SIMONA PARI E SIMONA TORRETTA DI NUOVO ALL'ESTERO

ROMA - Avevano detto che avrebbero ripreso il loro lavoro e a poco piu' di due mesi dalla conclusione del sequestro, hanno mantenuto la parola: Simona Pari e Simona Torretta sono tornate in Medio Oriente per riprendere le fila dell'attivita' umanitaria interrotta alle 15 del 7 settembre, quando un commando di una quindicina di terroristi entro' nella sede di 'Un ponte per' a Baghdad e le rapi'.

Le due volontarie erano attese oggi ad un convegno a Siena,. Ma mentre gli oratori parlavano, loro erano gia' in volo per Amman, dove sono arrivate in serata. Dalla capitale giordana, perche' per il momento di tornare a Baghdad non se ne parla, Simona Pari e Simona Torretta riprenderanno i contatti con i volontari iracheni dell'associazione. Due mesi dopo il sequestro, insomma, l'organizzazione non governativa cerca di rimettere in moto i progetti che era stata costretta ad interrompere. E per farlo non poteva che affidarsi a chi quei progetti ha visto nascere, alimentato e portato avanti.

Non e' escluso, inoltre, che siano state proprio le due volontarie a chiedere di tornare 'sul campo', dopo un periodo passato a riprendersi dal sequestro e a rispondere alle domande di magistrati e giornalisti.

Quella di Simona Pari e Simona Torretta pero', dicono da 'Un ponte per...', sara' comunque una ''breve missione'': servira', principalmente, per incontrare alcuni partner e collaboratori che nei mesi scorsi hanno lavorato con l'associazione e per verificare ''i progetti che erano in essere in Iraq''.

E d'altronde gia' durante le fasi piu' dure della guerra le due volontarie avevano abbandonato l'Iraq e raggiunto la capitale giordana, da dove avevano continuato a coordinare l'attivita' umanitaria. Per loro sara' quindi un ritorno in una realta' gia' conosciuta, e amata. Previsti, anche, degli incontri con i rappresentanti di alcune agenzie dell'Onu presenti ad Amman ed, ovviamente, anche in Iraq. La missione, secondo quanto riferito dal 'Ponte', dovrebbe durare 5/6 giorni: il loro rientro in Italia e' previsto per i primi giorni della settimana prossima.

''La presenza ad Amman risponde ad una scelta coerente'' ha commentato il presidente dell'associazione delle Ong italiane Sergio Marelli - coerente con quanto dichiarato dopo il rilascio e coerente con la strategia delle Ong di non lasciare l'Iraq''.

Critico, invece, il deputato della Lega Federico Bricolo. ''Non mi sembra una scelta non opportuna, anche se ognuno e' libero di fare quello che vuole - dice - Spero che non si mettano ancora nei guai visto che ne hanno gia' creati fin troppi''. Se si facessero dare il passaporto iracheno - conclude il deputato del Carroccio - potrebbero andare la', votare, e cosi' noi ci dimenticheremmo del problema''.

Non si sbilancia il commissario della Cri Maurizio Scelli. ''Non credo che andranno a Baghdad'' spiega, sottolineando che qualora dovessero decidere di farlo ''siano prudenti anche per non rendere inutile il sacrificio di quelle persone, e non parlo soltanto di me e del medico Navar, che sono rimaste nell'anonimato ma che hanno rischiato la vita per portarle sane e salve in Italia.

Simona e Simona furono sequestrate nella villetta-ufficio di 'Un ponte per' nel centralissimo quartiere Al Wueda di Baghdad. Con loro, i sequestratori portarono via anche due volontari iracheni, l'ingegner Raad Ali Abdulazid e Mahnaz Bassan. Per 21 giorni le due vissero con la paura di essere uccise fino a quando, il 28 settembre, furono consegnate al commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Maurizio Scelli.

Per entrambe l'Iraq e' una seconda casa. Simona Torretta se ne e' innamorata nel '94 e da allora ha partecipato a diversi progetti di 'Un ponte per': dalla campagna per i datteri a quella per la potabilizzazione dell'acqua, dall'apertura di ambulatori per curare le malattie gastrointestinali al restauro della biblioteca di Baghdad. Simona Pari, invece, l'Iraq lo ha scoperto due anni fa e il suo impegno si e' concentrato principalmente sui bambini di alcune scuole di Baghdad. Proprio quei bambini, e lo loro madri, scesero in piazza nella capitale irachena per chiedere la liberazione delle due ragazze.

© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 03/12/2004 212
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Chi è Simona Pari

Simona Pari dopo la laurea in filosofia a Bologna, ha lavorato per alcuni anni nel capoluogo emiliano, dove vive, collaborando sia all'attività del network «Xing» del centro culturale «Link»sia al Festival teatrale di Santarcangelo di Romagna.
Giornalista pubblicista, Pari ha collaborato con vari quotidiani e periodici, occupandosi di cronaca bianca, questioni sociali, esteri e cultura. Per Radio 24 ha raccontato come fu accolta in Iraq la notizia della morte dei figli di Saddam. Il padre Luciano è un noto avvocato di Rimini. Anche la madre, Donatella Rossi, è una legale. Simona ha collaborato per due anni con Save the Children Italia occupandosi di programmi internazionali e traffico di minori. Con Save the Children è stata in Afghanistan, Kosovo, Albania e Montenegro, dove si è occupata di sensibilizzazione e questioni legali relative al traffico di minori. Ha cominciato a lavorare con "Un ponte per..." lo scorso giugno, nell’ambito di un master in cooperazione allo Sviluppo all’università La Sapienza di Roma che prevedeva uno stage sul campo. Con l’Ong è stata a Bagdad a diverse riprese. Simona lavora anche come free lance per Radio 24. descrivendo anche i festeggiamenti da parte della popolazione il 23 luglio. Simona Pari in precedenza è stata anche a Kabul, in Afghanistan



Simona Pari

Chi è Simona Torretta

Simona Torretta presta la sua opera di volontaria in Iraq «Un Ponte per...» più o meno dal 1999, occupandosi dell'organizzazione dei rapporti con le scuole di Bagdad per ripristinare le strutture scolastichedurante il lungo periodo dell'embargo e per procurare materiale didattico. Subito dopo l'inizio della guerra, l'anno scorso era ripartita per l'Iraq, sempre per conto di «Un ponte per...», per organizzare gli aiuti alle popolazioni civili. In particolare, Simona Torretta è la coordinatrice di un progetto per la ricostruzione della biblioteca della capitale irachena (ascolta l'audio in cui racconta i progetti). La Torretta è descritta come «una profonda conoscitrice della popolazione irachena». Quello con l'Iraq è stato un colpo di fulmine scattato dieci anni fa: andò per la prima volta a Bagdad nel '94 e immediatamente decise che quel posto sarebbe stato il suo. Da allora Simona si è occupata di diversi progetti per il
"Ponte" (con cui lavora dal '96) e da cinque anni è praticamente residente a Bagdad. Ventinovenne, ha studiato all'Accademia di Roma e si è diplomata in arte. Poi si è iscritta ad antropologia. Recentemente era tornata dall'Iraq, non per fermarsi bensì per andare in Kosovo.



Simona Torretta