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Discussione: Il Gulag

  1. #171
    SENATORE di POL
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    In effetti la Cina costituisce un paradosso. Un regime politico comunista che guida uno sviluppo capitalistico "selvaggio".

    Shalom

  2. #172
    smrt fašismu
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    In origine postato da Mantide


    "Non c'è pace senza giustizia"...detto da un Comunista non si sa se è più patetico o più ridicolo,specie in un 3d dedicato ai Gulag,e ne è la prova la triste bandiera che hai come avatar...
    Triste bandiera? questa bandiera rappresenta una delle più gloriose lotte di liberazione del XX° secolo

  3. #173
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    In origine postato da veterokom
    Triste bandiera? questa bandiera rappresenta una delle più gloriose lotte di liberazione del XX° secolo
    Specialmente in Croazia,Slovenia,Bosnia e Kossovo...

  4. #174
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    (ecco una Bandiera ancora più gloriosa)

    Antony BARNETT

    Svelato l'orrore di una camera a gas in un gulag nordcoreano

    tratto da The Observer

    Una serie di scioccanti testimonianze sta facendo luce sul Campo 22 - uno dei piu' orribili segreti dello stato.

    Haengyong è nell'angolo nord-est della Corea del Nord, nelle vicinanze del confine con Russia e Cina.
    Nascosta tra le montagne, questa piccola città è la base del Campo 22 - il più grande campo di concentramento della Corea del Nord, dove sono detenuti migliaia di uomini, donne e bambini accusati di crimini politici.
    Ora, è noto anche che vi muoiono in migliaia ogni anno, e che le guardie della prigione marchiano il collo dei figli dei prigionieri per ucciderli.

    Lo scorso anno testimonianze di prima mano da fuggiaschi nordcoreani avevano già fatto luce su uccisioni e torture; stanno ora emergendo agghiaccianti che le mura del Campo 22 nascondono un segreto ancora più diabolico: camere a gas dove si conducono orribili esperimenti chimici su esseri umani.

    Dei testimoni hanno detto di aver visto intere famiglie messe in stanze di vetro per venir poi "gasate". Sono state lasciate ad agonizzare fino alla morte, mentre gli scienziati prendevano appunti. Le prove fornite danno un'immagine ancora più scioccante di quella che si aveva del regime nordcoreano di Kim Jong-il.

    Kwon Hyuk, che ha dovuto cambiare nome, era l'ex capo militare dell'ambasciata nordcoreana di Beijing. E' stato anche capo del management del Campo 22. Nel documentario "This World" della BBC in onda stasera, Hyuk afferma che ora vuole far sapere al mondo cosa sta succedendo.

    "Ho visto personalmente un test in cui un'intera famiglia è stata soffocata e uccisa coi gas, in una camera a gas", dice. "I genitori, un figlio e una figlia. I genitori, pur vomitando e agonizzando, fino all'ultimo momento hanno tentato di salvare i bambini facendo loro la respirazione bocca a bocca".

    Hyuk ha tracciato diagrammi dettagliati della camera a gas che ha visto: "si tratta di un alloggiamento di vetro chiuso ermeticamente. E' largo 3,5 metri, lungo tre, e alto 2,2; vi e' un tubo che può iniettarvi gas all'interno. Normalmente una famiglia viene messa tutta insieme, mentre i prigionieri singoli stanno attorno agli angoli. Gli scienziati osservano l'intero processo dall'alto, attraverso il vetro".

    Spiega anche come ha potuto credere giustificato un simile trattamento. "All'epoca ritenevo che si meritassero davvero una morte simile, perche' noi tutti venivamo indotti a credere che tutte le brutte cose che stavano avvenendo nella Corea del nord fossero dovute ai loro errori; e poi che eravamo poveri, divisi, e non facevamo progressi come paese".

    "Sarebbe la menzogna più totale per me dire che provavo almeno simpatia per i bambini che morivano di una morte così dolorosa. In quella società e sotto quel regime, sono convinto di essere stato il solo all'epoca a pensare che quelli erano nemici. Così, non sentivo alcuna simpatia o pietà per loro".

    La sua testimonianza è sostenuta da Soon Ok-lee, che è stata imprigionata per sette anni. "Un ufficiale mi ordinò di scegliere 50 prigioniere di buona salute", dice. "Una delle guardie mi diede un cesto pieno di cavoli trattati; non per me, ma per darne a quelle 50 donne. Ne diedi loro e sentii urla da quelle che ne avevano mangiato. Gridavano tutte e vomitavano sangue. Tutte quelle che avevano mangiato le foglie di cavolo cominciarono a vomitare violentemente sangue, e a gridare per il dolore. Fu un inferno. In meno di venti minuti erano pressochè tutte morte".

    I fuggiaschi sono riusciti a portar fuori documenti che sembrano rivelare con quale metodicità si procedesse con esperimenti chimici. Uno, con su stampato "top secret" e "lettera di trasferimento" è datato febbraio 2002. Il nome della vittima è Lin Hun-hwa, un uomo di 39 anni. Il testo dice: "la persona di cui sopra è trasferita al... Campo 22 allo scopo di sperimentazione umana di gas liquidi per armi chimiche".

    Kim Sang-hun, un difensore dei diritti umani della Corea del nord, afferma che il documento è vero: "ha il formato nordcoreano, la qualità della carta è nordcoreana, ed ha un timbro ufficiale delle agenzie coinvolte con la sperimentazione su esseri umani. Un timbro che non possono negare. E riporta il nome della vittima, ed anche dove e perchè e come queste persone sono state sottoposte ad esperimenti".


    Molti sono imprigionati a causa della sola relazione di parentela [con altri prigionieri politici] e sono considerati particolarmente pericolosi dal regime. Molti sono cristiani, una religione che Kim Jong-il crede sia una delle più grandi minacce al suo potere. Secondo il dittatore, non solo va arrestato il sospetto dissidente, ma anche i suoi familiari fino a tre generazioni, per sradicare il cattivo sangue ed il seme del dissenso.

    Mentre la Corea del Nord tenta di guadagnare concessioni in cambio della riduzione del suo programma nucleare, [da parte nostra] si chiede che in qualsiasi tipo di accordo vengano tenuti in considerazione i diritti umani. Richard Spring, portavoce per gli affari esteri dei conservatori, sta facendo pressione alla Camera dei Comuni perchè si discuta sui diritti umani nella Corea del Nord.

    Il numero di detenuti nei gulag nordcoreani è sconosciuto; una stima parla di duecentomila persone tenute in dodici centri o più. Si pensa che nel Campo 22 ve ne siano cinquantamila.

    "La situazione è assolutamente terribile", ha detto Spring. "E' del tutto inaccettabile da tutte le regole della società civile. E' ancora più urgente convincere la Corea del Nord a smettere di cercare di procurarsi armi di distruzioni di massa, non solo per la sicurezza della regione ma anche per il bene della sua popolazione".

    Mervyn Thomas, direttore di Christian Solidarity Worldwide, ha detto: "per troppo tempo queste orrende sofferenze del popolo nordcoreano, specialmente le persone detenute in campi di prigionia indicibilmente barbari, hanno incontrato solo il silenzio... E' di importanza fondamentale che la comunità internazionale non continui a essere cieca verso queste atrocità, atrocità che dovrebbero pesare decisamente sulla coscienza mondiale".




  5. #175
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    Il Gulag degli italiani

    Durante gli anni Trenta il Terrore staliniano colpì duramente le comunità straniere che vivevano in Unione Sovietica e, fra queste, anche quella italiana conobbe l'esperienza della persecuzione e della deportazione nei lager. Sospettati, nella maggior parte dei casi, di attività antisovietica e di spionaggio, alcune centinaia di italiani, per lo più emigrati politici e giunti in URSS negli anni Venti, morirono fucilati dopo processi sommari o subirono lunghe sofferenze nei campi di lavoro forzato. A questa vicenda di dolore e di morte si aggiunse, negli anni della seconda guerra mondiale, la dura esperienza della deportazione e del lavoro coatto nelle colonie dell'NKVD per gli italiani che vivevano a Kerč', in Crimea, questi ultimi discendenti di famiglie pugliesi trasferitesi in Russia sin dal XIX

  6. #176
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    Nel 1956, dopo il XX Congresso del PCUS, anche gli italiani colpiti delle repressioni staliniane furono riabilitati. Tra di essi molti erano ormai morti, pochissimi erano stati liberati. Ancor più rari furono i casi di coloro che riuscirono a tornare in Italia. Qui la memoria delle vittime italiane del GULag rimase a lungo dimenticata, complice l'ostinato silenzio del Partito comunista italiano che preferiva non ricordare le responsabilità dei propri dirigenti e di Togliatti, presenti a Mosca negli anni Trenta. In aggiunta a ciò, l'impossibilità, sino agli inizi degli anni Novanta, di accedere agli archivi sovietici rendeva difficoltosa la ricostruzione di quegli eventi.

    A partire dal 1992 però, grazie alla possibilità di accedere al materiale documentario conservato negli archivi russi (peraltro progressivamente ridotta negli ultimi anni), si è potuti giungere alla prima ricostruzione completa, basata su fonti archivistiche, della storia delle vittime italiane dello stalinismo.

    A tal fine, ricerche specifiche sono state condotte al Gosudarstvennyj Archiv Rossijskoj Federacii, l'Archivio Centrale della Federazione Russa, dove, nel Fondo degli incartamenti processuali, sono raccolti 120.000 fascicoli personali di arrestati nella regione di Mosca provenienti dalla Direzione moscovita dell'FSB (ex KGB), che ne comprendeva 300.000. Il passaggio dei fascicoli dall'FSB di Mosca al GARF è quindi ancora in corso, così come le pratiche per la riabilitazione dei condannati. Sempre al GARF è conservato anche l'Archivio della Croce Rossa Politica ("fondo Peškova"), fra le cui carte si è ritrovata un'interessante documentazione sul caso di diversi italiani arrestati a Mosca come ostaggi nel 1919 e in seguito liberati proprio per l'intervento di questa organizzazione, attiva a Pietrogrado e a Mosca fra il dicembre 1917 e l'agosto 1937.

    Al RGASPI (Rossijskij Gosudarstvennyj Archiv Social'no-Političeskoj Istorii, Archivio Statale Russo di Storia sociale e politica) è stato possibile consultare le carte della Terza Internazionale e delle sue sezioni, compreso il Partito comunista italiano , quelle dei segretariati Ercoli, Pjatnickij, Dimitrov, Manuil'skij e della segreteria dell'IKKI (Ispolnitel'nyj Komitet Kommunističeskogo Internacionala, Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista), i fondi del MOPR, della KUNMZ e della Scuola leninista, e parte dei materiali sulle Brigate Internazionali. È stato possibile un parziale accesso anche agli Archivi della Procura della Repubblica Federale Russa, che hanno concesso una serie di estratti della documentazione conservata nei fascicoli personali degli italiani repressi.

    Oltre che negli archivi di Mosca, sono state svolte ricerche presso alcuni archivi periferici del Ministero degli Interni, che conservano la documentazione relativa ai detenuti nei lager delle rispettive regioni. E così si sono trovate tracce di detenuti italiani negli archivi di Magadan, Krasnodar, Chabarovsk, celjabinsk, Vorkuta, Voronež, Odessa e Sinferopoli: importante, quest'ultimo, soprattutto per la storia della comunità di Kerc'. E, oltre a quelli di Russia e Ucraina, anche gli archivi di altre repubbliche ex sovietiche, come Azerbajdžan, Georgia e Uzbekistan, hanno fornito testimonianze su italiani arrestati con le solite imputazioni di attività antisovietica e spionaggio.

    Particolarmente preziosa è stata la collaborazione offerta dal Centro Studi "Memorial" di Mosca e dalle sue filiali sparse in tutta la Russia, i cui ricercatori e archivisti da anni si occupano di raccogliere materiali sui martiri dei lager staliniani. Molto importante è stata infine, per quanto riguarda le fonti russe, la pubblicazione dei cosiddetti "martirologi" e "libri della memoria", elenchi accompagnati da brevi profili biografici delle vittime "riabilitate" delle repressioni, suddivisi in genere per regione o per categoria sociale. L'edizione di tali volumi (circa 100 finora) è stata curata in questi anni dal Centro Studi "Memorial" e da altri istituti di ricerca sulle repressioni staliniane. Fra i più importanti, anche dal punto di vista delle informazioni sugli italiani, citiamo i martirologi del Poligono di Butovo (quattro volumi pubblicati finora), della Kommunarka e del cimitero di Vagan'kovo, tre località nei dintorni di Mosca dove furono fucilati e sepolti in enormi fosse comuni decine di migliaia di condannati dei processi politici svoltisi nella capitale. Ma anche nei "libri della memoria" di Chabarovsk, Jaroslavl', Kaluga, Leningrado, Lipeck, Magadan, Nižnij Novgorod, Ossetia del nord, Repubblica dei Comi, Rostov, Sverdlov, Tomsk e Ufa sono stati trovati nomi e biografie di italiani.

    Specifiche indagini sono state infine condotte presso gli archivi italiani e, in particolar modo, presso l'Archivio Centrale dello Stato di Roma, il Ministero degli Affari Esteri, la Fondazione Istituto Gramsci e la Fondazione Piero Gobetti.
    Sono stati inclusi in questa ricerca:

    i discendenti degli italiani che emigrarono nella Russia zarista nel corso del XIX secolo.

    i cittadini dell'impero austro-ungarico di nazionalità italiana

    gli italiani emigrati in URSS negli anni Venti e Trenta costretti in larga parte ad assumere, dopo il 1932, la cittadinanza sovietica

    i cittadini sovietici arrestati in base ai legami di parentela con italiani.

    i soldati italiani dell'ARMIR che, accusati di reati comuni, passarono dalla giurisdizione del GUPVI a quella del GULag, perdendo il loro status di militari.

    I nuovi materiali d'archivio permettono la ricostruzione di una serie di vicende biografiche personali prima del tutto sconosciute o comunque lacunose. Di molti italiani, infatti, si supponeva o si sapeva che erano stati arrestati al tempo delle "purghe" staliniane, talvolta si aveva notizia della loro riabilitazione, ma si ignoravano il percorso politico e professionale in Unione Sovietica, la destinazione dopo l'arresto e le circostanze esatte della morte. Di alcuni si sono ricostruiti dati anagrafici più precisi, o la vera identità nel caso di militanti conosciuti solo con il nome di copertura. E molti sono i nomi del tutto nuovi, a cui si aggiungono quelli delle 150 famiglie di Kerč' deportate in Kazachstan del Nord e in Siberia, rinvenuti negli archivi di Sinferopoli o grazie alle testimonianze dei sopravvissuti.

    Tutto il materiale bibliografico e archivistico che è stato raccolto in Russia e in Italia durante questa ricerca è conservato presso la Fondazione Feltrinelli di Milano. Dove è stato possibile, sono stati fotocopiati i fascicoli personali conservati negli archivi russi, comprendenti foto, note caratteristiche, atto di condanna a morte, atto di riabilitazione, lettere dei famigliari.

    Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti tratto da Gulag Italia

  7. #177
    smrt fašismu
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    In origine postato da Mantide
    Specialmente in Croazia,Slovenia,Bosnia e Kossovo...
    Indubbiamente, Tito era croato di Kumrovec, in Slavonia (Croazia) e Kozara (Bosnia) si svolsero la gran parte delle operazioni contro i nazifascisti i quali tanto piacciono a mantide, sloveno era il IX Corpus che liberò Trst, Gorica e l'Istra.
    Anche il Kossovo fu liberato dalla N.O.A. (esercito popolare di Liberazione)

  8. #178
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    Non penso si possa parlare di "liberazione".
    I poveri popoli di quella regione semplicemente finirono dalla padella alla brace.

    Il comunismo jugoslavo ha fatto danni enormi, ma pian piano son sicuro che Serbi, Croati, Sloveni e Montenegrini recupereranno il tempo perduto.

  9. #179
    smrt fašismu
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    In origine postato da UgoDePayens
    Non penso si possa parlare di "liberazione".
    I poveri popoli di quella regione semplicemente finirono dalla padella alla brace.

    Il comunismo jugoslavo ha fatto danni enormi, ma pian piano son sicuro che Serbi, Croati, Sloveni e Montenegrini recupereranno il tempo perduto.
    Ma ci credi sul serio a quello che dici? secondo te la lotta yugoslava del 1941-45 non è una lotta di liberazione?

    a proposito, se tu fossi stato un serbo, o un croato, o uno sloveno con chi ti saresti schierato?

  10. #180
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    In origine postato da veterokom
    Ma ci credi sul serio a quello che dici? secondo te la lotta yugoslava del 1941-45 non è una lotta di liberazione?

    a proposito, se tu fossi stato un serbo, o un croato, o uno sloveno con chi ti saresti schierato?
    Ti posso rispondere io?
    Ne' co -gli -oni nè co -gli -altri.

    Comunque bella lotta di liberazione: diglielo a tutti gli italiani morti nelle foibe che si è trattato di una lotta di liberazione.

 

 
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