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Acceso anti-interventista nel periodo precedente il primo conflitto mondiale, il giovane socialista fece una improvvisa virata e passò sull’altra sponda.
IL COMPAGNO MUSSOLINI TRADI’ IL PARTITO PER AMOR DI GUERRA
di MARCO UNIA
Mussolini traditore! Frase scritta sui muri di cento paesi e città. Mussolini traditore! Frase sussurrata nell’Italia della repressione fascista. Mussolini traditore! Grido collettivo che accompagna il linciaggio di piazzale Loreto.
Ma traditore di chi, traditore di cosa? Molti, conoscendo i trascorsi socialisti di Mussolini pensano si tratti di un accusa nata con la fondazione del fascismo. Un compagno di sinistra amato e rispettato che improvvisamente svolta dalla parte opposta, passa dal bene al male, abbraccia per interesse la causa del nemico. Eppure, qualcosa non torna in questa ricostruzione: difficile da sostenere sul piano esistenziale e contraddetta della cronologia degli eventi. Mussolini è un traditore già nel 1914, ma il primo movimento fascista, quello dei fasci di combattimento, è del marzo 1919. E allora perché quest’accusa tremenda, che attacca il duce in quel presunto senso dell’onore di cui lui e i suoi compagni si fanno tanto vanto? Non il fascismo ma un'altra insana passione lo separa dal socialismo: è l’amore per la guerra che sboccia in Mussolini nel 1914. In quest’articolo cercheremo di narrare la storia di questa dolorosa e improvvisa separazione.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, nell’estate del 1914, l’Italia si attesta su una posizione di neutralità, rifiutando di intervenire a fianco degli alleati della Triplice . Il nostro governo ritiene che Germania e Austria abbiano iniziato una guerra offensiva e pertanto non si sente vincolato al rispetto di un accordo che vale soltanto in caso di aggressione di uno degli alleati. La questione formale si intreccia poi anche con questioni politiche: gli imperi centrali non godono certo di grandi simpatie nel nostro paese e molti pensano che l’Italia non sia pronta a combattere una guerra di vaste proporzioni. Giolitti e i suoi seguaci, maggioritari in parlamento, ritengono inoltre che gli eventuali vantaggi di una guerra non siano tali da compensare i pericoli e gli sforzi che occorrerebbe fare. I cattolici sono coerentemente per la pace, così come lo sono i socialisti La posizione neutrale dell’Italia sembra pertanto destinata a durare fino alla fine del conflitto, che molti si immaginano comunque breve, visto che la Germania dopo poche settimane è già alle porte di Parigi.
Tuttavia, l’apparente saldezza della posizione neutrale nasconde a malapena il grande lavoro di logoramento e pressione che viene esercitato da più parti. Dall’estero in primo luogo: gli imperi centrali prima sbraitano e minacciano per richiamare l’Italia al proprio dovere di alleato, poi iniziano ad avanzare proposte di compensi più o meno grandi per ottenerne l’intervento; Inghilterra e Francia rilanciano la posta, aumentando la ricompensa in cambio dell’ingresso del nostro paese nella loro alleanza. Le sirene della guerra iniziano poi a spirare anche all’interno: qualcuno, specie a destra tra conservatori liberali e nazionalisti sostiene la necessità d’aiutare gli imperi, altri a sinistra iniziano a guardare con malcelata simpatia la Francia e i suoi alleati. L’iniziale neutralità ha però reso difficile il dialogo con Austria- Ungheria e Germania, che già dal risorgimento non godevano certo delle simpatie di molti nostri connazionali e con i quali ci sono molti punti di disaccordo, soprattutto sui confini orientali e sul dominio dell’Adriatico.
Cresce invece l’interesse per le forze dell’Intesa, sia per ragioni pratiche che per simpatie storiche e affinità ideali. Questa è la situazione in Italia nell’estate del 1914.
In questa situazione politica estremamente fluida e arroventata, il partito socialista italiano pare ben saldo sulle sue posizioni. La linea è netta: rifiuto della guerra e neutralità assoluta per l’Italia. Il fatto che i cugini francesi e tedeschi abbiano appoggiato la guerra non scalfisce le certezze dei socialisti italiani, perché sono gli altri ad aver sbagliato. Mussolini, all’epoca direttore dell’Avanti e uomo carismatico del partito è altrettanto sicuro e fermo nelle sue posizioni neutraliste. Così scriveva in un articolo intitolato Abbasso la guerra!:
“ Il proletariato d’Italia permetterà dunque che lo si conduca al macello un’altra volta? Noi non lo pensiamo nemmeno. Ma occorre muoversi; agire, non perdere tempo. Mobilitare le nostre forze. Sorga, dunque, dai circoli politici, dalle organizzazioni economiche, dai Comuni e dalle Provincie dove il nostro Partito ha i suoi rappresentanti, sorga dalle moltitudini profonde del proletariato un grido solo, e sia ripetuto per le piazze e strade d’Italia: “abbasso la guerra!”
Se Mussolini si mostrava così certo delle sue idee, a sinistra erano in molti a iniziare a dubitare che la neutralità assoluta fosse la scelta giusta. L’aggressione del Belgio neutrale da parte dei tedeschi, le simpatie verso la Francia e l’odio per l’Austria iniziavano a insinuare il dubbio su questa scelta di pace.
Bissolati, espulso pochi anni prima dal PSI e ora leader dei socialisti riformisti fu il primo a mettere in dubbio la bontà della scelta e sostenere che forse l’intervento dell’Italia doveva essere preso in considerazione, se questo fosse servito a concludere la guerra e a creare un nuovo mondo migliore. Bissolati e i suoi compagni ritenevano che la sconfitta degli Imperi fosse il presupposto per un avvenire più luminoso dell’umanità:
“ Guai per l’ulteriore sviluppo delle idee democratiche e per il futuro maturarsi del socialismo se l’impero del Kaiser e le ambizioni mostruose dell’Austria dovessero ottenere un successo. L’impero germanico e quella grande gabbia di popoli che è l’Austria costituirebbero un pericolo permanente alla pace del mondo…”
Se i socialisti riformisti interpretavano la guerra in una prospettiva di storia universale, i repubblicani italiani la inquadravano all’interno della storia nazionale e pertanto erano naturalmente portati a schierarsi contro gli Imperi. L’odiata Austria, sotto il cui dominio vivevano ancora i nostri connazionali di Trento e Trieste, doveva essere combattuta per portare a compimento la sospirata unità nazionale. Lo schieramento a fianco di Francia e Inghilterra era poi coerente con le idealità mazziniane di difesa delle democrazie contro ogni forma di autoritarismo (anche se molti dimenticavano che nell’Intesa era presente anche la retrograda e zarista Russia).
Simbolica immagine di Mussolini
quando era direttore dell’Avanti






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