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Discussione: Amo gli USA

  1. #61
    magna o nun magna?
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    Alberto, sei un mito, vacca boia, ma quando diavolo ci conosciamo di persona?

    Comunque per quanto riguarda la traduzione, il CORPORATE CHEF, è, ummm come dire, il loro cuoco che tra un piatto e l'altro, traduce appunto

    Perchè non fai una cosa?

    Gli mandi un bel messaggio con sottolineato tutti gli errori e poi chiedi scusa, non vogliano mai farti causa.

    Complimenti anche per la battuta "a great place to be from......"

    Sei un grande

    Daniele
    Daniele

  2. #62
    Mind the Viking !
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    In Origine postato da sarrebal
    ...
    La mentalita' italiana del fare business (tranne rarissimi casi) e' ridicola!

    Un altro esempio: qua tutti i negozi hanno un Return policy molto permissivo. Tu acquisti un prodotto, non ti piace o non ti soddisfa e lo puoi dare indietro, ottenendo un rimborso del 100%. In Italia? Lasciamo perdere.... pensano subito che li stai fregando...
    Vero, molte aziende nascono come piccole medie aziende e non hanno una gran proiezione internazionale, aggiungici che poi quando s'ingrandiscono diventano iper-sindacalizzate e piene di sfaticati ...

    Per la return policy invece le cose stanno migliorando, molte catene (Fnca, MediaWorld, ...) le hanno anche se non sono molto pubblicizzate (sbagliato) e ti fanno un po' di storie perché gli addetti spesso sono ignoranti in materia o "ci fanno" ...

  3. #63
    Habemus Marcionem!
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    In Origine postato da ATLMXP
    Vuoi parlare con l'Enac? Driin, driin, driin (x25). Voce scazzata:
    "Dicaaa? ... No, me sa che nun c'è. Come so l'undici der mattino dengiorno feriale? E chevvordì?... No, nun se pò. .... E lei provi a richiamare verso le tre quattro cinque."

    [...]

    "rispondiamo hai nostri clienti" con l'H [...] "hanno un Corporate Chef (ma che ..azzo vorrà dire??) che gli traduce tutto secondo i criteri aziendali."

    [...]

    Mi capita spesso di dire agli amici qui che il mio paese è "a great place to be FROM, but not a great place to be IN".


    Hai perfettamente ragione

    DaV
    [glow=5][up]D[/up][down]a[/down][up]V[/up][/glow]

  4. #64
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    Vi racconterei anche come ho fatto ad entrare nella Port Authority of NY & NJ nel 2001, ma non ci credereste. Manco io ci credevo allora.

  5. #65
    magna o nun magna?
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    In Origine postato da sarrebal
    Vi racconterei anche come ho fatto ad entrare nella Port Authority of NY & NJ nel 2001, ma non ci credereste. Manco io ci credevo allora.
    Le palle, ora ce lo racconti !!

    Daniele
    Daniele

  6. #66
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    Ok.
    La Port Authority of New York and New Jersey e' diciamo l'equivalente del Ministero dei Trasporti (ma "solo" per gli Stati di NY e NJ).
    Gestiscono porti, aeroporti, tunnel, ponti, parte delle autostrade dei 2 stati...
    Nel 2001 devo pensare su cosa fare la tesi. Ero in Italia nel break tra i 2 semestri che stavo facendo in Arizona.
    Avevo l'idea di farla sui sistemi aeroportuali di New York e Milano e allora
    penso: "Massi', facciamoci mandare affanc.... chiamiamo la Port Authority".
    Chiamo il numero generale della PANYNJ al World Trade Center (per darvi l'idea delle dimensioni, i loro uffici occupavano non so quante decine di piani delle Twin Towers). Con l'allora mio accento moolto straniero comincio a spiegare. Subito la centralinista mi passa all'Aviation Department.

    Parlo subito con la segretaria del grande capo, la quale mi dice che lui e' in riunione. Le spiego tutto e le dico che se vogliono vedermi posso venire a New York quando vogliono (visto che cmq era sulla strada per me). Le lascio il mio cell italiano e saluto. Questo un giovedi' di inizio estate 2001. Ovviamente speranze che mi richiamino uguali a zero.
    Ebbene il mercoledi' successivo mi richiama sul mio cell (ero in giro a correre col cane, ancora ricordo) e mi dice se per me va bene incontrarsi al World Trade Center nei loro uffici dopo 10 giorni.
    Incredulo ovviamente dico di si'.
    Beh, quel giorno mi presento al WTC (era un giovedi' piovosissimo) al 65esimo piano alle 4 del pomeriggio.
    Mi accolgono il direttore dell'aviation dept (il grande capo), la sua assistente personale e un altro manager dell'aviation (Bradley, che poi Alberto ha incontrato con me quel giorno al JFK).
    Mi portano dentro una conference room e gli spiego il tutto.
    Siccome avevo gia' il visto (ero studente allora), mi dicono di incominciare lunedi'. L'accordo era di rimanere fino al 14 settembre perche' poi dovevo tornare a Phoenix per i miei studi.
    Mi danno una scrivania, un computer, password personale con accesso a una bancadati sui loro aeroporti (e altri USA). Ufficio al 65esimo piano del 1 WTC con vista su Hudson River e Statue of Liberty.
    Nella scrivania di fianco a me un trentatreenne giapponese che faceva parte del management di Narita e che era li' per qualche mese per un programma di scambio di executive che avevano le due societa'. (Persona stupenda, poi i Giapponesi sono particolarissimi, di una gentilezza quasi imbarazzante)
    Ho passato quasi 2 mesi con gente di altissimo livello, gente che andava a Washington quasi tutte le settimane per parlare al Congresso o al Senato e che litigava al telefono col Sindaco di NY (allora Giuliani) praticamente tutti i giorni.
    Caso ha voluto che il 5 settembre 2001 sono dovuto tornare in Italia per un imprevista faccenda urgente da risolvere (militare/universita'/esami).
    Sei giorni dopo e' successo quello che e' successo. Finalmente 5 giorni dopo la disgrazia riesco a contattare il capo per email e poi per telefonino. Mi dice che nessuno del ns piano era morto e mi chiede (incredibilmente) quando tornavo.

    Tutto questo senza raccomandazioni, conoscenze altolocate. Solo con una telefonata dall'Italia parlando inglese con un accento fortissimo.

    Purtroppo per fare la parte sugli aeroporti di Milano ho dovuto contattare la SEA. Ancora aspetto una risposta. Fortuna che il mio prof. era un pezzo grosso in Regione e aveva un sacco di materiale. Altrimenti ero foxxuto.

    Questa e' la differenza tra gli USA e l'Italia.

  7. #67
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    In Origine postato da sarrebal
    Questa e' la differenza tra gli USA e l'Italia.
    Sicuramente. Ma permettimi di dire che è soprattutto la differenza fra un Paese civile e l' Italia.

    E' molto più facile per noi, visto che generalmente si conosce l' inglese, fare confronti con USA e UK. Però le cose funzionano bene anche in molti altri Paesi europei, anche quelli meno ricchi come la Spagna. L' Italia è un Paese dove vige la demeritocrazia e soprattutto non esiste l' idea che il capo debba rendere conto dei propri risultati. Comanda e basta, favorisce chi gli lecca il c., se ne frega dei risultati. E appunto i risultati (negativi) si vedono.

    Non è nemmeno un problema di pubblico/privato, anzi nel settore privato le aziende sono quasi tutte familiari e comanda chi ha relazioni di sangue con il capo. Gli altri stanno sempre in serie B.

  8. #68
    Pista decente a FLR!!
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    In Origine postato da marcogiov
    Sicuramente. Ma permettimi di dire che è soprattutto la differenza fra un Paese civile e l' Italia.

    E' molto più facile per noi, visto che generalmente si conosce l' inglese, fare confronti con USA e UK. Però le cose funzionano bene anche in molti altri Paesi europei, anche quelli meno ricchi come la Spagna. L' Italia è un Paese dove vige la demeritocrazia e soprattutto non esiste l' idea che il capo debba rendere conto dei propri risultati. Comanda e basta, favorisce chi gli lecca il c., se ne frega dei risultati. E appunto i risultati (negativi) si vedono.

    Non è nemmeno un problema di pubblico/privato, anzi nel settore privato le aziende sono quasi tutte familiari e comanda chi ha relazioni di sangue con il capo. Gli altri stanno sempre in serie B.
    Purtroppo è tutto vero e per questo motivo chi ha ambizioni se ne va a provare soddisfazioni dove apprezzano chi ha voglia di fare. Perfortuna qualche azienda "normale" c'e' anche in Italia, ma la maggior parte sono filiali di aziende estere......


  9. #69
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    X SARRE

    Non sai quante volte mi incavolo a vedere come la mentalità italiana freni qualsiasi sviluppo del paese. La mentalità sbagliata non ha colore politico è semplicemente quella padronale che c'e' in qualsiasi azienda italiana. Public company vere in Italia non esistono...... qui non si risponde al mercato ma al capo, e se il capo sbaglia per fare bene devi sbagliare anche tu, altrimenti non fai carriera....

    scusate lo sfogo

  10. #70
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    Non sai quante volte mi incavolo a vedere come la mentalità italiana freni qualsiasi sviluppo del paese. La mentalità sbagliata non ha colore politico è semplicemente quella padronale che c'e' in qualsiasi azienda italiana. Public company vere in Italia non esistono...... qui non si risponde al mercato ma al capo, e se il capo sbaglia per fare bene devi sbagliare anche tu, altrimenti non fai carriera....

    scusate lo sfogo

    Vabbe', il leccaculismo (mitico, preso da un film di Fantozzi appena comprato a Brucculino ) esiste anche qui.
    In proporzioni molto piu' ridotte pero'.
    Inoltre, la sottomissione nelle piccole aziende inoltre e' molto meno diffusa, visto che qua i dipendenti se non li coccoli se ne vanno (in Italia invece devono ringraziare il datore di lavoro a vita perche' gli da' lavoro).

 

 
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