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Discussione: Karl Polanyi

  1. #1
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    Predefinito Karl Polanyi

    mi permetto di aggiungere:
    ho avuto il piacere di leggere "la grande trasformazione" di karl Polanyi.
    E' un libro interessante ed è assolutamente critico nei confronti del liberismo ottocentesco.
    Qualcuno lo ha letto?
    Mi chiedo: come si può giustificare l'essere liberisti classici dopo tutte le prove che Polanyi porta contro il liberismo puro, classico?
    Ciao.

  2. #2
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    Visto che non l'ho letto, elencamele, queste prove.

  3. #3
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    brevemente (visto che il libro è di più di 300 pagine):
    Polanyi sostiene il fallimento e la falsità delle teorie dell'economia classica e neoclassica (homo oeconomicus e mercato autoregolantesi) ricorrendo alla antropologia e ad una vastissima letteratura sulla rivoluzione industriale in Inghilterra.
    Il fulcro della sua critica è questo:
    non aver preso in considerazione che l'uomo non è essere esclusivamente oeconomicus e che il postulato del mercato autoregolantesi ha avuto dei contraccolpi sulla società inglese disastrosi (cita leggi "Speenhamland" e "New Poor Law", teorie pazzesche che prevedevano la distruzione di massa dei poveri, etc).
    Inoltre ritiene assolutamente fallimentare la visione del lavoro come merce, quindi impossibile l'attuazione di un mercato del lavoro completamente libero (quindi niente sussidi, niente ammortizzatori sociali etc).
    Conclude affermando che le tensioni sociali accumulate dal fallimento delle teorie liberali classiche sono sfociate nella grande adesione dei popoli europei ai fascismi.
    Consiglio comunque la lettura.
    Credo sia un testo valido e molto.

  4. #4
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    Le critiche all'economia neoclassica posso anche condividerle, ma da una prospettiva "austriaca".
    Non sono comunque un esperto sull'argomento: il mio essere un "liberista sfrenato" deriva da altre riflessioni, delle quali l'utilità non fa parte se non marginalmente.

  5. #5
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    Perdona l'ignoranza, ma cosa significa "da una prospettiva austriaca"?

  6. #6
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    La scuola austriaca di economia, che ha in Mises e Hajek i suoi più importanti rappresentanti, respinge il meccanicismo e il perfettismo dell'economia neoclassica. La situazione della concorrenza perfetta è pura teoria, e il mercato è spiegato solo dalle azioni individuali. L'individualismo metodologico implica il rifiuto dell'analisi degli aggregati macroeconomici e dell'analisi quantitativa.
    Ma porta a tutt'altre conclusioni da quelle che hai citato.

  7. #7
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    Exclamation

    Ora che ci penso, credo di aver letto tempo fa un saggio su Polanyi e sul suo rapporto con la scuola austriaca.
    Dal confronto comunque egli rimaneva sconfitto sotto ogni aspetto: il suo ottimismo verso il socialismo lo aveva portato a sostenere la possibilità del calcolo economico in una economia pianificata, mentre Mises ha dimostrato il contrario, e le sue teorie sono poi state confermate dalla storia.
    Sull'origine dei fascismi poi, penso che nessuno meglio di Hajek abbia saputo inquadrarla: essi non derivavano dal fallimento del mercato autoregolato, ma dall'inadempienza dei principi liberali classici. Il socialismo nazionalista (questo è il fascismo) era solo un proseguimento (o, a voler essere clementi, una diramazione diversa) della deriva statalista conseguente alla grande guerra.
    Insomma: una volta smontata, giustamente, l'economia neoclassica, per approdare alle conclusioni socialiste di Polanyi (che in quel saggio veniva definito se non sbaglio un sostenitore ante-litteram della "terza via") è necessario un ragionamento morale che subordini la libertà all'eguaglianza.
    Insomma, si tratta di un socialista come tanti.
    Se ritrovo quel saggio magari lo rileggo e posso aggiungere qualcosa, ma sarà un compito arduo...

  8. #8
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    perdona,forse mi sono espresso male, ma anche Polanyi porta avanti la teoria del fallimento delle istituzioni liberali classiche quale origine dei movimenti socialnazionalisti.

  9. #9
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    Originally posted by andreadantes
    perdona,forse mi sono espresso male, ma anche Polanyi porta avanti la teoria del fallimento delle istituzioni liberali classiche quale origine dei movimenti socialnazionalisti.
    Difatti sbaglia. L'origine dei fascismi non sta nel fallimento ma nella disapplicazione del liberalismo classico.

  10. #10
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    quindi, correggimi se sbaglio, secondo te, continuando con un'applicazione scientifica dei dogmi del liberalismo classico non vi sarebbe stata alcuna deriva nazionalsocialista?

 

 
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