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Discussione: Sovranità Popolare

  1. #31
    phasing out
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    Predefinito Rif: Sovranità Popolare

    L'occasione fa l'uomo italiano

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  2. #32
    Liberista e federalista
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    Predefinito Rif: Sovranità Popolare

    Mi sono iscritto alla newsletter: mi sembra veramente un'ottima idea quella delle assemblee di cittadini!
    Frangar non Flectar
    "La terza via tra Stato e mercato è la via più facile per arrivare al Terzo Mondo" (Vaclav Klaus)

  3. #33
    phasing out
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    Predefinito Un ottimo scritto di Enzo Trentin

    COMITATO PER I DIRITTI DEI CITTADINI
    ADERENTE ALL’«UNIONE PER L’AUTOGOVERNO»
    [email protected]
    · ·
    È ovvio che quando ognuno s’informa, poi riflette e rielabora secondo le sue sensibilità e la propria cultura. Ciò premesso, vorremmo proporvi alcune constatazioni sulle quali poi ameremmo raccogliere le reazioni di coloro qui in indirizzo:
    • Il federalismo autentico nasce come processo di unificazione, come "foedus", patto tra entità separate. Coincide, tanto per fare due esempi, col farsi Stato della Germania (Stato: struttura gerarchica e burocratica del Paese in quanto politicamente organizzato) e col farsi Nazione degli Stati Uniti (Nazione: unità etnica cosciente della propria peculiarità ed autonomia culturale).
    • Secondo Piere Joseph Proudhon (1809-1865) vedi Del principio federativo (1863) «[…] Affinché il contratto politico, rispetti la condizione sinallagmatica e commutativa suggerita dall'idea di democrazia (perché in parole povere sia vantaggioso ed utile per tutti), bisogna che il cittadino, entrando nell'associazione: 1° abbia tanto da ricevere dallo Stato, quanto ad esso sacrifica; 2° che conservi tutta la propria libertà, sovranità e iniziativa, meno ciò che è la parte relativa all'oggetto speciale per il quale il contratto è stipulato e per la quale si chiede la garanzia allo Stato. Così regolato ed inteso, il contratto politico è ciò che io chiamo una federazione.»
    • Secondo Roger Sue: «Il potere deve procedere dall’insieme delle associazioni di base che a loro volta si associano. La loro visione della democrazia è di primo acchito federalista. Occorre far emergere un “associazionismo” politico giacché la democrazia rappresentativa, quale è stata pensata e praticata per decenni, non è più adeguata. Occorre perfezionare l’idea di una molteplicità delle rappresentanze nella quale ciascun cittadino possa essere a un tempo rappresentante e rappresentato. Si ritorna ai principi della democrazia secondo Aristotele: ciascuno deve essere, a turno, rappresentante e rappresentato.» Ne consegue che la democrazia diretta è il corollario della sovranità popolare.
    • Il costituzionalista Gianfranco Miglio scriveva che la sovranità del popolo preesiste allo Stato: lo Stato, in tutte le sue articolazioni appartiene ai cittadini, e non viceversa. E che uno dei principi indiscutibili è rappresentato dal fatto che la sovranità appartiene al popolo e che essa non può essere alienata, limitata, violata o disattesa, e che il popolo può delegare la sua volontà ma deve sempre restare libero di modificare le regole della delega.
    • Dobbiamo prendere atto che il principio di autodeterminazione dei popoli si è sviluppato compiutamente a partire dalla seconda metà del secolo scorso, nel 1945 alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In particolare è stata l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a promuoverne lo sviluppo all'interno della Comunità degli Stati. La Carta delle Nazioni Unite, infatti, al Capitolo I (dedicato ai fini e principi dell'Organizzazione), all'articolo 1, paragrafo 2, individua come fine delle Nazioni Unite:
    "Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'auto-determinazione dei popoli..."

    1
    Un'altra delle principali convenzioni internazionali che sanciscono il diritto di autodeterminazione dei popoli è il Patto internazionale sui diritti civili e politici, stipulato nell'ambito dell'ONU nel 1966. L'Italia ha recepito questa convenzione con la legge n.881 del 1977. Altro passo fondamentale è stata la "Dichiarazione relativa alle relazioni amichevoli ed alla cooperazione fra stati" del 1970 in cui si sancì il divieto di ricorrere a qualsiasi misura coercitiva suscettibile di privare i popoli del loro diritto all'autodeterminazione. Ancora più chiaramente si espressa la "Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa" (CSCE) nell'Atto Finale di Helsinki del 1975, in cui si afferma il diritto per tutti i popoli di stabilire in piena libertà, quando e come lo desiderano, il loro regime politico senza ingerenza esterna e di perseguire come desiderano il loro sviluppo economico, sociale e culturale. Il contenuto del principio di autodeterminazione dei popoli consiste in obblighi per gli Stati della Comunità internazionale di non impedire o anche intralciare l'autodeterminazione dei popoli, intesa come libertà degli stessi di autodeterminare il proprio assetto costituzionale. In particolare il principio è servito a favorire la decolonizzazione, in quanto ha permesso agli Stati in via di sviluppo di indire libere elezioni, darsi una costituzione propria, scegliere la forma di governo, senza subire pressioni dagli Stati più sviluppati. Nella prassi, si è in ogni caso escluso di assegnare al principio di autodeterminazione effetti retroattivi tali da consentire di rimettere in discussione situazioni territoriali definite a seguito dei più importanti eventi bellici del secolo scorso, poiché metterebbero in discussione la certezza dei confini nazionali, il dovere di sudditanza dei popoli e la stabilità politica degli stati. La Corte Suprema Canadese, valutando delle rivendicazioni di indipendenza del Québec rispetto al Canada ha definito attentamente i limiti di tale principio: di esso sono autorizzati ad avvalersi Ex colonie, popoli soggetti a dominio militare straniero e gruppi sociali cui le autorità nazionali rifiutino un effettivo diritto allo sviluppo politico, economico, sociale e culturale. (Sentenza 385/1996).
    • Come trascurare i quotidiani locali che Domenica 29 Novembre 2009, ci danno la seguente notizia:
    Per la secessione di Lamon ora scende in campo direttamente il Comune. Non è più solo il Comitato a nutrire forti perplessità sull’immobilismo del Parlamento nel varare la legge che ne sancisca il passaggio al Trentino, come ha deciso con un referendum la maggior parte degli abitanti nell’ormai lontano ottobre 2005.
    Il sindaco e la giunta hanno deciso di pubblicare un bando per ingaggiare lo studio legale di un costituzionalista, affinché valuti le prospettive reali di un cambio di Regione, ma anche perché compia un’indagine approfondita su tutta la vicenda. «Siamo un’amministrazione referendaria - spiega il sindaco Malacarne - è il passaggio al Trentino è il primo punto del nostro programma». Il Parlamento italiano non si muove per un democratico referendum e per un semplice cambio di Regione per un modesto Comune di montagna con una popolazione pari a 3.743 abitanti, cosa c’induce a ben pensare per addirittura… una secessione?!?
    • È anche necessario non trascurare il fatto che porzioni sempre più grandi di sovranità nazionale sono devolute all’Ue, il cui Trattato (di Lisbona, per non chiamarlo Costituzione europea) entrerà in vigore in questi giorni. In questo Trattato all’ Articolo 45: Principio della democrazia rappresentativa

    2
    1. Il funzionamento dell’Unione si fonda sul principio della democrazia rappresentativa.
    2. I cittadini sono direttamente rappresentati a livello dell’Unione nel Parlamento europeo. Gli Stati membri sono rappresentati nel Consiglio europeo e nel Consiglio dei ministri dai rispettivi governi, che sono essi stessi responsabili dinanzi ai parlamenti nazionali, eletti dai loro cittadini.
    3. Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell’Unione. Le decisioni sono prese nella maniera più aperta e più vicina possibile al cittadino.
    4. I partiti politici di livello europeo contribuiscono a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell’Unione.
    Articolo II-12: Libertà di riunione e di associazione
    1. Omissis
    2. I partiti politici a livello dell’Unione contribuiscono a esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione.
    • Il Referendum quale strumento per l’esercizio della SOVRANITÀ POPOLARE è completamente assente nel Trattato (Costituzione) dell’Ue. Lo è, invece, a livello di Enti locali (Carta europea delle autonomie locali) e per le sole materie di competenze locale.
    • Gli attuali partiti italioti, tutti ad personam, continueranno a fare quello che hanno sempre fatto: depaupereranno risorse. Questo fintanto che gli altri (non gli italiani) glielo lasceranno fare, poiché uno dei vantaggi (il solo finora) dell’€uro quale moneta unica, è che il debito di uno Stato è il debito di tutti. Ecco perché la Banca Europea continua a segnalare all’Italia il suo debito pubblico è “pericoloso” e deve provvedervi.
    Insomma, se non si è capito, a mio modesto parere non abbiamo altre chance che agire sul piano locale e del reclamo della “sovranità popolare” a quel livello.
    Inutile pensare a partecipare ad elezioni per il Parlamento, e tra pochi mesi verificheremo anche se lo sforzo intelletual-politico-economico di alcuni a partecipare alle elezioni regionali sarà stato commisurato ai risultati.
    Se ne è valsa la pena, in definitiva!
    Sono sempre più convinto che l’unica possibilità (se di possibilità vogliamo parlare) consista nell’iniziare dal Comune per salire via via istituzionalmente, parallelamente alla crescita della consapevolezza del cosiddetto “uomo qualunque”, a delegare il meno possibile ai “rappresentanti” ed al conservare a sé la parte maggiore di sovranità.
    Questo, beninteso, non significa che gruppi, comitati e partiti scompaiano. Basterà considerarli per quello che sono: delle libere associazioni politiche. Se faranno bene il loro lavoro selezioneranno una cosiddetta “classe politica”. Se non lo faranno rimarranno quelli che sono ora: una “classe dominante”, che però non troverà presto nulla o poco su cui dominare.
    Qui è bene leggere quanto recentemente ha pubblicato il giornalista Paolo Barnard, in un documentatissimo articolo http://www.disinformazione.it/questo_e_il_potere.htm
    Dove ci sarà buona fede, rimarrà l’aspetto positivo: la proposta politica.

    3
    Nulla vieta che gruppi, comitati e partiti concorrano alle libere elezioni facendo le loro peculiari proposte. Niente vieta che una volta eletti questi soggetti perseguano i programmi politico-amministrativi per i quali hanno ottenuto il voto. Fermo restando l’esercizio di proposta e di veto della comunità, attraverso gli strumenti di democrazia diretta: referendum, petizioni, istanze, ed il controllo dei cittadini sugli atti amministrativi da parte di un Difensore civico (che Roberto Calderoni [Senatore della Lega Nord] attraverso il Codice delle autonomie, ora solo Disegno di Legge, vuole far scomparire) direttamente eletto dai cittadini in contemporanea all’elezione di Sindaco e Consiglieri comunali. Difensore civico che se non ha, come ora, strumenti deterrenti è assolutamente pletorico.
    Questi strumenti (Carta europea delle autonomie locali), ci sono già, ma sono stati edulcorati e depotenziati. Vanno ripristinati nella loro lettera e soprattutto nel loro spirito.
    Ogni legge, a ben vedere, è composta da una “lettera” e dal suo “spirito”.
    Una nuova classe politica (secondo me) deve essere più attenta al secondo.
    Alla luce di quanto documenta l’articolo sopra citato redatto da Paolo Barnard, si è indotti a pensare che alcuni scenari storici si ripropongano: da un lato un potere immenso e lontano, dall’altro la possibilità per “il piccolo e bello” di ritagliarsi spazi d’autentica democrazia ed autogoverno.
    E per meglio comprendere tali affermazioni osserviamo che recentemente, nel corso di un serrato dibattito telematico, alcuni esponenti della cultura meridionale, hanno vibratamente e ironicamente negato che l’attuale maggiore sviluppo economico, sociale e culturale del Nord del Paese fosse da attribuirsi a quell’esperienza medievale dei liberi comuni che fu del tutto assente al Sud (l’ironia era soprattutto in relazione all’uso dei sostantivi libertà e civiltà che erano stati accoppiati all’aggettivo comunale). Richiesti allora di spiegare quale altra fosse la causa di quel divario, gli storici locali si sono trovati in imbarazzo, cercando prima di negare l’evidenza, ossia l’esistenza di una reale differenza strutturale tra il nord e il sud d’Italia (qualcuno, sdegnato, ha perfino subodorato sentori di razzismo) e poi accampando principalmente tre cause:
    1) la perdita della centralità da parte del Mediterraneo a seguito della scoperta del Nuovo Mondo;
    2) la dominazione di tipo coloniale da parte di monarchie e aristocrazie straniere come Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi;
    3) la mezzadria che si sviluppò al nord, mentre al sud dominava il latifondo.
    Per la prima ipotesi è stato fin troppo facile replicare che fu il Settentrione, già allora più mercantile e industriale del Sud, ad essere danneggiato dallo spostamento dei traffici dal Mediterraneo all’Atlantico (si pensi solo a Genova e Venezia). Per le altre due quegli storici si sono data la zappa direttamente nei piedi. Al Nord infatti quel colonialismo non ci fu - e chi ci provò ne pagò le conseguenze - proprio per l’esistenza diffusa di città libere, ricche, fiere e bellicose, mentre, per lo stesso motivo, il latifondo fu distrutto e sostituito dalla mezzadria.
    La mezzadria infatti - come la banca, la società in accomandita e perfino la sovranità popolare, ma anche il conto corrente, la partita doppia, la lettera di cambio, l’assegno, il conto corrente, ecc.- fu una delle geniali invenzioni socio-giuridiche proprio di quella civiltà comunale che tra il Mille e il 1500 caratterizzò il Nord della Penisola, un’invenzione tanto geniale che dopo quasi mille anni è giunta intatta fino a noi o, meglio fino a 3 o 4 decenni fa.

    4
    A questo punto l’unica obiezione rimasta in piedi alla fine della discussione è stata che la mezzadria in realtà fosse un escamotage delle borghesie cittadine, ossia dell’oligarchia che governava i comuni che si accordò con l’aristocrazia terriera per sfruttare insieme i contadini. Tuttavia questo lo affronteremo – se del caso – in altra occasione.
    Quella che segue è ovviamente la nostra personale visione della questione quindi assai probabilmente parziale e lacunosa.
    Lo scontro colla nobiltà feudale del contado
    Mille anni fa, nel centro-nord italiano, i nascenti comuni si dedicarono ad un’impresa che li distinse subito dalle altre città borghesi europee: essi entrarono in conflitto con l’aristocrazia agraria, non solo riuscendo a sottrarle territorio e potere (e uomini, come vedremo dopo) ma anche obbligandola a trasferirsi nella città, a costruirvi il proprio castello ed a pagare, cosa che più di ogni altra contava, salatissime tasse. Fu certamente una strategia vittoriosa che portò al raggiungimento immediato degli scopi di tipo economico e politico che quelle città-stato si erano prefissate, ma ne raggiunse anche un altro, più mediato ma anche assai più importante, che rese diverso e largamente più prestigioso lo sviluppo dei comuni italiani rispetto alle città del nord Europa (e di tutto il resto del mondo). Queste ultime infatti, pur tendendo alla conquista di spazi di autonomia dalla nobiltà, in genere non aspiravano a sottrarle ai feudi nelle campagne, col risultato che la borghesia rimase all’interno delle mura cittadine, mentre fuori la nobiltà manteneva intatto, col feudo, anche il suo potere politico, economico e militare e la sua fedeltà al principe, re o imperatore che fosse. Questi, quindi, poteva continuare a contare sull’appoggio militare dei feudatari. Nell’Italia del centro-nord (è così che le differenze tra il Settentrione e il Meridione cominciano ad apparire) gran parte di quell’appoggio al principe venne meno, minato alla base proprio dalla sconfitta dei feudatari grandi e piccoli, costretti dai borghesi in armi a giurare fedeltà al comune e, appunto, non più al principe. A questo proposito abbiamo la testimonianza di un contemporaneo illustre, testimonianza eloquente quanto poche altre. Si tratta dello storico tedesco Otto Von Freising, ossia del vescovo Ottone di Frisinga, zio di Federico I detto il Barbarossa. Era il 1143 e Ottone, nel corso di un viaggio in Italia, scopre scandalizzato che non solo le città italiane del nord si erano date un assetto politico repubblicano, assolutamente in contrasto col presupposto corrente secondo cui la monarchia ereditaria era l’unica forma di governo possibile (per giunta per volontà divina), ma che “a fatica si può trovare un grande e nobile uomo in tutto il territorio il quale non riconosca l’autorità della sua città”. Il Barbarossa, reso edotto dallo zio, scenderà poi in Italia per rimettere a posto le cose, ma scoprirà a sue spese – alla battaglia di Legnano - che quelle città avevano anche i muscoli.
    Ciò è stato di importanza determinante ai fini della storia successiva: indebolito così il braccio armato dell’impero nel Nord-Italia, i comuni italiani diventarono vere e proprie città-stato, ricche, forti e indipendenti, capaci di difendere con le armi (ma spesso anche con l’oro) la loro “libertas”. E’ da quella “libertas” che nascerà l’Umanesimo, la più grande rivoluzione del pensiero del millennio scorso, e quindi il Rinascimento, ed è su queste basi che si fonda il successivo primato dell’Europa e quindi dell’Occidente, sul resto del Mondo.
    [prosegue sotto]
    Ultima modifica di semipadano; 29-11-09 alle 12:06
    L'occasione fa l'uomo italiano

  4. #34
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    Predefinito Rif: Sovranità Popolare

    Abbiamo detto che il conflitto del comune italiano con l’aristocrazia agraria aveva carattere sia economico che politico. Nella città si guardava addirittura ai feudatari del contado come a banditi, un obiettivo ostacolo all’espansione della borghesia urbana: dall’alto dei loro castelli i nobili controllavano strade, guadi e ponti e, alla stessa stregua dei briganti (il confine tra le due categorie era spesso inesistente, come ci dice la storia del nobile Ghino di Tacco di craxiana memoria) taglieggiavano passanti e viaggiatori, prelati, mercanti o banchieri che fossero. Ma fu anche uno scontro di tipo ideologico: al centro della questione, infatti, c’era sempre la liberazione dal giogo feudale della popolazione rurale, quasi tutta in condizioni di forte subordinazione se non di servaggio (servi della gleba, schiavi).

    5
    Ecco perché più sopra parlavamo di condizioni storiche che probabilmente si ripropongono, anche se con mutate vesti.
    È documentato che esiste un potere economico enorme ed in grado d’influenzare gli Stati (ieri Federico Barbarossa). Un potere che guarda lontano ed ai grandi numeri. Di contro un’autonomia o autogoverno locali sono consentiti dalla Carta Europea delle Autonomie Locali.
    Questo è ora ed è qui. Perché non approfittarne?
    Questo per darci modo di farci conoscere, di creare consenso sulle nostre peculiarità, di far crescere la cultura democratica, ma anche d’individuare una“classe politica” adeguata, non bisognosa di buoni politici, ma di buoni cittadini.
    domenica 29 novembre 2009
    p. Comitato per i diritti dei cittadini
    (Enzo Trentin)
    Ultima modifica di semipadano; 29-11-09 alle 11:58
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  5. #35
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    Predefinito Svizzera: il Sovrano accoglie a sorpresa l'iniziativa contro i minareti

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  6. #36
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    Predefinito Svizzera: il Sovrano accoglie a sorpresa l'iniziativa contro i minareti

    Per chi in questo forum ancora non capisce cosa c'entri con noi la Sovranità Popolare.

    Minareti: a sorpresa accolta l'iniziativa
    http://info.rsi.ch/home/channels/inf...-tendenze.html

    Libera circolazione: abbiamo commesso un errore-Lo afferma la consigliera federale Doris Leuthard
    http://info.rsi.ch/home/channels/inf...colazione.html
    Ultima modifica di semipadano; 29-11-09 alle 15:10
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  7. #37
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    Thumbs up Rif: Sovranità Popolare

    Un ottimo esempio di sovranità popolare: il referendum svizzero contro la costruzione di nuovi minareti, referendum che pare stia dando la vittoria al "no a nuovi minareti". hefico:

    La Svizzera dice no ai minareti e sì all'esportazione di armi - Corriere della Sera
    Frangar non Flectar
    "La terza via tra Stato e mercato è la via più facile per arrivare al Terzo Mondo" (Vaclav Klaus)

  8. #38
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: Svizzera: il Sovrano accoglie a sorpresa l'iniziativa contro i minareti

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    Per chi in questo forum ancora non capisce cosa c'entri con noi la Sovranità Popolare.

    Minareti: a sorpresa accolta l'iniziativa
    RSI Votazioni: prime tendenze

    Libera circolazione: abbiamo commesso un errore-Lo afferma la consigliera federale Doris Leuthard
    http://info.rsi.ch/home/channels/inf...colazione.html
    Vedi che sei troppo diplomatico???

    Per chi in questo forum ancora non capisce cosa c'entri con noi la Sovranità Popolare, LASCI PERDERE E VADA NEL FORUM DELLA LEGA ...PERCHE TANTO NON CI ARRIVA CON IL CERVELLO.....

  9. #39
    phasing out
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    Predefinito Referendum cantonali in Ticino

    Da www.rsi.ch

    Oltre al referendum Federale sui minareti, i Ticinesi hanno votato per due referendum cantonali.

    I ticinesi hanno detto due volte "no". Bocciata la modifica della legge tributaria che prevede una riduzione di 0,5 punti percentuali dell'aliquota d'imposta sull'utile delle persone giuridiche.

    Hanno espresso parere negativo il 55,8% degli aventi diritto di voto. Favorevoli il 44,2% dei votanti. Nella sezione ASCOLTA commentano questo risultato il presidente PS Manuele Bertoli e la consigliera di stato Laura Sadis.


    In questo caso i Ticinesi hanno potuto votare su una materia tributaria, cosa che gli italiani non possono fare per espressa indicazione della carta straccia costituzionale. Sempre in questo caso i Ticinesi hanno votato contro una norma che avrebbe ridotto di mezzo punto il prelievo fiscale sulle persone giuridiche. Non sempre il Popolo sovrano vota a favore dei propri comodi. Se prevalgono esigenze di bilancio, il Popolo, che si sente ben rappresentato dal sistema politico, vota contro l'abbassamento delle tasse.

    Bocciata anche la modifica della costituzione cantonale che prevede l'aumento da quattro a cinque anni del periodo di elezione degli organi cantonali e comunali. L'hanno respinta il 67,9% dei votanti. Hanno detto sì il 32,1% dei votanti

    Qui i politici locali chiedevano un'estensione temporale della delega. I Cittadini sovrani hanno detto no way.

    La partecipazione alle urne è stata del 47%.

    Quanto bastava, infatti in Svizzera chi si disinteressa non ha il potere di invalidare le scelte di chi si impegna politicamente. In quel paese il quorum non esiste. Da noi invece sì, a tutto vantaggio della casta politica italiana che lo usa per annullare la sovranità dei cittadini.
    Ultima modifica di semipadano; 30-11-09 alle 07:06
    L'occasione fa l'uomo italiano

  10. #40
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    Predefinito Rif: Sovranità Popolare

    qualcuno ha sentito le dichiarazioni di Maroni sulla sovranità popolare? io sono al lavoro e non ho sentito nulla. Torno a lavorare e cerco più tardi.
    L'occasione fa l'uomo italiano

 

 
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