....senatore
Il professor Domenico Fisichella continua a tacere su una circostanza per lui e per tutti noi imbarazzante.
Un suo stretto collaboratore nel lavoro istituzionale, Dario Mattiello, è stato licenziato perché fotografato al gay village del quartiere romano di Testaccio.
Così recita la denuncia circostanziata del fatto, firmata da Daniele Scalise nel Foglio e corredata della foto incriminata da noi pubblicata ieri in prima pagina.
Una smentita avrebbe risolto le cose, se verificata, mentre il silenzio del vicepresidente del Senato le complica, e parecchio. Intanto per un motivo specifico.
Per quanto possa essere fiduciario un rapporto di collaborazione nello staff della segreteria politica di un’alta autorità istituzionale, il solo sospetto, denunciato in modo chiaro e legittimo da un giornalista, che quel rapporto sia stato interrotto per una inclinazione moralistica relativa alla personalità dell’interessato, e al suo uso del proprio tempo libero, ha l’inconfondibile sapore della discriminazione.
E siccome di discriminazione, contro gli omosessuali o contro la professione di coscienza di un cristiano si è molto parlato e si sta parlando molto nel nostro paese e in Europa, sarebbe encomiabile che il senatore Fisichella chiarisse, se siano chiaribili, le cose.
Poi c’è un aspetto più generale della faccenda.
Noi abbiamo sostenuto che la battaglia di interdizione contro il commissario designato dal governo italiano per Bruxelles, Rocco Buttiglione, fosse inquinata dal pregiudizio politicamente corretto. Marco Pannella ha ribadito di aver considerato fin dal primo momento “ineccepibili” le dichiarazioni che hanno poi portato alla liquidazione del commissario di cultura e formazione e confessione cristiana-cattolica, e di aver insistito su una questione non di legittimità per lui a svolgere il suo mandato ma di “opportunità”.
Come dicono certi chirurghi, però, l’operazione è riuscita benissimo, tutto era “ineccepibile”, ma il paziente è morto.
Il caso Fisichella è la controprova culturale.
Se fosse viva una sensibilità civile politicamente corretta, intonata alla nostra legislazione sui rapporti di lavoro e alla carta dei diritti europea e al trattato costituzionale appena firmato, il nostro paese oggi sarebbe in tempesta, e la sinistra laica e cattolica chiederebbe conto in modo chiaro, visibile, del comportamento dell’alta carica istituzionale.
Il che non è, salvo una lodevole interpellanza dell’onorevole Franco Grillini e una lettera pervenutaci dal deputato della margherita Roberto Giachetti.
Speriamo che, anche per dimostrare la buona fede anti-discriminatoria e lo zelo mostrato nel caso Buttiglione per la tutela delle minoranze, il vicepresidente del Senato sia chiamato a rispondere e a chiarire le cose.
In qualunque paese civile il suo silenzio sarebbe preso come una dimostrazione di arroganza, e se ne verrebbe giù il teatro per i fischi.
Ferrara su Il Foglio
saluti




Rispondi Citando