28 luglio 2000
Il settimanale l'Espresso pubblica le parti ritenute maggiormente interessanti di un dossier di 120 pagine redatto nell'aprile del '99 dalla Banca d'Italia su incarico della Procura di Palermo, nell'ambito di una indagine per riciclaggio gestita dalla direzione antimafia di Palermo sulla nascita della Fininvest. L'indagine per riciclaggio è stata poi archiviata, ma è stato poi depositato nell'inchiesta che vede Marcello Dell'Utri accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Dal dossier risulta che 22 holding controllano il capitale sociale della Fininvest. Tali holding fanno tutte capo a Silvio Berlusconi e alla sua famiglia, ma che risultano però intestate a personaggi come Nicla Crocitto, casalinga di 65 anni, vedova di un funzionario della Banca Rasini, cioè della banca in cui lavorava il padre di Silvio, Luigi Calabresi. Tale istituto bancario venne poi incorporato dalla Banca Popolare di Lodi. Quando i funzionari della Banca d'Italia si presentarono alla Banca Popolare di Lodi per indagare sulle 22 holding si sentirono rispondere "quelle società non rientrano tra i nostri clienti". Ma in un vecchio archivio della sede milanese della banca di Lodi fu poi rinvenuto il microfilm dell'intero archivio contabile delle 22 holding, stranamente classificato nella categoria "servizi di parruccheria e saloni di bellezza"! I funzionari della banca lodigiana giustificano ciò con un cambio di computer. Dal microfilm risulta un primo aumento di capitale di 8 miliardi il 6/4/1977, un secondo di 16, 4 miliardi il 2/12/1977, dando inizio all'espansione della Fininvest S.r.l.. Del denaro non si conosce la provenienza, ed addirittura il primo aumento di capitale risulta essere stato effettuato addirittura in contanti, cosa a dir poco insolita! Il 7/12/1978 viene effettuato un ulteriore aumento di capitale di 17,89 miliardi, aumento che precederà di poco la trasformazione della Fininvest in società per azioni. Anche di tale versamento si perdono le tracce della provenienza. Passano infatti da ben 8 conti correnti (tra cui quello di Fininvest Roma, amministrata dal padre di Cesare Previti, Umberto), ma di cui i tecnici della Banca d'Italia non sono riusciti a individuare il primo ordinante, anche perché proprio quella parte del microfilm risulta bruciata!
IL 4/10/1979 undici delle ventidue holding emettono un prestito obbligazionario di 11 miliardi che ritornano sul conto di una società creata per l'occasione da un prestanome, la Ponte S.r.l., di cui, come accertato dalla Banca d'Italia non esistono scritture contabili!
Il 14/12/1979 27,68 miliardi vengono passati sul conto di un'altra società, la Palina S.r.l., creata da un invalido di 75 anni! Tale operazione viene definita nel rapporto della Banca d'Italia "priva di qualsiasi giustificazione contabile o amministrativa". Anche in questo caso non vi è modo di accertare la provenienza di tale somma!
Altri finanziamenti completano la rapida ascesa dell'impero Fininvest: 20,7 miliardi il 24/12/1979, 3 miliardi il 5/3/1981, 7,179 miliardi il 26/3/1984, 2,297 miliardi il 16/5/1984. Anche di tali somme i funzionari della Banca d'Italia non sono riusciti ad accertare la provenienza!
Poco dopo Berlusconi inizierà la sua scalata alle televisioni private.
Saluti




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