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Discussione: Prodi era dei nostri!

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    Thumbs up Prodi era dei nostri!

    Quando era l’ex commissario Ue a capeggiare la crociata antiturca

    17/01/2005---- l'Avanti quotidiano socialista---

    Uno slogan becero, oscurantista e razzista quando ad usarlo sono i leghisti. Eppure nell’estate 2003 l’allora presidente della Commissione dell’Unione Europea e futuro candidato premier per il centrosinistra in Italia, Romano Prodi, quando fu chiamato ad esprimere la propria opinione sull’ingresso di Ankara nell’Ue, affermò: “Sono nato in un Paese in cui, quando un bambino doveva descrivere qualcosa di spaventoso, diceva: mamma, li turchi”. Come fece notare già all’epoca Il Foglio, se una battuta del genere fosse stata proferita da un Umberto Bossi, all’epoca ancora in perfetta forma, ci si sarebbe ritrovati a commentare il solito coro sul razzismo anti islamico della Lega. Invece fu detta da Romano Prodi, presidente della Commissione europea con in corso un complesso negoziato per l’ingresso di Ankara nell’Unione europea, e non successe niente. Anzi, invece che della colossale gaffe di Prodi si parlò a lungo di quella attribuita a Silvio Berlusconi che proprio in quei giorni tentò un baciamano della sposa alle nozze del figlio del premier turco, alle quali era presente come testimone, con tanto di prima pagina dedicata dal quotidiano “la Repubblica”. La previsione del giornale diretto da Giuliano Ferrara si è tuttavia materializzata un anno e mezzo dopo, quando circa tremila militanti e simpatizzanti della Lega sono giunti a Milano per protestare contro l’ingresso della Turchia in Europa, con i grandi opinionisti e pensatori italiani che si sono indignati dinanzi agli slogan scritti sui cartelli portati dai manifestanti: “Mamma li turchi” (Prodi docet), “Sì alle radici cristiane, no alla Turchia in Europa”, “dopo i cinesi, i turchi, piccole e medie imprese a rischio”. Discutibile o meno, la Lega non ha fatto altro che esprimere in modo limpido e chiaro la propria posizione politica in merito ad una questione di politica estera che riguarda tutti, col possibile ingresso di un paese non europeo nell’Unione. Un controsenso che merita quanto meno un dibattito aperto che possa coinvolgere i cittadini stessi dell’Unione. Del resto la Lega ha portato in piazza non solo il disagio per ciò che ritiene lesivo dell’integrità culturale dell’Europa, ma anche delle richieste esplicite per voce dei tre ministri leghisti, Calderoli, Castelli e Maroni, propensi a promuovere un referendum popolare perché “su una questione così delicata non possono esprimersi i ministri degli Esteri, ma deve esprimersi il popolo”. Inaccettabile al punto da spingere Bruno Ugolini a vedere, ironizzando dalle colonne dell’Unità, “leghisti terrorizzati che immaginano Ottomani con la scimitarra sguaiata che sgozzano bimbi e spose della terra padana”. Ovviamente la memoria corta e la disonestà intellettuale dei biechi divulgatori del verbo ulivista è tale da non consentire un approccio alla questione seria e costruttiva. Ieri, quando il loro futuro leader ricorreva a battute offensive, dopo che i governi di centrosinistra erano già arrivati ad un passo dalla rottura con Ankara, erano intenti a demolire la missione mediterranea del nostro premier teso a instaurare un solido legame politico e personale con il presidente del governo turco, Recep Erdogan, ignorando che la Turchia è schierata da tempo con l’Occidente, avendo persino un accordo militare con Israele, che gli islamici moderati oggi al governo non hanno mai messo in discussione. Oggi, evidentemente, la polemica politica interna li porta, pur non esplicitando una propria posizione sull’oggetto del contendere, a strumentalizzare e distorcere legittime posizioni politiche di un partito della maggioranza che su una questione specifica diverge dalla posizione dei suoi alleati e del Governo. Tuttavia la Lega Nord non è sola in Europa. Mentre in Austria, Schlussel, ha auspicato un referendum europeo, l’astro nascente della politica francese, Nicolas Sarkozy, ex superministro dell’Economia ed ora capo dell’Ump in rotta di collisione con il Presidente Jacques Chirac, ha espresso recentemente le sue perplessità riguardo la prospettiva dell’ingresso della Turchia dell’Unione Europea. E’ stato Sarkozy e non Bossi a chiedere: “Ditemi dov’è Ankara: in Europa o in Asia?”; è stato Sarkozy e non Calderoli a domandare: “Ditemi dove sono le frontiere della Turchia con l’Iran e l’Iraq: in Europa o in Asia?”; ed è stato Sarkozy e non Castelli ad affermare: “C’è il rischio di costruire un progetto europeo che non ha più nulla a che vedere col progetto originario della nostra integrazione comunitaria: per non voler destabilizzare la Turchia, noi rischiamo di destabilizzare l’Unione Europea”. Ma in Italia un dibattito serio e non demagogico non è possibile, perché le speculazioni politiche monopolizzano gli orientamenti dei politici ed offuscano anche le analisi di quelli che dovrebbero essere commentatori ed osservatori potenzialmente imparziali. Se la Turchia rappresenta una chiave importante per la politica mediterranea e mediorientale, ed in questo periodo costituisce una delle priorità per l’Europa, e se è vero che “non si può tollerare una turcofobia ingiustificata, laddove si è dinanzi ad un Paese islamico che dai tempi di Ataturk sta laicizzando le sue istituzioni e quando la Turchia islamica sarà nell’Europa avremo la prova provata che non c’è nessuna contraddizione tra Islam e democrazia” (Gianfranco Fini), non si può ignorare che il problema da risolvere oggi, prendendo in prestito le parole del già citato Sarkozy, “non è tanto quello della Turchia quanto quello della nostra identità in quanto Unione Europea: dobbiamo dire quale Europa veramente vogliamo e sapere se l’Europa ha o no dei limiti geografici”. Ma non chiedete a Prodi ed i suoi seguaci di esprimere la propria opinione sul tema.

  2. #2
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito

    in realta' prodi non pensa mai di suo, e ' solo un " servente al pezzo" della "grande armata "...

    questa "citazione" serve solo a ricordarci sempre che e' tipico degli " autocrati" occupare con opportune teste di legno tutte le parti in commedia per coprire meglio la strategia .. tra cui di certo c' e' l' afroislamizzazione delle nostre terre ...

    Il prodi " anti-turk" del '2003 era finalizzato appunto a un qualche scopo tattico di allora esattamente come l' attuale fase " anti-turk" di quell' altra testa di legno che sta all' eliseo ..

    Nella fattispecie attuale infatti le dichiarazioni antiturke delle teste di legno francesi servono semplicemente ad evitare che il popolo francese gli bocci il referendum sulla marcia costituzione per sfogare il suo forte sentimento contro l' allargamento alla turkia ..

 

 

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