Il grande moralista conservatore Scruton ci dice che il nullismo contemporaneo è figlio della crisi cristiana, che adulti sfiniti mettono i non nati al servizio dei loro desideri, che si gioca con il destino umano
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Brinkworth (Wiltshire). Secondo Roger Scruton non esiste un diritto alla salute. “Se ci fosse, dovrebbe esserci anche un dovere, ma è impossibile. Moriremo tutti. E quando accade, chi fallisce in questo dovere? Dio?”. Scruton è un filosofo conservatore di sessant’anni, considerato uno dei più incisivi moralisti del mondo, è un figlio dell’Inghilterra rurale condannato ad essere culturalmente scorretto. Parigi lo accolse come un distratto socialista, ma a causa di quella che lui definì la “vuotaggine antinomica” della rivolta studentesca, tornò in Inghilterra da sano reazionario. Al Foglio spiega che “l’intero business della ricerca sugli embrioni è invalidato da problemi morali. Dovremmo riprodurre gli embrioni come scorta per adulti sfiniti? Dovremmo manipolare il processo genetico per provvederci di bambini disegnati su misura, per soddisfare quei viventi, ad esempio, che vogliono un figlio con due padri e nessuna madre? Siamo nel bel mezzo di un processo di manipolazione del non-nato per interesse dei vivi. E’ un atto di empietà. I vivi esistono nell’interesse dei non-nati, non il contrario. Se perdiamo questo punto di vista, decade anche l’istinto del futuro da cui dipendono le società, l’istinto di sacrificare se stessi per chi non è ancora nato. Sei i non-nati invece sono sacrificati per i vivi, il mondo scivola verso la fine. E’ il principio dell’ecologia sociale. Il primo tipo di piacere è noto con il nome di ‘famiglia’. I piaceri che vengono dal sacrificio dei non-nati sono referenziali, freddi e sterili. Non penso quindi che la scienza e la tecnologia debbano essere sviluppate per soddisfare ogni desiderio umano. Molti dei nostri desideri non dovrebbero essere soddisfatti in ogni caso”.
Da sempre la medicina risponde alle richieste dei vivi. Che per Scruton significano sempre “più vita, più salute, più sesso, più soddisfazione. Se i non-nati devono essere sacrificati per questi fini, state certi che sarà fatto. Nel passato i medici erano sostenuti dalla loro fede, da un senso di pietà e dall’esitazione di fronte alla santità della vita umana”. Ma soprattutto riconoscevano dei limiti al loro operare mentre soddisfacevano i pazienti. “Qualunque cosa si pensi dell’aborto è impossibile negare che rappresenta un grande cambiamento nell’attitudine pubblica – continua Scruton – Ma i non ancora nati hanno perso ogni diritto alla nostra compassione e, visto che non li guardiamo negli occhi, ci sembra logico e lecito ucciderli”. Allo stesso modo va compresa l’ingegneria genetica. “I medici adesso giocano con la vita nel suo processo di origine, non per il bene del bambino, ma per soddisfare i capricci di una madre. Ancora pietà, umiltà e senso del sacro sono spazzati via, si gioca con il destino umano per soddisfare i desideri dei soli viventi. Il risultato non sarà una conquista della felicità umana ma una tragica perdita. E questo avverrà fino a che le persone continueranno a vedere quei limiti nelle loro vite come ostacoli e frustrazioni. La scienza sarà costantemente chiamata a rompere questi limiti”.
L’occidente e gli altri
E’ appena uscito anche in Italia il suo “L’occidente e gli altri”, nella collana di “Vita e pensiero” curata da Vittorio Emanuele Parsi. Da nemico giurato dei “gentili avvocati dell’inclusione”, al Foglio Scruton spiega che la morte di Theo van Gogh era nell’aria. “Non era solo un’eminente personalità culturale. E’ successo a molti altri musulmani senza che si fossero espressi con il suo vigore e la sua libertà. Gli islamici hanno difficoltà ad adattarsi alla libertà d’espressione e dobbiamo quindi aspettarci che la tensione aumenti ancora. Nessuno crede più nel multiculturalismo, ma c’è un establishment che lo coltiva e inganna. Stiamo vivendo nel rinnegamento del problema. Il radicalismo islamico è cresciuto, in parte, per il disorientamento dei musulmani nel mondo moderno, ma soprattutto per la paura verso la sessualità femminile. Basta guardare gli isterici pronunciamenti di Khomeini e il comportamento di molti iraniani descritti da Azar Nafisi in ‘Leggere Lolita a Teheran’. Ma più in generale, è osservabile nelle comunità islamiche occidentali”.
Secondo Scruton tutti i giorni, nell’establishment accademico americano, va in scena “una Bushfobia che procede da quella che potremmo chiamare ‘cultura del ripudio’. Bush rappresenta lo spirito di frontiera, le certezze ruvide protestanti della vecchia America. Lo odiano perché è il loro passato. I liberal americani sono avvinghiati nello stesso tipo di odio che anima ancora l’antisemitismo: il nemico in questo caso non è l’ebreo, ma qualcosa di egualmente caricaturale per loro, cioè la destra cristiana che amano chiamare ‘fondamentalista’”. Alla Contemporary Review ha parlato di una “falange di accademici che ha soppiantato lo spirito di ricerca con la conformità ideologica”. E allo Spectator ha detto che tutte le persone che disprezza odiano Bush. Ma precisa: “Niente più di questo va a suo favore”. E aggiunge: “Gli Stati Uniti hanno liberato cinquanta milioni di persone, tra Kabul e Baghdad. Ma a cominciare dai liberal non è questo che i suoi nemici vedono. Perché ci sono problemi profondi coinvolti nella psiche umana: gli uomini odiano il successo, amano il rancore e hanno un’innata tendenza a credere che il nostro successo sia ottenuto al costo del fallimento degli altri. Solo la religione, in particolare l’umiltà cristiana, può sanare questi sentimenti ingenerosi dell’animo umano. Ma si spiega anche perché non siamo stati curati”. Sia nel caso delle biotecnologie che nel risveglio dalle illusioni multiculturali, è costante il fallimento della cultura cristiana: “Questo mentre l’illuminismo ci ha disposto favorevolmente alla scienza e ha marginalizzato la pietà. La nostra cultura è nelle mani dei Mefistofele. Non crediamo in niente, stiamo facendo del Nulla la realtà. Il nichilismo delle élite europee è disastroso, sia moralmente sia politicamente. E’ lo stesso genere di ripudio, il fallimento della fede, il tentativo di distruggere i credo tradizionali. Basta guardare quello che sta accadendo in Spagna. E’ uno spettacolo ignobile la mancanza di autocoscienza delle élite spagnole”.
(Il Foglio, 09/12/2004)




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