Tremate, le Marchi sono tornate
La televenditrice più famosa d'Italia è di nuovo alla ribalta con il processo, un libro sul carcere ma soprattutto in televisione. «La mia grinta è raddoppiata»
«Io e mia figlia crediamo nella giustizia. Sono convinta di uscire vincente da questa storia». Vanna Marchi è tornata. Pantaloni bianchi, giacca nera, foulard a pois bianchi e neri, capelli rossi lunghi fino al collo. Il 4 maggio si è presentata a Milano alla prima udienza del processo che la vede imputata con la figlia Stefania Nobile e il convivente Francesco Campana, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa per la vendita anche in tv di numeri vincenti al lotto, filtri magici e altri oggetti miracolosi tra il 1996 e il 2002. In aula c'era anche la signora Fosca, la cui segnalazione a "Striscia la Notizia" diede inizio all'inchiesta: «Sono orgogliosa di quello che ho fatto. Io piccola così ho fregato loro».
Qualcosa da dire alle 53 persone che si sono costituite parti lese? «Nulla, perché pian piano si dimostrerà la verità. Non siamo noi a dover dire». Vanna Marchi è agguerritissima ma il processo è stato rimandato al 26 ottobre. Ai cronisti che le chiedono se si sente colpevole o innocente replica: «I processi si fanno in aula, abbiamo scelto il dibattimento proprio per chiarire i fatti». Per questo hanno chiesto che siano consentite le riprese televisive. «Noi le vogliamo assolutamente - ha ribadito l'ex televenditrice - perché il processo è pubblico. Scherziamo? Ci hanno distrutto in tv, sono stati capaci di andare in tv con i cappucci in testa, e ora vengano qui. È giusto replicare a quelle immagini, adesso se ne vedranno altre». Contrari il pm Gaetano Ruta, molti legali di parte civile e le associazioni dei consumatori. Decideranno i giudici. Intanto la Marchi ha dichiarato di aver ricevuto minacce di morte pochi giorni fa nel corso della registrazione di una puntata di "Controcorrente" su Sky Tv. I legali hanno già sporto denunce.
Le due donne hanno anche parlato della loro esperienza in carcere. «Se si può trovare un lato buono del carcere è che non ci sono persone favorite o trattate peggio. Anzi, non si è più persone, si è solo tutti uguali» ha detto la figlia mentre la madre ha assicurato di aver conosciuto a San Vittore «persone meravigliose che non intendo dimenticare. Credo che Dio metta le persone al posto giusto quando possono fare tanto».
E proprio qualche mese fa è anche uscito un libro scritto dalle due donne intitolato "Le nostre prigioni. Un diario a quattro mani", pubblicato dalla "Gallo & Calzati editori". Poco più di 160 pagine, un «perché?» ripetuto incessantemente tra le tante riflessioni su ciò di cui sono state private e le parole affettuose per chi le ha aiutate. Per nessun altro. Scrive nell'ultima pagina la Marchi: «Mai arrendersi, mai disperare, si chiude una porta e si apre un portone», «Voglio credere che potrò fare un nuovo lavoro, che potrò ancora essere utile come ho sempre fatto. Se vi troverete a leggere tutto questo vorrà dire che voi sapete già qual è il mio nuovo lavoro. La scrittrice. Lo avete voluto voi, come sempre».
Addio televisione allora? Macché, oggi la signora fa l'opinionista con la figlia Stefania: «È una striscia quotodiana di 15 minuti che va in onda da tutti i giorni alle 13.20 e a mezzanotte e venti, su Tv7 Lombardia, Tv7 Veneto e su un canale Sky. Mano a mano si allargherà sino ad arrivare ad altre 100 emittenti» ha detto poco prima dell'udienza. «Perché è il lavoro che ho sempre fatto, e siccome per vivere bisogna lavorare... Penso anche che questo è l'unico mestiere che sappiamo fare. Hanno sempre definito Vanna Marchi figlia della tv spazzatura, ma poichè senza di noi la tv non è migliorata, abbiamo pensato che il posto, che ci spetta di diritto, è proprio lì, in televisione».
8 maggio 2004
Manuela Magistris




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