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    Predefinito Le inquietudini dei....

    …diessini

    Dicono che si aggiri per i corridoi di via Nazionale con faccia mesta. Dicono che a stento, in questi giorni, riesca a trattenere gli scatti di nervi. Dicono che il segretario dei Democratici di sinistra non abbia raggiunto l’agognata percentuale. Insomma, per farla breve, dicono che Piero Fassino non abbia ottenuto l’80 per cento dei voti congressuali. E’ rimasto inchiodato sotto quella cifra, dicono, con sua grande amarezza perché l’80 lo raggiunse anche Walter Veltroni che pure non era un leader incontestato nella Quercia.

    Pietro Marcenaro ha cambiato idea. Il segretario dei Ds piemontesi ha intenzione di non rassegnare le dimissioni. Dicono che questo ripensamento sia frutto di un intervento diretto di Fassino. Dicono che il numero uno dei Democratici di sinistra abbia promesso a Marcenaro un posto in segreteria e uno scranno in Parlamento.

    Dicono che la diessina Mercedes Bresso non correrà da sola in Piemonte. E’ vero che l’ex presidente della Provincia di Torino viene considerata la candidata più forte del centrosinistra. Ma è anche vero che una parte della coalizione ritiene che occorra affiancarle un candidato “moderato”. Dicono che accanto alla Bresso correrà, candidandosi alla vicepresidenza della giunta regionale piemontese, quel Morgano che la Margherita aveva proposto come candidato “governatore” e che si era poi ritirato per lasciare il posto alla parlamentare europea. Dicono che Fassino non abbia più intenzione di istituire, dopo il congresso, una vicesegreteria unica. Dicono che quel posto fosse stato ritagliato per Antonio Bassolino, ma che Fassino abbia deciso altrimenti. Il presidente della giunta regionale campana non sarebbe stato troppo felice di questa scelta, dicono.

    Dicono che Gianni Cuperlo sia in disgrazia. Non presso Massimo D’Alema, ché anzi Cuperlo è rimasto tra i pochi fedelissimi del presidente dei Ds. A non gradire più Cuperlo sarebbe invece il segretario della Quercia Piero Fassino. I rapporti tra i due sarebbero freddissimi, dicono. Ma D’Alema non abbandona gli amici. E avrebbe già procurato a Cuperlo una candidatura per le prossime politiche. Almeno così dicono.

    Una parte dei dalemiani si sta adoperando per convincere il presidente dei Democratici di sinistra ad abbandonare la sua diffidenza nei confronti del sindaco di Roma Walter Veltroni.
    Il tentativo è quello di far firmare un armistizio ai due nel caso in cui l’attuale candidato premier del centrosinistra Romano Prodi continui a scendere nei sondaggi.
    Attualmente, infatti, Walter Veltroni supera l’ex presidente della Commissione europea di dieci punti in diversi sondaggi. Non sarà facile raggiungere l’obiettivo, visti i pessimi rapporti tra D’Alema e il sindaco di Roma.
    Eppure questa pattuglia di dalemiani si è messa in testa di provarci lo stesso.

    Quale sarà mai la ragione che ha spinto il vice ministro Adolfo Urso ad appoggiare l’idea di Storace di costituire una lista in proprio?
    Dicono che con questa presa di posizione Urso abbia voluto acchiappare due piccioni con una fava.
    Che si sia voluto “vendicare” di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini, rei di non avergli fatto ottenere una poltrona da ministro? Dicono che sia così.
    Perché le liste autonome sono state stigmatizzate da Berlusconi. Ma soprattutto perché Alleanza nazionale perderebbe un bel po’ di voti a favore della lista Storace.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Mastella e Bertinotti contenti...

    …a metà

    Roma. Il vertice della Federazione ulivista era appena concluso e quello della Gad appena iniziato, quando è stata diffusa la nota con cui Romano Prodi ha fatto sapere che non c’è intesa sulla presentazione delle liste unitarie alle regionali.
    Sintomo di un’amarezza che va al di là delle ammissioni pubbliche e rinvia a un’irritazione (pari alla fermezza) con cui Francesco Rutelli e Franco Marini hanno costretto il leader del centrosinistra a rinunciare ad obiettivi di fondo: niente liste unitarie, salvo accordi nelle singole realtà locali.
    L’esatto contrario di quel che Prodi voleva (ma ormai senza troppe illusioni) e che Ds e Sdi non sono riusciti a garantirgli.
    Ha prevalso la resistenza della Margherita, concentrata sulla tesi secondo cui la somma dei voti di ciascun partito supera quella della lista unitaria.
    Né a Prodi è riuscito il tentativo di pilotare dall’alto le ipotetiche liste dei governatori, altra arma di ricatto derubricata ad affare delle burocrazie politiche regionali.
    Il tono recriminatorio con cui Prodi ha comunicato la notizia (“speravo che l’unità raggiunta alle europee si spingesse oltre”) suona un po’ come quello di un esecutore testamentario che richiama l’attenzione sul responsabile del delitto: la Margherita di Rutelli.
    Comprensibilmente contrariati i diessini Piero Fassino e Massimo D’Alema, che il passo indietro rispetto alle europee temono di scontarlo anche nel congresso nazionale dell’anno prossimo. Quando verrà largamente premiata la mozione della segreteria, tanto maggioritaria quanto calibrata attorno al progetto di una federazione riformista da ieri sempre più precario.

    Quanto ai tormenti della Gad, Fausto Bertinotti ottiene quel che può, in Puglia, e cioè primarie aperte (non prima di gennaio inoltrato) sui nomi di Francesco Boccia (Margherita) e Nichi Vendola (Rifondazione).
    Anche Bertinotti ha un congresso alle porte e potrà dire ai suoi che il principio delle primarie è ufficialmente sancito, e che il modello pugliese dovrebbe anticipare quel che avverrà a livello nazionale con la sua candidatura contro Prodi e il conseguente rafforzamento di Rifondazione.
    Infine Clemente Mastella.
    Ieri non ha partecipato al vertice, sta trattando direttamente con D’Alema ma le possibilità che ottenga la candidatura in Basilicata sono scarse.
    I maliziosi dicono che il leader dell’Udeur stia negoziando avendo già scelto due suoi possibili candidati, uno che corra per il centrosinistra, l’altro con Silvio Berlusconi.

    da Il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Oggi c'è anche la....

    ….Puglia

    Roma. La mancata designazione, quest’estate, di un candidato forte per sfidare il presidente uscente Raffaele Fitto ha fatto della Puglia il fazzoletto su cui il centrosinistra misura gli equilibri interni.
    E se per Fausto Bertinotti, la candidatura di Nichi Vendola è strumento per condizionare il centrosinistra, per Massimo D’Alema e i Ds, la Puglia è qualche cosa di più.
    E’ la regione chiave del mezzogiorno.
    E’ il punto di partenza della riscossa, è la regione delle cinque province riconquistate.
    “Ma alla regione c’è Fitto, un politico di razza – dice Domenico Mennitti, Forza Italia, sindaco di Brindisi – e il centrosinistra ha difficoltà a esprimere un personaggio politico adeguato.
    Ha discusso di buoni candidati, ma non politici in senso stretto.
    E’ solo un problema di classe dirigente, il rapporto con Rifondazione viene dopo”.
    Dice Giuseppe Giacovazzo, storico direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, portabandiera intellettuale della pugliesità, che per la verità il problema della classe dirigente non riguarda solo il centrosinistra, è un problema generale:
    “mi sembra che sia una classe dirigente che non produce valori nazionali, è ripiegata su se stessa”.
    Maddalena Tulanti, capo della redazione barese del Corriere della Sera, dice:
    “E’ come se ci fosse una ricerca di identità regionale. La corsa alla poltrona di sindaco a Bari è stata tutta giocata sulla baresità. In generale la pugliesità diventa un valore: politici, cinema, vino, turismo, non so se durerà”.
    In Puglia vengono eletti due leader di partito, D’Alema e Marco Follini. Sono pugliesi Gianni Alemanno, capo della destra sociale, e il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano; poi Rocco Buttiglione e due leader di Rifondazione Nichi Vendola e Franco Giordano.
    “Tra le regioni del mezzogiorno continentale – dice Giuseppe Vacca, filosofo e dirigente Ds – è la più moderna, è una regione che nonostante il deficit di storia borghese, non abbastanza metropolitana rispetto alla Sicilia o a Napoli, ha una struttura produttiva solida e una lunga tradizione politica: Moro, Formica, e non dimentichiamo Tatarella, che ha cambiato la storia del centrodestra”.
    Nicola Rossi, economista e parlamentare ds pugliese dice:
    “E’ una regione molto viva, nonostante la classe politica sia un tappo formidabile”.
    Mennitti dice: “Un tempo le grandi regioni capaci di produrre leggi di riferimento per tutto il Paese erano l’Emilia, la Toscana e la Lombardia. Oggi c’è anche la Puglia”.

    saluti

 

 

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