....viva gli sbirri
Al direttore - Il rinvio a giudizio di ventotto poliziotti per i fatti del G8 a Genova induce a molte riflessioni. La memoria torna a quei giorni difficili durante i quali il capoluogo ligure diventò teatro di una violenza preordinata, caratterizzata dalle imprese dei blackbloc e dalle manifestazioni dei disobbedienti. Senza dubbio i magistrati terranno conto del clima e giudicheranno con imparzialità. Ma vorrei che si facessero anche altre considerazioni, diciamo così “supplementari”, per completare il quadro. E trovo straordinariamente efficace, a questo proposito, quanto Indro Montanelli scrisse sul Giornale nell’agosto del 1985 e che riporto integralmente.
“Una volta, quando ero alle mie prime armi e giornalista in America, mi mandarono a fare la cronaca dell’inaugurazione di un corso per allievi poliziotti.
Parlarono il comandante della scuola e il Chief Justice – che corrisponde pressappoco al nostro Procuratore della Repubblica – ma non ricordo cosa dissero. E se non lo ricordo, è certamente perché dissero le solite cose che si dicono in queste cerimonie: Dovere, Legge, ed altre maiuscole. Poi salì in cattedra l’istruttore, un uomo sulla cinquantina, di cui invece ricordo anche il nome – Jefferson, si chiamava – ma soprattutto le parole.
‘Ragazzi – disse – fin qui avete sentito quello che la nostra professione dovrebbe essere. Ora, lasciatevi dire quello che in realtà è e vi offre. Uno stipendio da fame, vi offre, e una carriera lenta, al termine della quale, se vi va bene, finirete con una pensione che vi consentirà di occupare le panchine dei giardini pubblici, ma raramente il sedile di un bar. Vostra moglie, se avete avuto la fortuna di sceglierne una beneducata, non vi rinfaccerà la vita di ansie e di stenti che le avete imposto, ma voi glielo leggerete sul viso e i vostri figli, sui banchi di scuola, si vergogneranno di essere figli di un piedipiatti. Solo le persone rispettabili avranno rispetto di voi. Ma le persone rispettabili sono poche, e di solito poco coraggiose: per cui, se qualche volta vi sorrideranno, lo faranno di nascosto, quando nessuno le vede. La cosiddetta società vi affida il compito di frugare nelle fogne ma non ammette che vi ci sporchiate le mani. O per meglio dire non ammette che la sporcizia si veda. Essa esige che i delitti vengano scoperti e i delinquenti riconosciuti. Se non ci riuscite, sarete considerati dei buoni a nulla, se non addirittura dei venduti ai farabutti: se ci riuscite, sarete accusati, o almeno sospettati di avere usato mezzi illeciti e violenti.
E ricordatevi che mentre qualunque criminale, anche il più efferato, avrà sempre dalla sua torme di intellettuali, attori, scrittori, giornalisti, il poliziotto non può contare su nessuno, nemmeno sui suoi superiori. I quali, nel migliore dei casi, gli faranno da scudo finché possono, ma possono poco contro le pressioni della pubblica opinione e della politica. Perché voi, agli occhi di chi fa la pubblica opinione e la politica, rappresentate l’arroganza ed il sopruso del Potere, sebbene non ne avrete mai nemmeno quanto basta per ottenere un trasferimento.
Nessuno vi obbliga a fare i poliziotti. Ma se lo fate, dovete rinunciare anzitutto al diritto di protestare. Anche se vi ammazzano, non aspettate che vi ringrazino perché questo fa parte dei rischi del mestiere. Solo cinque minuti di soddisfazione vi riserva la giornata: quelli in cui, guardandovi nello specchio per farvi la barba, potrete dire: “Eccolo qui, il piedipiatti. Eccolo qui lo sbirro, lo spione, la carogna che si prepara a rischiare anche oggi la pelle per difendere quella degli altri e il loro diritto a chiamarlo sbirro, spione e carogna. Senza di lui, senza questo figlio di puttana, i figli di papà e mammà si sentirebbero persi e non oserebbero nemmeno uscire di casa”. Questo è l’unico compenso che potete aspettarvi dal nostro mestiere che nessuno vi obbliga a fare. A me è bastato, e seguita a bastarmi. Ma tengo a dirvi che non ne ho mai avuti altri, né mai mi si è riconosciuto il diritto di chiederne altri’. …
Però, questo discorsino, cosa avrei dato per sentirlo in Italia. E mi chiedo se i poliziotti non darebbero qualcosa per sentirselo fare”.
Queste, vent’anni fa, le parole di Montanelli che io condivido.
Alcune cose sono cambiate, ma non sempre in meglio.
La violenza di strada si è organizzata, per attaccare e non per protestare pacificamente.
Il rispetto per le forze dell’ordine è aumentato, ma non in quei giovani che vanno, con passamontagna, caschi e mazze, a fare dimostrazioni “politiche” e il cui antiamericanismo e antioccidentalismo si richiamano, anche negli slogan (“Dieci, cento, mille Nassirijah”), al fondamentalismo islamico.
La magistratura, nel giudicare i poliziotti, si comporterà con equilibrio.
Ma a proposito dei fatti di Genova sorprende che il numero dei poliziotti inquisiti superi quello di quanti misero la città a ferro e fuoco.
Sono sicuro che i suoi lettori rifletteranno sullo scritto del grande Montanelli, che teneva la “schiena dritta” quando c’erano da difendere la libertà e la dignità dei cittadini.
Gustavo Selva al direttore Giuliano Ferrara
saluti




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