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LEGGE MANCINO: la condanna di tre politici della Lega Nord (Corrispondenza romana) Accogliendo la richiesta del procuratore capo Guido Papalia, il 2 dicembre 2004 il Tribunale di Verona, presieduto da Mario Sannite, ha riconosciuto il consigliere regionale veneto Flavio Tosi, gli assessori provinciali veronesi Matteo Bragantini e Luca Coletto, il presidente della VIII circoscrizione Enrico Corsi e i capigruppo della VI e della VIII circoscrizione veronese Barbara Tosi e Maurizio Filippi, tutti della Lega Nord, come colpevoli d'incitamento all'odio razziale a danni degli zingari. I politici sono stati condannati a 6 mesi di reclusione a testa e all'interdizione per 3 anni dalle campagne elettorali (queste pene verranno tuttavia comminate solo in caso di recidiva) oltre a 45.000 euro di multa, da pagare all'Opera Nomadi.
Occasione della condanna è stata una campagna, promossa dalla Lega Nord, nella quale si raccoglievano firme per una petizione che chiedeva di trasferire un campo di zingari. Motivo della condanna è stato il fatto che, nella loro conferenza stampa, i leghisti non si sarebbero limitati a chiedere lo scioglimento del campo, ma avrebbero chiesto di allontanare dalla città gli zingari, presentandoli come gente portata alla delinquenza ("I nomadi rubano e sfruttano i minori").
L'iniziativa della Lega aveva suscitato la protesta del vescovo di Verona, mons. Carraro, che si era dichiarato "ferito dalla notizia della raccolta di firme e allarmato dalla pericolosità di questa richiesta". Sette zingari Sinti, assistiti dell'Opera Nomadi, avevano quindi denunciato gli amministratori leghisti, accusandoli del fatto che lo slogan della loro campagna ("Firma anche tu per mandar via gli zingari") costituiva un incitamento alla persecuzione motivato da odio razziale, vietato dalla legge Mancino. L'accusa di incitamento all'odio razziale era stata smentita dai leghisti e impugnata dai loro difensori; essi avrebbero dimostrato che componenti del campo Sinti avevano promosso furti, accattonaggio minorile ed altri crimini nella circoscrizione, senza essere puniti per questo. La risposta del pubblico ministero è stata che il Tribunale doveva emanare una condanna che servisse a "rieducare gli amministratori imputati" al rispetto per i nomadi e come ammonimento ai propagandisti del razzismo ("L'Arena", 3 dicembre 2004).
Significativa la reazione dei propagandisti dell'antirazzismo. Lorenzo Monasta, del Collettivo K, ha dichiarato: "Siamo soddisfatti. Ora è chiaro che c'è una linea ferma oltre la quale non può valere la cosiddetta libertà di espressione invocata dai leghisti. Questo limite ha a che fare col bene fondamentale della dignità umana". Secondo Francesca Bragaja, di Rifondazione Comunista, "questa condanna è un grande riconoscimento politico e culturale a nostro favore" e contribuirà a cambiere il dibattito politico, imponendo alla Lega di non toccare certi temi scottanti.
Questa sentenza costituisce un pericoloso precedente. Come hanno ammonito i citati consiglieri leghisti, ma anche il forzanovista Caratossidis, questa condanna ripropone il problema della legge Mancino. Com'è noto, essa ha ripristinato una forma di reato di opinione mascherandolo come incitamento alla discriminazione o all'odio razziale e religioso, un reato che, oltretutto, rischia di essere applicato selettivamente per colpire una precisa parte politica. (CR 884/03 del 08/01/05)
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