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Discussione: 5 mozioni

  1. #1
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    Predefinito 5 mozioni

    non so se e quanto potrà essere utile, ma perchè non aprire una discussione proprio sul contenuto delle mozioni, magari marcando le differenze senza fare una trascrizione.
    mi piacerebbe che chi ha sposato l'una o l'altra potesse illustrare anche a noi le sue motivazioni.
    so che per ogni mozione ci sono centinaia di firmatari, in più ci sono coloro che le hanno sottoscritte nelle federazioni, quindi ci sarà pure qualcuno ben informato.
    ciao
    mao

  2. #2
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    Predefinito

    Intanto linkiamole, in modo che ognuno si possa fare un'idea

    http://www.rifondazione.it/cpn/index.html

  3. #3
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    Predefinito

    continuo a ritenere che sarebbe più utile aprire una discussione sulle mozioni congressuali che perdere tempo con qualche fascistello.
    di seguito riporto la relazione del segretario del mio circolo (circolo majakowskij ) in una assemblea precongressuale.
    ciao
    mao

    Sesto congressso
    Partito della Rifondazione Comunista
    Circolo
    Majakowskij
    Guidonia Montecelio

    Assemblea precongressuale del 21/12/004.

    Care compagne e cari compagni,
    questa assemblea ha il compito di aggiornare i compagni e le compagne sia sulle operazioni congressuali, sia sulle mozioni presentate.
    Voi tutti sapete che per il prossimo congresso sono state presentate 5 mozioni che io provo così solamente a citare:
    1. mozione presentata da Bertinotti
    2. mozione presentata da Grassi
    3. mozione presentata da Malabarba ( ex Maitan)
    4. mozione presentata da Ferrando
    5. mozione presentata da Bellotti ( falce e martello)

    dette così le cose non significano nulla, ma non mi metterò qui ad illustrarle tutte, spero che ci sia qualcuno che voglia prendersi a cuore questa fatica, io qui esporrò la mia idea, la mia idea del percorso che il Partito della Rifondazione Comunista dovrà fare per dare un senso alla sua storia, alle sue prospettive, al suo progetto di rifondazione del comunismo e della costruzione di una società comunista.
    Per la verità non è la “mia “idea, quello che dirò è in qualche modo il riassunto delle discussioni fatte in questi anni in questo circolo. Quindi non sentirete novità, spero di non farvi sentire delle amenità.
    Voglio prendere spunto da un concetto che ricorre in tutte le mozioni e cioè : la crisi del capitalismo. A me pare che tutte le cinque mozioni ne discutano con cognizione di causa, io vorrei far notare che la parola “crisi “, riferita al capitalismo non può indicare l’avvicinarsi della resa dei conti, essa non può indicare la prossima fine dell’accumulo del capitale, non possiamo far conto su essa crisi per sperare in una rivincita del sistema comunista; perchè il capitalismo ha sempre risolto da solo le sue crisi, le ha sempre risolte con sistemi nuovi, intelligenti, spesso spietati, a volte totalmente spietati, leggi “guerre”.
    Quindi la nostra critica al capitalismo deve tener conto delle trasformazioni del “sistema capitale” deve tener conto della sua capacità di resistere, adattarsi, trasformarsi e sopravvivere; se noi dovessimo continuare a vedere il capitalismo con la lente di soli 10 anni fa non avremo di esso una visione esatta.
    La critica al capitalismo deve tener conto della capacità di delocalizzazione delle imprese manifatturiere, deve considerare che l’accumulo di capitale può avvenire senza produzione di merci ( leggi capitalismo finanziario) deve considerare la capacità di scomporre la classe operaia in maniera da far perdere ad essa la propria identità.
    Deve tener conto che è in grado di creare consenso. Anche presso chi dovrebbe vedere nel capitalista l’ “avversario”.
    La stessa disoccupazione, l’esercito delle braccia di riserva, così necessaria alla sopravvivenza del capitale ha mutato aspetto, il moltiplicarsi di contratti di lavoro del tutto precari ed a tempo determinato, da un verso mantiene oggettivamente stabile la disoccupazione, per l’altro verso divide l’unità tra chi cerca un lavoro e chi cerca di mantenerlo. La necessità di trovare un modo di vivere decorosamente non porta più ad una azione comune, ma singolarmente tutti cercano di trovare un modo di sopravvivere.
    Questo individualismo, questa ricerca del successo individuale, questa credenza di poter risolvere i problemi del rapporto di lavoro singolarmente, questo rinunciare ad essere gruppo, società, classe, questo è il primo grande successo del capitalismo negli ultimi anni.
    L’attacco all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori può nascere, ed effettivamente nasce, solo sulle ceneri dello smembramento della coscienza di classe.
    I governi spesso sono asserviti totalmente al capitale, o meglio il capitale è in grado di asservire anche i governi, e non solo governi di destra. O meglio ancora il capitale è in grado di produrre e gestire personalmente i governi.
    In questo scenario, tracciato malamente e per sommi capi, il Partito della Rifondazione Comunista deve trovare il suo percorso, non solo per sviluppare una critica puntuale al capitalismo, ma deve impostare un percorso per il “superamento” del capitalismo.
    Questi due temi, così facili da enunciarsi, sono terribilmente difficili da praticare. Se noi rimaniamo legati ai testi sacri del comunismo scritti ed anche praticati nel 900, non saremo in grado di produrre una critica attenta ed attuale del capitalismo, in mancanza di questa analisi non troveremo mai una strada per il superamento del capitalismo.
    Da questo nasce la necessità di un salto qualitativo, di una nuova fase, di uno sforzo per adeguare la nostra analisi al correre della società attuale.
    Questo percorso, tutto da scoprire, da sperimentare, questo camminare domandando, per dirla con Marcos, ci costerà sicuramente errori, ma io detesto chi, per non commettere errori, non muove foglia, sta alla finestra, puro, senza contaminazioni, critico, ma sostanzialmente inutile. Tra lo sbagliare ed il non fare nulla io non ho dubbi, preferisco sbagliare.
    Sta qui una delle scelte di questo congresso, costruire un partito che si compiace della sua storia, convinto di poterla ripetere senza grosse difficoltà, sostanzialmente fermo, oppure un partito vivo, pronto a sperimentare, ricercare, inventare se possibile una strada nuova verso il superamento del capitalismo. Un partito in grado di confrontarsi con il potere e per il potere, un partito in grado di dare un senso, un progetto, di elaborare una strategia per arrivare all’essenza della critica marxiana: l’equa distribuzione della ricchezza, l’eguaglianza degli uomini e tra gli uomini, la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
    Oggi Rifondazione Comunista deve mettere all’ordine del giorno la presa del potere, non perchè siano maturi i tempi di una rivoluzione, non ce ne sono i presupposti e quindi le possibilità, ma perchè un partito comunista “deve” porsi il problema del potere. Noi non ci illudiamo nel rapporto di forze, da qui la necessità di alleanze politiche in grado di portare il nostro partito al governo, in modo da invertire la deriva attuale di erosione dei diritti della classe lavoratrice.
    Oggi viviamo in Italia una situazione in qualche modo singolare, Berlusconi salito al potere per aver ispirato in moltissimi elettori una speranza grandissima, quasi una certezza di un nuovo miracolo economico italiano, si trova davanti ad un corpo elettorale che ormai, almeno in parte, ha smesso di credere, si profila quindi la possibilità di una vittoria delle forze che si oppongono a Berlusconi ed alla destre, non che la cosa sia facile o scontata, per questo tra gli elettori dell’intera sinistra si è radicata la convinzione della necessità di uno sforzo unitario per liberarsi del governo attuale e del suo presidente.
    La necessità di una azione unitaria ci impone di arrivare ad un accordo con le forze del centrosinistra, in mancanza di tale accordo io sono convinto che parte rilevantissima anche dei nostri usuali elettori non si farebbe scrupoli a dare il proprio voto a quelle forze che mettono al primo posto la cacciata di Berlusconi. Il voto utile.
    Molti ci accusano di aver in comune con il centrosinistra solo la volontà di cacciare Berlusconi, se pure così fosse non sarebbe comunque onorevolissimo “cacciare” dal governo una simile disgrazia? Non sarebbe comunque encomiabile liberare l’Italia e gli italiani da un governo disposto, tra le altre cose, ad aumentare i debiti pur di regalare qualcosa ai ricchi? Non sarebbe comunque doveroso per un partito democratico, per una coalizione di partiti democratici fare uno sforzo unitario e forte per liberare l’Italia da un regime similperonista infarcito di pregiudicati, di fascisti non si sa quanto ex e di clericali reazionari.
    Non sarebbe comunque doveroso per una coalizione di partiti democratici unire gli sforzi per liberare l’Italia da un regime che sta facendo strame della costituzione e dei diritti che essa ha garantito e ancora garantisce?
    Certo, il cosa fare ed il cosa non fare , se si vincono le elezioni, è ciò che ci dovrà impegnare già da ora. L’accordo dovrà essere un accordo di alto profilo, e dovremo trovare i modi per far rispettare gli accordi.
    Qualcosa di simile abbiamo noi di Guidonia, noi cercheremo di raggiungere con il centrosinistra accordi seri, cercheremo di spostare a sinistra il baricentro del prossimo eventuale governo della città, ma sarà un percorso duro. Un buon risultato elettorale aiuterebbe non poco. La campagna elettorale impone quindi un impegno straordinario, cercheremo di celebrare il congresso nella prima metà di gennaio per non interferire con la preparazione delle elezioni.
    Un altro punto controverso nelle mozioni riguarda la nostra scelta della non violenza. Precisiamo: la nostra scelta non rappresenta di per se una critica a scelte diverse fatte in epoche diverse , in contesti diversi. Noi non moviamo critiche alla rivoluzione di ottobre, diciamo che essa non è riproponibile qui ed oggi. Ora, con l’attuale disposizione delle forze, nel nostro contesto nazionale ed internazionale l’unica scelta che ha prospettive di successo è la lotta non violenta.
    La lotta è il momento più difficile dell’azione politica, la lotta pacifista e non violenta esige più intelligenza e più coraggio, ma è praticabile. In un contesto dove ai tutori dell’ordine pubblico non vengono impartite regole di convivenza ma regole d’ingaggio, la nostra lotta deve essere per forza determinata e non violenta. Noi dobbiamo praticare, ma forse sarebbe meglio dire: dobbiamo “continuare a praticare” la non violenza.
    Gli stessi movimenti, sarebbero concepibili oggi se la loro azione non fosse dichiaratamente e totalmente non violenta? Sarebbero credibili, avrebbero lo stesso seguito e gli stessi risultati se avessero fatto della forza la loro bandiera?
    Queste riflessioni mi portano a ritenere che la mozione bertinottiana, la n.1 sia sostanzialmente simile alle argomentazioni spesso sentite, dette, o ripetute in questo circolo, credo quindi che la nostra preferenza debba essere per questa mozione.

 

 

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