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Discussione: Forza Cav.

  1. #1
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    Predefinito Forza Cav.

    Lo scorpione monta sulle spalle dell’animale per guadare il fiume, sa che se affonderà su di lui il pungiglione lo farà fuori, ma sa che subito dopo averla avuta vinta annegherà con lui tra le rapide. L’animale è Berlusconi, gli scorpioni sono Fini, Casini e anche un po’ il vecchio Bossi.
    Fini ha posto da tempo una giusta questione di redistribuzione dei pesi della coalizione nel governo, ma persegue l’obiettivo con la delicatezza di un rinoceronte, prima imponendo l’autolesionistica eliminazione a freddo di Tremonti, poi e soprattutto rinnegando il patto elettorale antitasse sottoscritto dal premier, e curando il proprio rafforzamento nel partito, che ormai lo sopporta a stento, attraverso il rilancio di un banale clientelismo assistenziale e una fuga verso gli onori personali della Farnesina.
    Casini (con quel brav’uomo che si comporta da omarino e risponde al nome di Follini) è crisaiolo un giorno, il giorno dopo vara il suo “lodo”, cioè la sempiterna alleanza con An per garrotare Berlusconi, imporgli pesi sempre meno sostenibili, liberandosi le mani per il solito piatto, prevedibile, gioco di sponda istituzionale.
    Bossi, che è più uomo di passione politica ma ha la vocazione a stabilire confini impossibili, vuole semplicisticamente una regione del nord, sapendo che la perderebbe con il suo candidato come è avvenuto in Friuli. Che la vuole a fare?
    Dio solo sa quante gliene abbiamo dette a Berlusconi per non aver saputo scegliere il tempo del rilancio, per non aver chiuso imperativamente la verifica quando era necessario, anche con una crisi e con la seria determinazione a fare le cose per bene, secondo promessa e verità della situazione, sfruttando in anticipo i dati della realtà: la corsa dell’economia americana dopo il taglio delle tasse, la necessità di scuotere l’Europa facendo asse liberista con i Blair e i Gordon Brown, emancipandosi già durante il semestre italiano di presidenza dalla cerimoniosità inutile della politica europea di Frattini, sostenuta dall’onesta ma inservibile retorica costituzionale così cara alla presidenza della Repubblica. Insomma, quante gliene abbiamo dette per non aver esercitato la leadership, che in politica è tutto.
    Resipiscente, ora il Cav. rovescia il tavolo di un cattivo accordo sulle tasse, e almeno simbolicamente vuole la certezza che il taglio Irpef si faccia dal 2005.
    Poca roba, una scossa insufficiente, ma meglio di niente per non finire la corsa ingloriosamente.
    Intanto però la garrota si stringe, si stringe, giorno dopo giorno. E gli scorpioni vanno allegramente verso la catastrofe, mentre il fiume s’ingrossa dello scontento nazionale, con la bella soddisfazione di aver affondato il pungiglione.

    Ferrara su Il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Confindustria

    Roma. Ieri all’illustrazione del rapporto di analisi congiunturale commissionato dal Cnel a tre istituti di ricerca, c’era un sottofondo di imbarazzo tra i presenti.
    Sindacati e Confindustria non sanno bene come ragionare intorno a una cosa – la Finanziaria – che a metà novembre ancora non esiste.
    Dice Savino Pezzotta, leader della Cisl:
    “E’ una situazione drammatica. Noi scioperiamo il 30 novembre contro una Finanziaria da 24 miliardi di euro. Il governo non ha avuto neppure il coraggio di avviare il confronto con noi”.
    I movimenti più difficili da leggere sono quelli di Confindustria. L’incertezza riguarda il modo in cui si muoverà il capo degli industriali, Luca di Montezemolo (che aveva chiesto una riduzione dell’Irap commisurata al costo del lavoro sopportato dalle imprese, dunque favorevole alle grandi, e che si ritrova invece con uno sgravio che avvantaggerà i piccoli) e l’atteggiamento della base confindustriale.
    Una fonte vicina all’attuale vertice spiega che gli imprenditori se la prendono innanzitutto con il governo: “Persino Michele Perini, il capo di Assolombarda, uno degli imprenditori più prossimi a Silvio Berlusconi, è intervenuto a favore di Montezemolo, autorizzandolo ad alzare la voce”.
    Ma in realtà dentro Confindustria gli umori sono differenziati.
    Noia per il polso debole di Palazzo Chigi, e delusione per la tattica di Montezemolo: gli si imputa l’errore di aver lasciato scoperti Mezzogiorno e ammortizzatori sociali per puntare tutto sull’Irap. Per le piccole imprese la soluzione trovata sull’Irap viene vissuta un po’ come uno scampato pericolo.
    Spiega Guido Bolaffi, direttore di Confartigianato:
    “Il punto di partenza era più grave, con gli automatismi nella revisione degli studi di settore, che avrebbero dovuto finanziare gli sgravi Irpef. Il no alle riduzioni Irpef e il sì all’Irap non è considerata devastante dalle imprese artigiane”.
    Ma nel mondo della piccola impresa che era stato in origine largamente a favore del Cav. resta una sensazione di incertezza per il modo in cui il dibattito sul fisco si è sviluppato. Le stesse perplessità si ripresentano nel sistema finanziario e del credito, attentissimo a seguire le questioni di politica economica. “Perché – come spiega una fonte bancaria – a contare non sono soltanto i risultati finali del confronto sulla Finanziaria”.
    Continua la fonte bancaria:
    “Crescono gli interrogativi sull’affidabilità generale del governo a un anno e mezzo dalla fine della legislatura. Esempio: come finirà sul patto di stabilità? La capacità di negoziare a Bruxelles sui vincoli europei è un banco di prova, anche sulle altre poste, quelle che ci riguardano, il futuro delle concentrazioni nel continente, la tutela degli interessi del paese nel sistema creditizio”.
    Molti temono che – complice da una parte la congiuntura internazionale e dall’altra il malfunzionamento del sistema politico che favorisce le divisioni – finisca col prevalere il particolarismo che aveva segnato la crisi a cavallo di Ottanta e Novanta.
    Dice Alessandro Riello presidente degli industriali di Verona: “E’ una responsabilità che concerne la politica nel suo complesso. C’era la promessa del maggioritario, stiamo tornando indietro. La storia di questa Finanziaria è la storia di una spartizione misera. Quattro partiti che si contendono tre miliardi e mezzo di euro. Dal mio punto di vista sarebbe meglio che questi soldi fossero destinati a un solo intervento, anche se non dovesse essere quello per cui noi industriali ci siamo battuti, l’Irap”.
    Nei lontani territori del nord imprenditoriale, percepiti come la frontiera della ricchezza nazionale riaffiorano ansie molto simili a quelle di una quindicina di anni fa, quando la Lega suonò la sveglia ai partiti.
    Ecco il punto di vista di Celeste Bortoluzzi, alla guida degli imprenditori di Belluno:
    “Pensavamo che questa maggioranza ce l’avrebbe fatta a togliere certe incrostazioni. Ci saremmo aspettati buon senso, ristrutturazione e tagli della spesa pubblica. Invece non è accaduto. I problemi burocratici si sono aggravati rispetto a trent’anni fa, è peggiorato lo stato del territorio, mentre assistiamo allo spettacolo di un inutile discussione politica che si svolge sul nulla. Per questo sono demoralizzato”.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito

    Bene, Cav!

    Alla fine, Silvio Berlusconi si è convinto che un governo che punta solo a durare non riesce neppure in quello.
    La mediazione in una coalizione è necessaria, le posizioni delle forze sociali e dei potentati economici vanno tenute presenti, ma tutto ciò ha un senso se serve a realizzare il programma su cui ci si è impegnati con gli elettori.
    La dichiarazione del premier a Bratislava è un’espressione, peraltro un po’ tardiva, di serietà.
    Abbassare le tasse e ridurre la spesa pubblica corrente non è un’invenzione dell’ultima ora, è il nucleo del programma liberale su cui è stata costruita la coalizione.
    La scelta è stata rinviata, o meglio applicata solo alle fasce di reddito più basse, per effetto della stagnazione seguita all’11 settembre (e dei pasticci nella coalizione).
    Poi il ministro dell’Economia che alla fine (dopo tentennamenti colbertisti) la perseguiva è stato licenziato perché non era abbastanza “collegiale”.
    Alla fine alcuni alleati di Forza Italia hanno cominciato a pensare che, impedendo a Silvio Berlusconi di attuare il suo impegno elettorale principale, lo si indeboliva e parallelamente ci si rinforzava come alleati: quest’ultima convinzione alla lunga è risultata falsa.
    Intanto ognuno cercava collegamenti esterni con i nemici della riforma, il partito delle tasse: tra gli altri, l’agguerrita corporazione dei dipendenti pubblici.
    Puntavano sul fatto che Berlusconi, pur di durare, avrebbe digerito tutto, e per qualche giorno è sembrato che andasse a finire proprio così.
    Alla fine, però, il Cav. si è reso conto che la leadership non è una pura funzione formale.
    E’ una responsabilità che implica rischi e doveri.
    Rischi peraltro inferiori a quelli di una resa a discrezione che lo avrebbe costretto a gestire una fase di lunga agonia, in attesa di un verdetto elettorale inevitabilmente severissimo.
    Che cosa capiterà ora non si sa.
    All’interno di Alleanza nazionale e dell’Udc si conteranno e si misureranno le posizioni, ma su una scelta chiara, non sulle chiacchiere, sulle astruserie della collegialità, sui sofismi delle pari dignità.
    Naturalmente non è escluso che la coalizione, messa di fronte a una alternativa radicale, si sfasci.
    D’altra parte una maggioranza che non intende dar corso al programma su cui si è costituita perde il diritto morale a governare.
    Quanto a Berlusconi, come tutti i leader politici, può cadere. L’importante è che abbia deciso di non cedere senza combattere: quest’ultima, la via sicura per perdere.

    Ferrara su Il Foglio del 20 novembre

    saluti

  4. #4
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    In origine postato da mustang
    Naturalmente non è escluso che la coalizione, messa di fronte a una alternativa radicale, si sfasci.
    D’altra parte una maggioranza che non intende dar corso al programma su cui si è costituita perde il diritto morale a governare.
    Quanto a Berlusconi, come tutti i leader politici, può cadere. L’importante è che abbia deciso di non cedere senza combattere: quest’ultima, la via sicura per perdere.
    Lucidissimo Ferrara. Come spesso, del resto.

  5. #5
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    In origine postato da antonio
    ma non e' credibile il cav sb..quando dice che sarebbe pronto a correre da solo..
    e' vero che gli altri non vanno da nessuna parte (ma questo vale per AN piu' che per UDC)..pero' ne ha bisogno eccome..
    Questo fa parte delle speranze. Le Sue... I fatti parlano diversamente.

    Fini si è già "ammorbidito", Bossi è "preoccupato" di tornare al voto.

    Resta Follini che ha solo due possibilià:
    • - ingoiare il rospo
      - spaccare tutto e saltare a sinistra

    Una bella responsabilità per un omettino piccolo piccolo piccolo...

    Ma, giustamente, Lei pone un'altra questione... E chi Le dice che l'elettorato di ForzaI Italia non voglia esattamente questo?

  6. #6
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    In origine postato da FreeFlag
    Questo fa parte delle speranze. Le Sue... I fatti parlano diversamente.

    Fini si è già "ammorbidito", Bossi è "preoccupato" di tornare al voto.

    Resta Follini che ha solo due possibilià:
    • - ingoiare il rospo
      - spaccare tutto e saltare a sinistra

    Una bella responsabilità per un omettino piccolo piccolo piccolo...

    Ma, giustamente, Lei pone un'altra questione... E chi Le dice che l'elettorato di ForzaI Italia non voglia esattamente questo?
    è quello che ho cercato di spiegare ad Antonio ed altri sul principale; Berlusconi e' intenzionato ad andare fino in fondo ed in questo modo riprende tutti i voti persi in 3 anni, quei voti che con soddisfazione la sinistra ha considerato i delusi per il mancato rispetto delle promesse. Un Berlusconi che riesce a farsi vedere convincente di voler rispettare le promesse a costo di perdere la poltrona tornera' al 30% prima ancora che i suoi avversari, che lo danno per morto per la decima volta in 10 anni, se ne possano rendere conto

  7. #7
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    In origine postato da Italosloveno
    è quello che ho cercato di spiegare ad Antonio ed altri sul principale; Berlusconi e' intenzionato ad andare fino in fondo ed in questo modo riprende tutti i voti persi in 3 anni, quei voti che con soddisfazione la sinistra ha considerato i delusi per il mancato rispetto delle promesse. Un Berlusconi che riesce a farsi vedere convincente di voler rispettare le promesse a costo di perdere la poltrona tornera' al 30% prima ancora che i suoi avversari, che lo danno per morto per la decima volta in 10 anni, se ne possano rendere conto
    E, per dirla tutta, mi ero scordato delle dichiarazioni di Casini sentite oggi al Toggì.

    CAGLIARI - ''Il tema della riduzione delle tasse e' una misura giusta e desiderabile, i nostri concittadini sono oggetto di un carico fiscale eccessivo che pesa sulla capacita' di crescita e sviluppo dell'Italia''. Lo ha detto il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini intervenendo a una manifestazione in occasione del centenario dei moti di Buggerru (Cagliari) dove furono uccisi tre minatori.


    http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/...617175523.html

    Mica ieri... Oggi.

    Ergo, metà dell'UDC è già "in riga, allineati e coperti". Resta Follini ma, come si dice, tutti sono utili ma non indispensabbbbbili.

  8. #8
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    Dal "contratto con gli italiani":

    "Abbattimento della pressione fiscale

    a) con l' esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni annui (=10300 euro)
    b) con la riduzione al 22% dell' aliquota per i redditi fino ai 200 milioni (=103 mila euro)
    c) con la riduzione al 33% dell' aliquota per i redditi sopra i 200 milioni (=103 mila euro)"


    Sia ben chiaro che una decurtazione inferiore a quella indicata dal contratto non verrà considerata un taglio delle tasse ma una propina, un baksisc, una mancia.

    G

  9. #9
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    In origine postato da antonio
    ma non e' credibile il cav sb..quando dice che sarebbe pronto a correre da solo..
    e' vero che gli altri non vanno da nessuna parte (ma questo vale per AN piu' che per UDC)..pero' ne ha bisogno eccome..
    -------------------------
    ....è credibilissimo, invece.
    La verità è che lui, senza gli altri, è comunque già arrivato e potrebbe stupire arrivando ancora più in là; per gli altri c'è solo il limbo o, in alternativa, presentarsi con il piattino in mano davanti alla "concorrenza", così dimostrando la loro inaffidabilità.

 

 

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