BUZZATI, IL CRONISTA DEL MISTERO
Non chiederti com'è fatto il mondo del mistero che vuoi conoscere, ma come devi essere fatto tu per poterlo conoscere
di Luciano Gianfranceschi
tratto dal G.D.M. N° 419
Strano, in quest'Italia che dimentica alla svelta i suoi figli migliori, che ci si ricordi di Dino Buzzati - giornalista di cronaca anche insolita, scrittore di fantastico, e pittore visionario - il cui centenario della nascita è il 18 ottobre, quando gli eventi culmineranno nella sua città natale, Belluno. Ma sono cominciati, a cura della Provincia di Milano, venerdì 17 febbraio 2006, alle ore 17,17; per sottolineare che Buzzati preferiva le vicende strane e misteriose. Quelle in cui una serie di circostanze legano il destino umano a qualcos'altro, senza spiegazioni razionali. A chi gli domandava se era superstizioso rispondeva: "No, perché per gli addetti ai lavori la superstizione non vale" : Invece era certo della jettatura "in quanto - assicurava - colpisce coloro che ci credono': Insomma, Buzzati meritava di meglio, in quanto a stranezze commemorative. E meno male - verrebbe forse da dire a lui stesso - che ci pensa la realtà. Già, perché è in corso una paradossale vicenda sulle sue ceneri.
La cappella di famiglia a Villa San Pellegrino è stata recentemente restaurata, e così qualcuno s'è accorto che l'urna era stata portata via. Pare che sia stata la vedova - Almerina Antoniazzi, 55 anni, che Buzzati, sposò giovanissima nel 1966 - a reclamare con i documenti, e ad ottenere con un muratore, i resti del defunto. Li ha trasferiti a Milano. `Avrei voluto spargere le ceneri al vento, tra le montagne delle Cinque Torri - ha raccontato agli amici ristretti - perché era il desiderio di Dino':
Se, però, è stato possibile far valere i diritti sulla tomba, non altrettanto le è riuscito contro le disposizioni di legge che - finora - vietano la dispersione all'aperto delle ceneri. Frattanto, dov'è l'urna? La vedova ne fa un mistero. "Non l'ho detto nemmeno a mia figlia - risponde agli amici più vicini e più insistenti - spero che quando anch'io sarò morta, e cremata, le ceneri vengano mischiate, e insieme disperse: un po' in montagna, come voleva mio marito, e un po' al mare, come preferisco io': Sembra una di quelle vicende che Buzzati descriveva, non soltanto nei racconti ma anche nella cronaca. E a metà degli anni Sessanta, Buzzati svolse un'inchiesta per il Corriere della Sera tra "i misteri d'Italia'; che è rimasta epocale. Un fatto lo inquietò particolarmente, a Ortona (Chieti): il caso di un bambino - anche se ormai era un uomo trentenne, Nicolino - che era stato affidato alla nonna materna, la quale aveva la fama di strega. La donna trasformò il piccolo nella prova vivente di una stregoneria - raccontava la gente che in provincia non usa giri di parole. Ma la realtà è ancor più allucinante: perché, in quel 1936, la nonna
cinquantenne applicava "il trasferimento della fattura"; affinché il male passasse da una persona ad un'altra, da colui - il giovane genero di cui si era invaghita, contraccambiata - al bambino innocente di appena un anno e mezzo d'età. Dimodoché la donna prendeva degli aghi, li contaminava con la saliva del malato, e li configgeva nella carne viva del nipotino.
Siccome non avevano soldi, e la malattia dell'unmo era la tubercolosi che richiedeva lunghe cure, la strega dovette insistere nel trattamento da medioevo, dopo il primo ago, continuò ad infilare il piccolo con chiodi sottili, spilli scapocchiati affinché penetrassero bene, pezzi una radiografia, e dalla lastra fu possibile vedere che gli aghi e i chiodi si erano spostati all'interno del
corpo. Nessuno riusciva a spiegarsi l'accaduto, che diventò lampante quando Nicolino - avvicinato da un'infermiera che stava per fargli un'iniezione - si mise a gridare: "No nonnina, basta basta!" :Ci fu il processo nel 1939 a L'Aquila. La nonna venne condannata a trent'anni di carcere, insieme all'amante che... era guarito (da qui, l'accresciuta fama al potere di strega per la donna). E durato molto di più il calvario di Nicolino, che l'aveva scampata bella ma che anche dopo sposato e con figli ha continuato ad andare all'ospedale per farsi estrarre spilli e aghi dalla carne. Dopo il reportage, venne fotografato; però non parlava volentieri dell'accaduto.
Un silenzio come quello per l'urna delle ceneri di Buzzati: che, tra gli eventi del centenario della nascita, è forse quello che gli sarebbe piaciuto di più.




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