Dalle monetine al treppiede.Il decennio di un paese demente(ilfoglio)
Finirà come per quel campione di ebetudine verbale, quello che gli ha gridato buffone in tribunale protetto dall'incenso della giustizia eguale per tutti, e poi voleva fare il senatore degli insensati, il notabile e portavoce dei cretini che odiano Berlusconi.
Anche questo giovanotto venuto da Mantova. uno di cui non c'è bisogno di sapere nulla se non che ha cercato di bastonare la propria miseria mentale con un pesante treppiede, che gli serviva per fare fotine giapponesi in Piazza Navona. scagliato contro l'oggetto di un odio, Berlusconi, che non è suo, nemmeno quello, perché è della società che lo imprigiona, lo rende bullo, maniaco, qualunquista, il solito pericoloso ossesso da strapaese, un tipico aggeggio da bar della politica, un abbonato dell'Unità nelle mani di quei pescecani che nuotano abusivamente da dieci anni nel torbido mare dell'opposizione più stupidamente accanita del mondo, accanita anche quando è stata al governo.
E dai tempi della prima guerra del Golfo, fra poco fanno tre lustri, che mi capita di essere aggredito verbalmente, e di riaggredire l'infame, di essere attaccato anche fisicamente, e dì rispondere all'umiliazione con la mia carognaggine. E i complimenti e l'affetto di tanti non compensano la sensazione sporcificante di vivere in un paese dove è successo qualcosa di morboso e di demente.
Dove quando ti imitano alla Festa dell'Unità per discutere, bisogna che arrivino i carabinieri a proteggerti perché da qualche parte c'è un idiota di massa che legge un Travaglio, dove umoralisti saccenti e insopportabili snob e gentaglia variamente assortita sono tutti pronti a festeggiarti quando la pensi come loro, a dannarti se infilzi i loro cari miti, le loro feroci bugie.
E' stato come per la fine della guerra fredda, con la scomparsa dell'equilibrio geopolitico. La sconfitta delle ideologie ha portato con sé la filosofia della trippa alla Bettino, l'insulto e il comportamento violento legittimato dalla nuova cultura televisiva dell'opposizione ai regime berlusconiano, l'istinto della gogna e della diffamazione oltre le inibizioni che furono della politica vera, quando le barricate non si facevano con il treppiede del fotografo mancato, con il tifo politico petecchiale, una roba infetta, purulenta.
La nuova ideologia del repulisti morale, del pacifismo contundente, del pauperismo Eurispes con i bambini senza latte che parlano al telefonino, dell'angelismo che risponde con le mani alla provocazione della diversità, pensando asininamente di combattere cosi il potere, sempre un potere criminale, ha inquinato sentimenti e modi di fare, ha risciacquato i panni eterni dell'invidia e della volontà frustrata di potenza nel lessico e nella violenza antagonista cosiddetta, nel vittimismo che si fa giustizia esemplare, carneficina mentale, sogno di fare male.
Prima il giovanotto ha detto che lo odiava, quell'uomo a cui ha tirato la bastonata impunita, poi ha detto che voleva fare il bullo con due ragazze che stavano con lui, ma è lo stesso, non cambia alcunché, è che qualcosa a questi da anni non gli tira più e hanno bisogno del mostro come afrodisiaco, hanno bisogno di non dare la mano all’unico nemico che conoscono, l'avversario politico o la testa di turco ideologica della loro limpida moralità inconcussa, e se del caso dargli una manata per poi fingersi ubriachi, essendolo, e diventare notabili, visibili, i vipponi dell'intransigenza, le star della chiacchiera popolare.
Berlusconi si toglierà il cerotto, queste umiliazioni passano, l'opposizione tirerà la sua riverenza e dirà un numero infinito di condanne, farà molti complimenti, ma alla fine del balletto resta non l'indignazione, che quella è riservata ai bastonatori di professione, agli squadristi di carta, ma una grande tristezza.
Non è che si vivano due, trecento anni, ci tocca appena qualche decennio, e quello finito con il 2004 si è aperto con le monetine e si è chiuso con una bastonatura, sempre dalie parti di Piazza Navona.
L'impressione è che si viva male in un paese storto che reclama manescamente il diritto. L'impressione, triste, è che questi non sappiano far di meglio.
Giuliano Ferrara




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