E' tornato l'asse del Nord/ Ecco il progetto di Tremonti per il 2006: un movimento tra Forza Italia e la Lega. In perfetta sintonia con Bossi. Dettagli e retroscena
Affari Italiani 15 novembre 2004
Introduzione dei dazi per fronteggiare la concorrenza dei prodotti cinesi, lotta alle irregolarità economiche dei Paesi dell'Est, campagna a tutto campo per ridurre le tasse sul modello di Bush, battaglia contro i vincoli del Patto di Stabilità e impegno per lo sviluppo di un sistema bancario efficiente nel Mezzogiorno. Sono i punti chiave del programma al quale sta lavorando in queste settimane Giulio Tremonti, ormai pronto a rilanciarsi nell'agone politico dopo l'intervista rilasciata sabato scorso al Corriere della Sera.
Il progetto - come anticipato da Affari il 9 novembre scorso - è stato studiato a tavolino con Umberto Bossi, l'alleato più fedele con il quale i rapporti, personali e non solo, non sono mai stati così forti. Il segretario federale della Lega Nord non ha avuto bisogno di leggere il Corsera sabato mattina, proprio perché conosce perfettamente il Tremonti-pensiero, messo a punto nel dettaglio nell'ultimo incontro tra i due leader, che si è svolto nel weekend a casa di Bossi.
Secondo quanto risulta ad Affari, l'ex numero uno di Via XX Settembre si prepara a lanciare un nuovo movimento che si presenterà alle Politiche del 2006. Una sorta di "Lista Tremonti" (per il nome c'è tempo), che si collocherà al confine di Forza Italia, sempre all'interno della Casa delle Libertà e in perfetta sintonia con Berlusconi. L'obiettivo è quello di presentarsi in tutta Italia, nel tentativo di raccogliere i voti degli azzurri delusi, di chi nel 2001 ha scelto il Cavaliere per rinnovare il Paese, confidando negli slogan "meno tasse per tutti" e "l'Italia del fare contro quella del parlare". In pratica, Tremonti si inserirà a cavallo tra il partito del premier, sempre più 'democristano' dopo il recente riavvicinamento a Fazio e Montezemolo (seguito proprio al ribaltone del Tesoro), e la Lega di Bossi.
Intercettando i voti delle partite Iva, degli artigiani e dei piccoli imprenditori che si nutrono di liberismo e "meno Stato", ma non hanno il coraggio di votare il Carroccio, 'inquinato' di irredentismo padano e celudurismo alla Borghezio. Con questo progetto il duo Umberto-Giulio punta anche a riequilibrare il Centrodestra, rafforzando il fronte riformista in perenne contrasto con l'asse An-Udc, che, salvo scricchiolii tattici, si ritrova sempre unito, come raccontano le cronache di questi giorni, nella difesa dei dipendenti pubblici e degli aiuti a pioggia al Mezzogiorno (leggi statalismo in linguaggio leghista).
Senza dimenticare che al fronte centristi-aeninni si aggiungono anche molti esponenti azzurri, lontani anni luce da Tremonti, come il viceministro dell'Economia Gianfranco Micciché, il quale ha minacciato apertamente le dimissioni: "Se questi sono i numeri per il Sud queste cifre saranno presentate senza Micciché al Governo".
E' chiaro che la "Lista Tremonti" potrà rubare qualche voto sia a Forza Italia sia alla Lega, ma al Senatur serve per rinsaldare l'alleanza del Nord e al Cavaliere per contrastare gli appettiti di Fini e Follini, con un fidato battitore che non farà altro che riprendere gli slogan del 2001 (lo stesso ex ministro dell'Economia ha confessato: 'Mi piaceva di più il primo Berlusconi').
In questo contesto gioca un ruolo importante la nuova legge elettorale proporzionale, con la quale, molto probabilmente, saremo chiamati alle urne tra un anno e mezzo. Così il premier riuscirà a rafforzare la sua leadership e, allo stesso tempo, il ritrovato asse Bossi-Tremonti. Il fiscalista di Sondrio avrebbe già contattato qualche deputato azzurro, pronto a sposare la nuova causa liberista. In cima alla lista c'è sicuramente Aldo Brancher, il sottogretario di Bossi e Calderoli al ministero delle Riforme, l'uomo che, insieme a Tremonti, ha ricucito nel '99 i rapporti tra azzurri e padani. Nel team potrebbero entrare anche Paolo Romani, coordinatore uscente di Forza Italia in Lombardia, sempre attento alle istanze leghiste, e Antonio Martusciello, responsabile degli azzurri in Campania, anche lui in odore di siluramento, al quale verrebbe affidata l'organizzazione del movimento nel Sud.
E la Lega? Ufficialmente tira dritto. Non a caso Calderoli e Maroni (quest'ultimo il meno vicino a Tremonti), si sono affrettati a dichiarare: "Bene Tremonti, ma la Lega ha già il suo leader". Nessun dubbio. Non a caso Umberto Bossi, con la regìa del silenzioso Giancarlo Giorgetti (l'unico a non commentare l'intervista dell'ex numero uno di Via XX Settembre), sta preparando il suo ritorno in pubblico. Prima di Natale, probabilmente in Piemonte (ad Alessandria o a Novara), in compagnia del suo alleato-amico più fidato, Giulio Tremonti.




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