CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, a nome dei repubblicani europei, con determinazione e dolore, esprimo voto contrario su questo provvedimento, che induce in tutti i democratici italiani autentica preoccupazione. I repubblicani europei non possono, dunque, che stigmatizzare anch'essi, così come i colleghi di opposizione ed un'isolata ma autorevole voce nella maggioranza, la pervicace volontà di modificare l'equilibrio tra i poteri dello Stato, la composizione ed i poteri del Parlamento, la formazione delle leggi, oltre che inserire elementi di separazione tra le regioni, che saranno motivo di devastante conflittualità.
Con la velleitaria volontà di ridisegnare per intero lo Stato, è stata messa in discussione la Repubblica, che, come ho ascoltato più volte ricordare in quest'aula, non è solo la denominazione di una forma di Stato: al contrario, essa è la sostanza della nostra democrazia, fondata sulla divisione dei poteri - che avete abolito -, sul potere di rappresentanza parlamentare - che avete azzoppato -, sull'equilibrio tra i vari poteri, che è l'unica garanzia del permanere del sistema democratico. Tale equilibrio voi lo avete distrutto, a favore di una forma di presidenzialismo arretrato e pericoloso.
Quanto alla cosiddetta devolution, alibi per tale sciagurato disegno, ne è venuto fuori un federal-centralismo o un central-federalismo, con cui si tenta di dare una sovranità impossibile alle regioni ed ai loro popoli.
Se questo vuole la Lega Nord - e questo vuole - occorre che tutti coloro che hanno a cuore l'identità repubblicana della nazione italiana affermino con chiarezza che questo è un progetto inaccettabile. La sovranità appartiene al popolo, come era stato definito nella tradizione politica popolare italiana, a partire dalla Costituzione della Repubblica romana del 1849: un popolo, un patto, una nazione.
Quando fu il momento, nel 1861 e nel 1870, non prevalse né l'idea federalista di Cattaneo, né quella di Mazzini (che avrebbe voluto, da subito, un'Italia repubblicana). Solo nel 1946, a seguito del referendum che trasformò l'Italia in Repubblica, il popolo ha eletto un'Assemblea costituente ed ha scritto una Costituzione per mano di tali eletti. Un popolo sovrano, quindi, che elesse i nostri padri costituenti, consapevoli tutti - siano stati di maggioranza o di opposizione - del compito impegnativo ed esaltante che avrebbero dovuto affrontare, e che hanno egregiamente risolto.
Voi volete rompere quel patto, con il rafforzamento, anzi con la prevaricazione consentita al potere del Governo rispetto al Parlamento, volete dare al popolo una semisovranità, quella per cui ognuno è padrone, a casa propria, di farsi la scuola che vuole e la sanità che vuole, e volete affidare il Governo ad un vero e proprio padrone.
Voi non siete qui ad unirci con un patto federalista; siete, invece, venuti a dividerci in un conflitto federalista, perché il federalismo, cari colleghi, rappresenta - ed ha sempre rappresentato - lo strumento, in sede costituente, di aggregazione di popoli sovrani, che non rinunciano completamente, ognuno di loro, alla propria sovranità. Non si è mai visto che uno Stato unitario si trasformi in uno Stato federale, né che un sistema parlamentare si trasformi in presidenziale per effetto di una revisione costituzionale compiuta da un Parlamento eletto - aspetto assurdo - con il sistema maggioritario!
Mi chiedo, insieme al collega Gerardo Bianco, che lo ha detto in modo sintetico ed estremamente efficace: è stato legittimo tutto ciò? È legittimo che una maggioranza, forte di più di cento voti di differenza, stravolga la Costituzione in vigore? Allora, chiedo a tutti i colleghi della maggioranza - poiché vi sono ancora dei passaggi da fare - una lunga pausa di riflessione sulla volontà di qualcuno in quest'aula di portare a casa una revisione costituzionale che è una vera e propria rivoluzione costituzionale, ossia un concetto che nella scienza politica è pura contraddizione. Tra l'altro, state mettendo in atto una riforma della seconda parte della Costituzione che è in netto contrasto con la prima parte: è un assurdo sul quale le generazioni future studieranno e, probabilmente, rideranno con qualche scherno.
Volete cambiare la Costituzione e il sistema, da parlamentare in presidenziale spinto, e volete dividere l'Italia, frammentando la stessa sovranità popolare tra più
popoli, ognuno a casa sua. Se questo è il vostro intento, allora, come minimo, occorre convocare comizi elettorali per eleggere un'Assemblea costituente. Non è vietato tutto ciò, ma occorre farlo nella misura e con le persone giuste, con le procedure giuste, perché, fino a prova contraria, il popolo italiano è ancora uno ed è sovrano e noi, in questa sede, lo rappresentiamo tutto e non per settori. Esso non potrà mai accettare limitazioni territoriali di sovranità che non abbia direttamente, rappresentativamente, proporzionalmente e non maggioritariamente votato ed approvato per mezzo di ogni sua componente politica, culturale e sociale. Allo stesso modo, non potrà mai accettare un sistema presidenziale che ha in sé tutte le possibilità di trasformarsi in dispotico ed autoritario.
Chi è coerente con questa impostazione non può, quindi, che rifiutare in toto questo provvedimento, richiamando tutti ad una più attenta riflessione sul costituzionalismo democratico e sui suoi presupposti, dei quali tutti i repubblicani in questo Parlamento si sono impegnati a risollevare le sorti.




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