Una pagella per la Moratti
di Emanulele Di Nicola
Nella piazza romana il sole ha aderito allo sciopero generale: è una mattinata fredda, nuvole minacciose sfilano sopra gli striscioni, qualche goccia di pioggia. Eppure è pieno di gente, il centro rimane paralizzato: armato di sciarpe e cappotto il popolo della scuola oggi “non garantisce il regolare svolgimento delle lezioni”. Con la classica formula, in vigore ormai da decenni, gli istituti e le università italiane manifestano contro i tagli della legge Finanziaria e la riforma Moratti.
Sotto l’egida delle maggiori sigle sindacali la capitale diventa sede di un doppio corteo, Flc Cgil, Cisl e Uil da una parte, Cobas dall’altra: il raduno è previsto per le 10 del mattino ma in realtà inizia molto prima, gradualmente, mentre alla stazione Termini arrivano i treni di manifestanti dalle maggiori città d’Italia.
E già emergono le prime cifre: 100.000 persone sono scese in piazza secondo i sindacati, con adesioni nel settore equivalenti all’80%, per quello che rischia di essere il più grande sciopero della scuola nella storia del nostro Paese.
I colori della protesta subito monopolizzano una giornata grigia: quello prevalente è il rosso, come i palloncini della Cgil che si levano verso il cielo. Il messaggio dello sciopero viene lanciato con chiarezza ed energia (“Fermare la Moratti per noi è una missione”, recita uno slogan ricorrente), ma anche attraverso una serie di iniziative simboliche e fantasiose: alcuni ragazzi hanno ricalcato la tradizionale icona della morte, una signora con la falce, dipingendosi addosso la scritta cubitale “Mi manda Moratti”.
Oggi è la piazza a interrogare il ministro, e i risultati non sono lusinghieri: tra le migliori invenzioni della giornata c’è una pagella formato gigante preparata dai Cobas, dove l’illustre allieva risulta bocciata con il minimo dei voti. I giorni d’assenza sono 365, mentre l’unico nove presente si trova nella casella “tagli alla scuola pubblica”.
In prima linea i camioncini con gli altoparlanti, che diffondono le note del movimento; come sempre è “Bella ciao” la canzone dei più giovani, un classico della Resistenza per evocare un altro tipo d’opposizione. Il corteo prosegue per il suo percorso, parlando con un’unica voce che invita il ministro alle dimissioni e all’abrogazione della riforma; la Gilda degli insegnanti, di fronte ad una prospettiva di taglio del 2% del personale docente, ha lanciato una mobilitazione per l’intera giornata “nelle scuole di ogni ordine e grado”, portando per le strade una presenza massiccia.
E’ una protesta che si concentra nei luoghi simbolici, come il palazzo che ospita il dicastero della Pubblica Istruzione, dove la manifestazione rallenta il passo e si lascia andare ad una selva di fischi.
Registri chiusi, ma anche zaini vuoti: da giorni il movimento universitario stava programmando la manifestazione. Ogni facoltà de La Sapienza, da Giurisprudenza fino a Lettere e Filosofia, è stata invasa da collettivi e volantinaggio, per esprimere al meglio la propria opposizione alla politica scolastica del governo.
Il “No Moratti Day”, come è stato ribattezzato, è una logica conseguenza della catena di astensioni che si succedono da settembre, già causa del ritardo nell’inizio delle lezioni; i collettivi dell’ateneo approfittano dell’iniziativa per denunciare il trattamento pregiudiziale da parte dell’opinione pubblica, che in tempi recenti (la manifestazione contro Fini dello scorso 3 novembre) li ha dipinti come “criminali” e “squadristi no global”. Non sono da meno gli istituti superiori: molti di questi nella capitale sono rimasti chiusi, altri si sono ritrovati direttamente in piazza.
A conferma dell’affluenza da ogni angolo del Paese, il coordinamento dei licei genovesi alza il suo striscione in Piazza della Repubblica; a loro si uniscono i gruppi dalla Toscana, soprattutto Pisa e Firenze, fino a rendere il corteo un’unione di dialetti diversi.
Questa è anche un’occasione per ricomporre il tradizionale divario tra alunni e professori, che si ritrovano a manifestare per gli stessi interessi. In alcuni casi, fortuitamente: proprio mentre lo spezzone sta partendo due ragazze, con tanto di zaino in spalla, tra la folla riconoscono un loro insegnante. Prima sorprese, poi sorridenti, regalano un commento che riassume una giornata memorabile: “Prof., anche lei è qui? Ma allora la situazione è proprio grave”.




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