....….in Spagna
A fine anno il governo socialista spagnolo ha varato un piano per promuovere la televisione digitale terrestre, che entro il 2010 dovrà diventare la modalità di trasmissione di tutte le reti.
La ragione di questa scelta, che ne accelera una già adottata dal governo precedente, è l’ampliamento della disponibilità di canali in chiaro in grado di essere ricevuti su tutto il territorio nazionale. Esattamente lo stesso argomento che era alla base della legge di riassetto televisivo proposta e poi approvata, tra roventi polemiche dell’opposizione, in Italia.
La decisione spagnola, se non altro, dimostra che la scelta del digitale terrestre non era un espediente per salvare il posto a Emilio Fede, come ha sostenuto per mesi l’opposizione. Naturalmente sarebbe ingenuo ritenere che le vicende del duopolio Rai-Fininvest non abbiano inciso sulle scelte della maggioranza in Italia.
Però la soluzione adottata avrebbe dovuto essere esaminata anche per il suo valore intrinseco, per il suo significato tecnologico, insomma per i suoi effetti obiettivi.
Il fatto che il governo di José Luis Rodríguez Zapatero compia la stessa scelta dimostra che questa ha un suo valore autonomo, a meno che non si voglia sospettare il premier socialista di essere anch’egli un servo sciocco di Silvio Berlusconi.
D’altra parte sono numerosi i casi in cui l’opposizione italiana non riesce ad andare al di là della denuncia propagandistica per esaminare le scelte nel loro valore oggettivo.
Oltre che nel caso, macroscopico, dei problemi della giustizia, questo limite è risultato evidente anche sul terreno economico sociale, con la sconsiderata guerriglia contro la riforma del mercato del lavoro o il rifiuto di considerare gli aspetti oggettivi di difesa dell’economia italiana nelle battaglie europee di Silvio Berlusconi, per non parlare della riduzione delle imposte sul reddito e dei tentativi di rilanciare crescita, investimenti e consumi.
Ferrara su Il Foglio
saluti




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