Giovedì 27 Gennaio 2005
An: «Chiudiamo i campi nomadi presenti in città»
«Sono costosi e non aiutano l’integrazione»
Un documento sulla questione delle aree nomadi, per metterne in luce i nodi critici e suggerire possibili soluzioni. E’ quanto Alleanza Nazionale, con la macroarea Brescia-Valtrompia, collegi 24 e 25, i gruppi consiliari comunale e circoscrizionali, ha redatto, concentrandosi sulle aree di accoglienza dipendenti direttamente dal Comune, in via Orzinuovi (con oltre 120 ospiti) e via Borgosatollo (che accoglie 165 nomadi, secondo i dati del dicembre 2003). Il documento, che verrà presentato nelle circoscrizioni e in consiglio comunale, sottolinea come da un contesto di eccezionalità ed emergenza, collegato alla migrazione durante la guerra nell’ex Jugoslavia, i campi nomadi abbiano acquisito una connotazione di residenzialità stabile per i Rom. «La funzione dei campi è quella della sosta temporanea, mentre a Brescia siamo in presenza di insediamenti stabili, che pesano in modo rilevante sull’intera cittadinanza - dice Luigi Recupero, capogruppo in settima circoscrizione -. An ritiene che l’integrazione, ove possibile, sia un valore da perseguire: ma questo non sarà possibile se non facendo seguire al momento dell’aiuto la richiesta di assunzione di responsabilità da parte di chi vive nei campi nomadi».
Partendo dai dati ufficiali, secondo cui la maggioranza degli ospiti dei campi sono titolari di permesso di soggiorno per lavoro, An propone che questi ultimi si integrino in città attraverso un alloggio proprio, mentre per chi è fuori regola scatterebbe il rimpatrio secondo quanto prevede la Bossi-Fini.
Quanto ai campi di via Borgosatollo e via Orzinuovi, ritenuti economicamente dispendiosi, oltre che un fattore frenante l’integrazione, se ne chiede la chiusura, allestendo come alternativa un unico campo, come area di transito, in una zona più decentrata.
Circa la condizione dei bambini nomadi, inoltre, Viviana Beccalossi chiede venga condotta un’indagine «sul grado di scolarizzazione e la percentuale di loro presenze in classe - dice -. Vorremmo anche sapere quanti sono i bambini Rom ricoverati in ospedale, numero sempre in crescita per le condizioni di vita loro imposte, e vorremmo avere la garanzia che il Tribunale dei minori intervenga in maniera ferma, se del caso togliendo ai genitori la patria potestà, per tutelare bambini spesso percepiti unicamente come una fonte di reddito».
Lisa Cesco




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