Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Predefinito Lo sciopero del silenzio.

    Sono perplesso...
    • - Se mi azzardo a dire che lo sioppero generale del 30 Novembre 2004 è stato un tri-flop colossale (uno per ogni sindacato) dico una stipidaggine?
      - Se mi azzardo a dire che la triade supportata ignobilmente da RAI 3 ha mentito circa l’adesione eccezionale dell’ "80% in tutti i settori con punte del 90% in alcuni grandi gruppi industriali" dico una stupidaggine?
      - Se mi chiedo come mai questa mattina nessuno parla più di questo sioppero tanto atteso e reclamizzato faccio peccato se penso che la libera stampa di sinistra vuole insabbiare velocemente l’argomento?
      - Devo pensare che Libero - quel giornalaccio infame al soldo di Berlusconi - mente quando riporta a pag. 7 che "rispetto a martedì scorso la richiesta di energia elettrica (fra le 10 e le 12 del 30 Novembre) si è ridotta solo del 7,9%?
      - Devo credere che per onorare la "verità sindacale" i nostri baldi artigiani, industriali, commercianti sono così scemi da lasciare in funzione tutti gli impianti, macchinari e uffici praticamente a pieno ritmo?

    Oppure devo semplicemente concludere che i sindacati sono dei millantatori, ora come in passato, assistiti e sostenuti da un apparato mediatico pubblico e privato asservito alle loro mire?

    Per carità di patria e per pietà, oltre al fatto che non ho voglia di perder tempo per queste puttanate, evito di infierire con le altre cifre riportate da autorevoli fonti e che ognuno potrà controllare a pag. 7 di Libero di oggi.

  2. #2
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    Predefinito Re: Lo sciopero del silenzio.

    [QUOTE]In origine postato da FreeFlag
    [B]Sono perplesso...[list]
    - Se mi azzardo a dire che lo sioppero generale del 30 Novembre 2004 è stato un tri-flop colossale (uno per ogni sindacato) dico una stipidaggine?

    a Friflag,

    comunque la rigiriamo dovremmo ammettere che il sistema velinaro del fascismo rosso funziona benissimo e opera anche all'interno delle reti Mediaset ; per sopramercato inoltre non c'è uno straccio di intellettuale economista del centro destra che sia riuscito a far capire al Berluska che è un bamba(così gli direbbe il Feltri) perchè non ha ancora capito che deve servirsi delle sue TV pe far sapere ai suoi elettori ,ma anche a quelli che potrebbero diventarlo,quanto gli scioperi hanno fatto abbassare il trend del PIL annuale. Insomma di quanto è diminuito il PIL a causa degli scioperi e di quanto non è diminuiot il PIL al tempo del governo di sinistra aa causa dei mancati scioperi. Insomma Belruska e i suoi devono togliersi dalla testa che potrranno vincere le elezioni in virtù del probabile miglioramento della situazione di reddito dei nuclei famigliari.
    Berluska venda una rete o due e poi combatta duro ma con gente fidata(non Fede che è un po' suonato)e più dinamica e intelligente.
    Tuttavia non m'illudo. Perderanno/remo per ignavia e viltà e tradizione italica.

  3. #3
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Predefinito

    Lei sta mettendo il dito su una piaga che prima o poi qualcuno dovrà curare e che riguarda la difficoltà, incredibile a dirsi ma è la realtà!... che ha questo Governo di comunicare con l'elettorato.

    Nonostante le presunte e conflittuali proprietà mediatiche che in realtà, poi, vengono usate pochissimo o malamente.

    E' un argomento che varrebbe la pena di discutere magari in un 3D apposito. Sono del parere, e poco m'importa degli anatemi della sinistra, che il nostro Presidente del Consiglio così come succede in altri Paesi, dovrebbe comunicare più spesso con la nazione.

    Ad esempio, ogni lunedì mattina, ad orario prefissato, su una rete nazionale, dedicare 10 minuti ad una conferenza stampa (non necessariamente dibattuta) nella quale fare il punto sulla situazione e su ciò che si intende fare nei giorni seguenti.

    Sarebbe così difficile un'azione di questo genere?

  4. #4
    Arrivederci a Tutti!
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    Predefinito

    Che lo Sciopero sia stato un flop è testimoniato anche dall'incredibile acredine con cui se ne è parlato sul Principale ieri ed anche oggi...

  5. #5
    Arrivederci a Tutti!
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    Predefinito

    Gli scioperi bruciano mezzo punto di pil

    di Sergio Menicucci


    L’Ocse smentisce sindacati, leader dell’Ulivo e Confindustria nel giorno dello sciopero generale contro la Finanziaria sui dati di crescita dell’economia italiana. Nel rapporto di novembre si prevede per l’Italia un rialzo del prodotto interno lordo dell’1,3 per cento che diventerà dell’1,75 nel 2005 e si attesterà oltre il 2,1 per cento nel 2006. La condizione economica dell’Italia è quindi tutt’altro che “ disastrosa” come ha detto il segretario dei Ds Piero Fassino partecipando con Romano Prodi e Fausto Bertinotti alla manifestazione sindacale, mettendoci il “cappello politico”.

    Le difficoltà ci sono e nessuno le nega. Non solo per l’Italia ma per tutta l’area europea. E come osserva l’Ocse nell’ultimo outlook, la ripresa è ostacolata soprattutto dal caro-greggio e dal supereuro, tanto che i ministri dell’economia Siniscalco e del Tesoro inglese Brown hanno ribadito a Londra la necessità di fare qualcosa per il dollaro debole. Ma lo sciopero di ieri ha evidenziato altri dati. Nei primi undici mesi dell’anno le ore perdute per scioperi hanno superato i tre milioni e cinquecentomila, di cui soltanto il 37 per cento riconducibili a vertenze contrattuali.

    Si tratta dell’anomalia sindacale italiana: ammantare di carattere sindacale manifestazioni che hanno invece connotati politici. D’altra parte con la sincerità che lo contraddistingue lo ha ammesso chiaramente Savino Pezzotta nel comizio tenuto sotto la pioggia e l’acqua alta a piazza San Marco a Venezia. .. “ Si, ha gridato sotto l’ombrello, si tratta di uno sciopero politico contro questa Finanziaria che non ci piace, che non condividiamo, che non dà prospettive. Il governo cambi politica o continueremo nella mobilitazione” Fermiamoci allora a fare due calcoli. I sindacati hanno uffici studi ferrati. Quello della Confindustria è ancor più attrezzata.

    Ma anche il ministero dell’economia e Palazzo Chigi potrebbero esercitarsi a calcolare quanto incidono sull’aumento del pil le ore perse per scioperi. Pur non essendo statistici e matematici potremmo, verosimilmente, dire che si tratti di uno 0,5-0,7 per cento. Aggiunto a quanto calcolato dall’Ocse l’Italia sarebbe intorno al due per cento di aumento del prodotto interno lordo. In un periodo di stagnazione generale, di riduzione dei consumi, di insicurezza per la paura degli attentati terroristici, di record del prezzo del petrolio.

    Lungi dal dire “tutto va bene, madama la marchesa” ma lontani anche dal pessimismo preconcetto alla Prodi, responsabile di tanti fallimenti politici ed economici e che ieri dopo aver sfilato in piazza ha avuto il “privilegio” di salire al Quirinale per spiegare al Capo dello Stato la sua ricetta economica fatta di più tasse di quella presentata dalla maggioranza della Casa delle Libertà in Parlamento, dove però lui ancora non c’è. Inoltre lo sciopero dei pubblici dipendenti ha impedito all’Istat di pubblicare i dati ufficiali dell’inflazione che è scesa all’1,9% mentre la disoccupazione ha toccato uno dei punti più bassi attestandosi intorno all’8,5 per cento.

    Scioperare contro l’abbassamento della pressione fiscale è un paradosso E’ una perdita di un giorno di lavoro, di meno soldi in busta paga con l’unico guadagno degli imprenditori. Aver bloccato il paese non è certo un merito. E’ il quinto sciopero generale contro il governo Berlusconi in poco più di tre anni. Ma anche sulla massiccia adesione allo sciopero c’è da fare la tara. Sono scesi in piazza, hanno detto i sindacati, più di un milione di lavoratori.

    Dai dati resi noti dalla Cgil, Cisl, Uil si sa che nei cortei c’erano 100 mila lavoratori a Milano (comizio di Epifani), 55 mila a Torino (discorso di Angeletti), 40 mila a Venezia (Pezzotta), 40 mila a Roma, 30 mila a Napoli, 20 a Cagliari. Cinque grandi concentrazioni 300 mila lavoratori. Per arrivare ad un milione ne mancano settecentomila. Tanti per piccole città e realtà.

    Non è comunque una questione di numeri. Fabbriche, uffici pubblici, sanità, trasporti sono rimasti bloccati ed oggi replicano i Cobas.

 

 

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