Dopo le proteste, sciopero generale della scuola il 30
L'11 ottobre grande manifestazione nazionale a Roma contro il governo per la democrazia, i salari e i diritti. La vera e unica opposizione scende in piazza mentre il Pd rincorre ancora il dialogo a tutti i costi
Ferma opposizione alla riforma Gelmini e richiesta di rinnovo del contratto di lavoro del comparto scuola scaduto da 9 mesi, questi i temi centrali per cui i sindacati della scuola Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda hanno annunciato lo sciopero generale della scuola
La data della mobilitazione è stata nota oggi, dopo il tentativo di conciliazione presso il ministero, passaggio inevitabile nelle procedure previste dalla legge per la proclamazione dello sciopero. La data è giovedì 30 ottobre, prima non sarebbe stato possibile sia per motivi organizzativi sia perché è previsto già da tempo lo sciopero indetto dai Cobas per il 17 ottobre, altro importante appuntamento di lotta per bloccare la controriforma della scuola.
Si apre così una grande stagione di mobilitazione sindacale, sociale e politica di fronte alla grave emergenza democratica determinata dalla politica di questo governo di destra. A partire dall'11 ottobre, quando associazioni, movimenti e partiti di sinistra si troveranno in piazza a Roma per “Un'altra politica, un'altra Italia”, diversa da quella che Berlusconi sta disegnando, e diversa anche da quella della finta opposizione del Pd. Quel Pd che forse non parteciperà a questo autunno di lotte, troppo impegnato a scimmiottare il governo in carica, muovendosi nella sua ombra, ma senza deviare la rotta. Troppo impegnato a cercare il dialogo, la collaborazione, la complicità.
Quel Pd che ha indetto una manifestazione per il 25 ottobre, ma che oggi mette in discussione per «senso di responsabilità nazionale». Dopo varie spinte, più o meno esplicite, da parte di Follini, Rutelli, Letta e non solo, Veltroni ha vacillato e si è detto anche pronto a rinunciare alla manifestazione, «ma solo se la situazione dovesse precipitare». Un curioso, bizzarro e quanto mai discutibile concetto di opposizione, quello di Veltroni e dei colonnelli democratici, secondo il quale si decide di lasciare “i palazzi” della politica per tornare nelle piazze solo se va tutto bene. Altrimenti, guai a disturbare il manovratore...
(9.10.08)
http://www.larinascita.org/







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