....scioperi?

Lo sciopero della scuola, oltre che per il rinnovo contrattuale, è stato indetto per protestare contro tagli al personale docente che in realtà non sono previsti in alcun provvedimento. Contemporaneamente soprattutto la Cgil spara a zero contro la riforma della scuola, sostenendo che Letizia Moratti “continua solo a fare tagli”, mentre in realtà durante la sua gestione del ministero sono stati inseriti in ruolo circa 73 mila insegnanti.
Dare uno sfondo politico fazioso a un’agitazione contrattuale, ormai, è diventata un’abitudine, al punto che non ci si fa neppure più caso.
Anche lo sciopero generale indetto per fine mese contro la legge Finanziaria ha lo stesso carattere. In sostanza si tratta di un’agitazione di sostegno alle (eccessive) rivendicazioni dei dipendenti statali, che chiedono aumenti dell’8 per cento, nettamente superiori all’inflazione e alla media della crescita retributiva delle altre categorie.
Le si è voluto dare, però, un significato più ampio, di contestazione della scelta dell’esecutivo di ridurre le aliquote fiscali.
Le aliquote, invece, purtroppo, non diminuiranno affatto nell’esercizio cui si riferisce la Finanziaria. Ci saranno soltanto le riduzioni di tasse alle imprese rivendicate dal patto corporativo tra sindacati e grande industria e i provvedimenti a favore delle famiglie particolarmente cari alla Cisl.
Ma si sciopera lo stesso, anche senza sapere più bene il perché.
Lo sciopero, da strumento di lotta funzionale a un obiettivo, sta diventando un obiettivo in sé, un modo per affermare il peso e la combattività dei sindacati, indipendentemente dagli obiettivi della contrattazione.
Su questo fenomeno pesa, naturalmente, la volontà della Cgil di dar vita a una “opposizione sociale” di tipo politico.
Però ormai a questa deriva non si oppone più nessuno, neppure sindacati come Cisl e Uil che in passato avevano scelto di tenersi ben fermi al terreno negoziale.
Questo significa che anche da parte dell’esecutivo, tutto infervorato nelle sue lacerazioni interne, è mancata un’attenzione seria al fronte sociale.

Il Foglio

saluti