Grazie all'amico ARI6 sono venuto a conoscenza di studi sul mitico far west, e in questo 3d mi permetto di postarvi alcuni articoli che smentiscono la sua popolare immagine di luogo dominato dalla brutalità e dalla legge del più forte...buona lettura.
AI CONFINI DELLO STATO MINIMO
Nei primi decenni del XIX secolo, agli inizi della grande epopea della colonizzazione dell'Ovest, gli Stati Uniti, usciti dalla vittoriosa guerra d'Indipendenza, si trovavano in piena espansione economica e demografica. La società era pervasa da un'intensa vitalità, da ottimismo, da un entusiastico spirito d'iniziativa favorito dalla libertà d'azione pressoché totale di cui potevano godere gli individui. Nell'America post-rivoluzionaria la teoria e la pratica della libertà si erano affermate come mai era successo nella storia, e tutte le idee tradizionali sull'origine e la giustificazione del potere politico venivano sottoposte ad una ridiscussione generale. Nessun popolo del mondo occidentale aveva ampliato in tale misura la libertà personale e smantellato il proprio governo più compiutamente dei cittadini della giovane repubblica americana. Lo stesso Thomas Jefferson, quando nel 1800 salì alla presidenza, si propose di ridurre ancor di più, sia nella sostanza che nelle forme, la già debole presenza dello Stato nella vita delle persone. Negli anni successivi questi princìpi divennero i cavalli di battaglia del Partito Democratico: il progetto politico del presidente Andrew Jackson (in carica dal 1828 al 1836) e del suo successore Martin Van Buren "fu quanto di più vicino all'utopia libertaria della scomparsa dello Stato un partito al potere abbia mai prodotto. Perché fosse accettabile il governo doveva diventare ultralimitato nelle sue funzioni e praticamente invisibile agli occhi dei cittadini. Rispetto alla concezione novecentesca dello Stato la filosofia politica dei Democratici alla metà dell'Ottocento era ai confini dell'anarchia". Ciò che impressionava di più gli immigrati stranieri era proprio il fatto che negli Stati Uniti "il governo" non "sì faceva sentire". "Sta tutt'intorno a te come l'aria", affermava attonito William Sampson, appena giunto dall'Irlanda, "e non riesci neppure a vederlo". In breve tempo, la distribuzione della posta divenne l'unica attività per mezzo della quale la maggioranza degli americani si accorgeva dell'esistenza del governo
In quest'atmosfera di assoluto laissez-faire la gente si lanciò con foga nel commercio e nelle attività imprenditoriali. Gli americani - ricorda lo storico Gordon Wood - sembravano un popoio totalmente e felicemente assorbito dalla caccia individuale al denaro: "impresa", "progresso" ed "energia" erano le parole più esaltate dalla stampa dell'epoca. Il progressivo indebolimento dello Stato come forza sociale aveva liberato e scatenato le energie di una popolazione esaltata dalle immense opportunità che vedeva intorno a sè. "Nessuna banca, nessun governo nè istituzione avrebbero potuto determinare il miracolo economico americano di quegli anni. L'America si trasformò di colpo in una società prospera, vitale e intraprendente non perché fu fatta la Costituzione nè perché alcuni governanti istituirono una banca nazionale, ma perché la gente comune, a centinaia di migliaia, cominciò a lavorare più duramente per far soldi e "farsi strada"".
Insomma, nei primi decenni dell'800 l'America si presentava come una società con i caratteri opposti a tutte quelle che la storia aveva finora conosciuto, perché nel nuovo mondo la società civile era tutto e il potere politico nulla. Anche Marx guardava stupito allo spettacolo di un paese "in cui lo Stato, a differenza di tutte le formazioni nazionali precedenti, è stato sin dall'inizio subordinato alla società borghese, alla sua produzione, e non ha mai potuto avanzare la pretesa di avere fini autonomi. Quella americana era una collettività (auto)regolata quasi esclusivamente dalle forze spontanee del mercato, attraverso un'immensa rete di rapporti individuali volontari. Qui, scriveva il conte Destutt de Tracy, "commercio e società sono una cosa sola" poiché "la società consiste solo di una successione continua di SCAMBI". In nessun altro paese il commercio aveva una reputazione così alta come in America, tanto che per molti osservatori la società americana non assomigliava ad una democrazia, ma ad una enorme compagnia commerciale per la scoperta, la coltivazione e la capitalizzazione di un immenso territorio. Gli Stati Uniti parevano cioè prima di tutto una società commerciale, e solo secondariamente una nazione.
L'ordine catallattico ed inintenzionale che scaturiva da quell'apparente caos costituiva un'immagine impressionante per le persone del tempo. Il governo era debole, le chiese divise e le istituzioni sociali frammentate, eppure sembrava che in un modo o nell'altro "dal caos scaturisse un ordine" e che la gente si regolasse "senza il freno di alcun potere di controllo, salvo quello determinato dalla collisione dei suoi interessi, che si controbilanciano". Molti avevano iniziato ad accorgersi che l'incoraggiamento dell'interesse personale non aveva provocato l'anarchia che si temeva, perché nella nuova società commerciale nessun uomo poteva promuovere il suo interesse senza promuovere anche quello degli altri. Di conseguenza la gente non doveva più preoccuparsi della società o del governo, ma doveva prendersi cura di sè e della propria famiglia. Non bisognava più sentirsi in colpa perché si perseguiva la propria felicità personale.
Il movimento demografico verso occidente rappresentò un evento talmente grandioso da non aver paragoni nella storia, "una scena di progresso quasi troppo rapido per sembrare il risultato di un'iniziativa umana". Occorsero centocinquant'anni perché i pionieri, dapprima stabiliti provvisoriamente sulle coste atlantiche, raggiunsero gli Appalachi, relativamente vicini; cinquant'anni bastarono per colonizzare i quasi milleduecento chilometri tra gli Appalachi e il Mississippi; e infine in soli altri cinquant'anni vennero raggiunte le rive del Pacifico, distanti ben tremila chilometri. Il processo di centralizzazione e di rafforzamento del governo federale che seguì alla guerra civile del 1861-65 non riuscì ad ingabbiare l'ordine spontaneo, perché gli enormi territori dell'Ovest che si aprivano alla colonizzazione rimanevano materialmente al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte del potere centrale. Per questo motivo l'espansione della "Frontiera"" è la storia delle imprese di una miriade di individui isolati, famiglie autosufficienti e comunità autocefale sorte senza alcuna pianificazione governativa. Il Far West americano ha rappresentato storicamente l'esempio più eclatante di società moderna totalmente decentralizzata.
Ma non fu solo l'esistenza della Frontiera e delle terre libere a generare questo potente individualismo; al contrario, furono lo spirito d'indipendenza della gente comune e le idee politiche libertarie diffusesi con la guerra d'Indipendenza che caratterizzarono in senso radicalmente individualista l'epopea del West. I pionieri, ha scritto Frederick Jackson Turner nel suo famoso saggio sulla Frontiera americana, erano "idealisti sociali" che fondavano le loro aspirazioni sulla fiducia nell'uomo comune e sulla prontezza a venire ad accordi, senza l'intervento di un despota paternalìstìco o di una classe che esercitasse il suo controllo. Se gli uomini del West, e gli americani in genere, non fossero stati animati da questi principi la colonizzazione della Frontiera avrebbe assunto sicuramente un carattere diverso. La terra libera e fertile non sarebbe mai stata sufficiente: bastava osservare il contrasto con il Canada, e, ancor di più, con l'America Latina. Niente avrebbe potuto escludere la possibilità che si radicassero nei territori dell'Ovest istituzioni sociali autoritarie simili a quelle del Sudamerìca, dove un forte potere centrale (quello spagnolo) pianificò il processo di colonizzazione con l'intento preciso di sottoporre tutto a suo controllo, trasferendo nel nuovo mondo il proprio modello centralistico-burocratico, con il risultato di soffocare la società civile e condannare il continente alla stagnazione e all'arretratezza.
Il ruolo decisivo venne quindi giocato dai princìpi repubblicani che i coloni si portavano dietro, cioè le idee di Jefferson, di Paine, dei Founding Fathers, così come i principi contenuti nella Dichiarazione d'Indipendenza e nella Costituzione. Questa cultura politica vedeva negli abusi del governo l'origine di tutti i mali e di tutte le miserie sociali, e poneva continuamente in dubbio la pretesa dell'autorità ad esigere obbiedenza, qualora questa non fosse fondata sull'adesione aperta e volontaria. Anche a livello di scienza economica la corrente favorevole al laissez-faire non ebbe rivali in America fino agli ultimi decenni del XIX secolo. La contestazione radicale di ogni potere politico in nome dei diritti supremi dell'individuo non rimase quindi relegata negli scritti di libertari jacksoniani come William Leggett,, di pensatori anarcoindividualisti come Henry David Thoreau, Josiah Warren, Stephen Andrews, Lysander Spooner, Benjamin Tucker, o di economisti liberisti quali Francis Lieber, Francis Amasa Walker, Artur Latham Perry, Charles Holt Carroll, ma trovò nelle terre della Frontiera la possibilità di applicazione diretta, perché i pionieri che vivevano in solitudine e i coloni dispersi in comunità fuori mano si governavano come meglio potevano senza l'aiuto del governo centrale.


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