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Discussione: Sovranità Popolare

  1. #41
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  2. #42
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    Predefinito Rif: Sovranità Popolare

    questi parlano di sovranità popolare solo quando vengono pinzettati per lo scroto e trascinati a peso morto. Non c'è da fidarsi, ma è un segno di quanto l'idea stia dilagando. Dilaga al punto che ne parla anche Maroni...

    Mi sa che forse ce la possiamo fare.
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  3. #43
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    Predefinito Giravolta leghista sui soldati in afghanistan

    Inserisco un testo elaborato con Paulus 2 mesi fa circa la guerra in Afghanistan, i politici italiani e le esternazioni (come sempre campate in aria) di Bossi sui soldati italiani in quel paese.

    ----------------------------
    Questi prevaricatori per talento naturale, illusi di poter disporre del potere supremo di uno stato sovrano, centralista, oligarchico, elitario ed assoluto, credono di poter fare in nome del popolo italiano tutto quanto passa loro per la testa, indipendentemente dal fatto che sia, oppure no, condiviso dalla maggioranza delle persone.

    Ma di nuovo, tutto questo non sorprende. Quello che invece desta meraviglia è l'atteggiamento di Bossi e di Calderoli nei confronti dell'idea che da sempre dicono di voler realizzare: il Federalismo. Se avessero avuto un minimo di coerenza con i principi culturali sui quali si basa questa forma di stato e di governo, avrebbero reclamato a gran voce il diritto del popolo a decidere se è economicamente ed eticamente vantaggioso inviare truppe all'estero per simili imprese. Invece, quanto è avvenuto con la sottomissione dei capi della Lega al volere della coalizione politica che governa il Paese con metodi illegittimi e paracriminali, non è altro che l'esplicita sudditanza dei due capi leghisti (e con loro tutto lo stato maggiore) al potere centralista di quella che un tempo definivano “Roma ladrona”. Come può il capo carismatico (sic) della LN fingere di ignorare che in un modello Federale la decisione sovrana su un tema di questa natura spetta ai Cittadini. Bossi ha eletto a sua residenza Gemonio, un comune del Varesotto posto a 24 chilometri dal valico di Ponte Tresa, attraverso il quale si accede al territorio svizzero. Viene da chiedersi se abbia mai fatto una capatina verso l’ignoto, appena al di là del confine.

    Oggi, diversamente da quanto avveniva nei primi anni novanta, la Lega Nord si è prostituita al potere che un tempo affermava di voler combattere. La coerenza con lo spirito leghista dei primi anni, quando ancora Gianfranco Miglio serviva da àncora culturale della Lega, vorrebbe che il partito, proprio in nome dei principi Federalisti, insorgesse contro una decisione presa a Roma da un potere chiaramente illegittimo. Non illegale, la legge può essere forgiata su misura degli interessi dei potenti, ma certamente illegittimo per un Federalista, in quanto la legittimazione della maggioranza delle persone responsabili sui fatti specifici è il requisito principale del Federalismo. Questa dottrina pone lo Stato al servizio dei cittadini per il bene comune. La maggioranza partitica al potere pone invece i cittadini al servizio di un mostro informe che è la maschera dei partiti. Un mostro che per pura convenienza elettorale, o per agitare una velata minaccia, tutti i politici chiamano Stato.

    Chi un tempo aveva creduto che il Federalismo della Lega potesse costituire in qualche modo una auspicata antitesi alla forma di stato e di governo centralista ed oligarchica, oggi si deve ricredere, perché il partito è diventato complice del sistema di potere dello stato moderno, tirannico, accentrato e accentratore, che è esattamente l'opposto dello stato Federale un tempo promesso e oggi tradito.

    Le ragioni di questo fatto sono molteplici. Lasciamo ai lettori la facoltà di invocare il bassissimo profilo morale e l’opportunismo senza vergogna di alcuni personaggi. Ma restando ai fatti, uno dei motivi fondanti è la totale assenza di cultura Federalista degli esponenti di spicco della Lega Nord. Non a caso Gianfranco Miglio, federalista di grande valore, ha scritto in Io, Bossi e la Lega, Mondadori, p. 48: “ Il “federalismo” era per il segretario (Bossi, N.d.A.) e per i suoi accoliti uno strumento per la conquista del potere, una specie di “piede di porco” con il quale scardinare le difese degli avversari”.

    Indubbiamente il partito di Bossi ha avuto successo ed usando il Federalismo come un “piede di porco” è riuscito ad entrare nelle stanze del potere. Ma è lecito chiedersi se questo successo sia dovuto ad una concezione appropriata del Federalismo, oppure al fatto di aver usato questa parola strumentalmente, senza conoscerne esattamente il significato, facendo leva sulla confusione tra Federalismo e autonomismo, nonché sull’anelito di autodeterminazione e sul senso di estraneità al paese Italia così prevalente tra le genti del nord.

    Purtroppo per i leghisti, la vera natura della politica risiede nella “cultura” e prima o poi questo dovrà emergere anche nello stagno putrido della politica italiana. Alla lunga, i nuovi strumenti di comunicazione di massa permetteranno di chiarire l'abominio che la Lega ha perpetrato nei confronti del Federalismo, che è una forma di stato e di governo basato sulla sovranità popolare e non uno strumento per scardinare il sistema al fine di per perseguire un potere personale o di gruppo.

    È, questo, un auspicio che tutti dovrebbero condividere, per restituire vitalità, vigore, ma anche dignità e decoro al significato di democrazia e di repubblica. Questi termini sono stati nei secoli le culle di una grande idea dello Stato che l'umanità, piaccia o no, sarà costretta ad adottare se non vorrà vivere, nei prossimi secoli, dominata dalla concezione assolutista dello Stato moderno. Federalismo è superamento dello stato moderno. Federalismo è primato dei Cittadini sui governanti. Federalismo è primato delle comunità locali sul centro. Federalismo è ricostruzione del tessuto sociale ed economico sulle fondamenta del senso di comunità, sul rispetto dell’ambiente e della storia dei territori, sul primato dell’interesse generale su quello particolare, delle maggioranze disarmate sulle minoranze di potenti. Primato dei diritti naturali degli individui. Primato della composizione pacifica e dialogata dei problemi, uno per volta, da risolversi stipulando contratti tra la maggioranza dei Cittadini e gli eletti, questi ultimi ligi funzionari e fedeli esecutori della volontà dei Cittadini. Contratti che premino il volere della maggioranza nel rigoroso rispetto dei diritti naturali degli individui e delle minoranze. È la costruzione di un futuro modernissimo ma amministrato e regolato su misura del volere dei veri e unici titolari di qualunque decisione: i Cittadini sovrani e le loro comunità, a partire dai liberi individui e dalle loro famiglie.

    Per Sovranità Popolare: www.sovranitapopolare.net
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  4. #44
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    Predefinito Rif: Sovranità Popolare

    l'ignoranza d'abbozzi è surreale. ricordate "ah quei terribili gulash" che gli è scappato in TV ? da pisciarsi addosso.

  5. #45
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    Predefinito Tirata a doppio taglio del massimo esponente culturale della destra meridionale

    Negli intellettuali meridionali non manca quasi mai il disprezzo per la libertà d'opinione. A loro, nei decenni più recenti si sono aggiunti i cerebrolesi del partito di estrema destra leganodde. Guardate come si può iniziare un articolo con argomentazioni ragionevoli, nonostante l'uso vomitevole di aggettivi quali accorato, deferente, autorevole rivolto ai custodi del regime, per poi concluderlo con un attacco diretto alla libertà di parola. E all'imbarbarimento "tecnologico" della nostra società, concetto caro a Gentile, il quale con la sua azione devastante relegò l'italia a provincia del progresso scientifico, privilegiando la grandiloquenza vacua di tanta "cultura" umanistica.

    Una nota: Facebook può essere regolamentato solo dai suoi amministratori a Palo Alto, California. Nel rifiutare di restringere la libertà di parola salvo casi gravi di istigazione al crimine, gli amministratori di Facebook non fanno che applicare il V emendamento della costituzione americana, che tutela la libertà di espressione. Nella patria della legge Mancino, i depositari dell'intellighentsia suditalica non comprendono questo semplice concetto. A fronte di questa situazione di stallo, saranno dunque costretti ad applicare la mordacchia a tutti i social networks, e, par conséquent, alla libertà di dissenso. Col benestare dei loro emissari varesotti.
    Ultima modifica di semipadano; 20-12-09 alle 14:08
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  6. #46
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    Predefinito Sull'abolizione del difensore civico in finanziaria

    In testo normale un mio scritto, in corsivo la risposta di un interlocutore che non nomino. (Secondo me un vero difensore civico eletto dai Cittadini sarebbe una grande conquista democratica)

    l'istituto del "difensore civico" controllore dei politici NOMINATO DAI POLITICI STESSI è l'ennesima macchietta italiana. Perché questo istituto abbia un senso occorrerebbe che i difensori civici fossero ELETTI DAI CITTADINI. Secondo me l'abolizione dei D.C. attuali è effettivamente un risparmio e non porta alcun danno serio ai Cittadini, in quanto Cittadini non ne traevano alcun serio beneficio. Di nuovo questa vicenda (assurda) porta alla ribalta il fatto che tutto quanto in questo paese si riconduce ad una semplice domanda: sono i cittadini che devono asservirsi allo Stato (padrone e accentratore) o è lo stato che deve servire i Cittadini (titolari della sovranità in base all'articolo 1 comma due della carta straccia costituzionale)? Per me la seconda. Questo è il nodo da sciogliere. Dobbiamo far confluire tutti i movimenti di opposizione democratica su questo, o continueremo a diluire la protesta in mille rivoli, facendo il gioco dello stato padrone sbracato delle nostre vite.

    La lettera di Giacomo ha centrato un punto, quello che il D.C. è inefficiente, soprattutto perchè scelto dalla classe politica che amministra in quel momento.

    A mio avviso questa non è una ragione. Questa è LA ragione. Quis custodiet custodes? In particolare se i presunti controllori sono NOMINATI DAI CONTROLLATI? Ripeto, una pantomima di tutela democratica dei diritti dei Cittadini.

    Non discuto sulla reale capacità o efficacia del Difensore Civico, ce ne sono molti che andrebbero licenziati in tronco, discuto invece sul fatto che questa importante figura viene cancellata con una finanziaria. In realtà il Difensore Civico deve restare e non si può eliminarlo invocando che non ci sono i soldi, poi possiamo anche discutere sulla sua reale efficacia e sul modo in cui deve essere scelto o eletto. Anche il sistema delle elezioni è marcio, sarebbe meglio valutare anche le capacità, il curriculum, l'onestà e l'imparzialità. Se si fa votare dai cittadini un Difensore Civico colluso, faccendiere, un massone o peggio ancora un amico dei mafiosi, mi dici cosa cambia?

    Questo modo di vedere tende ad accreditare l'idea che i politici siano con ogni probabilità migliori dei Cittadini che dovrebbero rappresentare. È una tesi che trova sostenitori tra i politici di fatto o in pectore, politici di destra come di sinistra. Compreso l'esercito di antagonisti che si affacciano alla politica avendo conferito a se stessi una patente di superiore moralità. È chiaro che se una comunità è composta al 100% da tagliagole, questa comunità eleggerà una classe dirigente di tagliagole. Ma parliamo della grande maggioranza di comunità di Cittadini che sono comunità in gran parte sane. Queste comunità eleggono ogni 5 anni le proprie amministrazioni locali. Dal giorno in cui depongono la scheda nell'urna, costoro non hanno più ALCUNA voce in capitolo su come i propri rappresentanti gestiranno i bilanci e le politiche degli enti locali. I politici sono in condizione di cementificare il territorio, monetizzare i servizi, condonare scarichi abusivi, imporre tasse e gabelle su tutto fuorché (per ora) l'aria che respiriamo, reclutare schiere di sodali per sdebitarsi del loro sostegno in campagna elettorale, dando loro stipendi milionari. Et cetera. Allora la sovranità a chi appartiene? Al popolo, come recita la carta straccia, o ai governanti? E i risultati di questo sono o non sono sotto gli occhi di tutti? Certo, i cittadini hanno l'opzione di cacciare i propri rappresentanti locali e di avvicendarli con lo schieramento opposto, ma si tratta di una vera alternativa? La storia d'italia degli ultimi 60 anni indica che le classi dirigenti proteggono innanzitutto se stesse, la propria permanenza al potere e l'espansione del proprio dominio, e in modo bipartisan. I vincitori ricominceranno a depredare, i perdenti avranno lavori socialmente inutili a capo di enti inutili, retribuiti con stipendi d'oro strappati dalle tasche dei Cittadini, mentre preparareranno il proprio ritorno in scena. Questa è la sovranità che ci ha regalato questo paese da operetta. Questo è il punto focale su cui tutti noi dobbiamo confluire se vogliamo smettere di essere schiavi. La sovranità appartiene ai Cittadini. Questi possono prestarne parte ai loro rappresentanti politici, ma devono essere liberi di riprendere il timone in qualsiasi momento e di modificare a proprio piacimento le decisioni prese dai governanti nonché le regole stesse della delega, votando a maggioranza semplice e senza quorum.

    Mi si dice che quella beffa incredibile dei difensori civici nominati dai propri controllati sono un istituto utile. A questa affermazione ribatto chiedendo: Ma qui siamo tutti lettori di De Sade o che cosa? O forse apprendisti della politica come predazione?
    Ultima modifica di semipadano; 21-12-09 alle 22:00
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  7. #47
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    Predefinito Uno scritto di Enzo Trentin sull'abolizione del difensore civico.

    "Qualcuno ha osservato che l’abolizione della figura del Difensore civico comunale (ma non quella dell’omologo provinciale) non è stata una grande perdita.
    In primo luogo perché tale figura era, per legge, facoltativa, in secondo è più importante luogo, perché questo controllore era nominato dal controllato. Insomma l’ennesimo conflitto d’interessi!

    A partire dallalegge 142/1990, e per tutte le sue successive moficicazioni, tale authority è così definita:
    «Difensore civico
    1. Lo statuto comunale e quello provinciale possono prevedere l'istituzione del difensore civico con compiti di garanzia dell'imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione comunale o provinciale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell'amministrazione nei confronti dei cittadini.
    2. Lo statuto disciplina l'elezione, le prerogative ed i mezzi del difensore civico nonche' i suoi rapporti con il consiglio comunale o provinciale.
    3. Il difensore civico comunale e quello provinciale svolgono altresi' la funzione di controllo nell'ipotesi prevista all'articolo 127.»

    Non stava dunque scritto da nessuna parte che il “controllato” Consiglio comunale o provinciale, eleggesse il suo “controllore”. E del resto già il diritto romano, su cui poggia ancor oggi molta civiltà giuridica europea si chiedeva: "Quis custodiet custodes?"

    Se ci fossero politici intellettualmente onesti ciò non sarebbe avvenuto, ma sicuramente aveva ragione Giusppe Prezzolini che fondò e diresse «La Voce» nella quale il giovane Montanelli imparò il mestiere. Quando gli chiesero il motivo per il quale lui non si fosse mai dedicato alla vita politica in considerazione che uomini di molto ingegno e di un certo carattere come quelli che gravitavano a «La Voce» avrebbero potuto “invadere ed occupare” l’Italia con risultati sicuramente migliori di quelli dati poi dal fascismo, lui rispose:

    «Io non ho avuto mai ambizione, non soltanto politica, ma neanche in generale. Altri miei amici l’avevano in letteratura ed in pittura, ma non in politica.
    Avevamo nello stesso tempo, mi pare, un grande disprezzo per la vita politica e anche una certa meraviglia che ci fossero persone che vi si volevano dedicare… Della mia personale diffidenza per la politica, della mia incapacità a rinunziare ai diritti dell’intelligenza per i doveri della politica, che secondo me non ha per scopo di arrivare a capire le cose, ma ha quello di impossessarsi delle cose, è una prova abbastanza antica la mia proposta di una associazione degli Apòti, fatta a Piero Gobetti, con suo grande scandalo, mi pare nel 1921; Apòti, cioè gente ai quali non la danno a bere i politicanti, e senza darla a bere o senza berla grossa non si fa politica…»

    Nessuna perdita dunque, e tuttavia una nuova lacerazione alla traballante democrazia italota è stata perpetrata. Infatti, si poteva sperare che forze autenticamente democratiche potessero essere elette in piccoli Comuni avviando così piccole riforme a costo zero a livello di Enti locali, per via via conquistare sempre più spazio.
    Un po? Com’è avvenuto da parte del partito indipendentista Catalano, che negli ultimi 40 anni partendo appunto dall’unificazione di quattro piccole formazioni andò ad amministrare via via sempre più Comuni, sino a controllarne ben 600 su circa 900. Di lì alla presenza nel Parlamento e nel governo fu cosa consequenziale.

    Se si pensa che i Parlamenti furono inventati per controllare le spese dei sovrani del tempo, salta agli occhi come la figura del Difensore civico avrebbe potuto rappresentare quanto meno un inizio. A patto però che lo si volesse far eleggere direttamente dai cittadini-elettori-contribuenti in forma contemporanea con l’elezione del Sindaco del Presidente della provincia e rispettivi consiglieri. Ma così non s’è mai voluto, anche se questa era una riforma dal costo nullo considerando che sarebbe bastata una semplice modifica degli Statuti comunale e provinciali ad opera dei rispettivi Consigli.

    A ben vedere questa è la storia di tutte le authority del Paese di Pulcinella. Si cominciò con i Segretari comunali, che ad onta del nome erano dipendenti del Ministero degli Interni e controllavano la correttezza delle deliberazioni del Sindaco. Era rilevante il fatto che - formalmente - il capo fosse qualcun altro. In una università, il vero potere di comando era del direttore amministrativo più che del rettore; in un comune, del segretario comunale più che del sindaco.
    Il segretario comunale era l'ultima e decisiva voce. In ogni caso, contro il segretario e la sua opinione circa la legittimità degli atti c'era poco da fare. Una figura antagonista, storicamente forse ancor prima che nel principio, rispetto ad un pieno dispiegarsi dell'autonomia locale, ed espressione di un occhiuto controllo centralistico.
    La questione viene affrontata con la legge n. 127 del 1997. E istituito un albo nazionale dei segretari e un’agenzia per la sua gestione, e dunque il cordone ombelicale con il ministero dell'Interno si tagliò.
    Sindaci e presidenti di provincia nominano il segretario, scegliendolo tra gli iscritti all’albo. La durata in carica è pari a quella del mandato di chi nomina. Le funzioni sono di assistenza giuridico-amministrativa. Nessun potere di sostanziale veto attraverso visti di legittimità. La storica figura del segretario si dissolve e si tramuta in un consulente di alto livello fiduciario di chi governa l'ente locale.

    Così è un po’ per tutte le cosiddette autority: la Consob, la Banca d’Italia (che, ad onta del nome, non è dello Stato bensì delle banche che dovrebbe controllare), del Garante di qui e di là.
    Dappertutto il conflitto d’interessi balza agli occhi.
    E sbaglia chi crede che si tratti di una classe dirigente impreparata, pasticciona e dissipatrice di risorse. A chi lo voglia vedere c’è un preciso disegno strategico teso a depauperare non solo l’istituto democratico in sé, quanto tutte le risorse materiali ed economiche su cui è possibile a questa partitocrazia mettere le mani.
    Sbaglia chi pensa che personaggi come, per esempio, il Sen. Roberto Calderoli siano ignoranti pasticcioni un po’ folk, tanto folk, direbbe qualcuno, da apparire “bifolk”!


    Il disegno, a chi lo vuol vedere con occhi limpidi è preciso. Siamo al regime, considerato che non esistono organi per un effettivo controllo democratico, è la concertazione sui fatti che contano è sicura sia nel campo del cosiddetto centrosinistra, centrodestra e centro che si vuol far rinascere.

    Quand’è che la gente prenderà coscienza che la sovranità (art. 1, Comma 2 della Costituzione) spetta ai Cittadini, non ai loro rappresentanti?
    Ultima modifica di semipadano; 23-12-09 alle 10:10
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  8. #48
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    Predefinito Diritti dei Cittadini

    Ultima modifica di semipadano; 23-12-09 alle 22:00
    L'occasione fa l'uomo italiano

  9. #49
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    Predefinito Uno scritto di Gianfranco Miglio

    Appellarsi al vero sovrano

    Un articolo di Gianfranco Miglio del 6 dicembre 1984, pubblicato da "Il Sole 24 ore con il titolo "Se il quirinale sblocca la costituzione"

    Ho l'impressione che gli uomini dei partiti non abbiano ancora pensato a ciò che accadrà dopo l'inevitabile insuccesso della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali (proposte irrilevanti, o disaccordo totale). I meno intelligenti si immaginano che tutto continuerà come prima magari all'infinito … . Si sbagliano. Perché i sistemi politici non stanno mai fermi: si trasformano continuamente. E se cominciano a degenerare, non esiste un livello sul quale la degenerazione possa assestarsi, diventando “stato normale”: il processo continua, fino a sfociare, presto o tardi, in una crisi risolutiva, e in una più o meno radicale inversione di tendenza. Perciò -una volta provata l'incapacità, da parte della classe politica, di cambiare le regole del proprio gioco, usando il meccanismo” legale” previsto dalla Costituzione (art. 138), bisognerà attendersi che il sistema si autoprotegga con mezzi extraxcostituzionali.
    Questo evento potrebbe assumere forme diverse ma ricondiucibili a due modelli essenziali. Li descrivo con freddezza e senza peli sulla lingua. Il primo modello è quello tradizionale (e abbastanza noto): un “colpo di Stato” più o meno mascherato, arresta il funzionamento degli organi costituzionali e concreta il potere nelle mani di un gruppo di persone spregiudicate e decise ad approfittare della debolezza del regime. Quando un sistema politico degenera come quello italiano viene il momento che gruppi organizzati, del genere ora descritto, si formano spontaneamente. La P2 è stata probabilmente soltanto la prima (e la meno seria) di questa “bande” possibili. I pericoli impliciti di tale modello di “cambiamento” li conoscono anche i bambini: consistono nel fatto che si produce così uno spostamento violento del pendolo: da un estremo patologico si passa all'altro.
    A mio parere il rischio di una tale soluzione è sempre più alto, qui da noi, perché una percentuale elevata dell'opinione pubblica segretamente si augura l'avvento del “uomo forte”.
    L'altro modello consisterebbe nello sciogliere il nodo della “Costituzione bloccata“. L'art. 138 riserva virtualmente le modifiche della Costituzione al solo parlamento: ma questo è impotente a procedere. Bisogna cambiare quell'articolo, restituendo al popolo il diritto di sanzionare- con referendum propositivo- progetti di modifica costituzionale, la cui iniziativa spetti anche a gruppi di cittadini. Si dirà che, in virtù dell'art. 71 bastano 50 mila elettori per presentare alla Camere un progetto di legge per la modifica della Costituzione. Ma l'esperienza ha insegnato che i progetti di iniziativa popolare il Parlamento non ha mai presi nemmeno in considerazione (e il suo è oggi un comportamento “legale”, anche se iniquo). Per cambiare l'articolo 138, bisogna che l'eventuale progetto di iniziativa popolare sia sottoposto direttamente a referendum, “saltando” l'ostacolo costituito oggi dall'artico stesso. Formalmente questa sarebbe un violazione della Costituzione ( meglio: dell'ingiusto privilegio riservato al parlamento). Ma, dal punto di vista sostanziale, si tratterebbe di un legittimo appello al vero sovrano che, nella costituzione vigente, non è il parlamento ma il popolo (art.1).
    Nel mio libro sulla riforma costituzionale (pubblicato quando la Commissione Bozzi non aveva ancora cominciato a funzionare, e si poteva ancora sperare che concludesse qualcosa di serio), ho avanzato l'ipotesi che a completare l'atto descritto- e necessario per trasferire il potere costituente da Parlamento al Popolo- fosse il presidente della Repubblica. Oggi qui rafforzo e miglioro tale soluzione: il presidente dovrebbe agire con l'avallo del presidente della Corte costituzionale e del presidente della Corte di Cassazione, cioè con il consenso della magistratura politica e della magistratura ordinaria, le quali si farebbero così garanti della legittimità (legalità sostanziale) dell'atto. In parole povera: attesterebbero che non si tratta di un “colpo di Stato”, ma di una misura eccezionale per un caso eccezionale. Il successivo referendum popolare ristabilirebbe, comunque, anche la legalità formale. I magistrati italiani si sono già più volte fatti carico (con buona ragione a mio parere personale) delle carenze e dell'assenza dei poteri costituiti, suscitando perplessità ed ostilità. In questo caso assumerebbero il compito (e avrebbero il merito) di tirar fuori il sistema politico (e il paese) dal diabolico vicolo cieco in cui si trova, consentendo poi, a se stessi, di rientrare in un corretto quadro istituzionale. Perché è chiaro, che – una volta “liberalizzato” l'art. 138- non sarebbe difficile costringere il Parlamento (e, prima di tutto, i partiti) a esaminare e accettare riforme sostanziali della Costituzione.
    Alla luce delle considerazioni fatte fin qui, diventa facile rispondere alle obbiezioni sollevate, su questo stesso giornale, contro il ruolo che- a mio parere- dovrebbero assumere le categorie produttive nel processo di riforma.

    [Grazie a Paolo Bonacchi per la segnalazione].
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  10. #50
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    Predefinito Gli articoli maledetti della costituzione italiana. Art. 138

    Sezione II

    Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

    Art. 138.

    Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

    Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

    Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.


    Mio commento:
    Questo articolo non consente al Popolo, nominalmente titolare della sovranità (Art. 1, comma 2), di proporre, tramite iniziativa popolare, una revisione della costituzione.
    Ultima modifica di semipadano; 27-12-09 alle 12:34
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