c’è un detto inglese che recita così: too little, too late. Si potrebbe applicare alle reazioni dei Ds, manifeste (D’Alema) e non manifeste (Fassino), alla sconfitta di Boccia in Puglia: troppo poco, troppo tardi. Non siamo mai stati teneri con la direzione che Prodi stava imprimendo alla sua leadership, ma nemmeno ci piace che lo si trasformi nel parafulmine di tutte le tensioni dell’Ulivo. Certo, se evitasse di dire a Bertinotti nel pieno di un difficile congresso che da lui si aspetta obbedienza; se evitasse di rassicurare la Quercia dicendole che è forte perché produce ghiande e dà da mangiare agli animali (che è esattamente quanto i Ds temono) sarebbe meglio. Ma il punto, come si dice, è politico.
E il punto politico, per i Ds e soprattutto per Fassino, è il seguente: hanno detto che la Fed, così come si sta facendo, va bene. Che è abbastanza. Che Prodi ne è il leader. Ci fanno su un congresso. Il segretario raccoglie l’80% su questa linea. Poi, appena Vendola sfonda nel loro elettorato pugliese (perché ha sfondato, o volete farci credere che i diessini sono minoranza tra i militanti pugliesi che sono andati alle urne?), si ribellano a ciò che era chiaro da tempo e che su queste colonne è stato scritto fino alla nausea. E cioè che senza partito riformista Prodi non è il leader dei riformisti, ma il leader di tutti. Dunque si sentono strangolati in una competizione in cui o si vota Prodi, che è il leader di tutti, o si vota Bertinotti, che è il leader degli altri. Così, gli unici che mancano sono i Ds, e i loro elettori saranno chiamati - esattamente come in Puglia - a scegliere tra il candidato ex democristiano e quello ex comunista. Normale che una parte cospicua di un elettorato ex comunista vada con l’unico ex comunista in lizza.
Per fermare questa deriva i Ds avrebbero molti mezzi. Il primo sarebbe candidare Fassino alle primarie. Il secondo sarebbe fare le primarie in ogni collegio. Nel primo caso, chissà se vince Prodi. Nel secondo caso, chissà in quale collegio vincerebbero i non diessini. Entrambe le strade sono sbarrate dalla linea politica scelta fin qui da Fassino. E con buona ragione: se salta l’asse Ds-Margherita, le elezioni del 2006 finiranno come le presidenziali francesi, e il mal comune non sarà mezzo gaudio. Ai Ds non resta che abbozzare, e continuare a svenarsi per motivi «coalizionali», nella speranza che salvando la coalizione salvino anche se stessi. Sono gli unici ad aver compiuto la famosa cessione di sovranità a Prodi. Adesso non possono che sperare in lui. Auguri.




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