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Discussione: Assassini Di Vampiri

  1. #1
    Il Patriota
    Ospite

    Predefinito Assassini Di Vampiri

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 69/04 del 4 giugno 2004, San Francesco Caracciolo

    ASSASSINI DI VAMPIRI
    di Israel Shamir

    Le storie popolari sui vampiri danno ai lettori una serie di rimedi per
    arginare la possibilità di un attacco da parte di quei personaggi. Una
    manciata di polvere di cimitero, aglio, una croce, ad esempio, sono tutti
    rimedi efficaci. Ma questi non sempre funzionano. Nell'esilarante commedia
    degli orrori di Roman Polansky "L'intrepido assassino di vampiri", l'eroe
    cerca di scacciare un vampiro ebreo facendosi il segno della croce. L'ebreo
    gli sorride con un tenero sorriso di comprensione e affonda le sue zanne. La
    croce non lo ha salvato. Mi viene in mente proprio il film di Polansky
    mentre seguo la nuova ondata di controversie sull'olocausto.
    Gli "storici revisionisti", che sono considerati "negatori dell'olocausto"
    dai loro avversari, si sono incontrati a Beirut per confrontare i loro studi
    sul genocidio nazista. L'establishment ebraico-americano, tra cui spiccano
    la Lega Anti-diffamazione e l'Organizzazione Sionista Americana (ZOA), hanno
    chiesto di proibire tale conferenza. La ZOA non è contro il revisionismo in
    sè. Questa organizzazione è pioniera nell'arte di negare la storia ed ha
    pubblicato, a spese dei contribuenti americani, un libercolo chiamato: "Deir
    Yassin: storia di una menzogna".
    Deir Yassin era un pacifico villaggio che i gruppi terroristici ebraici
    Etzel e Lehi attaccarono il 9 aprile del 1948, massacrandone gli abitanti,
    uomini, donne e bambini. Non voglio ripetere il terribile racconto di ciò
    che avvenne, poichè tutti i massacri sono simili, da Babi Yar a Chain Gang a
    Deir Yassin.
    I revisionisti della ZOA hanno utilizzato tutti i metodi dei loro avversari,
    "i revisionisti dell'Olocausto": hanno trascurato i racconti dei testimoni
    oculari e dei sopravvissuti, della Croce Rossa, della polizia britannica,
    degli scouts e di altri testimoni ebrei che erano presenti sulla scena del
    massacro. Hanno trascurato persino le scuse di Ben Gurion, dal momento che,
    dopo tutto, i comandanti di quelle bande divennero, l'uno dopo l'altro,
    primo ministro dello stato ebraico. Per la ZOA, aveva validità solo la
    testimonianza dei massacratori. Questo, ovviamente, se i massacratori sono
    ebrei.
    Se gli ebrei sono le vittime, queste organizzazioni americane-sioniste non
    fanno alcun tentativo di revisionare alcunchè. Questa posizione morale
    alquanto dubbia è stata di grande aiuto per gli storici riuniti a Beirut.
    Secondo logica, se gli israeliani dicono delle bugie riguardo a ciò che
    avvenne nel 1948, probabilmente anche il racconto dell'olocausto dev'essere
    stato gonfiato. E' un'energia sprecata. Certo, il revisionismo ha mandato a
    riposo la storia del sapone fabbricato con grasso umano, o dei forni
    crematori di Wiesel, ma quando si parla di numero di vittime, trovo che sia
    inutile continuare a parlarne. Se anche fossero stati uccisi mille ebrei o
    mille zingari, sarebbe troppo. Non e' un soggetto importante, questo, poichè
    la definizione reale delle vittime è basata sull'interpretazione.
    Un buon esempio di "definizione delle vittime" e' stato fornito ultimamente
    dal giornale Ha'aretz. Quando nel 1991 terminò la guerra del Golfo, era noto
    che vi era stata una sola vittima israeliana. Oggi, ci sono ufficialmente un
    centinaio di israeliani che sono riconosciute vittime della guerra del
    Golfo, e tutte ricevono una pensione a spese dell'Iraq. Alcune delle vittime
    erano morte di stress, alcune morte soffocate per non aver saputo togliere
    la maschera anti-gas. Ha'aretz asserisce che molte altre pretese di
    "presunte vittime" furono declinate dalle autorità israeliane. Ecco perchè
    Michael Elkins, l'ex-corrispondente della BBC da Gerusalemme e cittadino
    israeliano, ha ragione a sostenere che sei milioni o tre milioni di vittime
    non fa alcuna differenza.
    I "revisionisti" mettono a repentaglio le loro sostanze e le loro stesse
    vite per cercare di minare ciò che definiscono "il mito dell'olocausto". Il
    loro interesse può essere compreso. Oggi si può mettere in dubbio qualsiasi
    cosa, dall'Immacolata Concezione a (forse) i miti fondatori dello stato
    d'Israele. Solo il culto dell'olocausto mantiene una cortina di ferro
    super-rinforzata, unica, contro qualsiasi investigazione che possa gettare
    un dubbio sul suo sacro dogma. I dogmi hanno sempre attirato le menti
    critiche. E così, le corna del toro infuriato fendono l'aria sottile. Gli
    argomenti sulle camere a gas e sulla produzione del sapone sarebbero molto
    interessanti, ma sono irrilevanti. Dunque, dov'è il matador?
    Un coraggioso passo e' stato fatto dal dott. Norman Finkelstein nel suo
    best-seller "L'industria dell'olocausto". C'è comunque una distinzione da
    fare tra Finkelstein ed i revisionisti riunitisi a Beirut. Il dott.
    Finkelstein, figlio di un sopravvissuto all'olocausto, si è mantenuto
    lontano da qualsiasi possibilmente illegale controversia statistica e si è
    concentrato sulla costruzione ideologica del culto dell'olocausto.
    Ciò gli ha provocato un mucchio di guai. Un¹organizzazione ebraica chiamata
    "Avvocati senza frontiere" lo ha già citato in giudizio in Francia. Questi
    avvocati sono restati perfettamente in silenzio quando la macchina legale
    israeliana ha pronunciato una condanna a sei mesi di libertà condizionata
    per l'assassino (ebreo) di un bambino (non-ebreo). Non hanno mosso un dito
    quando la giovane 15enne palestinese Suad è stata messa in una cella di
    isolamento, senza supporto legale e soggetta a torture psicologiche. Sono
    completamente assenti dalle corti militari israeliane, dove un singolo
    ufficiale ebreo può emettere sentenze di lunga prigionia senza alcuna prova
    chiara. Apparentemente, questi avvocati sono consapevoli di determinati
    limiti.
    Finkelstein ha cercato di esplorare il segreto del nostro discreto fascino
    ebraico, un fascino che apre il cuore degli americani e le cassaforti dei
    banchieri svizzeri. La sua conclusione è che noi sfruttiamo il senso di
    colpa degli europei e degli americani. "Il culto dell'olocausto ha
    dimostrato di essere un'indispensabile arma ideologica. Attraverso
    quest'arma, una delle più formidabili potenze militari del mondo, con un
    orrendo record di violazione dei diritti umani, si è potuta proporre come
    vittima, ed il gruppo etnico più di successo degli Stati Uniti ha esso
    stesso acquisito lo status di "vittima".
    Finkelstein porta avanti una
    brillante analisi del culto dell'olocausto, ed arriva ad una scoperta
    allarmante: esso non è altro che una meschina costruzione di pochi cliché
    cuciti insieme dall¹addolorata voce di Elie Wiesel.
    Finkelstein non è consapevole dell'immensità della sua scoperta, poichè egli
    crede ancora che il culto dell'olocausto sia un grande concetto, secondo
    solo all'invenzione della ruota. Esso risolve l'eterno problema del ricco e
    dell'influente, eliminando, altresì, l'invidia e l'odio del povero e dello
    sfruttato. Esso permette a Mark Rich e ad altri truffatori di ingannare e di
    rubare, permette all'esercito israeliano di uccidere bambini e di far morire
    di fame le donne impunemente. Questa sua opinione è condivisa da molti
    israeliani. Ari Shavit, un noto giornalista di Ha'aretz, lo espresse molto
    bene nel 1996, quando l'esercito israeliano uccise oltre 100 profughi a
    Cana, in Libano: "Possiamo uccidere impunemente, perchè il museo
    dell'olocausto è da noi". Boaz Evron, Tom Segev ed altri scrittori
    israeliani hanno condiviso lo stesso punto di vista.
    Possiamo riassumere le tesi del dott. Finkelstein come segue: gli ebrei sono
    riusciti a far quadrare il cerchio ed a risolvere il problema che angustia
    l'aristocrazia e i miliardari rampanti. Proprio così: essi sono riusciti a
    disarmare i loro oppositori suscitando la loro pietà ed il senso di colpa.
    Io ammiro il dott. Finkelstein perchè continua a credere nel buon cuore
    dell'uomo. Ritengo anche che lui creda nelle favole. Per quello che credo
    io, la compassione ed il senso di colpa possono offrirti forse un piatto di
    zuppa gratis. Non innumerevoli miliardi di dollari. Finkelstein non è cieco.
    Si è accorto che gli zingari, un'altra vittima dei nazisti, non hanno
    ricevuto neanche un marco dai "compassionevoli" tedeschi. La capacità
    americana di sentirsi in colpa verso le loro vittime vietnamite (5 milioni
    di uccisi, un milione di vedove, distruzioni a tappeto) è stata ben espressa
    dall'ex segretario alla Difesa William Cohen: "Non c'è posto per le scuse.
    La guerra è guerra". Nonostante abbia tutti i fatti a sua disposizione,
    Finkelstein afferra la sua croce e cerca, in questo modo, di spaventare il
    vampiro e di metterlo in fuga.
    Qual'è la vera fonte del potere che alimenta l'industria dell'olocausto? Non
    è un discorso ozioso o una questione teorica. Un'altra tragedia palestinese
    si profila all'orizzonte, col lento strangolamento delle sue città. Ogni
    giorno un albero viene sradicato, una casa demolita, un bambino ucciso. A
    Gerusalemme, gli ebrei festeggiano il Purim con un pogrom di Gentili, e
    questo viene citato solo a pagina sei dei giornali locali. A Hebron, i
    seguaci di Kahane celebrano il Purim accorrendo alla tomba dell'assassino di
    massa Goldstein. Non è tempo di agire subdolamente.
    Nel romanzo "Le Sirene", Bloom esprime le sensazioni del suo creatore James
    Joyce verso il sanguinoso concetto della liberazione irlandese,
    sull'epitaffio di un combattente per la libertà irlandese. I miei nonni, i
    miei zii e le mie zie morirono durante la II Guerra Mondiale. Ma io giuro
    sulla loro memoria, se pensassi che il senso di colpa da cui è nato il culto
    dell'olocausto ha causato la morte di un solo bimbo palestinese, io stesso
    trasformerei il Memoriale dell'olocausto in un urinatoio pubblico.

    La meschinità del culto dell'olocausto e la facilità con cui ha spillato
    miliardi è la prova concreta del potere reale che c'è dietro
    quest'industria. Questo potere è oscuro, invisibile, ineffabile, ma reale.
    Non è un potere derivato dall'olocausto, ma, piuttosto, il culto
    dell'olocausto rappresenta la messa in mostra dei muscoli da parte di coloro
    che controllano il vero potere. Ecco perchè tutti gli sforzi dei
    revisionisti vengono condannati. Le persone che hanno promosso il culto
    possono promuovere qualsiasi cosa, poichè essi dominano tutti i pubblici
    discorsi. Il culto dell'olocausto non è altro che una piccola manifestazione
    della loro abilità. Questo potere riesce solo a sorridere delle rivelazioni
    del dott. Finkelstein.

    (traduzione a cura di www.arabcomint.com)
    ______________________________________________

    Centro studi Giuseppe Federici
    Via Sarzana 86 - 47828 San Martino dei Mulini (RN)
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  2. #2
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