Traffico, in strada la protesta dei
non catalizzati
Scatta in Lombardia, per quattro mesi, il blocco delle non catalizzate. Gli automobilisti protestano: per i proprietari di vecchie auto è incostituzionale
Il bambino lo si porta all’asilo in tram, poi lo si va a prendere in auto, ma solo se non ha lezione anche al pomeriggio. Altrimenti si esce con la vicina e la figlia, che vanno al lavoro e cercano un “terzo” a bordo per evitare il divieto di circolazione, e si torna per forza entro le quattro. Se no, in palestra, o si va in bici o si salta, e ci si va sabato mattina, quando si può usare il vecchio Vespone di quando si era ragazzi. Anche perché l’unica auto buona della famiglia l’ha presa il padre, che va al lavoro alle otto e trenta e ne esce prima delle 19. Altrimenti, per partire, dovrebbe aspettare il via libera dei vigili urbani. Da oggi, in Lombardia, chi non ha un’auto o una moto catalizzata, compri almeno un orologio. Sì, perché per circa un milione e mezzo di autoveicoli, e chissà quanti motoveicoli (nessuno, finora, li ha contati seriamente), scatta il blocco a singhiozzo, il divieto a disco orario, lo stop and go più laborioso della storia dei decreti anti-inquinamento. Quando circa tre settimane fa il “governatore” della Lombardia Roberto Formigoni l’aveva preannunciato, erano stati in molti a credere che, alla fine, proprio sul serio sul serio non si sarebbe fatto.
Certo la Lombardia in genere, e la zona che circonda Milano (la cosiddetta zona del Sempione) di problemi legati allo smog ne ha ormai da anni. E parecchi. Solo l’ultima stagione invernale, quella che vede impazzire le colonnine di rilevazione dello smog dopo l’accensione dei riscaldamenti domestici, aveva garantito blocchi della circolazione “ad aquila selvaggia” da ottobre fino a marzo. Senza contare quelli domenicali, che, soprattutto nel periodo dello shopping natalizio, aveva mandato in bestia l’intera categoria dei commercianti. Personaggi che a Milano, e in genere in Lombardia, sono iscritti di diritto alla categoria dei “grandi elettori”.
La legge, peraltro, parla chiaro: tre giorni di seguito di superameno delle soglie consentite di smog e polveri sottili, e scatta automatico il blocco della circolazione. Che vuol dire “tolleranza zero”, e quindi tutti a piedi, anche chi porta merci, viaggia per lavoro, ha parenti malati e soli da andare a visitare. E allora? Allora la Lombardia prova ad aggirare il problema, e mette a piedi, per ben quattro mesi (l’ordinanza parte oggi e prosegue fino a fine febbraio con l’unica eccezione del periodo vicino al Santo Natale e all’altrettanto “santificato” shopping natalizio), una sola categoria di “motorizzati”, quelli che ancora non sono passati alla marmitta catalitica. Per alcune associazioni lombarde un passo discriminante: visto e considerato, soprattutto, che chi possiede ancora una macchina non a norma, ovvero messa in strada prima del ’93, in genere è un anziano, un soggetto economicamente debole, un ragazzino che giuda la vecchia utilitaria della madre perchè ancora l’ammacca ad ogni parcheggio.
Insomma, non certo una persona che viaggia così tanto da contribuire in maniera determinante all’inquinamento collettivo. Furgoni delle consegne, auto degli agenti di commercio, taxi e quant’altro, circoleranno comunque. A questo, si aggiunge il complicato sistema orario del blocco, che non fa che rendere il provvedimento ancora più ostico per gli utenti della strada: le auto e le moto non a norma si fermeranno dalle 8 alle 10 del mattino e dalle 16 alle 19 del pomeriggio, cinque giorni alla settimana, per quattro mesi. Chi ha un auto non catalizzata ha un ultima speranza di cavarsela, per circolare negli orari proibiti: caricare almeno altre due persone. Si potrà circolare infatti, se a bordo si è in tre. Ma attenzione: solo in via sperimentale. Se il provvedimento dovesse fare acqua, infatti, le auto resteranno in garage e basta.
Per i proprietari di vecchie vetture, il provvedimento sarebbe addirittura incostituzionale. E ieri a Milano molti di loro sono scesi in piazza. A bordo di semi cimeli storici, ma anche di molte utilitarie che si vedono normalmente circolare per le nostre città, e che mai si sospetterebbe che da un giorno all’altro debbano finire in soffitta. Ieri, a sposare la protesta dei ciclo-auto-vetero-motorizzati c’era anche l’Automobil Club Padano, imitazione leghista del ben più noto “italiano”. Claudio Lipodio, il presidente, accusa: ”E’ un provvedimento discriminante verso chi non ha la possibilità di cambiare l’auto”. Non è il solo a pensarla così. Pur se sia Lega, che Alleanza Nazionale, fanno parte della maggioranza in Regione che ha di fatto sancito il blocco, Flavio Nucci, consigliere provinciale di An, ieri era in piazza, seppur “a titolo personale” per spiegare che in ogni caso, il decreto non serve a niente. E che la percentuale di vecchie auto è così bassa rispetto alle altre, che non cambierà molto. Formigoni, “presidentissimo” lombardo, saldamente in sella ala giunta regionale da
quasi tre legislazioni, ha però fortissimamente voluto il decreto. Resterà come banco di prova. E se dovesse funzionare, anche i non lombardi proprietari di auto non catalizzate potrebbero dover smettere di sorridere. Le regioni italiane che l’ultimo inverno non hanno fatto registrare superamenti delle soglie limite di smog, infatti, sono davvero poche.
(2 novembre 2003, ore 17,07)




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