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Discussione: VI° Congresso del PRC

  1. #11
    smrt fašismu
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    Predefinito Re: critica al "bertinottismo": non "ad personam" però!!

    Concordo, è una questione di cultura politica: le origini del Pdci sono da ricercarsi nella storia del PCI, nel suo patrimonio teorico, storico e pratico, mentre quelle del PRC sono da ricercarsi nello storico massimalismo italiano, nel PSI lombardiano, nelle culture libertarie del '68, in DP, in lotta continua.

    Bertinotti mi ricorda molto il Bernstein de "Il movimento è tutto, il fine è nulla".

  2. #12
    Per l'unità dei comunisti.
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    Predefinito Re: critica al "bertinottismo": non "ad personam" però!!

    In origine postato da Capitano Nemo
    Rifondazione è diventata letteralmente una delle più ambigue manifestazioni della politica italiana; non me ne vogliano i compagni di tale partito, perchè certo queste parole non sono una accusa a loro rivolta; quanto più che altro tale accusa è rivolta a chi, dall'alto e con consapevolezza, ha trascinato il principale partito comunista di questo paese nell'avventurismo più deleterio.
    Bertinotti nasce come sindacalista, e sembra ormai evidente che abbia voluto demolire le fondamenta di un percorso di (necessaria) rifondazione delle ragioni del socialismo, favorendo un rigurgito di spontaneismo anarco-sindacalista e massimalista.
    La piaga della sinistra italiana insomma, si ripresenta ciclicamente.
    La foga contrattualistica che un po' sulle orme di Bernestein, un po su quelle dei figliastri di Sorel, tende a ridurre la strategia politica all' hic et nunc", invertendo il rapporto che intercorre tra "mezzi e fini"...non cessa di affliggerci.
    Il fine dunque non è più la rifondazione del socialismo, come traguardo da ottemperarsi in base ad un progetto di società realmente, radicalmente tanto quanto progressivamente(anti-massimalismo) rivoluzionario; il fine sono i voti, il consenso, da incamerare ad ogni costo.
    E quando questi arrivano, sembra che si tratti di una grande vittoria delle tesi comunistiche....comunque ed in ogni caso...
    In realtà, quello che il "bertinottismo"(ma non provo assolutamente alcun livore "ad personam": le mie sono critiche politiche e non dubito della grande capacità ed intelligenza di Bertinotti) ha fatto, è stato cercare di intercettare quelle correnti sociali che più consensi avrebbero potuto dare al proprio partito: ma non ponendo questa dinamica sul piano della tattica, bensì su quello della strategia fondante, della matrice finanche ideologica del partito....
    Insomma, più che un "recepire" delle istanze per avvantaggiare un preciso progetto di società, si è trattato di un "inseguire" certe istanze sul piano dei contenuti, dimenticando il traguardo di massima di cui sopra: l'edificazione, in prospettiva, di una società progressiva, democratica e socialista.
    Gli esempi non mancano: dal mito dei "movimenti"(di cui già da dopo Genova-2001 denunciai, dall'interno, la natura pericolosamente inconsistente e anarcoide), agli sbandamenti che vanno dalle posizioni "antagonistiche" del 1999 a quelle sotto-uliviste e imperialiste del 2004....
    Sempre alla ricerca di nuovi bacini elettorali...sempre pronti a recepire, non elasticamente ma "plasticamente", ogni estemporanea corrente movimentistica o d'opinione, senza curarsi della sua reale natura e finalità...
    Sul piano ideologico "l'annientamento" di Lenin(cancellato dai libri di storia, come da peggiore tradizione burocratica staliniana) e l'annullamento di Gramsci, non hanno singificato alcuna "democratizzazione" del "comunismo"(nè potevano comportarlo, visto che il "leninismo" vero, di Lenin, si è sempre fondato sull'idea di "democrazia proletaria")...ma solo hanno significato un degrado "qualunquistico", una apertura verso forme demagogiche prive di sub-strati analitici e filosofici coerenti e finalizzati al progresso del socialismo....
    Bertinotti ha eliminato Lenin....e un anno dpo il Ministro dell?Interno ha potuto tranquillamente dire, pubblicamente e a più riprese, che tutti i "marxisti-leninisti" sono pseudo-terroristi....
    Ve lo immaginate cosa sarebbe successo se fosse stato vivo il buon vecchio compagno Berlinguer?
    In ciò non ne hanno tratto vantaggio le masse popolari, o l'organizzazione delle stesse da parte di una forza dirigente comunista....ma solo quella "reazione" che vuole trasformare l'opposizione di matrice comunistica in un comglomerato anarcoide subordinato ai dettami del peggior statal-capitalismo ulivista.
    Le tendenze sociali e culturali sono la base, il succo ed il sangue di un partito rivoluzionario: ma, allorquando questo partito dimentica che è il FINE quello che conta, allorquando questo partito scambia i "mezzi" con i "fini", recependo passivamente ogni fermento popolare al solo fine di incrementare voti...allora non sono le masse a spostarsi verso il socialismo...ma i partiti socialisti ad allontanarsi dal socialismo stesso...

    Sulle correnti interne al PRC: non me ne vogliano i compagni del PRC; ma francamente io non vedo (ormai più)alcuna buona fede nei dirigenti di queste correnti, che tutto fanno fuorchè organizzarsi seriamente per rilanciare un unitario, nuovo e moderno progetto di rifondazione de comunismo....
    Non "sopporto" letteralmente più i compagni dell'Ernesto, che insistono a rimanere nel PRC, quando NULLA più li dovrebbe trattenere in un partito che è ormai "altro"(statutariamente) rispetto alle loro tesi.
    Alla fine inizio a pensare che il "processo di potere" individuale, per quanto su scale ridotte e ridottissime, prevalga sul desiderio di costruire un nuovo partito della vera rifondazione comunista.
    Per tutte queste ragioni, e per molte altre, ammetto di avere votato alle europee per il Partito dei Comunisti Italiani.
    Partito che è si nell'Ulivo, ma che almeno assume una posizione intellegibile, pù o meno sistematica, e non subordinata alle improvvise sbandate per questo o quel fenomeno sociale....
    Un Partito che ha come segretario un compagno che difende Hezbollah, il popolo iracheno e la rivoluzione Cubana.
    Non un partito che ha come segretario un "ignorante"(-"colui che ignora"- evidentemente lo dico senza malizia) che sostiene che "Hiroshima è servita a combattere Auschwitz";
    Questa, oltre che ignoranza dei fatti storici(la guerra in europa era finita da due mesi), è pura e semplice apologia imperialista: un puro e semplice, gratuito, inneggiamento ad un olocausto, esaltato per dimostrare pubblicamente la propria subalternità alle logiche di una società militarista, feroce e sanguiinaria.
    Come detto, rispetto umanamente l'intelligenza e la capacità politica dell'On.Bertinotti.
    Ma, tra tutti gli anticomunisti, considero non tanto lui, quanto tutto ciò che rappresenta teoricamente, come uno dei fenomeni più sbagliati e autodistruttivi sorti all'interno del campo socialista italiano negli ultimi 50 anni.
    E, purtroppo, il prezzo di questa desertificazione ideologica, filosofica e culturale, lo pagheranno i nostri figli, allorquando, sbandata dopo sbandata, niente più sarà rimasto della storia del movimento operaio del novecento.
    Come dire: "senza radici".....e senza radici le piante non vivono...tantomeno possono crescere per diventare fusto e poi albero....senza radici non arriveranno mai i frutti.

    saluti comunisti e democratici.

    nemo
    Non sono d'accordo, come criticare il prc per aver scelto il movimento e le lotte sociali?
    Una prospettiva di cambiamento sociale deve partire da lì, dalla critica della globalizzazione neoliberista, da quella nuova generazione che ha rotto il pensiero unico, che sta contaminando una larga parte della sinistra italiana e mondiale.
    Cosa ci fai delle "radici" se manca un nuovo soggetto almeno potenzialmente rivoluzionario?
    Se rifondazione non aveva subito un percorso di contaminazione feconda, e non "rincorsa" come la chiami tu, cosa sarebbe l'ipotesi del superamento del capitalismo? Secondo me sarebbe solo ortodossia storicamente sconfitta.
    Non che non potesse andare in maniera diversa, ma ripresentarsi al mondo, senza una rottura con pagine più tristi della grandi ipotesi di trasformazione della società cosa saremmo ora?
    Il problema non è rompere con Lenin oppure no, è capire che quelle esperienze sono fallite per il semplice fatto che mancavano spesso di socialismo, di una prospettiva di completa liberazione delle masse.
    Riprendere il tema del socialismo non vuol dire gettare a mare il 900 ma analizzarlo anche con occhio critico, non per credere che un'altra società non può realizzarsi, ma per spingere in una vera rifondazione del comunismo, e se questo comporta nell'ammettere che il potere politico deve essere subalterno alle masse sfruttate, subalterno ai soviet, per capirci, questa critica deve arrivare al cuore del centralismo stalinista, e questo filo si lega ai movimenti, alla partecipazione, alle lotte, a cui sarebbe un errore immenso non esserne parte integrante.
    Emanuele

 

 
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