Ecco, Silvio, colei che in odio hai tanto;
eccola in quella guisa
che la volevi a ponto.
Bramastila ferir, ferita l’hai;
bramastila tua preda, eccola preda;
bramastila al fin morta, eccola a morte.
Che vòi tu più da lei? Che ti può dare
più di questo Dorinda? Ah, garzon crudo!
Ah, cor senza pietà! Tu non credesti
la piaga che per te mi fece Amore:
puoi questa or tu negar de la tua mano?
Non hai credut’il sangue
ch’i’ versava per gli occhi;
crederai questo che ’l mio fianco versa?

Ma, se con la pietà non è in te spenta
gentilezza e valor che teco nacque,
non mi negar, ti prego,
anima cruda sì, ma però bella,
non mi negar a l’ultimo sospiro
un tuo solo sospir. Beata morte,
se l’addolcissi tu con questa sola
dolcissima parola,
voce cortese e pia:
va’ in pace, anima mia.

Dorinda, ah, dirò mia, se mia non sei
se non quando ti perdo e quando morte
da me ricevi, e mia non fosti allora
che ti potei dar vita?
Pur mia dirò, ché mia
sarai mal grado di mia dura sorte;
e, se mia non sarai con la tua vita,
sarai con la mia morte.

Ecco, piegando le genocchie a terra,
riverente t’adoro
e ti chieggio perdon, ma non già vita.
Ecco li strali e l’arco;
ma non ferir già tu gli occhi o le mani,
colpevoli ministri
d’innocente voler; ferisci il petto,
ferisci questo mostro
di pietad’e d’amor aspro nemico;
ferisci questo cor che ti fu crudo!
Eccoti il petto ignudo.

Ferir quel petto, Silvio?
Non bisognava a gli occhi miei scovrirlo,
s’avevi pur desio ch’io te ’l ferissi.
Oh bellissimo scoglio,
già da l’onde e dal vento
de le lagrime mie, de’ miei sospiri
sì spesso in van percosso,
è pur ver che tu spiri
e che senti pietate? O pur m’inganno?
Ma sii tu pur o petto molle o marmo,
già non vo’ che m’inganni
d’un candido alabastro il bel sembiante,
come quel d’una fera
oggi ha ingannato il tuo signor e mio.
Ferir io te? Te pur ferisca Amore,
ché vendetta maggiore
non so bramar che di vederti amante.
Sia benedetto il dì che da prim’arsi!
Benedette le lagrime e i martiri!
Di voi lodar, non vendicar, mi voglio.

(G.B.Guarini, Il pastor fido)