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Risultati da 51 a 60 di 410
  1. #51
    Con l'Iraq che si ribella
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    Predefinito Re: Re: Re: E' o non è terrorismo?

    In origine postato da pensiero
    ma cosa dici? ma se stanno facendo strage quotidianamente di irakeni
    Veramente le bombe contro obiettivi civili nonchè i filmini high-tech con decapitazioni e tante "aggiuntine digitali" le attuano i contras al servizio degli yankee...do you know "contras"?

    Non sono certamente quattro islamisti spediti giù in un campo di addestramento in medioriente che possono avere il tempo, i mezzi ed il modo di fare tutto ciò...anche considerando che erano così circospetti che già qua sono finiti subito nei cazzi...

    Peraltro se intendi i miliziani collaborazionisti al soldo degli yankee...
    ...bè...quelli sono miliziani al soldo degli occupanti...tecnicamente sono ancora obiettivi militari...
    Skarm
    Alle europee io voto Codacons...e tu?

  2. #52
    Con l'Iraq che si ribella
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    E poi dipende...ad esempio, a quanto ne so quando Fallujah fu liberata la prima volta dagli occupanti (yankee), i partigiani diedero alla polizia irachena il compito di gestire l'ordine...e questo nonostante la polizia fosse armata e sia stata addestrata da forze straniere...
    Skarm
    Alle europee io voto Codacons...e tu?

  3. #53
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    In origine postato da Skarm
    E poi dipende...ad esempio, a quanto ne so quando Fallujah fu liberata la prima volta dagli occupanti (yankee), i partigiani diedero alla polizia irachena il compito di gestire l'ordine...e questo nonostante la polizia fosse armata e sia stata addestrata da forze straniere...
    Skarm

    guarda che l'inchiesta della procura ha dimostrato che c'entra anche l'11 settembre non fosilizzarti solo sui "presunti guerriglieri" reclutati per l'irak.....ma si tanto è neanche inutile parlarne con voi, gente che è stata estradata perfino dall'iran per essere giudicata noi la lasciamo a piede libero grazie a posizioni politiche ideologiche, che schifo...leggiti il corriere di oggi e divertiti, a me il sapere che qui in Padania, perchè è da noi che ci sono sti stronzi, sapere di avere gente che finanzia, arruola e fa proselitismo del terrorismo non diverte per niente.....

  4. #54
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    In origine postato da pensiero
    guarda che l'inchiesta della procura ha dimostrato che c'entra anche l'11 settembre non fosilizzarti solo sui "presunti guerriglieri" reclutati per l'irak.....ma si tanto è neanche inutile parlarne con voi, gente che è stata estradata perfino dall'iran per essere giudicata noi la lasciamo a piede libero grazie a posizioni politiche ideologiche, che schifo...leggiti il corriere di oggi e divertiti, a me il sapere che qui in Padania, perchè è da noi che ci sono sti stronzi, sapere di avere gente che finanzia, arruola e fa proselitismo del terrorismo non diverte per niente.....
    E allora invece di star dietro ad un pc a scrivere stronzate il popolo padano faccia una bella rivoluzione e se ne vada fuori dai coglioni se non è contento! E che palle!

  5. #55
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    E comunque il giudice ha esclusivamente applicato la legge quindi ha fatto più che bene

  6. #56
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    In origine postato da Il_Siso
    E comunque il giudice ha esclusivamente applicato la legge quindi ha fatto più che bene
    Oggi, dopo una maggiore informazione, non sono così sicuro abbia applicato la Legge. Credo sia meglio attendere la motivazione della sentenza, prima di esprimersi. Per me la novità è un'altra: ho ascoltato il PM che ha sostenuto l'accusa. Con uno così è già tanto che a quei tre non abbiano dato una medaglia. Rammentiamo che il Giudice emette sentenza in base alle prove che si formano durante il dibattimento ...

  7. #57
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da iproscritti
    Per me la novità è un'altra: ho ascoltato il PM che ha sostenuto l'accusa. Con uno così è già tanto che a quei tre non abbiano dato una medaglia.
    potresti spiegarti meglio?

  8. #58
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    In origine postato da pensiero
    potresti spiegarti meglio?
    ripeto: la prova oggi si forma in dibattimento. Il PM, stamattina su Radio24, ha praticamente detto che nei riguardi di questo tipo di indagini mancano mezzi investigativi, collaborazione internazionale, uomini, etc etc etc ... Insomma: il suo predecessore ha stanato i tre, li ha incriminati e fatti arrestare e ha passato il vaglio del GIP e così via. Poi è arrivato LUI (capisci di chi sto parlando, è uno piuttosto noto), ha preso in mano la situazione, è andato a dibattimento e ... è riuscito a farli assolvere in dibattimento da una Magistrato notoriamente non ideologizzata. Adesso va in giro anche a dire che il Giudice è Giudice. E chi lo mette in dubbio? Faccia bene il suo mestiere di PM, piuttosto ...

  9. #59
    Veneta sempre itagliana mai
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    leggi, se non basta questo per tenere gente che vive qui in carcere, allora la gente fa bene quando viene interpellata a dire che non crede in questa magistratura:

    Dopo la sentenza di Milano
    Il «moderato» tradito da un video dove spara
    Le immagini riprese dal pentito Mohammed Tahir in uno
    dei campi paramilitari del movimento "Al Ansar"

    Il pentito Mohammed Tahir in una delle immagini del video
    MILANO - Il «moderato» che spara con il kalashnikov nei campi di Al Ansar in Kurdistan. Il presunto innocente che viene arrestato nientemeno che dalla repubblica islamica dell’Iran. Il semplice falsario di passaporti che giura di non aver mai sospettato che i suoi amici Mohammed Atta e Ramzi Binalshibh stessero progettando (anche in casa sua) gli attentati-kamikaze dell’11 settembre. Fino a prova contraria meritano davvero l’assoluzione, ma proprio per questo è indubbio che avevano un curriculum sfortunatissimo i protagonisti della sentenza che, l’altro ieri, ha assolto cinque fondamentalisti islamici spiegando che hanno sì inviato guerriglieri in Iraq, ma questo non basta a definirli terroristi.
    Nel passaggio centrale della motivazione, il giudice Clementina Forleo chiarisce che è provata la loro «comune appartenenza all’organizzazione combattente islamica Al Ansar». Ma aggiunge che «questa formazione era alquanto eterogenea», nel senso che «la svolta violenta verso l’utilizzo di kamikaze» era condivisa «solo da alcuni militanti», per cui non è possibile condannare tutti per terrorismo internazionale. L’argomento chiave, secondo il giudice, è che a fare queste distinzioni è lo stesso Mohammed Tahir, il curdo-iracheno di Parma che i pm milanesi hanno presentato come il primo pentito di Al Ansar, ma che in realtà, come rimarca il giudice, si autodefinisce «islamista moderato».
    Il «rito abbreviato», che limita il giudizio ai soli atti scritti, ha però lasciato in ombra la storia del pentimento di Tahir: come, quando e perché un «fondamentalista» come lui ha deciso di collaborare con i pm? La risposta sta in un video, girato in Kurdistan dallo stesso Tahir: 78 minuti d’immagini-choc di guerriglieri armati di kalashnikov che inneggiano alla guerra santa in uno dei campi paramilitari di Al Ansar, gli stessi che nel 2003 sono stati rasi al suolo dai bombardamenti americani. Tahir se l’era portato in Italia per indottrinare nuove reclute. Quando la Digos gliel’ha sequestrato, ha pensato di non avere scampo: lui stesso si era fatto riprendere con il kalashnikov e a quel punto non poteva negare di far parte di Al Ansar. Di qui la sua sofferta decisione di patteggiare una condanna (che per ora è l’unica) per terrorismo internazionale: 1 anno e 11 mesi, da scontare tutti in carcere. Il video, beninteso, prova solo che Tahir era un guerrigliero, ma mette in dubbio che fosse davvero un «moderato», come lui giurava nelle confessioni che la Procura, per la verità, ha sempre considerato «parziali».
    Tra i cinque imputati riconosciuti «non terroristi», il più pericoloso, secondo la Digos, era Drissi Noureddine, 35 anni, marocchino, che all’accusa sembrava una specie di «prova vivente»: dopo averne seguito il viaggio dall’Italia all’Iraq, la polizia lo ha intercettato mentre comunicava all’imam di Cremona, con un satellitare, il suo arrivo tra i guerriglieri antiamericani, con parole inequivocabili: «Noi siamo Al Ansar». Le sue intercettazioni, piene di violenza e odio contro gli infedeli, sono bastate ai giudici islamici dell’Iran per ordinarne, caso più unico che raro, l’arresto e l’estradizione in Italia.
    Ora è detenuto solo per reati minori (passaporti falsi e immigrazione clandestina dei suoi guerriglieri) e dunque potrebbe uscire dal carcere al più tardi fra tre mesi.
    Ancor più inquietante è il passato di Mohammed Daki, che uscirà lunedì da San Vittore perché ha già scontato tutta la condanna a 22 mesi. Prima dell’11 settembre, Daki viveva ad Amburgo, dove ha prestato la sua casa, per un anno, a Ramzi Binalshisbh: il superterrorista di Al Qaeda arrestato dagli americani nel 2002 come «pianificatore» dell’attacco alle Torri gemelle. Interrogato dai giudici italiani e tedeschi, Daki ha ammesso di conoscere Mohammed Atta, gli altri due piloti-kamikaze dell’11 settembre e tutti i loro presunti complici: «Ma io non sapevo che fossero terroristi». E finora nessuno ha potuto smentirlo, anche se il suo inquilino Ramzi è da quasi tre anni prigioniero (e stranamente collaboratore) dei servizi segreti statunitensi.

    Paolo Biondani
    Biagi Marsiglia
    26 gennaio 2005 corriere

  10. #60
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    In origine postato da pensiero
    leggi, se non basta questo per tenere gente che vive qui in carcere, allora la gente fa bene quando viene interpellata a dire che non crede in questa magistratura:

    Dopo la sentenza di Milano
    Il «moderato» tradito da un video dove spara
    Le immagini riprese dal pentito Mohammed Tahir in uno
    dei campi paramilitari del movimento "Al Ansar"

    Il pentito Mohammed Tahir in una delle immagini del video
    MILANO - Il «moderato» che spara con il kalashnikov nei campi di Al Ansar in Kurdistan. Il presunto innocente che viene arrestato nientemeno che dalla repubblica islamica dell’Iran. Il semplice falsario di passaporti che giura di non aver mai sospettato che i suoi amici Mohammed Atta e Ramzi Binalshibh stessero progettando (anche in casa sua) gli attentati-kamikaze dell’11 settembre. Fino a prova contraria meritano davvero l’assoluzione, ma proprio per questo è indubbio che avevano un curriculum sfortunatissimo i protagonisti della sentenza che, l’altro ieri, ha assolto cinque fondamentalisti islamici spiegando che hanno sì inviato guerriglieri in Iraq, ma questo non basta a definirli terroristi.
    Nel passaggio centrale della motivazione, il giudice Clementina Forleo chiarisce che è provata la loro «comune appartenenza all’organizzazione combattente islamica Al Ansar». Ma aggiunge che «questa formazione era alquanto eterogenea», nel senso che «la svolta violenta verso l’utilizzo di kamikaze» era condivisa «solo da alcuni militanti», per cui non è possibile condannare tutti per terrorismo internazionale. L’argomento chiave, secondo il giudice, è che a fare queste distinzioni è lo stesso Mohammed Tahir, il curdo-iracheno di Parma che i pm milanesi hanno presentato come il primo pentito di Al Ansar, ma che in realtà, come rimarca il giudice, si autodefinisce «islamista moderato».
    Il «rito abbreviato», che limita il giudizio ai soli atti scritti, ha però lasciato in ombra la storia del pentimento di Tahir: come, quando e perché un «fondamentalista» come lui ha deciso di collaborare con i pm? La risposta sta in un video, girato in Kurdistan dallo stesso Tahir: 78 minuti d’immagini-choc di guerriglieri armati di kalashnikov che inneggiano alla guerra santa in uno dei campi paramilitari di Al Ansar, gli stessi che nel 2003 sono stati rasi al suolo dai bombardamenti americani. Tahir se l’era portato in Italia per indottrinare nuove reclute. Quando la Digos gliel’ha sequestrato, ha pensato di non avere scampo: lui stesso si era fatto riprendere con il kalashnikov e a quel punto non poteva negare di far parte di Al Ansar. Di qui la sua sofferta decisione di patteggiare una condanna (che per ora è l’unica) per terrorismo internazionale: 1 anno e 11 mesi, da scontare tutti in carcere. Il video, beninteso, prova solo che Tahir era un guerrigliero, ma mette in dubbio che fosse davvero un «moderato», come lui giurava nelle confessioni che la Procura, per la verità, ha sempre considerato «parziali».
    Tra i cinque imputati riconosciuti «non terroristi», il più pericoloso, secondo la Digos, era Drissi Noureddine, 35 anni, marocchino, che all’accusa sembrava una specie di «prova vivente»: dopo averne seguito il viaggio dall’Italia all’Iraq, la polizia lo ha intercettato mentre comunicava all’imam di Cremona, con un satellitare, il suo arrivo tra i guerriglieri antiamericani, con parole inequivocabili: «Noi siamo Al Ansar». Le sue intercettazioni, piene di violenza e odio contro gli infedeli, sono bastate ai giudici islamici dell’Iran per ordinarne, caso più unico che raro, l’arresto e l’estradizione in Italia.
    Ora è detenuto solo per reati minori (passaporti falsi e immigrazione clandestina dei suoi guerriglieri) e dunque potrebbe uscire dal carcere al più tardi fra tre mesi.
    Ancor più inquietante è il passato di Mohammed Daki, che uscirà lunedì da San Vittore perché ha già scontato tutta la condanna a 22 mesi. Prima dell’11 settembre, Daki viveva ad Amburgo, dove ha prestato la sua casa, per un anno, a Ramzi Binalshisbh: il superterrorista di Al Qaeda arrestato dagli americani nel 2002 come «pianificatore» dell’attacco alle Torri gemelle. Interrogato dai giudici italiani e tedeschi, Daki ha ammesso di conoscere Mohammed Atta, gli altri due piloti-kamikaze dell’11 settembre e tutti i loro presunti complici: «Ma io non sapevo che fossero terroristi». E finora nessuno ha potuto smentirlo, anche se il suo inquilino Ramzi è da quasi tre anni prigioniero (e stranamente collaboratore) dei servizi segreti statunitensi.

    Paolo Biondani
    Biagi Marsiglia
    26 gennaio 2005 corriere
    da quello che leggo, il video NON è stato portato in dibattimento e, per di più, la Giudice si è basata sulle dichiarazioni scritte del pentito che facevano dei distinguo sulla appartenenza del movimento al terrorismo. Bisognerebbe sapere (io non lo so) se il PM aveva o no la possibilità di opporsi al tipo di rito e poter portare anche il video in aula ... Se sapeva di non avere prova sufficienti alla condanna ed ha accettato un tipo di dibattimento in cui poi è uscito sconfitto ... come lo definite voi in Padania uno così?

 

 
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