....fuori legge
Protetti da quell’assurdità che è l’obbligo inapplicabile dell’azione penale e da quello schermo di autotutela corporativa che è l’indipendenza assoluta della magistratura, quando si sa bene che i migliori sistemi penali e i più indipendenti sono quelli in cui i
magistrati sono eletti e dell’azione penale è responsabile chi abbia un mandato popolare, gli uomini e le donne in toga si accingono per la terza volta a scioperare contro quella legge che dovrebbero applicare a norma di Costituzione.
Il presepe non gli piace, e loro scioperano perché concepiscono così la divisione dei poteri: a loro il potere giudiziario, e sempre a loro il potere di mettere un veto al potere legislativo.
Poi parlano di sovversivismo quando un presidente del Consiglio richiama la coalizione al suo programma, e intende attuarlo secondo mandato elettorale.
Un bel balletto.
Nel frattempo procure già protagoniste di notevoli bizzarrie si rifanno vive con inchieste a trecentosessanta gradi, richieste di arresto a carico di parlamentari di ogni partito del cosiddetto
arco costituzionale, mentre in Calabria è messa in discussione a colpi di avviso di garanzia perfino la vecchia abitudine di svolgere interpellanze e interrogazioni.
Quando riguardino la magistratura, gli strumenti del sindacato
ispettivo di Camera e Senato diventano un “tentativo di intimidazione” a carico della giustizia.
Questa volta alle proteste che arrivano da destra si sono aggiunte quelle della sinistra, e il segretario dei Ds Piero Fassino, che di solito dice di non voler commentare le inchieste dei magistrati, ha espresso “stima e solidarietà, nella convinzione
della loro estraneità ai fatti”, ad alcuni compagni di partito messi sotto torchio da una celebre procura della Basilicata.
Si ripete la solita sceneggiata.
La sinistra sostiene fino in fondo la corporazione togata ma le toglie la sua fiducia ogni volta che la incontra sulla propria strada, solidarizza con lo sciopero antiparlamentare del sindacato dei requirenti e dei giudicanti, rifiuta le riforme della giustizia, una migliore selezione e organizzazione del lavoro dei giudici, la separazione almeno funzionale delle loro carriere, però se della
testuggine procuratoriale rimane vittima, allora si risente.
E’ così che ci si attrezza a governare il paese?
Ferrara su Il Foglio del 23 novembre
saluti




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