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Discussione: la chiesa e la "roba"

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    La chiesa e la roba
    “La roba clericale”




    di Ernesto Rossi

    Il Mondo, 17 maggio 1960




    Quando si tratta della "roba" i monsignori del Vaticano hanno la pelle delicata come quella della principessina che non riuscì a chiudere occhio tutta la notte per il pisello che le avevano messo sotto sette materassi.

    L'Osservatore Romano ha incassato in silenzio la documentazione, da me portata per dimostrare che Pio XII è stato uno dei maggiori responsabili della Seconda guerra mondiale; ma ha reagito violentemente, sul numero del 2 maggio scorso, alla mia moderatissima osservazione esposta nel n.18 de Il Mondo che la politica reazionaria della Chiesa e la sua stretta alleanza con la Confindustria devono essere considerate anche un effetto dell'ingigantimento del patrimonio della Santa sede e degli ordini religiosi per lo sviluppo che hanno avuto in pratica le clausole finanziarie contenute nei Patti lateranensi, e una conseguenza degli investimenti massicci fatti dalla Santa sede e dagli ordini religiosi in partecipazioni azionarie delle società elettriche e degli altri maggiori gruppi che sfruttano monopolisticamente il mercato nazionale. Tali affermazioni, scrive l'Osservatore "destano un sentimento di pena prima che di sdegno: questo "saggio", infatti, rivela una mente chiusa alla comprensione di quanto trascenda l'interesse materiale e contingente; incapace, dunque, di misurare la realtà che contempla col metro del proprio squallore".

    E più avanti scrive anche che "uomini come il Rossi, inclini a plaudire alla persecuzione comunista per la loro fondamentale statolatria, non possono riconoscere le benemerenze della Chiesa". "Ciò non toglie che le loro insinuazioni costituiscono un oltraggio non solo per la Santa sede e la Chiesa, ma per tutti i cattolici che ne sono figli e che, sotto la guida del suo magistero, rendono testimonianza per la vera libertà e per la dignità dell'Uomo". La segnalazione sarebbe risultata forse più efficace se il giornale vaticanesco avesse fatto riferimento all'art. 402 del codice penale Rocco, tuttora in vigore...
    Uomini come il Rossi - potrei anche replicare - non sono mai stati "inclini a plaudire alle persecuzioni", né a quelle dei comunisti, né a quelle dei figli devoti della santa madre Chiesa; ed hanno dimostrato di essere così poco statolatri da preferire al proprio "interesse materiale" la galera piuttosto che accettare lo stato totalitario fascista, mentre Pio XI "testimoniava per la verità e per la dignità umana" esaltando l'uomo della Provvidenza e consigliando al cattolici dl prestargli giuramento di fedeltà (con una piccola riserva mentale per far salvi i diritti della Chiesa); mentre arcivescovi, vescovi, preti, frati, monache, plaudivano all'impresa di Abissinia e sfilavano in parata per rendere omaggio al Duce; mentre i giornalisti de L'Osservatore Romano non si lasciavano sfuggire alcuna occasione per inneggiare al regime...
    finché non cominciarono, a sentire anche loro, puzzo di bruciato.

    Ma questa replica l'ho già anticipata in Il manganello e l'aspersorio; e non voglio ripetermi. Un sacerdote che conosceva molto bene l'organizzazione della Chiesa, l'abate Antonio Rosmini, in un libretto scritto nel 1832 e pubblicato subito dopo l'elevazione di Pio IX al soglio pontificio (Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, una delle quali era appunto, "la servitù dei beni ecclesiastici", che è quanto dire "la roba") osservò che sarebbe stato di incredibile giovamento alla Chiesa una precisa, razionale ripartizione di tutte le sue entrate, e delle entrate degli ordini religiosi, tra i diversi impieghi, e la pubblicazione di un rendiconto annuale, "sicché apparisse a tutto il mondo il ricevuto e lo speso in quegli usi con una estrema chiarezza, sicché l'opinione dei fedeli di Dio potesse apporre una sanzione di pubblica stima o di biasimo all'impiego di tali rendite".
    "No, per fermo, non conviene, non è espediente che la giustizia e la carità, secondo la quale la Chiesa nell'amministrazione economica de' suoi beni temporali di qualunque specie, si resti sotto il moggio nascosta, anzi è più che mai desiderabile che risplenda siccome ardente face sul candeliere. Oh quanto ciò non concilierebbe a lei gli animi dei fedeli! Che istruzione, che esempio non potrebbe dar ella all'universo intero! E solamente allora la debolezza de' suoi ministri, sostenuta dal giudizio pubblico, a terrebbe lontana dal cedere all'umana tentazione".
    A leggere questo brano si capisce perché il dottissimo ed onestissimo abate di Rovereto fu oggetto di tanto odio, da parte dei gesuiti, e la ragione per la quale non venne nominato cardinale. Per convincere i lettori che le affermazioni contenute nel mio articolo "non meritavano di essere discusse", il corsivista dell'Osservatore non ha saputo portare una ragione migliore di questa: "Nei venti secoli della sua storia la Chiesa ha dimostrato di preoccuparsi soltanto delle anime". Venti secoli sono parecchi...

    Durante quei venti secoli, fra i tanti rompiscatole di cui la Chiesa ha avuto da lamentarsi, ci fu un certo Dante Alighieri (di cui anche il corsivista dell'Osservatore ha forse sentito parlare, perché la sua opera maggiore è rimasta all'Indice dei libri proibiti per alcuni secoli) che ebbe il cattivo gusto di presentarci, nella bolgia dei simoniaci, papa Nicolò III che, a testa in giù nel foro tondo, sprangava i piedi infuocati, smaniando in attesa di Bonifacio VIII e di Celestino V. Dante ingiuria lui e i suoi successori con questa terribile invettiva: "Fatto v'avete Iddio d'oro e d'argento e che altro è da voi all'idolatre, se non ch'egli uno, e voi n'onorate cento?" Negli undici secoli circa di dominio temporale (che corrono dalla chiamata dei Franchi in Italia da parte di Stefano III, alla breccia di Porta Pia) ci furono dei pontefici-sovrani che ne fecero di tutti i colori: guerre d'aggressione; alleanza con gli infedeli contro i cristiani; mancanze di parola e spergiuri; pratiche simoniache; operazioni predatorie; orge con prostitute in Vaticano; tradimenti, assassini, stragi. Fecero tutto questo per salvare le anime? Durante quei due millenni, ci furono almeno cinque secoli, anteriori alla riforma luterana, in cui le lotte tra i pontefici che fraternamente si scomunicavano a vicenda, le guerre contro gli infedeli, gli eretici e i sovrani cattolici, la costruzione della nuova basilica di S. Pietro, la magnificenza dalla corte pontificia, furono per la maggior parte finanziate con la vendita "a tariffa" delle indulgenze (veri assegni - spiegavano i grandi scolastici Alberto Magno e Tommaso d'Aquino - sul tesoro di meriti a disposizione della Chiesa, costituito dagli immensi meriti di Cristo e dall'incommensurabile cumulo dei meriti dei santi).

    Le lettere di indulgenza erano divenute moneta corrente, tanto che l'Eck, campione del papato in Germania contro Lutero, lamentava che alcuni collettori arrivassero a pagare con esse il conto dell'albergo e, cosa anche più turpe, perfino le prostitute. ("Compertum est, quod aliqui pro expensis prandii dederint hospitibus aut abtulerint dare schedulas indulgentiamm et, quod turpissimum est, malis mulleribus pro nocturno salario". A. Mario Rossi, Lutero a Roma, p. 106).

    Le indulgenze - riconosce anche il cattolico Pastor nella sua monumentale opera storica sul papi - divennero pura e semplice operazione finanziaria. "Non più l'acquisto di grazie spirituali, ma il bisogno di denaro divenne il vero motivo per cui si chiedevano e venivano concesse indulgenze". Oltre al sovrani, che riscuotevano una percentuale sugli incassi, e al grandi banchieri che ottenevano l'appalto delle riscossioni, molti ordini religiosi, vescovi, cardinali, pontefici, erano interessati a queste operazioni.

    "Nessuno nega l'esistenza di abusi e per di più gravi" ammette l'Enciclopedia cattolica, edita nel 1951 dalla Città del Vaticano: "Purtroppo soltanto dopo l'accanita lotta protestante contro le indulgenze il Concilio di Trento soppresse per sempre la questua delle indulgenze".

    Per affermare che, in tutta la sua storia bimillenaria, la Chiesa non si è mal preoccupata altro che delle anime, il corsivista dell'Osservatore non deve aver mai sentito parlare della vendita delle indulgenze; come non deve aver mal sentito parlare del "nepotismo", a proposito del quale la medesima Enciclopedia cattolica, dopo aver ricordato che si distinsero in esso alcuni papa avignonesi, e dopo aver dato un elenco di pontefici che più si preoccuparono del collocamento in Curia dei loro parenti, fornendo loro feudi, a danno dei legittimi signori, scrive: "Il nepotismo ebbe poi la sua più clamorosa espressione in Alessandro VI, che costituì il figlio Cesare Borgia gonfaloniere della Chiesa, si preoccupò di creargli una posizione eminente fino a fornirgli uno Stato ereditario nell'Italia centrale, che Giulio Il rovesciò poi senza pietà. Leone X si adoperò a conquistare il ducato di Urbino, compreso negli Stati pontifici, per il nipote Lorenzo dei Medici, togliendolo a Francesco Maria della Rovere, e maggiori mire aveva nell'Italia settentrionale. Non fu da meno Paolo III, che costituì per il figlio Pier Luigi un ducato a Castro, dove i Farnese avevano i loro possessi ereditari, aggiungendovi il governo perpetuo di Nepi, Ronciglione e Caprarola, e poi, nel 1545, gli diede in feudo la signoria di Parma, Piacenza e Guastalla, che appartenevano alla Santa sede".

    Più difficile sradicare - aggiunge l'Enciclopedia cattolica - fu quello che viene chiamato "piccolo nepotismo", consistente nell'ingrandire la propria famiglia, con dignità, redditi e possedimenti ecclesiastici e civili: "Esso assunse un particolare aspetto con l'istituto del "cardinal nipote", detto anche "cardinal padrone", che compare col primo decorrere del secolo XVI e assume forma definitiva con Pio IV, per cui un membro della famiglia, di solito un nipote, era capo della Segreteria pontificia e di tutta la Curia, arbitro quindi dei favori pontifici. Gli Aldobrandini, i Borghese, i Barberini, i Pamphili, ripetono da questo le loro fortune".

    Tutto questo dovrebbe, mi sembra, insegnare al corsivista dell'Osservatore che - essendo, anche l'anima dei preti, finché restano a questo mondo, legata al corpo - nei venti secoli della sua storia, la Chiesa non si è preoccupata soltanto delle anime: un pochino, sia pure in casi eccezionali, si è preoccupata anche della "roba".

  2. #2
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    Regione Lombardia: Finanziamento regionale agli Oratori
    Cronistoria a cura di Federico Fischer e Manlio Mele - Milano, 17 novembre 2004

    Breve cronologia sulla Legge 22/2001 della Regione Lombardia


    (include anche le somme erogate in questi anni, aggiornata alla sessione di bilancio in corso, nov 2004).




    Clicca qui per aprire la TABELLA in un'altra finestra.



    Cronistoria

    8 maggio 2000: sul BURL n°19 viene pubblicato un comunicato dell’Assessore alla Famiglia e Politiche Sociali del 26 aprile 2000 riguardante i “Protocolli d’intesa per il riconoscimento della funzione sociale ed educativa svolta dalle parrocchie mediante gli Oratori”.

    L’assessore informa che sono stai stipulati Protocolli d’intesa per il riconoscimento della funzione sociale ed educativa svolta dalle parrocchie mediante gli oratori e per la loro valorizzazione sul territorio lombardo, tra la Regione Lombardia e le Diocesi di Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Milano, Mantova, Pavia e Vigevano, in data 14 dicembre 1999 nonché la Diocesi di Tortona che ha giurisdizione su parrocchie situate in territorio lombardo, in data 27 marzo 2000 (Nota: le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale si tennero nell’aprile 2000).

    In allegato alla stessa nota vengono pubblicati gli schemi di protocolli d’intesa tra Regione Lombardia e le singole Diocesi [nota 1].

    2 luglio 2001: Deliberazione G.R. VII/5347 (“Azioni a sostegno del protocollo d’intesa per il riconoscimento della funzione sociale ed educativa svolta dall’Ente Parrocchia mediante gli oratori”). Questa deliberazione della Giunta prende spunto dal punto 7 del succitato protocollo, in cui la Regione si impegnava a definire modalità ed azioni a sostegno dell’avvenuto riconoscimento della funzione sociale ed educativa svolta dalle parrocchie negli oratori. Primo atto concreto sarà la presentazione di uno specifico progetto di legge che svilupperà le “Linee fondamentali per il riconoscimento della funzione sociale ed educativa svolta dall’Ente parrocchia mediante gli oratori” concordate assieme al delegato delle Diocesi lombarde e che costituiscono parte integrante della deliberazione. Onde garantire la copertura finanziaria del futuro progetto di legge, la Giunta stanzia L. 500.000.000 sull U.P.B. 3.6.7.1.2.100 cap 9191.

    Questo disdicevole modo d’agire è ormai prassi della GR e abbraccia tutti i campi dell’attività regionale. La Giunta, infatti, nella persona del suo Presidente, firma accordi protocolli, intese un po’ con tutti i soggetti pubblici e privati, imprenditoriali e sindacali impegnandosi a dare, successivamente, una copertura normativa alle intese raggiunte (dagli oratori, all’accordo quadro con il Ministero sulle carceri; dalla vicenda Alfa Romeo di Arese, alla riforma della l.r. sul diritto allo studio universitario). Si potrebbe parlare di una “grande concertazione regionale” in cui il Consiglio ed in particolare la maggioranza – sia per strutturale incapacità, sia sotto “pressione” del Presidente - si adegua.

    13 novembre 2001: il Consiglio regionale della Lombardia, con la Deliberazione VII/346, approva il progetto di legge recante “AZIONI DI SOSTEGNO E VALORIZZAZIONE DELLA FUNZIONE SOCIALE ED EDUCATIVA SVOLTA DALLE PARROCCHIE MEDIANTE GLI ORATORI”.

    Il progetto di legge all’esame dell’aula è il risultato dell’unificazione di tre distinti progetti: PdL 152 (“Azioni di sostegno e valorizzazione della funzione sociale ed educativa svolta dalle parrocchie mediante gli oratori”), di iniziativa della Giunta Regionale; PdL 67 (“Riconoscimento della funzione sociale ed educativa svolta dagli oratori parrocchiali e valorizzazione del loro ruolo svolto nella Regione Lombardia”) di iniziativa del consigliere Zambetti (UdC); PdL 79 (“Interventi regionali in favore di minori e riconoscimento sociale degli oratori lombardi”) di iniziativa dei consiglieri Da nuvola e altri (Centro Sinistra PPI - La Margherita [nota 2]).

    All’aricolo1 (Finalità), la legge stabilisce che la Regione riconosce “la funzione educativa e sociale svolta dalle Parrocchie mediante l’oratorio, che, in stretto rapporto con le famiglie, costituisce uno dei soggetti sociali ed educativi della comunità locale per la promozione, l’accompagnamento ed il supporto alla crescita armonica dei minori, adolescenti e giovani, che vi accedono spontaneamente”.

    Da questa “funzione educativa e sociale” ne discende che la Lombardia riconosce sia “titolarità delle Diocesi lombarde ad essere consultate in fase di elaborazione delle linee di programmazione regionale degli interventi nelle aree dei minori, degli adolescenti e dei giovani e a far parte di commissioni consultive ed organismi regionali afferenti alle suddette aree, mediante rappresentanti concordati tra le Diocesi stesse” (art. 2, comma 1), sia “il ruolo delle Parrocchie quali soggetti promotori di azioni di intervento e di opportunità a favore dell’area giovanile attraverso l’attività degli oratori” (art. 2, comma 2). Al fine di prevenire ogni possibile dimenticanza, il legislatore regionale ha voluto precisare che la Regione Lombardia e la Regione Ecclesiastica Lombardia possono, comunque, concordare altre forme di collaborazione ritenute utili a favorire ulteriori generici processi di sviluppo.

    Con l’articolo 3 vengono stabilite le “azioni di sostegno”. Il secondo comma del citato articolo, infatti, definisce le finalità prioritarie dell’intervento che “attengono alla promozione e al sostegno della Parrocchia che, tramite gli oratori, svolge la funzione educativa e sociale ad essa riconosciuta dal protocollo d’intesa sottoscritto tra la Regione Lombardia e le Diocesi lombarde, nonché alla valorizzazione e all'incentivazione delle azioni sperimentali messe in atto dalle Diocesi e dalle Parrocchie mediante gli oratori o i propri gruppi giovanili a favore dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia”.

    Più precisamente, gli obiettivi specifici attengono (Art. 4, comma 1):

    il sostegno alla formazione degli operatori che agiscono nell’ambito oratoriano o per lo svolgimento delle funzioni sociali ed educative delle Parrocchie e delle Diocesi; l’incentivo a svolgere ricerche e sperimentazione di attività e metodologie d’intervento, soprattutto a carattere innovativo; il sostegno ad iniziative e a progetti interdiocesani anche rivolti al monitoraggio ed allo studio dell’esistente. La Regione, comunque, può valutare ulteriori obiettivi specifici proposti dalle stesse Diocesi firmatarie del protocollo d’intesa.

    Le Diocesi firmatarie del protocollo d’intesa individuano le priorità tra i suddetti obiettivi e presentano la programmazione annuale degli interventi e dei progetti sulla base del budget regionale loro assegnato.

    Il legislatore lombardo, onde non essere tacciato di favoritismi verso la confessione cattolica, ha comunque previsto che anche altri soggetti “che, in relazione mondo giovanile e adolescenziale, svolgano azioni di rilevanza sociale ed educativa” possono accedere alle azioni di sostegno previste (Art. 1, comma 2) previo riconoscimento della funzione educativa e sociale mediante la sottoscrizione di “specifici protocolli d’intesa analoghi a quelli intercorsi tra la Regione Lombardia e le Diocesi lombarde, secondo modalità stabilite da apposito regolamento da emanarsi da parte della Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare” (Art. 3, comma 3).

    Ma come vengono finanziate queste iniziative?

    La risposta al quesito viene dalla lettura dell’articolo 5: la Regione determina annualmente a) il finanziamento da erogare alla Regione Ecclesiastica Lombardia (tale contributo viene ripartito tra le Diocesi firmatarie del protocollo d’intesa secondo il criterio: 30% sulla base della popolazione; 40% sul numero delle parrocchie; il restante 30% sarà utilizzato dalla Regione Ecclesiastica Lombardia o da altro ente indicato dalla stessa per attività ed iniziative interdiocesane);

    b) il finanziamento da erogare agli altri enti che abbiano sottoscritto protocolli d’intesa, ripartito in applicazione dei criteri stabiliti dal regolamento di cui all’art. 3, comma 3.

    Nulla la legge però dice sui criteri con cui lo stanziamento complessivo debba essere suddiviso fra le due quote.

    Vaga appare anche la rendicontazione annuale: “La Regione Ecclesiastica Lombardia, a nome delle Diocesi destinatarie del finanziamento, presenta alla Regione una relazione annuale di rendicontazione unitaria della spesa, dell’utilizzo del finanziamento regionale e di valutazione delle attività”. Quindi non la Regione, erogatrice dei finanziamenti, ma la Regione Ecclesiastica Lombardia valuta il modo con il quale i soldi sono stati spesi dalle Diocesi sottoscrittrici.

    In base a quanto comunicatoci dai dirigenti dell’assessorato, ogni anno quindi la Regione Ecclesiastica Lombardia predispone un programma sulla base del quale vengono assegnati i fondi e, al termine dell’anno presenta una rendicontazione unitaria della spesa.

    NORMA FINANZIARIA: L’articolo 5 prevedeva lo stanziamento di L. 500.000.000 (258.228,45 Euro), per l’anno 2001 che, di fatto, stante l’impossibilità tecnica di emanare il regolamento di cui all’articolo 3, comma 3 e di procedere alla stipula delle convenzioni fra Regione Lombardia e gli altri Enti di cui all’articolo 1, comma 2 entro fine 2001, significava sostenere esclusivamente gli oratori delle parrocchie.

    A tal fine veniva istituito uno specifico capitolo di spesa nell’ UPB 3.6.7.1.2.100 “Sviluppo delle iniziative di socializzazione, protagonismo e di tutela dei minori in collaborazione con gli organismi europei, gli enti locali e il privato sociale”

    A decorrere dall’anno 2002, i contributi sono determinati con la legge di approvazione di bilancio dei singoli esercizi finanziari.

    Il provvedimento viene approvato con 48 voti favorevoli, 4 contrari (PRC, Verdi, SDI) e 4 astensioni (Radicali e la consigliera DS Bisogni).

    23 novembre 2001: il Presidente della Giunta Regionale, Roberto Formigoni, promulga la legge (l.c.r. 29).

    27 novembre 2001: sul Bollettino Ufficiale della regione Lombardia (1° Suppl. Ordinario al n. 48) viene pubblicata la Legge Regionale n. 22 Azioni di sostegno e valorizzazione della funzione sociale ed educativa svolta dalle parrocchie mediante gli oratori [nota 3].

    3 dicembre 2001: La Giunta, con Deliberazione VII/7170 ‘Documento tecnico di accompagnamento alla legge regionale «Azioni di sostegno e valorizzazione della funzione sociale ed educativa svolta dalle parrocchie mediante gli oratori» approvata nella seduta del 13 novembre 2001’, approva il finanziamento dei L. 500.000.000 previsto dalla L.R. 22/2001.

    febbraio 2002: viene effettuato il pagamento di € 258.228,45 a beneficio della Regione Ecclesiastica Lombardia .

    28 giugno 2002: la Giunta Regionale, con la D.G.R. VII/9619, stanzia € 258.000 in base alla L.R. 22/2001.

    settembre 2002: pagamento di € 258.000 a beneficio della Regione Ecclesiastica Lombardia.

    28 dicembre 2002: sul BURL (2° Suppl. Ordinario del n. 52) viene pubblicata la L.R. 23 dicembre 2002 n. 34 Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2003 e bilancio pluriennale 2003/2005 a legislazione vigente e programmatico, che stanzia € 258.000 all’anno fino al 2005 in base alla legge 22/2001.

    3 gennaio 2003: con la D.G.R. VII/11810 del 30 dicembre 2002 (Documento tecnico di accompagnamento al «Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2003 e bilancio pluriennale 2003/2005 a legislazione vigente e programmatico» - BURL 1° Suppl. Straordinario al n. 1) vengono destinate le somme di € 258.000 come per gli anni 2003, 2004 e 2005 quali “Contributi per il sostegno e la valorizzazione degli oratori e di altri soggetti svolgenti attività educativa e sociale” (UPB 3.6.2.2.2.100.5608).

    14 luglio 2003: la Giunta Regionale, con la Deliberazione VII/13599, approva il Regolamento, di cui all’art. 3, comma 3 della L.R. 22/2001, ed il Protocollo d’Intesa che regolano i rapporti tra la Regione e gli enti a cui viene riconosciuta la funzione sociale ed educativa.

    15 luglio 2003: il Presidente della Giunta Regionale emana il Regolamento.

    18 luglio 2003: sul BURL (1° Suppl. Ordinario al n. 29) è pubblicato il Regolamento Regionale n. 12 Regolamento per il riconoscimento della funzione educativa e sociale, svolta da enti regionali ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge regionale 23 novembre 2001, n. 22 «Azioni di sostegno e valorizzazione della funzione sociale ed educativa svolta dalle parrocchie mediante gli oratori». [nota 4]

    Come si può intuire dalla lettura dell’art. 2 (Requisiti), appare ben difficile che sussistano molti Enti in grado di soddisfare tali requisiti (diffusione, organizzazione piramidale con coordinamenti provinciali e regionale, disponibilità di strutture e personale, etc.)

    Al regolamento regionale è allegato uno schema di protocollo d’intesa (che riportiamo in nota) e che, sostanzialmente, ricalca quello stipulato tra la Regione e le Diocesi lombarde [nota 5].

    18 luglio 2003: con la D.G.R. 13689 la Giunta Regionale stanzia € 258.000 per l’anno corrente, in base alla L.R. 22/2001 e alla legge di bilancio.

    settembre 2003: pagamento di € 258.000 a beneficio della Regione Ecclesiastica Lombardia.

    27 dicembre 2003: nel BURL (2° Suppl. Ordinario al n. 52) è pubblicata la L.R. 23 dicembre 2003 n. 29 (Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2004 e bilancio pluriennale 2004/2006 a legislazione vigente e programmatico), in cui viene previsto lo stanziamento, in base alla L.R. 22/2001, di € 700.000 per l’anno 2004 (UPB 3.6.2.2.2.100).

    9 gennaio 2004: nel BURL (2° Suppl. Straordinario al n. 2) è pubblicata la DGR VII/15866 del 30 dicembre 2003 (“Documento tecnico di accompagnamento al «Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2004 e bilancio pluriennale 2004/2006 a legislazione vigente e programmatico»”), in cui si prevedono impegni di spesa nel trienni di 700.000€/anno come Contributi per il sostegno e la valorizzazione degli oratori e di altri soggetti svolgenti attività educativa e sociale (UPB 3.6.2.2.2.100.5608).

    ottobre 2004: pagamento di € 700.000 a beneficio della Regione Ecclesiastica Lombardia.

    8 novembre 2004: il PdL 471 Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2005 e bilancio pluriennale 2005/2007 a legislazione vigente e programmatico prevede, in base alla L.R. 22/2001, € 700.000 all’anno fino al 2007 come Contributi per il sostegno e la valorizzazione degli oratori e di altri soggetti svolgenti attività educativa e sociale (UPB 3.6.2.2.2.100.5608).

    16 novembre 2004: a seguito di interlocuzione telefonica con i responsabile della Direzione Generale abbiamo appreso che a tutt’oggi nessun Ente ha presentato domanda per la stipula di un Protocollo d’Intesa con Regione Lombardia (si rilegga a tal proposito quanto espresso sul regolamento regionale attuativo). In conseguenza di ciò, in questi anni, la Regione non ha mai ripartito i fondi fra Regione Ecclesiastica Lombardia e altri Enti (art. 5 l.r. 22/2001), stanziandoli per intero a favore della prima.


    Le pagine che seguono contengono le note già richiamate nel testo sopra con appositi link.

  3. #3
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