Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: Karl Korsch

  1. #1
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    Predefinito Karl Korsch

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Stò rileggendo il Karl Marx di Karl Korsch, testo che consiglio, e vorrei sottoporvi una sua interpretazione, Continuità fra opera giovanile e opera della maturità di Marx<<Korsch non indulge neppure per un istante sulla presunta rottura fra il giovane e il maturo Marx. Per lui la continuità dalla "filosofia" dei Manoscritti alla "scienza sociale" del Capitale corre attraverso un unico discorso di autentificazione.>> Così Korsch sostiene, a proposito del problema dell'alienazione e del feticismo, che ciò che Marx nel Capitale designa come <<feticismo del mondo delle merci>> è soltanto l'espressione scientifica della stessa cosa che egli in precedenza, nel suo periodo hegeliano-feuerbachiano, aveva designato come <<autoestraniazione umana>>. La più importante differenza di contenuto fra la critica filosofica dell'autoestraniazione contenuta nelle opere giovanili e la posteriore esposizione scientifica dello stesso problema consiste nel fatto che Marx nel Capitale ha dato un significato più profondo e generale alla sua critica economica. E ciò è tanto più importante ove si consideri che per Korsch la teoria del <<feticcio della merce>> costituisce il momento centrale della critica scientifica marxiana della società borghese. Inoltre, più imn generale, i Manoscritti economico-filosofici anticipano nel contenuto, secondo Korsch, quasi tutti i risultati critico-rivoluzionari del Capitale.

    Vorrei un vostro parere su questa interpretazione di Korsch, che considero corretta, in seguito ne posterò altre.
    Muntzer il Sopravvissuto

  2. #2
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    Predefinito Rif: Karl Korsch

    Non conosco Korsch, ma trovo quanto scritto illuminante, anche Preve, credo, dica cose simili.

    Viva la Comune

  3. #3
    Comunismo e Comunità
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    Predefinito Rif: Karl Korsch

    La tematica, a parer mio, merita il rilievo. Procedo subito.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Karl Korsch

    Ma si trova in italiano questo libro? Sembra irrintracciabile...
    Ultima modifica di Malaparte; 14-11-09 alle 00:13
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Karl Korsch

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Un breve inciso su Karl Korsch

    10. Un breve inciso su Karl Korsch (1881-1961). Si tratta di un pensatore marxista tedesco di prima grandezza, che fu tradotto e discusso anche in Italia negli anni Sessanta e Settanta, e che è oggi pressoché dimenticato al di fuori della ristrettissima cerchia di studiosi del marxismo. Korsch si fece espellere dal partito comunista tedesco alla metà degli Anni Venti per questioni sostanzialmente tattiche, ed una volta espulso aderì (prima in Germania, e poi negli Stati Uniti) a piccolissimi gruppi minoritari di comunismo consiliare (Anton Pannekoek, Paul Mattick, eccetera). In un certo senso, Korsch può essere considerato un precursore dell'operaismo degli Anni Sessanta, perché individuò il fondamento teorico principale del marxismo nella capacità storica reale della classe operaia concreta di attuare una lotta di classe vincente contro il capitalismo (e contro lo stalinismo, assimilato ad un capitalismo di stato). Un'incapacità storicamente protratta di questa classe di fronte alle tre varianti del roosveltismo, dello hitlerismo e dello stalinismo (Korsch negli Stati Untiti degli Anni Trenta scriveva su rivistine che sostenevano la tesi delle tre varianti) avrebbe voluto dire secondo Korsch che la storia reale aveva falsificato l'ipotesi marxiana sulla natura rivoluzionaria della classe operaia. Si tratta di una strana variante di popperismo marxista, non a caso visto in modo apertamente neopositivistico come una scienza falsificabile. Con questo non intendo affatto disprezzare Korsch, che era a modo suo un grande, e non aveva dunque nulla in comune con i sociologi confusionari filosoficamente nichilisti dell'operaismo italiano. Dopo il 1945, da Korsch stabilito come data di scadenza del presupposto rivoluzionario marxista, e verificata l'adesione massiccia della classe operaia al keynesismo ad Ovest ed allo stalinismo ad Est, Korsch smise di dichiararsi marxista. In tutto questo io vedo, in un certo senso, una forma di onestà intellettuale e nello stesso tempo l'esito fatale di tutti gli operaismi radicali, che legano inscindibilmente l'attività della classe operaia di fabbrica con la possibilità di superamento rivoluzionario del capitalismo. Ma è proprio il principio popperiano di falsificabilità che non funziona, tanto di più se applicato alla storia. Non si vede infatti perché la data di scadenza debba essere il 1945, e non il 1968, 1991, il 2014, il 2127, eccetera. Ed infatti i credenti neotrotzkisti, neobordighisti e neostalinisti nella centralità della classe operaia di fabbrica continuano a rinviare la data di scadenza, con l'argomento statistico dell'aumento numerico quantitativo degli operai salariati, effettivo se il parametro è ricavato a livello mondiale, e non a livello di paesi capitalistici avanzati, in cui il settore terziario effettivamente porta ad una riduzione numerica degli operai di fabbrica. Dopo la dissoluzione grottesca ed implosiva del comunismo storico novecentesco avvenuta un decennio fa ci appare ormai chiaro che la scelta "interna" di Lukács e quella "esterna" di Korsch sono state storicamente equivalenti, e che la storia ha risolto per conto suo il contenzioso che appassionò le passate generazioni. Caratterialmente, io preferisco personalmente la scelta di Korsch. Ma mi sforzo anche di capire la scelta di Lukács, e di comprenderla storicamente. 11. La scelta personale di internità al movimento comunista maggioritario e storicamente dominante è ovviamente legata alla valutazione di riformabilità di questo stesso movimento. Ci si sta dentro perché si pensa di poter contare di più che standone fuori. Lukács è un esempio chiarissimo di questo atteggiamento. In realtà, si tratta di un comportamento illusorio: se il destinatario è irriformabile ogni innovazione teorica è irricevibile, e viene lasciata cadere. Devastato dallo stalinismo, il comunismo storico novecentesco si dimostrò irriformabile. In URSS si dissolse, in Cina si riformò in direzione apertamente capitalistica, in Italia fornì i quadri mercenari di gestione per la riconversione economica dettata dalla globalizzazione. Alla base di questa illusione di riformabilità ci stanno a mio avviso tre elementi interconnessi: una concezione ideologica della irreversibilità della costruzione del socialismo, una sottovalutazione delle capacità innovative del capitalismo, una sottovalutazione della crisi strutturale di egemonia e consenso del socialismo reale. In primo luogo, Lukács faceva parte di quella generazione di "fondatori" del 1917 che riteneva impensabile una restaurazione del capitalismo dopo che erano già state messe le basi economiche e politiche dell'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e della pianificazione della produzione stessa. Persino quelli come lui, che polemizzavano teoricamente contro il determinismo, il meccanicismo e la teoria degli stadi, conservavano un robusto presupposto della irreversibilità del socialismo, dovuto all'ideologia del progresso storico di matrice illuministica. Non era così. In secondo luogo, dietro la sottovalutazione delle capacità del capitalismo di rilanciarsi globalmente e con successo non ci stava tanto l'esperienza del 1929, che aveva fatto toccare con mano la possibilità di una crisi generale del sistema capitalistico, e neppure la permanenza di teorie economiche del crollo del capitalismo (da Lukács mai veramente condivise, se non nella sua giovanile fase luxemburghiana), quanto il pervicace presupposto che associava il capitalismo all'idea di conservazione, ed il socialismo all'idea di progresso. Sostenitori teorici del capitalismo come l'economista Schumpeter pensavano a quei tempi che il capitalismo fosse stagnante ed incapace di innovazione. Non possiamo certo immaginare che Lukács fosse estraneo a queste idee correnti nel suo tempo. In terzo luogo, mancò a Lukács la percezione esatta della debolezza riproduttiva delle società del socialismo reale. In mancanza di un consenso maggioritario, si pensava che in fondo un consenso passivo fosse sufficiente. Anche in Occidente, in fondo, il consenso politico al capitalismo è molto più passivo che attivo, eppure la società si riproduce lo stesso. Ma le società del socialismo reale avevano una fragile legittimazione ideologica (il marxismo-leninismo) e la teleologia (la costruzione del socialismo), ed il consenso passivo nascondeva male l'anomia e la frammentazione sociale e politica. Inoltre, vi era ancora la strutturazione classista della società, che sfuggiva a Lukács, che riteneva le disuguaglianze frutto soprattutto di ritardi, malgoverni soggettivi, corruzione eliminabile. In realtà il dissenso sociale non era tanto dovuto al cattivo esempio dei consumi di prestigio dei burocrati, minimi rispetto ai consumi abituali delle oligarchie economiche occidentali, quanto alla totale distruzione dei principi minimi di responsabilità e di merito lavorativo in favore di una determinazione politica della carriera. Uomo della vecchia generazione, Lukács inserì tutte queste note negative nel gran registro della riformabilità. La sorte gli fu benigna, e lo fece morire nel 1971, venti anni prima della dissoluzione gorbacioviana dell'eredità della rivoluzione del 1917. 12. Abbiamo così esaurito i necessari preliminari di ordine storico, ideologico e politico e possiamo rimettere a fuoco la discussione sulla tesi di fondo di questo articolo, il fatto cioè che Lukács è stato il più grande filosofo marxista del novecento. Un brevissimo riferimento ulteriore a Marx, Engels e Lenin sarà però indubbiamente utile. 13. Della filosofia di Marx si può dire quello che il poeta Metastasio disse dell'araba fenice: che ci sia, ciascuno lo dice/ ove sia, nessun lo sa. Il fatto è che Marx non ha mai sistematizzato, esplicitato, coerentizzato una sua propria specifica filosofia, ed essa può essere solo ricavata da operazioni di interpretazione soggettiva, inevitabilmente incerte e fatalmente "plurali". Io non condivido l'opinione di Althusser, per cui si può fare una "lettura sintomale" di Marx, ed in questo modo ricavarci una filosofia esplicita, perché ogni lettura sintomale è inevitabilmente il luogo dell'arbitrio e dell'abbandono di ogni base filologica. Se qualcuno mi chiedesse qual è a mio avviso, sulla base di quasi quarant'anni di studi marxiani, la filosofia di Marx, risponderei così: un'antropologia filosofica iscritta in una filosofia della storia. Più esattamente, un'antropologia filosofica della libera individualità sociale iscritta in una filosofia dialettica ed emancipativa della storia. Non un rovesciamento di Hegel, ma una concretizzazione comunista di Hegel. Il riferimento filologico incontestabile sta a mio avviso in quella famosa pagina dei Grundrisse, in cui Marx individuava il principio di intelleggibilità filosofica del processo storico nel passaggio dalla dipendenza personale umana alla libera individualità attraverso il passaggio intermedio dell'indipendenza personale borghese-capitalistica. Qui siamo su di un saldo terreno filologico. Ma è comunque ovvio che se Marx si limitò ad un cenno in un inedito, e non lo sviluppò, è perché non credeva che fosse necessario farlo, e che ci si potesse fondare molto meglio sul carattere necessario delle tendenze presenti nella dinamica del modo di produzione capitalistico.

    da Costanzo Preve su Lukacs III

    x Aristocle, se mandi una mail a lacomune-roma@libero.it, ti manderanno il catalogo dei libri, si trova di tutto, ciao.

    Filosofi, dove siete finiti?
    Muntzer il Sopravvissuto

  6. #6
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    Predefinito Rif: Karl Korsch

    Karl Korsch è secondo me uno degli interpreti più interessanti e lucidi del Marxismo. Di un marxismo epurato dei dogmi scientisti, deterministi ed economicisti ma che mette al centro l'Uomo(come fa anche lo stesso Lukacs nonostante le differenze anche profonde che esistono tra i due).
    Così come Lukacs anche Korsch infatti nega quell'estraneità del pensiero di Marx(anche del Marx del "Capitale") alla filosofia hegeliana e riprende un concetto filosofico fondamentale quale quello di "Totalità".
    Il Marxismo - o pseudo tale - di oggi non è invece né quello di Korsch né quello di Lukacs. E' il marxismo "volgare", il Marxismo della "prassi", il Marxismo "scientifico e determinista". Quel Marxismo che considera rilevanti solo gli elementi economici e scientifici molto, troppo, vicino ad una visione "marxista" di un novello Positivismo, considerando le questioni teoriche(filosofiche, letterarie, artistiche, etc) come delle mere speculazioni accademiche od intellettualistiche affermando che il Marxismo sarebbe privo di contenuto filosofico.
    E quanto folle e deleterio sia questo pensiero fu ribadito anche dallo stesso Karl Korsch quando affermò che "i rivoluzionari della Prassi, potevano tranquillamente essere seguaci della teoria di Schopenhauer".
    Riscoprire Marx , e magari "ripensarlo e non negarlo", vuol dire insomma ritornare alle questioni teoriche che sono fondamentali per incidere sulla Prassi e il pensiero di Karl Korsch è uno dei principali esponenti a cui fare riferimento da questo punto di vista.

    Ciao.
    "Uno dei compiti principali dell'arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare" (Walter Benjamin)

    Sito: http://comunitarismo.it
    Blog: http://cpr.splinder.com

  7. #7
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    Predefinito Rif: Karl Korsch

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Ma si trova in italiano questo libro? Sembra irrintracciabile...
    Io ho un'edizione laterza del 74. Non penso però ci siano edizioni recenti
    Ultima modifica di Fed; 15-11-09 alle 01:44

  8. #8
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    Predefinito Rif: Karl Korsch

    Ne ho letto una parte del libro e, a parte le considerazioni personali sull'autore dell'introduzione su cui stenderei un velo pietoso sopra, condivido sostanzialmente l'impostazione di Korsch. E' sbagliato anche a mio parere operare cesure tra il Marx giovane e il Marx mauro, così come lo è nel caso di moltri altri pensatori. Vi è di fatto un approccio differente tra i Manoscritti e le opere successive, ma tuttavia è giusto considerarlo come un qualcosa di continuativo in cui molto spesso gli stessi problemi vengono affrontati con una terminologia e un'impostazione differenti. Io preferisco la lettura del Marx giovane e filosofo, ma sono conscio che non vi è nessuna discontinuità con il Marx maturo

  9. #9
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    Predefinito Rif: Karl Korsch

    Korsch si sbaglia, ed è un grave errore il suo, e non casualmente tutti i moderni interpreti di Marx tendono a sopravvalutare l'importanza di testi come i Manoscritti economico-filosofici del '44 (Manoscritto del '44); la Critica alla filosofia hegeliana del diritto (Manoscritto del '43); la Sacra Famiglia (tutta l'opera giovanile insomma, questi citati sono solo quelli che vanno per la maggiore secondo la nuova-vecchia moda del Marx umanista in senso antropologico).
    Si può discutere fin che si vuole del problema continuità-discontinuità, così come è impostato il problema (dai Preve, dai La Grassa ...) è impossibile uscirne semplicemente perchè il problema è sbagliato e al massimo si potrà trovare una soluzione ad un falso problema (consolante forse, non-decisivo di sicuro). Pur non condividendo moltissimo dell'opera di Theodor Adorno quale rappresentante della Scuola di Francoforte (ci ficco dentro anche Marx Horkeimer e Fredrick Pollock come autori da studiare perchè meritano attenzione e grande rispetto a prescindere) consiglio di studiarsi un libro che raccoglie una serie di lezioni tenute da Adorno nel 1962-1963 dal titolo "Terminologia filosofica"; il libro non ha nessuna pretesa (per avere un quadro dell'Adorno filosofo della logica disgretativa occorre affidarsi all'ostico "Dialettica negativa") ma vuol semplicemente offrire alcuni spunti di riflessione, io dico allenare l'allievo alla dialettica; la tesi centrale delle lezioni è proprio questa: nessun concetto (e per concetti qui si intendono quelle parole che hanno il compito di rappresentare la realtà concreta, perciò veicoli del mondo esterno) è spiegabile isolatamente, ogni concetto deriva la propria essenza dalla posizione-funzione all'interno di una specifica costellazione concettuale. Banale? Evidentemente no se qualche "filosofo" ancora parla di continuità e discontinuità in Marx come se fossero concetti polari senza nessuna possibilità di contatto. Come posso pensare la discontinuità se non la rapporto alla continuità? E viceversa. E' il rapporto-di-forza tra continuità e discontinuità che va analizzato, non la continuità e la discontinuità in modo separato, la seconda ipotesi è impossibile per definizione. E' il paradosso dialettico per cui il mutamento va analizzato in relazione alla tendente staticità (dico tendente perchè sono della stessa scuola di Engels e credo che se proprio bisogna ricercare qualcosa di assoluto, allora è il movimento ad essere assoluto, ed ogni staticità è solo una minore velocità di mutamento). Quando vedo passare un'ambulanza a tutta velocità, percepisco la sua velocità eccessiva perchè la mia velocità è decisamente minore, se viaggiassi alla sua stessa velocità, la vedrei ferma.
    Tornando al problema di Marx; ora il vero problema è: quanto della problematica filosofica giovanile si è conservato (e viceversa quanto è mutato) nel Marx maturo? Io appartengo alla scuola (che sulla scia di Althusser) vede nel Marx maturo una rivoluzione filosofica quasi totale (faccio notare che in Marx la rivoluzione filosofica si accompagna ad una rivoluzione politica: dal democraticismo radicale passa al comunismo antropologico e infine al comunismo scientifico; e scusate se è poco!). Cosa fa pensare a questa rivoluzione? Anzitutto i termini cambiano (e per un puntiglioso fino alla paranoia come Marx non dev'essere roba da poco): potete cercare nel Capitale i termini tanto cari agli umanisti antropologici come alienazione, essenza dell'uomo, negazione della negazione (questo termine compare 1 sola volta!) ... Frasi come "l'essenza dell'uomo è l'uomo" scompaiono; è un caso? No. Marx ora si pone nuovi interrogativi: quali sono le forze che muovono i processi storici? quali sono i rapporti dominanti all'interno di una formazione storica? quali sono i meccanismi che tendono a distruggere una formazione storica e quindi quali meccanismi preparano la sostituzione della vecchia con la nuova formazione? A nuovi interrogativi, nuovi concetti: modo di produzione; esteriorizzazione e feticizzazione; rapporti di produzione ... Ora Marx studia i motivi che scatenano la perdita della soggettività a favore dell'oggettività alienata. Il tema centrale dei Manoscritti del '44 (l'alienazione) è completamente rivoluzionato (non c'è più un'essenza dell'uomo da recuperare in seguito alla sua alienazione; l'essenza dell'uomo - e qui sta la critica marxiana al socialismo antropologico di Feuerbach, accusato di non aver compreso la dialettica hegeliana - non esiste, come non esistono immediati che non siano già mediati; l'essenza dell'uomo è da costruire e sarà costruita a seconda delle relazioni che interverranno nel comunismo; Marx ci ricorda che è bene non sopravvalutarci, siamo uomini di merda rispetto agli uomini nuovi che verranno); i rapporti con Hegel si fanno complicati (Marx si accorge - specie nei Grundrisse e nell'Introduzione del '57 - che la dialettica hegeliana non è utilizzabile così com'è, perchè il sistema idealistico ne ha intaccato anche il nucleo ...
    Questa rivoluzione è molto complicata da un fatto (che è solo apparentemente paradossale in quanto investe tutti i fondatori di una scienza): ci sono termini identici a distanza di anni che implicano però significati quasi opposti (ideologia, esteriorizzazione, soggetto, contraddizione ...). Marx-giovane è comprensibile solo ideologicamente senza l'uso della filosofia del Marx-maturo; un rapporto sarebbe interessante da analizzare per dimostrare la rottura di Marx con sè: perchè nelle opere della maturità Marx si concentra sulla categoria del feticismo e lascia in disparte quella dell'ideologia?

    Saluti leninisti

    P.S. di Lukacs non ho parlato volutamente, gli voglio troppo bene per trattarlo brevemente come si addice ad un forum

 

 

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