Nella capitale afgana, nonostante attentati e rapimenti, per migliaia di militari e funzionari internazionali il problema più sentito è la noia: Così per gli "expatriots" è nata una città parallela a luci rosse: prostitute, droghe, alcol e feste scatenate
Di Ortensia Visconti
Tratto da D - La Repubblica delle Donne, n. 426 del 13 novembre 2004
"Questa finalmente è l'Asia senza complessi di inferiorità". Così Robert Byron descriveva l'Afghanistan nel 1933, nel suo La via per l'Oxiana. Un'impressione analoga potevano suggerire il Paese e i suoi abitanti anche tre anni fa, subito dopo la sconfitta del regime talebano. Poi, però, poco a poco sono arrivati gli stranieri: militari, mercenari, consulenti, impiegati delle società di ricostruzione, funzionari delle Nazioni Unite, diplomatici, giornalisti, prostitute. E oggi a Kabul gli occidentali comprano sigari e caviale, perfino pillole di ecstasi; le ragazze europee e americane si abbronzano in bikini ai bordi delle piscine, mentre oltre il muro di cinta i burqa nascondono quelle afgane. L'alcol è ancora vietato ma le feste, i bar e i ristoranti offrono tutto ciò che possa alleviare la noia e la tensione di una zona di conflitto. La comunità degli expatriots - alcune migliaia di persone - si è creata qui una propria realtà, alternativa, parallela e distante da quella afgana. Gente che guadagna 4000 dollari al mese, tax free, o addetti alla sicurezza il cui stipendio arriva fino ai 20 mila dollari. Gente che pagherebbe qualsiasi prezzo pur di riuscire a "distrarsi".
[...] In cima alla lista degli artefici di questa pacifica esplosione c'è sicuramente Lalita Thongngamkam. Donna d'affari di 52 anni, da tempo segue la "carovana" delle Nazioni Unite aprendo ristoranti in tutte le zone di guerra. Lo ha fatto in Cambogia, , East Timor, Somalia, Ruanda, Kosovo. E a Kabul, dove da Lai Thai si mangiano pesci e frutti di mare provenienti direttamente da Dubai. "In posti così non c'è competizione. Quando un Paese è nei guai, beh io comincio ad interessarmene".
Altri non si limitano alla ristorazione. Tom è un ex-marine, e da due anni ha aperto un locale di prostitute cinesi. [...] Le ragazze sono arrivate dalla Cina con visti forniti da funzionari corrotti e resteranno per sei mesi chiuse nel locale, senza mai uscire. [...] La polizia protegge l'ingresso del locale e impedisce l'ingresso agli afgani. In cambio, Tom paga in denaro o in natura: "In città ci sono centinaia di prostitute", racconta mentre le ragazze ballano insieme a due giovani occidentali. "I locali tollerano, noi gli rivendiamo l'alcol che loro non possono comprare, e che poi smerciano al mercato nero".
[...] Alcune delle prostitute afgane di Kabul lavorano da casa, con i telefoni cellulari. Molte in strada, col burqa: tambureggiano il suolo con un piede, o alzano il mignolo della mano e lo fanno ondeggiare. "Ce ne sono centinaia per le strade della città" dice Zarghuna Hashemi, portavoce dell'associazione Rawa che si occupa di diritti delle donne. "Ma non sono le solite prostitute, quelle che c'erano prima della guerra. Queste donne sono il prodotto del cambiamento della nostra economia negli ultimi tre anni". Alcune vivono nei bordelli (secondo Rawa solo a Kabul ce ne sarebbero una trentina) e dividono i loro guadagni con i mariti o i protettori.
Leila arriva al nostro appuntamento nascosta dal burqa e accompagnata dal figlio di otto anni [...]. A casa ha altri tre bambini e in tasca un diploma da infermiera: suo marito, impiegato del governo per 38 dollari al mese, non le permette di lavorare in ospedale. Potrebbe incontrare altri uomini. "Ai tempi dei talebani ricamavo" racconta Leila, cercando sempre di non mostrare il viso. "Tre anni fa, quando sono arrivati gli occidentali, i prezzi sono saliti. Solo la casa ci costa 200 dollari al mese, per le altre spese se ne vanno altri 400. A mio marito dico che vado al salone di bellezza a truccare e acconciare le donne per i matrimoni e invece...", esita. Poi riprende: " Tante mie amiche fanno come me. Ci contattano sui telefonini e andiamo a casa loro. Beviamo alcol e in un'ora guadagniamo fino a 100 dollari... [...] I miei clienti lavorano per le Ong o per il governo, ma sono tutti musulmani".
[...] Intanto, con le prime stime del ministero della sanità sull'Aids (2-300 casi) arrivano anche le critiche al neoeletto governo di Hamid Karzai, accusato dai mullah di non riuscire a far portare altro in Afghanistan che alcol e prostitute.
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le pari opportunità marciano trionfanti anche a Kabul....
la democrazia vince sempre...
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