Giovedì, 9 Dicembre 2004
Il caso-Ciardi ha tenuto banco anche alla consegna dell’abete alla città ad opera del governatore della Carinzia
Haider dona l'albero e difende il presepe
«Da noi ci sarebbe stata più attenzione». E Gobbo e Gentilini rincarano la dose contro la scuola
Al termine della tradizionale cerimonia di consegna dell'albero di Natale alla città di Treviso, un simbolo che da più parti è stato indicato come richiamo delle nostre tradizioni e della nostra cultura, il governatore della Carinzia Jörg Haider, ieri in città, ha detto la sua sul tanto discusso episodio delle scuole Ciardi, riferendo che anche in Austria è in atto una discussione sui modi dell'integrazione.
«Anche noi abbiamo una discussione simile, perché solo adesso la gente si rende conto che dobbiamo essere coscienti della nostra cultura e delle nostre tradizioni. La tolleranza religiosa non può significare che vi si rinuncia. Questo vuol dire che se qualcuno dall'estero viene da noi ha l'obbligo naturalmente di rispettare le tradizioni che sono del luogo, perchè altrimenti è impossibile viverci».
E se l'episodio delle Ciardi fosse accaduto nella sua Carinzia? «In ogni scuola c'è un comitato di vigilanza che controlla che tutto venga fatto nel migliore dei modi. In questo caso il direttore e il responsabile di vigilanza sarebbero stati subito informati che era una scelta non gradita dalla Regione».
Della necessità di un chiarimento della situazione nelle scuole ha parlato il sindaco Gian Paolo Gobbo: «Dobbiamo prendere atto che se io che credo in una determinata cosa mando mio figlio ad imparare nozioni di una determinata cultura e la sua storia, e in quella scuola non viene fatto, questa è effettivamente una situazione che bisognerà chiarire. Noi prendiamo semplicemente atto che ci sono delle persone che la storia, cultura e identità proprie non le rispettano e non le portano avanti con la logica del mondialismo e del globalismo, ma questa non dev'essere le logica vincente».
Più netta la posizione del vicesindaco Giancarlo Gentilini: «Io dico a quelle maestre che si convertano all'islamismo, e vadano a lezione nelle moschee, ma le prego di andare in quei paesi. Qui non c'è spazio per coloro che vogliono dissacrare e massacrare la nostra civiltà, cultura, tradizione e la nostra religione. È un dovere della nostra civiltà fare il presepio, e chi si dissocia può emigrare». Stessi concetti espressi in un'intervista a Sky.
La consegna dell'albero di Natale è stata intanto l'occasione per rinsaldare il legame tra Veneto e Carinzia, come sottolineato da quanti hanno preso la parola durante la cerimonia, a partire dal sindaco Gobbo: «Con Haider c'è una lunga conoscenza; abbiamo fatto assieme comuni battaglie politiche. E quando i nostri fratelli austriaci hanno avuto il bando dall'Europa noi siamo stati loro vicini. La nostra bussola è puntata verso il nord; noi saremo sempre vicini agli amici della Carinzia».
«L'albero è il segno dell'amicizia - ha tuonato Gentilini - della collaborazione e anche di una presa di coscienza che da soli non si può fare niente. Vogliamo coltivare gli ideali che ci accomunano, affinché ci siano quelle barriere necessarie perché i nostri territori non vengano inquinati da etnie che nulla hanno a che vedere con le civiltà di questi due popoli».
Ci sono state anche delle contestazioni, all'indirizzo del conte Alessandro Foscari Widmann Rezzonico, proprietario dell'azienda forestale dalla quale proviene l'albero di Natale. Quando nel suo intervento ha ricordato: «Noi abbiamo un'arma, il Leone di San Marco, che ha nella mano il libro con scritto "pace", ma è pronto a chiuderlo e a brandire la spada per difenderci dall'invasione degli stranieri», è stato fischiato dai consiglieri comunali dell'opposizione Giampaolo Sbarra e Alberto Cocco.
Marco Gasparin




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ottimo Gentilini come sempre!!!