User Tag List

Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Tringeadeuroppa
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    8,351
     Likes dati
    1
     Like avuti
    35
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Chi volle la fine di Ceausescu

    Natale 1989
    Chi volle la caduta di Ceausescu?
    La versione di un protagonista.
    di Claudio Mutti



    All'epoca in cui era ambasciatore a Tunisi, l'ex vice primo ministro romeno Gelu Voican Voiculescu rievocò per noi le giornate del dicembre 1989, che culminarono con la fucilazione di Ceausescu e di sua moglie Elena, al termine di un processo sommario organizzato dallo stesso Voican Voiculescu.
    La biografia dell'ex vice primo ministro è tutta particolare. Originario di una famiglia che ha dato alla Romania il principe Mihai Sturdza, ministro degli Esteri nel governo nazional-legionario, Gelu Voican Voiculescu si scontra ben presto con il regime nazionalcomunista. A diciotto anni, nel 1959, è espulso dall'Istituto di Ricerche Petrolifere della Facoltà di Geologia in quanto "esponente della reazione interna in contatto con la reazione esterna"; è accusato di portare un crocefisso al collo, di non partecipare ai corsi di dottrina marxista-leninista, di praticare un genere di pittura decadente, di essere incline al misticismo, di nutrire disprezzo nei confronti dell'educazione comunista e così via. "Questi capi d'imputazione furono sufficienti perché venissi espulso dall'università, con grandissimo scandalo, allorché si fece un'epurazione su vasta scala nel mondo studentesco. Il regime di Gheorghiu Dej doveva far fronte a un epifenomeno della rivolta d'Ungheria, manifestatosi da noi con un ritardo di due o tre anni rispetto al 1956. Si cercò di reprimere ogni tentativo di contestazione che potesse verificarsi nelle file studentesche, perch‚ si sapeva che gli studenti rappresentavano un'avanguardia. Ebbene, con queste misure la gioventù fu costretta al silenzio. Nella seduta che decretò la mia espulsione ebbi l'improntitudine di affrontare le autorità accademiche, strappando un applauso ai presenti, sicché‚ nella prosecuzione pomeridiana della seduta, fu ammesso in sala soltanto il personale di servizio".
    Viene considerato "un pericoloso agitatore nei ranghi della giovent-" e la Securitate nel 1965 intesta un fascicolo a suo nome. Nel 1969 i servizi segreti lo ritengono implicato nelle manifestazioni studentesche del Natale precedente.. Nel 1970 viene arrestato e messo sotto inchiesta per tradimento dal Consiglio della Sicurezza dello Stato.
    "Fui accusato -racconta- di divulgazione di segreti di Stato, spionaggio economico, espatrio clandestino. In realtà, trovandomi in Ungheria, avevo cercato di andare in Austria. Ma la frontiera romena non la avevo passata illegalmente. Venni perciò assolto per mancanza di prove; le accuse concernenti la sicurezza dello Stato non rimasero in piedi. Nel corso di una perquisizione, avevano trovato quello che definivano materiale interessante: grafici astrologici, simboli alchemici ecc.; tutto ciò venne lungamente sottoposto a inutili tentativi di interpretazione, perché si pensava che fosse un codice segreto..." Rimesso in libertà tre mesi più tardi, nel 1977 è sospettato di aver avuto a che fare con gli scioperi dei minatori della Valle del Jiu, ma viene assolto per mancanza di prove. Tuttavia viene sottoposto a un più stretto controllo: durante una sua assenza, viene applicato un microfono all'interno di una parete di casa sua. Nuovo arresto nel 1985: è accusato di aver diffuso testi fotocopiati di contenuto anticomunista.
    "Siccome da noi non dovevano ufficialmente esistere detenuti politici, fui classificato come detenuto comune, anche se l'inchiesta era stata promossa dalla Securitate in base all'art. 66 (propaganda contro l'ordinamento dello Stato). Fui dunque condannato a un anno e mezzo per frode, perché non avevano potuto produrre contro di me elementi tali da inchiodarmi. D'altronde io mi assunsi volentieri quelle responsabilità che avrebbero fatto di me un detenuto comune, perché per gli altri reati erano previste pene che superavano i quindici anni. E così, di un anno e mezzo scontai un anno soltanto, perché Ceausescu emanò un'amnistia nella quale rientrai anch'io".
    Uscito dal carcere vive isolato, sotto stretta sorveglianza, finché nell'ottobre 1988 è sottoposto a una nuova inchiesta, dopo che nel corso di una perquisizione gli è stato sequestrato un centinaio di libri di filosofia, dottrine orientali, astrologia. Nell'agosto del 1989 la sua abitazione è ancora perquisita: stavolta gli sequestrano un'altra sessantina di volumi, per lo più testi di induismo e buddhismo, ma anche le Confessioni di Sant'Agostino. Sembra imminente un ennesimo arresto, quando scoppiano i disordini del dicembre 1989.
    "La sorte volle -dice Voican- che io seguissi Ion Iliescu negli studi della Televisione, quando nessuno aveva la certezza che Iliescu sarebbe diventato il capo dello Stato. Fu un'opzione che mi proiettò bruscamente nel nuovo gruppo di potere. La mia è stata una carriera politica del tutto insolita, anzi, incredibile. D'altronde io non ho nessuna colpa, se non c'è niente così inverosimile come la verità".
    Sono le parole più adatte per introdurci ad una versione del tutto inedita degli avvenimenti che nel dicembre 1989 portarono alla caduta del regime di Ceausescu.



    Per entrare nel vivo dell'argomento, ripeto le parole pronunciate dal Conducator durante il "processo" allestito dallo stesso Gelu Voican. (Questi, a dire la verità, era contrario a una farsa del genere e avrebbe preferito una più onesta esecuzione sommaria; ma prevalse il parere di Iliescu, secondo il quale il passaggio dalla dittatura allo Stato di diritto doveva essere inaugurato da un regolare processo...) Orbene, Ceausescu avrebbe detto ai suoi "giudici" di essere consapevole che la sua sorte era stata decisa a Malta, durante l'incontro tra Bush e Gorbaciov.
    "Noi non possiamo sapere che cosa sia stato deciso a Malta -mi obietta Voican -. Però è cosa certa che la rivoluzione romena venne innescata dai servizi di diverse potenze straniere. Nella misura in cui il terreno era dell'URSS, la presenza effettiva e la manodopera furono fornite dal KGB. Nello stesso tempo, la CIA si era insediata a Budapest, dove aveva installato una sua centrale. Tra i due organismi vi fu una stretta collaborazione. L'operazione si chiamò “Valacchia 89” e richiese l'impiego di mezzi assai cospicui. Pare che la CIA abbia partecipato più che altro con piani e denaro e il KGB con la logistica. Posso dirle, in base a informazioni provenienti da fonti autorevoli, che dopo il 6 dicembre il numero dei turisti sovietici crebbe bruscamente di dieci volte e a partire dal 16 dicembre vi furono in Romania 67.000 turisti sovietici. Sono cifre esatte, fornite dai punti di frontiera. In genere, entravano in Romania su automobili Lada, quattro uomini giovani o di età media su ciascuna auto. Sono probanti le registrazioni effettuate nelle camere degli alberghi, anche se non tutti questi strani turisti avevano preso alloggio in albergo. La maggior parte di loro entrò dalla frontiera occidentale, dalla Jugoslavia e dall'Ungheria, molti addirittura su automobili con targa jugoslava. Forse vi furono anche agenti jugoslavi che operarono a Timisoara. Sicuramente vi furono agenti ungheresi, a Timisoara. Fu la TV ungherese a dirigere gli avvenimenti e a istigare la gente alla solidarietà col pastore Tökes, il quale rappresentò la miccia dell'esplosione".
    "Dunque -gli chiedo- gli eventi del dicembre 1989 furono il risultato di una macchinazione dei servizi segreti delle due superpotenze e dei loro fiancheggiatori ? "
    "Al momento attuale, disponendo di informazioni alle quali ho avuto accesso solo dopo quegli eventi, sono in grado di formulare un'ipotesi: il 16-17 dicembre a Timisoara e il 21-22 a Bucarest, questi servizi che preparavano il rovesciamento di Ceausescu vollero fare una prova generale per valutare la situazione. Nella loro rappresentazione della realtà, il popolo romeno era considerato inerte e passivo, mentre i servizi di repressione erano ritenuti fedelissimi a Ceausescu e molto efficienti. Allora gl'ispiratori dell'operazione vollero per prima cosa tastare il terreno e vedere quale fosse l'adesione della popolazione, come avrebbero reagito la Milizia, la Securitate, l'Armata, il Partito, i mezzi di comunicazione. Pensarono quindi di fare una prova a Timisoara e nella Capitale. Ma questo semplice tentativo diede il via ad un processo che sfuggì loro di mano e li colse di sorpresa. Essi avrebbero voluto che la rivolta scoppiasse il 30 gennaio o forse in gennaio, e invece furono sorpresi tutt'a un tratto da un incendio generale. Tutto andò al di là delle loro aspettative. Mentre loro volevano semplicemente esaminare la situazione, la cosa assunse le dimensioni di una rivolta generalizzata. Fu questo a paralizzarli, oltre al nostro comportamento atipico. Noi infatti, nel nostro dilettantismo e confusionismo, demmo a questi professionisti l'impressione di agire secondo un piano prestabilito, un piano che a loro sfuggiva. In realtà, noi non avevamo proprio nessun piano e procedevamo alla cieca. Allora si bloccò qualcosa nel meccanismo degli agenti stranieri. Essi fecero alcune provocazioni, spararono qua e là, spaccarono qualche vetrina, ma poi tutto prese un suo corso e non poté più essere fermato. Fu così che Ceausescu cadde in maniera estremamente rapida, praticamente in un solo giorno. Nessuno se lo sarebbe mai potuto immaginare".
    "Quale sarebbe stato lo sbocco politico dell'azione intrapresa dai servizi segreti russo-americani e dai loro collaboratori, se le cose si fossero sviluppate secondo il loro schema ?"
    "Questi servizi segreti avevano l'obiettivo di disintegrare la Romania come entità statale: sul caos si sarebbero dovute creare le premesse per l'ingresso di truppe straniere che smembrassero il paese. James Baker, d'altronde, formulò al Patto di Varsavia una proposta di questo genere. Ma c'è dell'altro. L'intensa mediatizzazione della rivoluzione di dicembre (che monopolizzò gli schermi televisivi di tutto il mondo) costituì una cortina fumogena dietro la quale gli americani commisero quell'abuso che fu il rapimento di Noriega, il quale era in ogni caso un capo di Stato, fosse o non fosse un narcotrafficante. Gli americani violarono la sovranità e l'indipendenza del piccolo Stato di Panama con un atto di pura e semplice pirateria. A ciò non si prestò molta attenzione, perché l'attenzione mondiale era polarizzata sulla Romania".
    "Evidentemente -osservo- gli americani applicarono la lezione imparata nel 1956, quando i sionisti aggredirono l'Egitto approfittando del fatto che l'attenzione mondiale era concentrata sulla rivolta di Budapest".
    "Nel caso della Romania e di Panama vi fu certamente un progetto e una premeditazione. Un'operazione come quella di Panama non si improvvisa, cogliendo al volo l'occasione della rivolta che sta avvenendo in Romania. Tutto fu programmato e sincronizzato secondo un piano ben preciso. D'altronde c'era l'intenzione di smembrare la Romania: l'URSS si sarebbe presa il Delta del Danubio e la Moldavia fino ai Carpazi, la Bulgaria avrebbe preso il sud della Dobrugia, la Jugoslavia il Banato, l'Ungheria la Transilvania. La Romania si sarebbe ridotta ai minimi termini: Valacchia e Oltenia. E' normale allora che non sia stato previsto un successore per Ceausescu, proprio perché si voleva che si producesse il massimo disordine. Non solo, ma in questo caos era prevedibile lo scoppio di una guerra civile tra la Securitate e l'Armata; si sa d'altronde che sotto Ceausescu tra queste due istituzioni c'era una certa rivalità".
    "A questo punto, come fu che il piano fallì ?"
    "Fallì, perché scoppiò la rivoluzione. Parlo di rivoluzione, perché gli eventi del dicembre 1989 ebbero tutto l'aspetto di una rivoluzione, tranne la preparazione anteriore, poiché non è esistito un movimento clandestino che la abbia preparata. Il 21-22 si produsse una rivolta spontanea che prolungava quella di Timisoara; il 22 si trasformò, da rivolta popolare spontanea, in una rivoluzione con un comando militare, un gruppo direttivo, un programma (i dieci punti), una dottrina (edificazione di uno Stato di diritto, democrazia parlamentare ecc.). Si trattò di una rivoluzione, perché vi fu un cambiamento radicale di sistema: dal socialismo al capitalismo. Non fu un colpo di Stato, perché ebbe una vasta partecipazione popolare e perché nessun membro del gruppo di Ceausescu entrò a far parte del gruppo dirigente. Sicuramente si produsse in un tempo molto breve, ma ciò non ne diminuisce l'intensità".
    "Ritiene che il cambiamento di regime in Romania sia stato determinante per i cambiamenti che si sono verificati successivamente all'Est ?"
    "Quello che, nonostante la presenza di Ion Iliescu, può essere chiamato il radicalismo anticomunista della rivoluzione romena, ha creato le premesse per lo smantellamento dell'URSS. Ciò che avvenne in Romania (nascita di partiti politici, pluripartitismo, separazione dei poteri ecc.) ha avuto come epifenomeno lo smembramento dell'URSS. Questo evento ha significato per la rivoluzione la possibilità di sopravvivere, perché, fin da quando è esistito il garante del blocco comunista, cioè il bastione sovietico, non è stato possibile sperare di distruggere irreversibilmente il comunismo".
    "I tentativi russoamericani di ingerenza nelle faccende romene sono terminati nel dicembre 1989 o sono proseguiti anche successivamente?"
    "Sicuramente, in una situazione esplosiva come quella che fu prodotta dalla saturazione e dall'esasperazione del popolo romeno, alcune iniziative ebbero il ruolo di un fiammifero in una atmosfera incendiaria. Sembra però che in seguito non vi sia stata più nessuna azione del genere, perché l'esplosione fu così violenta, così brutale e così brusca, che superò ogni aspettativa e praticamente lasciò i provocatori e gli agenti nell'incapacità di reagire. Tuttavia non è escluso che, dato questo insolito corso degli eventi e data l'imprevista apparizione del nostro gruppo al potere, certi piani di ingerenza siano stati ostacolati da questo fatto stesso. Quella misteriosa azione dei terroristi che avrebbe dovuto sopprimere il gruppo di potere, non è escluso che anch'essa avesse lo scopo di eliminarci in quanto persone indesiderabili. Se è verosimile l'ipotesi dello smembramento del paese, allora certo non si poneva il problema di un successore; ma non è escluso che avessero previsto, tuttavia, un successore che subentrasse a Ceausescu. Non è escluso che la nostra apparizione e il corso precipitoso degli eventi abbiano impedito la presa del potere al gruppo che secondo i piani doveva prenderlo. Di più: non escludo che nelle nostre stesse file si fossero infiltrati, approfittando del disordine, alcuni di quelli che erano designati".
    Per concludere, gli rivolgo una domanda provocatoria: "Non crede che l'instaurazione della democrazia e la totale apertura all'Occidente rappresentino un pericolo mortale per la Romania e che, tutto sommato, certi valori tradizionali della società romena fossero meglio salvaguardati dal regime nazionalcomunista che voi avete abbattuto?"
    "La sua domanda non è affatto assurda. Nonostante la tremenda oppressione, in quel periodo sono apparsi grandi uomini che hanno avuto un impatto straordinario sul loro ambiente. Penso a intellettuali guénoniani come Vasile Lovinescu o Anton Dumitriu; penso al cineasta Paul Barbaneagra; penso al sacerdote Dumitru Staniloaie, grande teologo ortodosso. Ma vi sono state altre personalità che, operando secondo modalità culturali più semplici, hanno tuttavia contribuito a mantenere la cultura romena a un livello elevato. D'altra parte, credo nella vitalità della Chiesa ortodossa, la quale ha una missione veramente spirituale e non si lascerà secolarizzare. E allora, con queste difese, potremo evitare l'influenza nefasta dell'Occidente; anzi, potremo offrire un esempio e svolgere una certa azione antagonista".

    Queste erano le pie speranze nutrite dall’impolitico Gelu Voican una decina d’anni fa.
    Claudio Mutti

  2. #2
    Tringeadeuroppa
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    8,351
     Likes dati
    1
     Like avuti
    35
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Chi volle la fine di Ceausescu

    Come e perchè cadde Ceausescu


    di Claudio Veltri

    Tra il 1967 e il 1968, alcuni passi intrapresi dal governo romeno gettarono le basi per un cambiamento significativo nei rapporti di Bucarest con Washington. Infatti nel 1967 la Romania mostrò la propria autonomia nei riguardi di Mosca con un paio di iniziative che vennero positivamente apprezzate dagli Stati Uniti: all’inizio dell’anno Bucarest stabilì rapporti diplomatici con la Repubblica Federale Tedesca e, in seguito alla guerra dei sei giorni, rifiutò di rompere le relazioni diplomatiche con Israele, come invece avevano fatto le altre capitali del Patto di Varsavia. Sempre nel 1967, in marzo, Ceausescu organizzò una calorosa accoglienza per Nixon, che in quel momento vedeva declinare la propria popolarità negli Stati Uniti.

    Nell’agosto del 1968, Ceausescu rifiutò di allinearsi con gli altri paesi del Patto di Varsavia nella questione cecoslovacca; anzi, condannò energicamente l’intervento sovietico, annunciò la mobilitazione immediata del popolo romeno per difendersi da un eventuale intervento di quel genere, si oppose alle manovre militari del Patto di Varsavia sul territorio romeno.
    In seguito a ciò, le relazioni tra gli Stati Uniti d’America e la Romania registrarono un cambiamento significativo. Eletto nel 1969 alla presidenza statunitense, Richard Nixon si recò in visita ufficiale a Bucarest e accolse Ceausescu negli Stati Uniti nell’ottobre 1970 e nel dicembre 1973. In occasione di questa seconda visita, i due presidenti firmarono una dichiarazione comune, nella quale si parlava di relazioni basate su uguaglianza di diritti, di rispetto della sovranità e dell’indipendenza nazionale, di non ingerenza nelle faccende interne e di vantaggio reciproco, di rifiuto dell’uso della forza. Negli anni successivi, Ceausescu avrebbe citato spesso questi principi, allorché dovette respingere le richieste statunitensi relative ai “diritti umani”, appellandosi al fatto che esse rappresentavano un atto di ingerenza nelle faccende interne della Romania.
    Il presidente Gerald Ford ricevette Ceausescu nel giugno 1975 e restituì la visita nell’agosto di quel medesimo anno. Nel periodo della presidenza di Ford, come già al tempo di Nixon, i ministri degli esteri romeni e i segretari di Stato statunitensi, ma anche altri membri dei due governi, effettuarono visite reciproche quasi ogni anno.
    Le relazioni tra i due paesi, a parte le manifestazioni di amicizia, ebbero anche una certa sostanza. Per esempio, il governo romeno fu utile all’amministrazione Nixon nell’instaurazione di rapporti confidenziali tra Washington e Pechino, nel periodo che precedette la visita di Henry Kissinger in Cina del 1969.
    I due paesi firmarono numerosi accordi economici e culturali. La Romania diventò membro di diverse istituzioni economiche e finanziarie internazionali, come l’Accordo Generale per le Tariffe e il Commercio (GATT), il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRD) e fu bene accolta dappertutto in Occidente, essendo considerata un paese indipendente nel quadro del Patto di Varsavia.
    Il commercio tra gli Stati Uniti e la Romania crebbe fino a superare, nel 1974, i 400 milioni di dollari; ma questa crescita era ostacolata dalla mancanza del trattamento speciale che viene accordato dagli Stati Uniti con la clausola della nazione più favorita. Tale clausola, che come è noto comporta un vantaggio nelle tariffe doganali, venne accordata alla Romania per la prima volta nel 1975, quando il Congresso statunitense adottò la “Legge del Commercio del 1974″ e permise al presidente degli Stati Uniti di estendere al campo comunista la concessione della clausola della nazione più favorita. La clausola diventò così il simbolo delle relazioni speciali tra gli Stati Uniti e la Romania, essendo la più importante concessione fatta a Bucarest dalle amministrazioni Nixon e Ford. Il Congresso di Washington approvò l’accordo commerciale con la Romania alla fine del luglio 1975 e le nuove tariffe entrarono in vigore il 3 gennaio 1976, in applicazione della clausola della nazione più favorita. Grazie alle basse tariffe doganali, le esportazioni della Romania negli Stati Uniti passarono, tra il 1975 e il 1977, da 133 milioni di dollari a 233,3 milioni di dollari. Nel 1985 ammontavano a 949,7 milioni di dollari.
    Inoltre, la clausola della nazione più favorita rese possibile che la Romania beneficiasse dei crediti della Banca di Export-Import.
    In una misura considerevole, il rinnovo annuale della clausola diventò il principale strumento dell’amministrazione statunitense per influenzare il comportamento della Romania. La Sezione 402 della “Legge del Commercio del 1974″, nota come emendamento Jackson-Vanik, vietava l’estensione della clausola a un paese che non avesse un’economia di mercato, come era appunto il caso della Romania, e negava ai propri cittadini la possibilità di emigrare; tuttavia, l’emendamento prevedeva che il presidente statunitense potesse ricevere assicurazioni che “le procedure di emigrazione porteranno in futuro, in modo considerevole, a realizzare lo scopo proposto circa la libertà di emigrazione”. Gli Stati Uniti usarono la Sezione 402 per convincere il governo romeno a consentire l’emigrazione di oltre 180.000 persone nel periodo compreso tra il 1975 e il 1988 - anno, quest’ultimo, in cui la clausola della nazione più favorita cessò di essere applicata alla Romania. In questi quattordici anni l’emigrazione dalla Romania si diresse essenzialmente verso tre paesi: Repubblica Federale Tedesca, Stati Uniti, Israele. L’emigrazione ebraica dalla Romania (soprattutto verso la Palestina e gli Stati Uniti) era già cominciata negli anni cinquanta; Ceausescu lasciò che proseguisse, “in cambio di molto denaro, s’intende, e dell’aiuto della comunità ebraica americana per ottenere la famosa clausola di nazione più favorita negli scambi commerciali con gli Stati Uniti”1.
    In questo periodo gli Stati Uniti cominciarono a legare il mantenimento della concessione della clausola non solo alla questione dell’emigrazione, ma anche ad altri aspetti della dottrina dei “diritti umani”: la libertà religiosa, la liberazione dei dissidenti in stato d’arresto, le privazioni economiche.
    Inoltre, la “Legge del Commercio del 1974″ consentì all’amministrazione statunitense di estendere il Regime Generalizzato di Preferenze Doganali (GSP) non solo ai paesi in via di sviluppo, ma anche a quei paesi comunisti che erano membri del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dell’Accordo Generale per le Tariffe e il Commercio (GATT), beneficiavano della clausola della nazione più favorita e non erano controllati dal “comunismo internazionale”. Il Regime Generalizzato di Preferenze Doganali (GSP) consentiva in maniera legale agli Stati Uniti di godere di tariffe bassissime per certe importazioni provenienti dai paesi in via di sviluppo.
    La Romania si inquadrava nella definizione prevista per i paesi in via di sviluppo, perché il governo degli Stati Uniti aveva stabilito che l’indipendenza della Romania nei confronti di Mosca era sufficiente per non considerarla come un paese controllato dal comunismo internazionale. D’altra parte, la Romania era membro dell’Accordo Generale per le Tariffe e il Commercio (GATT) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Una volta ricevuta la concessione della clausola della nazione più favorita, la Romania si candidò a beneficiare del Regime Generalizzato di Preferenze Doganali (GSP) e a tale regime essa venne ammessa per un periodo di dieci anni a partire dal 1 gennaio 1976.
    Un ostacolo nelle relazioni tra i due paesi insorse nell’ottobre 1982 (all’epoca della presidenza Reagan), quando il governo di Bucarest decretò che i cittadini romeni che desideravano emigrare dovevano pagare allo Stato una somma in valuta equivalente al costo della loro scolarizzazione media e superiore. Il decreto contrastava apertamente con quanto previsto dall’emendamento Jackson-Vanik, che escludeva dalla concessione della clausola della nazione più favorita quei paesi i quali imponevano ai loro emigranti una tassa che non fosse puramente simbolica. Dopo mesi di negoziati confidenziali che non diedero alcun risultato, nel marzo 1983 Reagan annunciò che non avrebbe rinnovato alla Romania la concessione della clausola, che sarebbe scaduta il 30 giugno di quell’anno, se la tassa per la scolarizzazione si fosse trovata ancora in vigore a quella data. Dopo oltre due mesi di intense discussioni, il governo romeno dovette cedere alle pressioni statunitensi e rinunciò all’applicazione della tassa. Così il 3 giugno 1983 Reagan annunciò che la clausola veniva prorogata alla Romania per un altro anno e il Congresso statunitense non si oppose alla decisione del presidente.
    La Romania conservò la clausola fino al 1988. Quando si trattava di prorogarla “il gran rabbino di Bucarest Moses Rosen dava l’impressione di essere un ministro degli esteri aggiunto (…) Rosen descrisse il proprio atteggiamento con il proverbio yiddish ‘Den Ganef vor die Tir stelln’: mettere il ladro a guardia della porta”2.
    La crescita del debito estero della Romania aggiunse un nuovo motivo di irritazione nei rapporti di Bucarest con Washington. Nel corso del 1982 il debito estero romeno oltrepassava gli undici miliardi di dollari, sicché il Fondo Monetario Internazionale (FMI) intervenne ripetutamente presso Ceausescu, per spiegargli che per far fronte a tale debito e risollevare le sorti dell’economia romena era indispensabile accettare un credito a interessi crescenti. Si riproduceva così, nel caso della Romania, quello che John Kleeves ha descritto come il copione di prammatica nei rapporti tra FMI e dittatori quali Marcos, Mobutu, Batista, Duvalier, Somoza ecc.:
    “… la figura del dittatore filoamericano pazzo è importante: con i suoi progetti megalomani di ’sviluppo economico’ egli giustifica l’accensione del megaprestito da parte del suo paese, in genere finanziariamente poverissimo. Ma la sua parte non è finita. Egli sa che il prestito non deve mai essere restituito: il FMI, nonostante le raccomandazioni sulla carta, non lo vuole; vuole solo - e su ciò è intransigente - il pagamento in dollari degli interessi annui. E’ chiaro il perché: solo finché c’è il debito ci sono le condizioni capestro sull’economia interna. Egli sa anche che il prestito non deve assolutamente servire per scopi utili, per far decollare l’economia del paese: sarebbe di nuovo la fine del gioco. Quindi il dittatore cosa fa? Ciò che veniamo a sapere dai giornali: usa una quota del prestito per le sue opere inutili (i cui appaltatori sono in genere ancora le multinazionali); un’altra per soddisfare l’entourage locale di militari e politici che lo sostengono al potere, e il resto viene versato sui suoi conti all’estero, in genere negli Stati Uniti”3.
    A un certo punto, Ceausescu non volle più stare al gioco. E ciò determinò la sua fine.

    1. Richard Wagner, Il caso romeno, Manifestolibri, Roma 1991, p. 98.
    2. Ibidem.
    3. John Kleeves, Finanziatori Militar Imperialisti, “Lo Stato”, 3o giugno 1998.

  3. #3
    Tringeadeuroppa
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    8,351
     Likes dati
    1
     Like avuti
    35
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Chi volle la fine di Ceausescu

    Chi volle la caduta di Ceausescu?

    Il 22 novembre 1989 si apriva a Bucarest il XIV congresso del Partito Comunista Romeno. Il messaggio di felicitazioni inviato da Gorbaciov al “partito fratello” assomigliava, più che a una dichiarazione di solidarietà, a una sprezzante ingiunzione di cambiamento. Ma il 23 novembre, nel discorso di chiusura che precedette la sua trionfale rielezione alla segreteria del Partito Comunista Romeno, Nicolae Ceausescu rispose per le rime, ricordando che il patto tedesco-sovietico, denunciato qualche settimana prima a Mosca per quanto riguardava la Polonia e i paesi baltici, sanciva anche un’ingiustizia commessa ai danni della Romania interbellica, alla quale erano state strappate e inglobate nell’URSS la Bucovina del Nord e la Bessarabia (che l’URSS trasformò “Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia”).
    Ma, oltre a questo, il Conducator metteva l’accento sull’indipendenza nazionale romena, ottenuta a prezzo di pesanti sacrifici che avevano portato finalmente al saldo del debito contratto con la Banca Mondiale.
    E’ qui che deve essere cercata la causa della caduta di Ceausescu?
    Nel corso di un’intervista giornalistica, venne rivolta a Marian Munteanu (capo del Movimento per la Romania e animatore delle lotte studentesche di Piazza dell’Università) la seguente domanda: “In che misura si deve credere alla versione che ha presentato la caduta di Ceausescu come l’effetto di un moto insurrezionale partito dal popolo? E in che misura si può invece legittimamente parlare di un colpo di Stato? In altre parole: non sarà che la fine di Ceausescu debba essere ricondotta, principalmente, alla sua volontà di liberare la Romania da ogni dipendenza nei confronti della Banca Mondiale?” Risposta di Marian Munteanu: “E’ per me una gradita sorpresa constatare che Lei ha avuto un’intuizione rara”1.
    La rara intuizione dell’intervistatore di Munteanu si fondava semplicemente sull’osservazione dei fatti. I personaggi che si erano insediati al potere dopo l’eliminazione di Ceausescu rappresentavano, in maniera evidente, la convergenza di due linee. La prima era quella degli interessi statunitensi (Petre Roman, Silviu Brucan, Dumitru Mazilu, l’ex diplomatico Bogdan ecc.), la seconda era quella più propriamente “gorbacioviana” (Ion Iliescu, Nicolae Militaru ecc.). Gorbaciov voleva la fine di Ceausescu perché questi era contrario ad accettare il programma di liquidazione dei regimi socialisti, sicché le esigenze del Cremlino in relazione alla Romania coincidevano con quelle degli ambienti usurocratici e mondialisti, danneggiati dalla politica autarchica di Bucarest. Veniva quindi spontaneo pensare che l’eliminazione di Ceausescu fosse stata decisa da Bush e Gorbaciov nell’incontro di Malta, sui contenuti del quale è stato d’altronde osservato il massimo segreto. Fatto sta che la campagna per la demonizzazione di Ceausescu, effettuata dalla stampa e dalle televisioni di tutto l’Occidente, ebbe inizio circa un anno prima della “rivoluzione” romena. Anche dall’osservatorio italiano era possibile, considerando i fatti con una certa attenzione, comprendere quali fossero le forze che ispiravano l’attacco contro “il Dracula di Bucarest”. Non è un caso, ad esempio, che in Italia l’avvio alla campagna di stampa sia stato dato dal noto sionista Wlodek Goldkorn sulle pagine dell’ “Espresso”.
    Marian Munteanu non poté negare che “effettivamente esisteva da tempo una congiura, ispirata da centrali politiche estere per rovesciare il regime”, anche se, ovviamente, ci tenne ad aggiungere che “è esistita un’azione parallela, spontanea e indipendente, svolta da giovani che non disponevano di nessun supporto organizzativo”. Insomma: “l’insurrezione scoppiò in maniera, per così dire, naturale: solo in un secondo tempo venne utilizzata e strumentalizzata da gruppi già preparati che agivano secondo intendimenti propri. E questi gruppi avevano legami col capitalismo internazionale e con gli Stati Uniti: è un fatto che non è possibile negare”2.
    Tali legami, infatti, emergono evidenti dalle biografie di alcuni protagonisti della “rivoluzione” del dicembre 1989. Vediamone un paio.
    Silviu Brucan, (alias Samuil Bruekker o Bruckenthal), era l’ideologo del Fronte di Salvezza Nazionale. Nato nel 1916 da famiglia ebraica, si iscrisse al partito comunista nel corso degli anni trenta. Nel settembre 1944, quando apparve il primo numero ufficiale di “Scanteia”, organo del Comitato Centrale del Partito Comunista Romeno, Silviu Brucan fu segretario generale di redazione. Dopo la guerra, prese parte all’allestimento dei processi per la liquidazione degli uomini politici rivali del PCR. Secondo fonti dell’emigrazione romena, ebbe il compito di architettare artificiosamente una campagna antisemita pretestuosa3. Dal 1956 al 1958 fu ministro plenipotenziario della legazione della Repubblica Popolare di Romania negli Stati Uniti d’America (fino al 1964 la Romania non ebbe un ambasciatore a Washington). Quindi, fino al 1962, fu a New York, dove rappresentò la Romania presso le Nazioni Unite. In seguito a uno scontro con il ministro degli esteri Corneliu Manescu, dovette andarsene dal ministero e accettare l’incarico di vicepresidente del Comitato di Stato per la Radio e la Televisione, incarico che tenne dal 1962 al 1967. Con l’arrivo al potere di Ceausescu, l’uomo che aveva sostenuto Ana Rabinsohn Pauker e Gheorghe Gheorghiu-Dej venne allontanato dalle funzioni politiche; benché privo di diploma universitario, ricevette un posto di docente di Scienze Sociali e di Sociologia all’Università di Bucarest. Pubblicò diversi libri di taglio politologico, che a partire dal 1971 sono stati sistematicamente editi negli Stati Uniti: The Dissolution of Power (Alfred Knopf, New York 1971), The Dialectic of World Politics (Macmillan, New York and London 1978), The Post-Brezhnev Era (Praeger, New York 1983), World Socialism at the Crossroads (Praeger, New York 1987), Pluralism and Social Conflict (Praeger, New York 1990, prefazione di Immanuel Wallerstein), The Wasted Generation. Memoirs (West View Press, Boulder 1993). All’inizio del 1988 fu messo agli arresti domiciliari per una dichiarazione che aveva rilasciata a Radio Europa Libera. Nel 1989 però era di nuovo in circolazione: era spesso ospite dell’ambasciatore statunitense Roger Kirk e di Michael Parmly, consigliere politico dell’ambasciata degli USA. Al momento degli eventi che portarono alla caduta di Ceausescu, Brucan rientrava dagli Stati Uniti, dopo aver fatto scalo a Mosca e incontrato Anatoli Dobrynin, vecchia spia del KGB.
    Petre Roman, anch’egli di famiglia ebraica, si era tenuto nell’ombra fino ai giorni della “rivoluzione”. Suo padre Walter Roman (vero nome: Neuländer), “era stato uno dei veterani delle Brigate Internazionali in Spagna, per poi rifugiarsi, nel periodo della guerra, in Unione Sovietica. Ritornato in Romania, diventerà l’uomo di fiducia di Gheorghe Gheorghiu-Dej, predecessore di Ceausescu. E’ uno dei fondatori della Securitate, dove aveva il grado di generale, al quale aggiungeva quello di colonnello del KGB. (…) Dopo il fallimento della rivolta ungherese del 1956, per ordine di Gheorghiu Dej incontrò Imre Nagy e lo persuase a rifugiarsi in Romania… da dove sarà consegnato all’Unione Sovietica. Walter Roman muore nel 1983, lasciando a suo figlio Petre un’eredità sociale e politica. Quest’ultimo conosce tutti i vertici della nomenclatura, tra i quali anche i figli di Ceausescu. Ma è soprattutto un intimo di Brucan e di Iliescu”4.
    Il verbale5 della riunione tenuta la sera del 17 dicembre 1989 dall’ufficio esecutivo del Comitato Centrale del Partito Comunista Romeno, alla vigilia della partenza del Conduc[tor Nicolae Ceausescu per Teheran, è fondamentale per interpretare la “rivoluzione” romena del 1989 come un vero e proprio colpo di Stato. Da questo verbale risulta che Ceausescu rimproverò il ministro dell’interno Postelnicu, il ministro della difesa generale Milea, nonché il comandante in capo della Securitate generale Vlad, perché non avevano riportato l’ordine a Timisoara, dove si trovavano solo poche unità, equipaggiate semplicemente con manganelli o con armi da fuoco sprovviste di munizioni.
    Il prof. Claude Karnoouh, specialista di problemi ungheresi e romeni, ha dedotto che “i ‘massacri’ del 17 dicembre non furono niente altro che una montatura architettata dai mezzi di comunicazione: le agenzie di stampa e le stazioni radiofoniche jugoslave, ungheresi e sovietiche se ne fecero immediatamente strumenti, moltiplicando i dispacci sulla violenza degli scontri tra l’esercito e le truppe della Securitate. Ora, se veramente vi fossero stati a Timisoara i 4.800 morti di cui si parlò, si sarebbero dovuti pure contare, come minimo, dai 25.000 ai 30.000 feriti! In condizioni del genere, non si sarebbe più trattato di una rivolta popolare, ma di una vera e propria guerra tra fazioni contrapposte che usavano armi pesanti e forze aeree - cosa che evidentemente non è stata. Inoltre, mentre il 22 e il 23 dicembre i dispacci dell’agenzia sovietica Tass segnalavano combattimenti con armi pesanti a Brasov, il bilancio tracciato poco dopo da un giornalista di ‘Le Monde’ si limitava a contare 61 morti e 120 feriti. A Cluj si sono avuti 20 morti; nessun morto a Iasi, capoluogo della Moldavia romena, né a Targu Mures, capoluogo della regione ungherese, né a Ploiesti e a Pitesti, le due grandi città industriali vicine a Bucarest. Nella stessa Bucarest, nessuno ha mai potuto vedere, né in televisione né altrove, i famosi pretoriani del regime. Tutt’al più si indovinava la presenza di qualche franco tiratore isolato, mai identificato, al quale soldati, miliziani e civili rispondevano con un autentico diluvio di fuoco”6.
    Quanto ai “mercenari” (libici, palestinesi, siriani, iraniani e addirittura nordcoreani) di cui si favoleggiò inizialmente, in capo a qualche giorno non se ne parlò più. Erano stati inventati per confermare il concetto che il tiranno era estraneo al popolo romeno (gli vennero attribuite origini turche o zingare) e quindi poteva essere difeso soltanto da pretoriani stranieri. Inoltre, la leggenda dei “mercenari arabi” serviva perfettamente a collegare tra loro due equazioni: “securista=terrorista” e “terrorista=arabo”. D’altronde la demonizzazione di Ceausescu, che nel corso di più d’un anno di propaganda mondiale era stato paragonato a Bokassa, a Idi Amin Dada e al vampiro Dracula, aveva predisposto gli animi, in Romania e altrove, ad accettare anche le menzogne più grossolane.
    Ma vi sono anche altri elementi, secondo il prof. Karnoouh, che rafforzano l’ipotesi del colpo di Stato. “Bisogna insistere a questo riguardo sulla cronologia della giornata del 22 dicembre, che suggella la caduta di Ceausescu. Alle dieci e mezzo del mattino il capo dello Stato fugge. Un quarto d’ora più tardi Petre Roman, accompagnato da un gruppo di studenti, penetra nell’edificio del Comitato Centrale, considerato una delle fortezze della Securitate a Bucarest. Si può constatare, oggi, che l’immobile non reca alcuna traccia di proiettili. Chi era dunque a sparare? E su chi sparava? Nello stesso momento, con un sincronismo perfetto, Ion Iliescu, capo del consiglio del Fronte di Sicurezza Nazionale, arriva alla sede della radiotelevisione; qui il poeta Mihai Dinescu annuncia ai microfoni la caduta del tiranno. Strano sincronismo, per una guerra civile! In realtà, se davvero ci fosse stata una guerra civile, avremmo assistito a scene simili a quelle dell’invasione di Panama City da parte degli Americani, o ai bombardamenti di Beirut, cosa che invece non è avvenuta. Inoltre, se davvero una frazione dell’esercito e schiere di civili insorti si fossero trovati a combattere contro la Securitate, Ceausescu e sua moglie non sarebbero fuggiti immediatamente su un elicottero dell’aviazione militare (e non su un aereo della Securitate) per atterrare poi a 40 chilometri da Bucarest e farsi immediatamente arrestare. Infine, qualora una tale ipotesi fosse reale, non si spiegherebbe come mai gli uomini del consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale, che erano costretti alla residenza coatta o comunque sottoposti a una sorveglianza speciale, non siano stati giustiziati, o per vendetta o per privare il potere futuro delle sue élites potenziali, politiche o intellettuali. Al contrario, fin dal momento in cui fu dato l’annuncio della caduta di Ceausescu, i poliziotti incaricati di vigilare su di loro sparirono come per incanto”7.
    L’interpretazione del prof. Karnoouh ha trovato una sostanziale conferma, con l’aggiunta di dati ulteriori, nelle dichiarazioni rilasciate nel corso di un’intervista giornalistica da Gelu Voican Voiculescu, l’uomo del Fronte di Salvezza Nazionale che organizzò il processo sommario contro Nicolae ed Elena Ceausescu e che successivamente diventò vice primo ministro.
    “La Securitate - ha detto Voican Voiculescu - era una forza molto compatta e capace di reprimere ogni insurrezione. Il suo ruolo fu provvidenziale, perché essa non sparò, ma si tirò da una parte e lasciò Ceausescu privo di protezione. Anzi, il 18 dicembre il generale Vlad, capo del Dipartimento di Sicurezza dello Stato, con un atto di sua propria iniziativa aveva liberato tutti i detenuti politici che si trovavano agli arresti presso la Securitate - e si trattava di un certo numero di persone. Dunque esistono prove evidenti che la Securitate aveva ricevuto l’ordine di non immischiarsi nei moti di piazza. Di più: il piano che mirava a contrapporre la Securitate all’Esercito venne sventato per iniziativa degli stessi generali che dirigevano la Securitate, i quali intorno al 22 dicembre disposero che la Securitate si subordinasse all’Esercito. Non fu un atto impensabile, perché era previsto che in una situazione di guerra la Securitate si integrasse nell’Esercito. Ma negli eventi in questione, tale decisione fu presa il 22 dicembre; e a Timisoara non fu la Securitate a sparare contro i dimostranti, ma, purtroppo, l’Esercito. Questo è anche il motivo per cui, in una crisi di coscienza e di colpa, il capo dell’Esercito generale Milea si suicidò - se non fu assassinato. E’ un enigma irrisolto della nostra rivoluzione”8.
    Insomma, la “rivoluzione” romena non sarebbe riuscita senza l’apporto decisivo della Securitate.

    *

    La tesi del colpo di Stato guidato da potenze straniere venne enunciata dallo stesso Ceausescu nel corso del processo sommario cui venne sottoposto da parte degli uomini del Fronte di Salvezza Nazionale. “La mia sorte è stata decisa a Malta”, ebbe a dire Ceausescu in quella circostanza, alludendo all’incontro tra Bush e Gorbaciov; e aggiunse che quelli che a Timisoara avevano sparato sulla folla erano agenti segreti stranieri.
    Gelu Voican Voiculescu ha dichiarato nel corso della medesima intervista:
    “Noi non possiamo sapere che cosa sia stato deciso a Malta. Però è un dato di fatto che la rivoluzione romena fu innescata dai servizi di diverse potenze straniere. Nella misura in cui il terreno operativo era di pertinenza dell’URSS, la presenza effettiva e la manodopera furono fornite dal KGB. Nello stesso tempo, la CIA aveva installato una sua centrale operativa a Budapest. Tra i due organismi spionistici vi fu una stretta collaborazione. L’operazione prese il nome di ‘Valacchia 89′ e richiese l’impiego di mezzi cospicui. La Cia partecipò più che altro con piani e fondi, il KGB con la logistica. Le posso dire, sulla base di informazioni provenienti da fonti autorevoli, che dopo il 6 dicembre il numero dei turisti sovietici crebbe bruscamente di dieci volte e a partire dal 16 dicembre vi furono in Romania 67.000 turisti sovietici. Sono cifre esatte, che provengono dai punti di frontiera. In genere, entravano in Romania automobili Lada, ciascuna con quattro uomini a bordo, di età giovane o media. Sono significative, poi, le registrazioni effettuate nelle camere d’albergo, anche se non tutti questi strani turisti alloggiavano in albergo. La maggior parte entrò dalla Jugoslavia e dall’Ungheria. A Timisoara forse operarono agenti jugoslavi di nazionalità croata, sicuramente vi furono agenti ungheresi. La TV ungherese praticamente diresse le operazioni.
    “Adesso, disponendo delle informazioni cui ho avuto accesso, posso formulare un’ipotesi: il 16-17 dicembre a Timisoara e il 21-22 a Bucarest, questi servizi che preparavano il rovesciamento di Ceausescu vollero fare una prova generale per valutare la situazione. Siccome ritenevano che il popolo romeno fosse inerte e che gli organi repressivi fossero fedeli a Ceausescu, gli ispiratori dell’operazione volevano sapere quale sarebbe stata l’adesione della popolazione, come sarebbero entrati in azione la Milizia, l’Esercito, la Securitate, il Partito, i mezzi di comunicazione. Pensarono quindi di fare una prova a Timisoara e nella capitale. Orbene, questo tentativo diede il via a un processo che sfuggì loro di mano e li colse di sorpresa. Essi avrebbero voluto fare scoppiare la rivolta il 30 dicembre o anche in gennaio, e invece furono colti all’improvviso da un incendio generale che oltrepassava le loro aspettative. Fu questo a paralizzarli, oltre al nostro comportamento atipico. Noi infatti, nel nostro dilettantismo e confusionismo, demmo a questi superprofessionisti l’impressione di agire secondo un piano prestabilito che a loro sfuggiva. In realtà, procedevamo alla cieca. Allora si bloccò qualcosa nel meccanismo degli agenti stranieri. Essi fecero qualche provocazione, ma poi tutto acquisì una sua dimensione e prese una sua via. Così Ceausescu cadde in maniera assai rapida, praticamente in un giorno solo”.
    Secondo l’ex vice primo ministro, “i servizi segreti stranieri avevano lo scopo di smembrare la Romania come entità statale: il caos avrebbe dovuto creare le premesse per l’ingresso di truppe straniere che smembrassero il paese. Una proposta del genere, d’altronde, era stata fatta da James Baker al Patto di Varsavia. L’URSS si sarebbe presa il Delta del Danubio e la Moldavia fino ai Carpazi, la Bulgaria avrebbe preso il Sud della Dobrugia, la Jugoslavia il Banato, l’Ungheria la Transilvania. E’ normale che non sia stato previsto un successore a Ceausescu, proprio perché si voleva produrre il massimo disordine. Nel caos, inoltre, era prevedibile lo scoppio di una guerra civile tra la Securitate e l’Esercito: si sapeva che sotto Ceausescu tra queste due istituzioni c’era una certa rivalità.
    “Inoltre gli eventi romeni di dicembre, monopolizzando gli schermi televisivi di tutto il mondo, costituirono la cortina fumogena dietro cui gli USA poterono tranquillamente commettere quell’abuso che fu il rapimento di Noriega, il quale era comunque un capo di Stato, fosse o non fosse un narcotrafficante; gli americani violarono la sovranità di Panama con un vero e proprio atto di pirateria, approfittando dell’intensa mediatizzazione dei fatti romeni”9.
    Da parte sua, l’ultimo ministro degli Esteri del governo comunista, Ion Totu, nel periodo si trovava detenuto nel carcere di Jilava dichiarò testualmente: Gli eventi del dicembre 1989 facevano parte di un vasto programma di azione degli Stati Uniti e dell’Occidente (in primo luogo l’Inghilterra) per destabilizzare l’URSS e gli altri paesi socialisti e per attrarli nella sfera d’influenza del capitalismo; lo scopo principale era che gli Stati Uniti dovevano restare l’unica superpotenza mondiale, che decidesse a proprio piacimento. In questo programma, le prospettive della Romania avevano come obiettivi principali: a) la trasformazione del nostro paese in un avamposto militare, in una base militare nell’Est europeo, ai confini con l’URSS; b) la trasformazione del nostro paese in una semicolonia economica sottoposta agli stimoli e alle richieste del capitale finanziario internazionale”10.

    1. Una conversazione con Marian Munteanu, intervista a cura di Claudio Mutti, “Orion”, dicembre 1992.
    2. Ibidem.
    3. Traian Golea, How the Condamnation of a Nation is staged, Romanian Historical Studies, Hallandale 1996, p. 12.
    4. Radu Portocala, Rom`nia. Autopsia unei lovituri de stat. In tara în care a triumfat minciuna, Agora Timisoreana, Bucuresti 1991, p. 97.
    5. Pubblicato il 10 gennaio 1990 dal quotidiano “Romania libera” (Bucarest) e parzialmente ripreso il 17 gennaio 1990 da “Le Nouvel Observateur” (Parigi).
    6. A l’Est, du nouveau. L’exemple roumain, Entretien avec Claude Karnoouh, “Krisis”, n. 5, aprile 1990.
    7. Ibidem.
    8. Claudio Mutti, Quale fine per Ceausescu?, “Storia del XX secolo”, n. 9, gennaio 1996.
    9. Ibidem.
    10. Intervista di Angela Bacescu, “Europa”, 22 aprile 1991

  4. #4
    Tringeadeuroppa
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    8,351
     Likes dati
    1
     Like avuti
    35
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Chi volle la fine di Ceausescu

    Chi ricatta la Romania

    Claudio Mutti

    Nei primi giorni di agosto, sulle prime pagine dei quotidiani romeni sono rimbalzate le dichiarazioni che l'ex-vice primo ministro Gelu Voican (attualmente ambasciatore a Tunisi) avrebbe rilasciate a "l'Espresso" circa il processo sommario cui fu sottoposta la coppia dei Ceausescu. Secondo le dichiarazioni riportate dal settimanale italiano (28 luglio '95) e riprese dalla stampa romena, prima della fucilazione la coppia presidenziale fu sottoposta a maltrattamenti e torture. Immediata la replica di Gelu Voican (che fu l'organizzatore del processo sommario): «Non ho mai accordato nessuna intervista a "l'Espresso". È un falso dal principio alla fine, costruito tra l'altro in un modo che infastidisce per il suo dilettantismo. Mi ero abituato agli abusi della stampa, ma questo atto di pirateria giornalistica, al di là dei pregiudizi che arreca alla mia persona, getta un'ombra su un evento che appartiene alla storia della Romania». Voican concludeva riservandosi di querelare i «giornalisti mitomani» de "l'Espresso" ed invitandoli ad occuparsi della «fiera della politica italiana».
    Secondo un'opinione diffusa in Romania, lo scandalo Espresso-Voican rientra in una campagna di stampa internazionale che mira a denigrare le personalità politiche romene. Intervistato dal "Tempo" di Roma, lo stesso presidente Ion Iliescu ha accusato questa campagna di stampa, con alcune dure dichiarazioni che sono rimaste inedite e che riproduciamo in seguito.
    «Finché il dialogo è possibile e si mantiene ad un livello civile, io gli db il benvenuto, perché considero che nulla può sostituirne la funzione in un'autentica democrazia. Ma da qui alla calunnia, alle pesanti accuse totalmente infondate e basate su fatti deformati, fraintesi o inventati, da qui agli insulti e alla diffamazione, la distanza è lunga. Eppure certi pseudo-giornalisti la hanno percorsa tutta senza batter ciglio, abusando della totale libertà d'espressione assicurata in Romania ai mezzi di comunicazione e approfittando delle lacune della legislazione, la quale non copre in modo soddisfacente un'area speciale delle relazioni sociali: tra il diritto all'informazione e la libertà d'espressione da una parte e, dall'altra, il diritto alla protezione dell'immagine della persona e la responsabilità di quanto si pubblica. Purtroppo l'immagine della Romania all'estero è stata iniquamente infangata, anche da alcuni tra coloro che si sono assunti responsabilità politiche in questo Paese, senza però essere in grado di elevarsi all'altezza morale della loro missione. Tuttavia, ho fiducia che l'immagine del Paese migliorerà sensibilmente, a mano a mano che i risultati della riforma economica e della stabilità democratica matureranno e diventeranno sempre più visibili. Comunque, tutti coloro che hanno ancora dei dubbi io li invito in Romania, affinché valutino in buona fede l'ampiezza dei cambiamenti e la nostra decisione di continuarli».
    La campagna di stampa che preoccupa Iliescu si è scatenata, a quanto si dice a Bucarest, dopo che dalla Knesset israeliana si è levata una protesta ufficiale contro la decisione (attribuita allo stesso Iliescu) di bloccare una legge che avrebbe trasferito il sessanta per cento delle proprietà immobiliari della Romania nelle mani delle famiglie ebraiche un tempo residenti nel Paese danubiano. Si tenga presente che in Palestina gli ebrei provenienti dalla Romania sono diverse centinaia di migliaia e da tempo hanno messo a punto una strategia di «riconquista» del Paese da loro abbandonato negli ultimi cinquant'anni.
    È in questo contesto che deve essere inquadrata anche la recente iniziativa di alcuni membri repubblicani del Congresso USA, i quali hanno indirizzato al capo dello stato romeno, nell'imminenza della sua visita ufficiale a Washington, una lettera aperta che viene ampiamente pubblicizzata dalle emissioni radiofoniche di "Europa Libera", ascoltata in tutto l'Est europeo. La lettera affronta innanzitutto il tema della riabilitazione del Maresciallo Ion Antonescu, alla quale aveva dato prudentemente il via lo stesso Ceausescu a metà degli anni Settanta, con la pubblicazione del romanzo storico "Delirul" di Marin Preda. Allarmati dal fatto che nell'odierna Romania vengano intitolate strade ed innalzati monumenti a uno dei più leali alleati del Terzo Reich, i parlamentari statunitensi hanno intimato a Iliescu di dichiarare ufficialmente «criminale di guerra» il Maresciallo Antonescu. Inoltre gli autori della lettera sollecitano l'esemplare punizione dei «profanatori» del cimitero ebraico di Bucarest: i bambini di una scuola elementare che si erano arrampicati sugli alberi del cimitero e avevano giocato a rimpiattino tra le sante tombe...
    La lettera termina affermando che la politica americana nei confronti di Bucarest, compresa la concessione della clausola di «nazione più favorita», dipenderà dal progresso che la Romania saprà realizzare sulla strada delle riforme democratiche e dell'economia di mercato.

    Claudio Mutti

    Aurora n° 28

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    14 Jul 2009
    Messaggi
    1,080
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Chi volle la fine di Ceausescu

    Tutti molto interessanti ma, se escludiamo l'ultimo, i primi due parlano essenzialmente di come e perchè cadde la Romania di Ceausescu. Utili - anche se molte notizie erano già note da anni - ma non rispondenti alla mia domanda su quale sia la vostra valutazione dell'esperienza "nazionalcomunista" rumena dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni Ottanta.

  6. #6
    Tringeadeuroppa
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    8,351
     Likes dati
    1
     Like avuti
    35
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Chi volle la fine di Ceausescu

    Citazione Originariamente Scritto da Unghern Kahn Visualizza Messaggio
    Tutti molto interessanti ma, se escludiamo l'ultimo, i primi due parlano essenzialmente di come e perchè cadde la Romania di Ceausescu. Utili - anche se molte notizie erano già note da anni - ma non rispondenti alla mia domanda su quale sia la vostra valutazione dell'esperienza "nazionalcomunista" rumena dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni Ottanta.
    Estremamanete positiva, ovviemante.
    Ceausescu impostò praticamente un nazionalcomunismo, fiero delle origini latine dei rumeni, inviso dai sionisti.
    Riusci a smarcarsi dal debito del FMI, anche se la Romania dovette subire costi umani alti.

 

 

Discussioni Simili

  1. Ceausescu
    Di Sabotaggio nel forum Destra Radicale
    Risposte: 91
    Ultimo Messaggio: 07-07-08, 20:09
  2. Natale 1989: Chi volle la caduta di Ceausescu ?
    Di Saloth Sâr nel forum Destra Radicale
    Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 11-04-08, 12:09
  3. W Ceausescu !
    Di oggettivista nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 33
    Ultimo Messaggio: 24-01-08, 21:48
  4. W Ceausescu !!!
    Di oggettivista nel forum Destra Radicale
    Risposte: 44
    Ultimo Messaggio: 21-01-08, 20:41
  5. Natale 1989:Chi volle la caduta di Ceausescu?
    Di cornelio nel forum Storia
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 10-02-04, 09:22

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •