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LONDRA, 22 novembre 2004 - Chi pensava che il razzismo fosse stato estirpato dai campi di calcio europei si sbagliava. E di grosso. Come una malattia strisciante e subdola, la discriminazione nei confronti dei giocatori di colore è rimasta in silenzio per qualche tempo, prima di esplodere nuovamente in tutta la sua gravità. Ululati e "buuu" razzisti, per la verità, non sono mai spariti in molte piazze del Vecchio Continente. Gli ultimi due mesi, tuttavia, hanno fatto registrare un gran numero di episodi particolarmente sgradevoli, che hanno riportato di prepotenza alla luce un problema mai risolto.
Nell'occhio del ciclone, il 6 ottobre, è finito Luis Aragones, allenatore della nazionale spagnola. L'espressione "negro di m...", usata in riferimento a Thierry Henry, ha fatto il giro del mondo, scatenando ovunque furiose proteste. Il c.t. si è giustificato chiarendo la natura scherzosa della frase e attribuendo alle sue parole l'intento di motivare José Antonio Reyes, compagno di Henry nell'Arsenal. "Fai vedere a quel negro che sei più bravo di lui" non voleva essere, nelle intenzioni di Aragones, una frase razzista. Un uomo della sua esperienza, comunque, avrebbe dovuto prevedere gli effetti di una simile esternazione. E i risultati non si sono fatti attendere: il 16 e il 17 ottobre i "coloured" dell'Under 21 inglese e della nazionale di Eriksson sono stati vergognosamente presi di mira dai tifosi spagnoli, tanto che la federazione iberica ha dovuto scusarsi ufficialmente con la Football Association.
Il presidente della Fifa Joseph Blatter ha stigmatizzato l'accaduto, sostenendo che la partita avrebbe dovuto essere interrotta anzitempo. Una soluzione che era stata adottata il 16 ottobre dall'arbitro olandese Temmink, ebreo, stufo di essere insultato a L'Aja dai tifosi locali durante la partita contro il Psv. Triplice fischio con dieci minuti d'anticipo, vittoria a tavolino per gli ospiti e tutti sotto la doccia, come prevede il regolamento in Olanda. Blatter auspica che in futuro siano gli stessi giocatori a decidere di abbandonare il campo, qualora fossero vittime di episodi di razzismo.
Dopo aver accettato le scuse della federazione spagnola, però, la Football Association inglese si è immediatamente trovata a fronteggiare un nuovo caso di razzismo. Dwight Yorke, attaccante di Trinidad e Tobago in forza al Birmingham, nell'ultimo turno di Premier League si è scagliato contro un fan del Blackburn, che lo stava insultando facendo gesti da scimmia. Yorke, ex di turno, è stato allontanato dai compagni e il tifoso è stato subito espulso dallo stadio. La Football Association ha aperto un'inchiesta. Il capo esecutivo Gordon Taylor ha ammesso che il razzismo nel calcio non può ancora essere dato per morto, pur ricordando i progressi compiuti negli ultimi dieci anni. Passi avanti notevoli, ma evidentemente non ancora sufficienti.
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... infondo siamo terzi se giri la classifica... dipende dai punti di vista!!!
