssimativo dell’assalto della guerriglia è di 37 morti e almeno 70 feriti. Insomma la guerriglia ha fornito «un assaggio» della proprie capacità militari. Altre battaglia si annunciano per i prossimi giorni. Sul piano politico-diplomatico non vi sono più margini di alcun tipo per trattare con gli insorti. Bush si è confrontato ieri da Camp David in videoconferenza con i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale e sono stati discussi - spiega il New York Times - i «piani per la battaglia».
La lettera spedita Bush, Blair e Allawi da Kofi Annan, che chiede di evitare l’attacco contro gli insorti sunniti, è finita letteralmente nel cestino. Downing street ha fatto sapere che il capo dell’Onu «può dire quello che gli pare», ma tocca ad Allawi decidere. Quest’ultimo ha a sua volta definito «confuse» le argomentazioni del capo delle Nazioni Unite che ha accusato di non aver indicato «un’alternativa». Molti analisti ed editorialisti americani avevano per la verità consigliato Bush di tentare di dividere il fronte degli insorti, coinvolgendo una parte di loro nelle trattative e isolando i terroristi di Al Zarqawi che sono asserragliati tra i minareti di Falluja. Questa possibilità non è stata però esplorata ed ora baathisti, jihadisti arabi di vari paesi, estremisti islamici e tagliagole legati alla rete di Al Qaeda sono uniti in un unico fronte che, come si è visto ieri, è anche in grado di contrattaccare. A Ramadi e Falluja, e non solo a Samarra, sono per ora gli insorti a prendere l’iniziativa. Venti marines sono stati feriti da un’autobomba esplosa a Ramadi, mentre a Falluja gli assediati hanno effettuato numerose sortite con razzi e mortai obbligando i marines a ripiegare nelle basi. Gli americani hanno attaccato a loro volta con l’artiglieria e lanci di missili. Nel corso della notte sono anche proseguiti i raid aerei. Ancora una volta la precisione «chirurgica» dei bombardamenti è stata smentita; due missili sono è infatti caduti su un ospedale appena costruito, distruggendolo. Gli ordigni hanno colpito la clinica Nazzal che era stata costruita a Falluja grazie ad un finanziamento dell’Arabia Saudita.
Anche nel caso di Falluja e Ramadi di tratta di «anticipazioni» di quel che accadrà nei prossimi giorni quando scatterà l’offensiva terrestre degli americani che, per ora, stanno colpendo le difese con l’obiettivo di spianare la strada ai fanti e ai tank. Questo capitolo della guerra, che appare decisivo per il futuro dell’Iraq, rischia di non avere testimoni.
Gli americani, come era accaduto nel 2003, si sono portati al seguito alcuni giornalisti «embedded» che però osservano i fatti solo dal loro punto di vista. Ieri una fonte della guerriglia di Falluja ha invitato i giornalisti interessati a recarsi nella città ribelle per diventare testimoni della «crociata contro l’Islam e vedere la vera faccia dell’America». Gli insorti protezioni, trasporti e alloggio ai reporter che - dicono - vorranno diventare «embedded» dalla loro parte. A Baquba infine sono stati trovati i corpi di due ostaggi, un sudanese ed un iracheno.




Rispondi Citando
