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Discussione: + dazi = + extra

  1. #11
    Ridendo castigo mores
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    la discussione e' inutile perche' l' alternativa non esiste...
    Al contrario del dirigismo che puo' prevedere tutti gli ostacoli che vuole al movimento SIA per le "merci " CHE per la "forza lavoro ".... le leggi del " libero mercato" prevedono insieme ...

    MENO DAZI , PIU' CRUMIRI ....

    e mica vorrete qua sopra mettere in discussione le quailta' salvifiche del " libero mercato" , vero ? ...

  2. #12
    piemonteis downunder
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    >Se infatti un'industria sposta le sue fabbriche
    >presso un paese con un costo del lavoro 10
    >volte più basso creando cosi una
    >corrispondente disoccupazione nel paese in
    >cui era installata prima , abbassa si i costi di
    >produzione ma anche i futuri profitti , non si
    >aspetterà certo che una famiglia cinese compri
    >dei beni nella stessa quantità di una tipica
    >famiglia italiana


    E invece e' il contrario. Ti assicuro che le famiglie cinesi
    comprano tanto quanto quelle padane e ce ne sono 10 volte tanto.
    Shanghai, Beijing, Hong Kong, Huanzhou hanno gia' un livello di vita
    "occidentale" (o diciamo meglio, sono quasi uguali a Tokyo),
    e ci sono 40 milioni di abitanti solo in quelle 4 citta'.

    ------
    ARTICOLO IN PRIMA PAGINA DE LP DI OGGI:
    http://www.lapadania.com/PadaniaOnLi...Desc=33148,1,1

    «Cina, la concorrenza sleale va stroncata senza ritardi»

    intervista di Giovanni Polli a Enrico Malcovati, segretario generale dell’Anima, Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica.

    [...]
    L’unica cosa da fare, secondo me, è adottare la legislazione doganale all’americana. Per importare un bene dalla Cina è obbligatorio scrivere “Made in China”. Se poi il consumatore la vuole lo stesso, almeno sa che cosa acquista».
    E l’ipotesi dei dazi?
    «Sono fisiologicamente contrario ai dazi. Attenzione, però: serve reciprocità. Mi te lasi vegnì denter senza dazi, ma anca ti te me lasset arivà senza ’l dazi... (Io faccio arrivare le merci senza il dazio, ma anche tu fai arrivare le mie senza il dazio!). Se metti il dazio tu, lo metto anch’io».
    ----------------

    Forse i redattori de LP non si sono accorti delle conclusioni.
    (Onore a Polli che e' troppo onesto per censurare quella frase).
    E' un articolo che condivido completamente e la conclusione e' perfetta.
    Australia e Cina hanno scelto la via dell'abolizione reciproca
    dei dazi e ci hanno guadagnato entrambe. Niente dazi da entrambe le parti,
    prezzi piu' bassi e liberta' di scelta al consumatore.

  3. #13
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    C'è da dire che molti prodotti cinesi son infinitivamente peggiori dei nostri e di molti altri paesi, costeranno poco ma valgono anche molto poco.
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  4. #14
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    In origine postato da aussiebloke
    .................................................. .....................................
    Forse i redattori de LP non si sono accorti delle conclusioni.
    (Onore a Polli che e' troppo onesto per censurare quella frase).
    E' un articolo che condivido completamente e la conclusione e' perfetta.
    Australia e Cina hanno scelto la via dell'abolizione reciproca
    dei dazi e ci hanno guadagnato entrambe. Niente dazi da entrambe le parti,
    prezzi piu' bassi e liberta' di scelta al consumatore.
    Mi sembra un'equa soluzione: via i dazi da ambo le parti e chiarezza sul paese di produzione del bene.
    Così la competizione commerciale si baserà non solo sul prezzo ma anche sulla qualità.

  5. #15
    SatanFascista
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    In origine postato da Io Robert
    Se infatti un'industria sposta le sue fabbriche presso un paese con un costo del lavoro 10 volte più basso creando cosi una corrispondente disoccupazione nel paese in cui era installata prima , abbassa si i costi di produzione ma anche i futuri profitti , non si aspetterà certo che una famiglia cinese compri dei beni nella stessa quantità di una tipica famiglia italiana.
    In origine postato da Aussiebloke
    E invece e' il contrario. Ti assicuro che le famiglie cinesi
    comprano tanto quanto quelle padane e ce ne sono 10 volte tanto.
    Shanghai, Beijing, Hong Kong, Huanzhou hanno gia' un livello di vita
    "occidentale" (o diciamo meglio, sono quasi uguali a Tokyo),
    e ci sono 40 milioni di abitanti solo in quelle 4 citta'.
    Eh no , io non ho menzionato l'alta borghesia di recente arricchimento , ho specificato che mi riferivo alla famiglia tipica media italiana e cinese , ipotizzando che lavorino tutti e 2 i componenti , ipotizziamoli entrambi dipendenti , la nostra famiglia potrà guadagnare da un minimo di 2500€ al mese ad un massimo di 4000€ , ora paragoniamo questi dati alla corrispondente famiglia cinese , il lavoratore li' , potrà guadagnare sui 70-80€ al mese , ma arrotondiamo pure a 100€ , raddoppiamo la cifra perchè è occupata anche la moglie e arriviamo a 200€.
    Il tipico nucleo cinese è quindi più povero di quello italiano , e non potrebbe essere diversamente , altrimenti non si vedrebbe l'utilità per le aziende di spostare li' la produzione!...
    Dati i diversi livelli di potere d'acquisto , ne segue che la delocalizzazione , avendo provocato la disoccupazione di un lavoratore italiano per sostituirlo con un equivalente cinese , ha si ridotto i costi (nel breve termine) ma nello stesso tempo ha ridotto il potere d'acquisto dei clienti e quindi la sua futura domanda.

    Mi sembra un concetto sensato.

    Le aziende ragionano singolarmente e nel breve termine (5 anni al max) , ora abbattono i costi , ma domani , proprio per lo stesso motivo , si ritroveranno con un corrispondente abbattimento della domanda.

    ------
    ARTICOLO IN PRIMA PAGINA DE LP DI OGGI:
    http://www.lapadania.com/PadaniaOnLi...Desc=33148,1,1

    «Cina, la concorrenza sleale va stroncata senza ritardi»

    intervista di Giovanni Polli a Enrico Malcovati, segretario generale dell’Anima, Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica.

    [...]
    L’unica cosa da fare, secondo me, è adottare la legislazione doganale all’americana. Per importare un bene dalla Cina è obbligatorio scrivere “Made in China”. Se poi il consumatore la vuole lo stesso, almeno sa che cosa acquista».
    Per me non servirebbe a niente , se comprano le sigarette sapendo che sono dannose alla salute , se acquistano prodotti alimentari nonostante ci sia scritto a chiare lettere che contengono coloranti e conservanti , cosa vuoi , che si mettano a pensare al made in china?
    anzi , ancor di più in questi tempi di stagnazione staranno a guardare sempre di più al mero costo del prodotto.

  6. #16
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    dazi buoni e dazi cattivi...

    Via libera Wto ai dazi anti-Usa



    Data: 2004-11-30

    Sanzioni agli Usa per irregolarità in materia di antidumping.



    L'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) approverà oggi una lista di prodotti statunitensi su cui l'Unione europea potrà applicare delle sanzioni come rappresaglia commerciale per una pratica commerciale irregolare degli Usa in materia di antidumping. Lo ha reso noto in serata un portavoce della delegazione Ue presso la Wto.
    Il tribunale commerciale dell'organizzazione con sede a Ginevra "accorderà venerdì il diritto alle sanzioni domandato dalle parti ricorrenti nella questione", ha detto il portavoce. Insieme alla Ue hanno fatto causa agli Usa anche Giappone, Canada, Brasile, India, Messico, Cile e Corea del Sud.
    Ad essere incriminato è il cosiddetto "emendamento Byrd", un meccanismo col quale dal 2000 Washington versa il ricavato di alcune sue azioni antidumping (che contrastano il dumping, ossia l'abbassamento artificioso dei prezzi delle importazioni negli Stati Uniti) alle stesse imprese colpite dal dumping. Grazie all'emendamento Byrd sono stati finora distribuiti a società americane circa 700 milioni di dollari.
    La Wto ha condannato questa pratica "compensatoria" già l'anno scorso e lo scorso agosto ha dato il via libera all'imposizione per ritorsione di dazi sui beni che gli otto Paesi importano dagli Stati Uniti, per un importo pari ogni anno al 72% delle tariffe applicate e redistribuite da Washington l'anno precedente. L'importo dovrebbe essere di circa 150 milioni di dollari l'anno.
    Ora è arrivato l'assenso anche sulla lista dei beni che possono essere colpiti, approvata da Bruxelles. I prodotti importati dagli Usa che la Ue potrà caricare di sanzioni vanno dal mais dolce alle tovaglie di carta, dai calendari ai prefabbricati in alluminio, dalle penne a sfera a un lungo elenco di articoli di abbigliamento per uomo e per donna. Oltre alla Ue solo India, Giappone e Corea del Sud hanno presentato finora delle liste.
    L'Unione europea non vuole comunque applicare le sanzioni a partire da subito. L'intenzione di Bruxelles è di spingere gli Usa ad eliminare dalla loro legislazione l'emendamento Byrd grazie all'incombente minaccia di sanzioni. "Se nulla sarà fatto, dovremo applicare dei dazi aggiuntivi alle importazioni, che potrebbe essere all'inizio del 2005", ha detto il neocommissario europeo al Commercio, Peter Mandelson, nel corso della sua visita alla Wto nei giorni scorsi.

 

 
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