Addio a Yasser, mister arraffa(ilgiorno)
Mandato da antonio Venerdì, 12 Novembre 2004, 05:17.
di Roberto Baldini
Non è morto povero e dimenticato, no, non è proprio il caso di Yasser Arafat, che ha continuato a morire per una settimana in quell’ospedale di Parigi dove è stato trasferito dalla moglie con un blitz degno del Mossad. Altro che povero. E diciamo la verità: tutto questo parlare di codici segreti, di conti in Svizzera, di montagne di dollari accumulati alla faccia di migliaia di poliziotti di Ramallah o di Gaza che lo stipendio lo prendono un mese sì e uno no, e in spregio a migliaia di persone costrette a vivere nella polvere dei campi profughi, non giova all’immagine di un «mister Palestina» che qualcuno ha avuto l’ardire di definire il Mazzini del Medio Oriente. Per favore, non esageriamo.
Secondo la rivista finanziaria Forbes, Arafat era addirittura il nono capo di stato più ricco del mondo preceduto da un re (Fahd d’Arabia) tre sceicchi (Emirati, Brunei, Dubai), un principe (Hans Adam II del Liechtenstein) un primo ministro (il thailandese Thaksin Shinawatra) e due regine (Elisabetta d’Inghilterra e Beatrice d’Olanda) con una fortuna stimata in 200milioni di dollari. Sarebbe già una montagna di soldi.
Ma secondo un rapporto 2003 del Fondo monetario internazionale Arafat ha dirottato verso misteriosi conti privati qualcosa come 900 milioni di dollari: una cifra con cui si potrebbe ampiamente riempire il buco nei conti dell’autorità palestinese, che secondo lo stesso rapporto FMI ammontava tra il 1993 e il 2003 a 778 milioni.
Se poi si prendono per buoni i calcoli dei kuwaitiani, la fortuna di Arafat diventa davvero sfacciata: 4 miliardi di dollari.
La mappa del tesoro porta in mezzo mondo: si va dalle azioni della Coca Cola ai cementifici, dai Casinò alle compagnie telefoniche tunisine, e poi ci sono i contanti sparsi tra Ginevra, Nicosia, Beirut, Dubai, Amman.
Si è parlato anche di aiuti internazionali incamerati senza batter ciglio, tanto che qualcuno in Italia aveva ribattezzato «Arrafat» il leader palestinese. Di fatto è proprio la gestione di questo fiume di denaro che dal giorno del ricovero in ospedale del Rais ha gettato nel panico la dirigenza dell’Anp, incalzata dai falchi di Hamas - certo più attenti alla distribuzione delle risorse al popolo - e dai capricci di «Sussù la francese», come Arafat chiamava la moglie, che pare abbia preteso una pensione da capogiro. «Yasser è stato la bandiera del nostro popolo, un simbolo, ma uno statista no: ci ha lasciato in eredità una classe dirigente corrotta» ha commentato l’Osservatorio palestinese sulla democrazia. E se lo dicono loro.




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