Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Caos a Palermo

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Caos a Palermo

    Palermo. “Vastasunazzi”, dice il cancelliere beffardo.
    “Vastasunazzi”, cioè maleducati, scortesi, immaturi.
    Il cancelliere è quello che coniò l’espressione “puri e ciuri”, riferendosi all’infido maresciallo Giuseppe Ciuro, servitore al tempo stesso di mafia e antimafia, e ai suoi amici pubblici ministeri.
    Adesso il cancelliere ce l’ha con i magistrati che sabato, per decisione dell’Anm distrettuale, diserteranno la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario: hanno deciso di manifestare in toga fuori dal palazzo, mentre il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, sarà in aula.
    Vastasunazzi e anche un po’ incauti, pensa non solo il cancelliere: perché la decisione di protestare così contro la riforma dell’ordinamento giudiziario, adottata “all’unanimità in un’assemblea affollata e partecipata”, come recita il comunicato ufficiale dell’Anm, ha provocato mugugni e perplessità da parte di molti, moltissimi giudici, anche da parte di quelli di sinistra, se è vero che Antonio Ingroia, uno dei “puri e ciuri”, aveva fatto in assemblea una proposta diversa.
    Molti magistrati avvertono il rischio di fare la figura di coloro che temono il guardasigilli e la sua loquela padana. Parecchi di loro avrebbero preferito sfruttare l’occasione per cantargliele di persona, contestandolo con argomenti e non con una manifestazione che tra l’altro non potrà che rievocare un’altra protesta di pochi giorni fa, tenuta nello stesso luogo fisico, piazza della Memoria: quella degli Lsu, i lavoratori socialmente utili.
    A Palermo, in realtà, in tema di giustizia non si capisce più niente da tempo: è finita l’era degli schemi precostituiti, di Caselli e dei caselliani, dell’antimafia chiodata e di quella moderata.
    Pure gli avvocati fanno di testa loro: a livello nazionale, l’Unione delle camere penali ha deciso di non partecipare alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, mentre il sindacato dei penalisti palermitani andrà in aula, per rivendicare, dice il presidente vicario, l’avvocato Roberto Tricoli, la “necessità di dialogo; perché è questa assenza di dialogo, il vero male della giustizia”.
    Tra i magistrati, la variabile sempre più variabile appaiono non più tanto i pubblici ministeri ma i giudici.
    Qualche esempio: l’11 dicembre è stato condannato a nove anni, per “concorso esterno”, Marcello Dell’Utri, senatore di Forza Italia; il 28 dicembre, la Cassazione ha confermato che Giulio Andreotti non mafiò sempre ma in fondo mafiò, nella sua lunga vita.
    Piaccia o no, il metodo Scaduti – il sistema adottato dal giudice che, pur non condannando Andreotti, lo mascariò da fargli male, malissimo - è stato fatto proprio anche dalla Suprema corte.
    Come possiamo definire, allora, il clima confuso che si respira a Palermo? Ci soccorre ancora una volta il cancelliere:
    “Chiamatelo effetto Guarnotta”.
    Il giudice che ha dato nove anni a Dell’Utri, infatti, nel 2001 aveva assolto un altro imputato eccellente, Calogero Mannino. L’anno scorso la sentenza Mannino è stata ribaltata in appello e pure l’ex ministro democristiano è stato condannato: cinque anni e quattro mesi.
    Viene da pensare che i giudici veramente imprevedibili, a Palermo, siano ormai quelli della Corte d’appello. Ricordate infatti quando impallinarono Corrado Carnevale? Sei anni e mezzo, gli affibbiarono, dopo un’assoluzione in primo grado, poi ribadita in Cassazione.
    Ulteriore riprova dell’effetto Guarnotta: c’era un altro politico presunto mafioso, Vincenzo Inzerillo, ex senatore Dc, al quale sempre lui, Guarnotta, aveva mollato otto anni in primo grado; anche qui c’è stato un ribaltone e l’hanno assolto in appello.
    E sapete chi ha fatto la seconda sentenza? Francesco Ingargiola, cioè il giudice che aveva assolto Andreotti e condannato Bruno Contrada, ancor oggi sotto processo dopo un’assoluzione in appello e un annullamento in Cassazione.
    Ma non è finita. Perché su Palermo rimbalzano pure gli echi, non meno caotici, della guerra per la Superprocura: Gian Carlo Caselli aveva deciso di correre per succedere a Piero Luigi Vigna e il governo ha prorogato l’incarico dell’attuale capo della Dna.
    In questo modo Caselli è fuori gioco, Piero Grasso è quasi senza avversari e allora l’antimafia si mette in guerra contro l’antimafia, tra i duecento magistrati che rivolgono a Vigna un appello (respinto al mittente dall’interessato) perché rinunci alla proroga e l’associazione dei familiari delle vittime della strage di via De’ Georgofili, che sostengono l’ex procuratore di Firenze e lo invitano a restare al proprio posto.
    Non si capisce più niente anche perché si è messo in mezzo pure il Tar.
    Sì, persino il tribunale amministrativo regionale del Lazio: Gioacchino Natoli e Guido Lo Forte, due degli ex caselliani di ferro, erano stati nominati presidenti di sezione del tribunale.
    Oltre che per i loro meriti, erano stati promossi dal Csm per assicurare governabilità alla procura di Palermo.
    C’è stato però un ricorso da parte di uno dei candidati battuti e il Tar lo ha accolto, stabilendo che bisogna rifare tutto il concorso.
    Col risultato (ingombrante, per il procuratore Grasso) che ora forse Natoli ci ripensa e resta in procura.

    Riccardo Arena su Il Foglio

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito E invece a Milano....

    Gerardo D’Ambrosio, ex procuratore di Milano, ha ricostruito in un libro le vicende giudiziarie di cui è stato protagonista, dall’inchiesta sulla morte dell’anarchico Pinelli a Mani Pulite.
    Il titolo del libro, “La giustizia ingiusta”, farebbe pensare a una rilettura autocritica, ma non è affatto così. D’Ambrosio difende
    tutto, non si commuove di fronte alla sorte degli indagati che si sono suicidati in carcere, sostiene che non fu la paura delle manette facili a indurre gli imprenditori a confessioni e denunce a
    raffica, ma la ricerca “ di una forma di riscatto dalla riprovazione dell’opinione pubblica”.
    Rivendica anche il suo ruolo nell’archiviazione dei fascicoli che riguardavano l’amministratore del Pci, che a suo tempo suscitò ampie polemiche.
    Riconosce un solo errore di Mani Pulite, l’aver inviato il famoso avviso di garanzia a Silvio Berlusconi mentre, da presidente del Consiglio, presiedeva a Napoli una riunione dell’Onu sulla lotta
    alla criminalità.
    Com’è noto il processo sui reati ipotizzati in quell’avviso si è
    concluso con l’assoluzione completa di Berlusconi.
    Anche di questo “piccolo errore”, peraltro, D’Ambrosio non si sente
    personalmente responsabile, spiega anzi di essersi opposto in ogni modo.
    Pare di capire che la ragione della sua autocritica non stia nell’infondatezza degli indizi su cui si basava l’accusa o nella
    obiettiva lesione del funzionamento delle istituzioni democratiche che quell’avviso ha rappresentato.
    D’Ambrosio è convinto che quell’iniziativa è stata la causa che ha fatto vacillare tutta l’inchiesta.
    Insomma si è trattato di un errore di tattica, di una mossa falsa, non di un inconcepibile e ingiustificato attacco a un legittimo potere dello Stato.
    In questo D’Ambrosio conferma di essere una delle menti politiche più fini del partito delle Procure, capace più di altri di intuire le conseguenze delle scelte e il cangiante rapporto con l’opinione pubblica.
    Il fatto è che, invece, il mestiere di D’Ambrosio era quello del magistrato, che avrebbe dovuto occuparsi di reati e responsabilità personali, non, come ha fatto abilmente, di politica.

    Ferrara su Il Foglio del 14 gennaio

    saluti

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito C'era caos pure a Milano?

    D’Ambrosio? Un bugiardo

    Siamo alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario e Francesco Saverio Borrelli tuona contro l’ex collega “E’ una menzogna, non dovevi dirlo”.
    “E’ una menzogna” viene ripetuto ben tre volte.
    Già Antonio Di Pietro, tempo fa, spiegò che come lui fosse stato contrario alla mossa di spedire quel famoso “avviso” al premier Berlusconi, a Napoli.
    Oggi, nel suo libro “La giustizia ingiusta” (mai titolo fu più azzeccato) D’Ambrosio chiarisce che lui proprio non ne voleva sapere di spedire quella bomba mediatica:
    ”Manifestai le mie preoccupazioni e insistetti sulla necessità di attendere….sentivo che quello scoop sbattuto in prima pagina avrebbe provocato al Pool un danno pressoché irreparabile”.
    Concetto ribadito venerdì sera a “Otto e mezzo” (sulla 7).
    Il giorno dopo s’incontrano nell’Aula magna del palazzo di giustizia e Borrelli, gelido, saluta l’ex amico e collega con dure parole: “ E’ una menzogna. Non dovevi farlo. Hai cattiva memoria, è stata una decisione collettiva”.

    Visto che è cicciato fuori pure Di Pietro ricordiamo l’altro episodio: dieci anni fa Berlusconi rivelò che Tonino, in un colloquio privato, di essere stato contrario a quell’atto.
    La risposta di Borrelli fu dura ed esplicita: “O smentisci subito o non ti fai più vedere a palazzo, perché ti faccio volare dalle scale”.
    Tonino non reagì.
    E l’ex capo dei pm milanesi si vendicò spiegando, a Brescia, che Di Pietro in vista dell’interrogatorio del premier aveva affermato testualmente “Io a quello lo sfascio”.
    A chi, come D’Ambrosio, dovesse avere corta memoria, voglio ricordare che quella squallida storia finì in Cassazione con l’assoluzione completa di Silvio Berlusconi.

    saluti

  4. #4
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Miserie della giustizia italiana...

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Palermo. Fra Natoli e Tescaroli non c’è solo una facile rima.
    A Palermo l’anno giudiziario è cominciato sotto il segno della protesta e della polemica, con un rigurgito di casellismo e un tentativo di condizionare la corsa alla Superprocura antimafia: Piero Grasso, capo dell’antimafia palermitana, si è ritrovato infatti, nel giro di poche ore, con un blitz fatto “in casa sua”, a Palermo, da agenti della Direzione investigativa antimafia di Roma, che, senza informare i magistrati del capoluogo dell’Isola, cercavano il superlatitante Bernardo Provenzano per conto del pm romano Luca Tescaroli.
    Su un altro fronte, Grasso ha dovuto fronteggiare le accuse lanciate da uno dei suoi sostituti, Gioacchino Natoli, che gli ha contestato di aver partecipato all’inaugurazione dell’anno giudiziario, alla presenza del ministro della Giustizia, Roberto Castelli, mentre la maggior parte dei magistrati avevano disertato la cerimonia ufficiale.
    “Stiamo misurando – ha detto il pm commentando l’assenza del suo capo alla manifestazione di piazza – il grado di indipendenza di ciascun magistrato, rispetto a desideri, anche impliciti, dei potenti di turno”. Parole durissime.
    Alle quali Grasso ha replicato dicendo che il collega aveva preferito nascondersi nel branco, mentre lui aveva pubblicamente affrontato il ministro a muso duro.
    Il procuratore si è comunque dovuto difendere dagli estremismi dell’antimafia.
    Così come Giovanni Falcone, agli inizi degli anni Novanta, dovette difendersi dal fanatismo di Leoluca Orlando che, sognando di trasferire all’Ucciardone tutti i suoi nemici politici, lo accusava di tenere le prove nei cassetti.
    Ricomincia la guerra, dunque.
    I due episodi sono sicuramente avvenuti nello stesso contesto temporale, ma in maniera del tutto casuale, ma dimostrano che il clima è tutt’altro che sereno, a Palermo e dintorni.
    Intanto Gian Carlo Caselli, da procuratore generale di Torino, inaugura l’anno giudiziario senza distribuire copia della propria relazione, “perché mancano i soldi per le fotocopie”.
    Caselli, tra parentesi, è o sarebbe il principale antagonista di Grasso nella corsa per la guida della Direzione nazionale antimafia.
    Il governo, per adesso, prorogando l’incarico di Pierluigi Vigna, lo ha tagliato fuori.
    Tutto però dipende dai tempi e dai modi delle correzioni che saranno apportate alla legge di riforma dell’ordinamento giudiziario, dopo il rifiuto di promulgarla da parte di Ciampi.
    Gli agenti della Dia romana, per il blitz andato a vuoto, avrebbero agito su mandato del pubblico ministero Luca Tescaroli, che, quando lavorava a Caltanissetta, si era occupato della strage di Capaci, e poi, scrivendo un paio di libri sull’argomento, aveva individuato in un fumoso contesto “mafioso-politico-imprenditoriale” i possibili “mandanti esterni” dell’eccidio.
    Prima di lasciare la Sicilia, Tescaroli aveva litigato con il capo della procura nissena, e si era rifiutato di firmare la richiesta di archiviazione nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, coinvolti nella vicenda dal pentito Salvatore Cancemi, quello la cui memoria “come un chiodo arrugginito, si svita a poco a poco”.
    Trasferito a Roma, il pm antimafia era quasi sparito dai giornali.
    Ma nel 2005 ci è finito già due volte: prima per un improbabile progetto di attentato messo in piedi da Bernardo Provenzano per colpire lui e Piero Grasso; poi per il blitz fallito a Palermo, che ha provocato uno scambio di battute al veleno col procuratore siciliano.
    Natoli ha riaperto invece le ostilità a freddo, dopo mesi di calma apparente.
    Il suo disagio, chiamiamolo così, nasce dal fatto che avendo superato gli otto anni di permanenza nella distrettuale antimafia – è stato uno dei pm del processo Andreotti – la legge gli impone di lasciare l’incarico. Lo ha confessato lui stesso a una giornalista di “Report”. Nel tentativo di dimostrare che a fronte della mafia c’è un’antimafia sempre più disarmata, si è lasciato andare a un paragone forse un po’ azzardato:
    “E’ come se Bernardo Provenzano venisse escluso dal vertice di Cosa Nostra per il solo fatto di avere superato gli otto anni di permanenza”.

    Da Il Foglio

    Hanno proprio dello spirito, questi nostri magistrati

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Caos è Rivolte a Palermo (La Rivolta del Sud)
    Di dedelind nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-10-12, 10:14
  2. Palermo, caos-rifiuti nelle strade Rissa sfiorata in municipio
    Di benjamin_linus nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 68
    Ultimo Messaggio: 01-06-09, 09:44
  3. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 15-02-07, 14:07
  4. ClubAir, dal 23 giugno il Palermo-Bucarest e Palermo-Timisoara
    Di Paxromana nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 17-05-05, 17:48
  5. voli Palermo-Detroit e Palermo-Montreal?
    Di landingFCO nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 14-01-05, 00:59

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito