Ha il 49, il 55 o il 57 per cento?

Roma. Ha due fronti aperti, Fausto Bertinotti.
Quello sulle primarie, con quasi tutto il resto del centrosinistra contro. E quello interno a Rifondazione, con quattro mozioni che si oppongono alla sua.
Sul primo fronte, l’ira dei Ds ha fatto fare a Prodi l’ennesima giravolta, e adesso il Professore, dopo aver imposto le primarie, se la prende con Bertinotti che pretende di partecipare.
Sul secondo, ieri sono stati comunicati nuovi risultati dei congressi di sezione (circa il 25 per cento), in vista del congresso nazionale di Venezia. E inevitabilmente – primarie e congresso - si intrecciano tanto nella strategia del segretario, quanto in quella dei suoi oppositori interni.
Secondo l’area dell’Ernesto, i neoleninisti che sono i più consistenti avversari di Bertinotti nel Prc, i dati giunti finora a viale del Policlinico danno la mozione del segretario al 55 per cento e quella dell’Ernesto, che fa capo a Claudio Grassi, al 26,44 per cento.
Poi ci sono le tre mozioni trotzkiste: quella del capogruppo al Senato, Gigi Malabarba, all’8,75 per cento, quella di estrema sinistra di Marco Ferrando al 7,54 per cento, e quella di Falce e Martello al 2,22 per cento.
Ma poi sono gli stessi uomini di Grassi che forniscono altri dati, definiti “ufficiosi ma non per questo non attendibili”, che vedrebbero addirittura Bertinotti al 49 per cento e l’Ernesto al 33 per cento.
C’è inoltre da dire che i dati ufficiali, diffusi lunedì dal partito, davano il segretario al 57,2 per cento e i suoi maggiori oppositori al 23,6 per cento.
Fin qui, la contabilità interna. Che, ovviamente, evidenzia anche prospettive politiche diverse, a volte diametralmente opposte. Alfonso Gianni, parlamentare e principale collaboratore di Bertinotti, assicura:
“Primarie e congresso sono due processi indipendenti, e le prime non hanno relazione con il secondo. Il quesito che noi poniamo al partito è il seguente: come concorrere alla sconfitta della destra e come costruire un governo alternativo. E insieme, lavorare a una sinistra alternativa, una cosa più ampia di quanto Rifondazione sia. Le primarie sono una piccola tattica interna”.
Dice pure, Gianni, che il dibattito precongressuale “è in una fase buona, molto buona”, e che comunque il segretario non cambia la linea annunciata, “e vince sempre chi ha più del 50,001 per cento dei consensi”.
Anche Claudio Grassi ammette che la questione delle primarie non appassiona più di tanto i compagni delle sezioni, “e casomai il problema è che si decide di entrare in un governo prima di aver discusso di un programma”. Sulle primarie “abbiamo obiezioni sullo strumento, siamo molto perplessi sull’enfatizzazione che anche dentro Rifondazione danno alla questione”, danno
“maggiore visibilità a Bertinotti, ma del programma nessuno sa nulla”.

Le mosse del cavallo
Malabarba, che guida la prima delle tre mozioni trotzkiste, dice: “Siamo sopra le attese”, e invece a suo parere
“inevitabilmente primarie e congresso si intrecciano, e molte delle ultime sortite di Bertinotti provocano perplessità nel partito”.
Per Malabarba, la sua mozione “è accreditata di quasi il 10 per cento dei consensi”, e sintetizza così le critiche al segretario:
“Con le primarie, lui pensa di spostare a sinistra la Gad, noi crediamo che non sia possibile. Anzi ci interessa rompere la Gad, e qualsiasi programma che comporti l’ingresso al governo di ministri di Rifondazione è impraticabile”.
Di più: a suo parere, quello tra Prodi e Bertinotti “è un po’ il gioco delle parti”. Il segretario “continua a fare quelle che lui stesso chiama ‘le mosse del cavallo’, ci tiene alla visibilità, e quindi alle primarie”.
Secondo Marco Ferrando, che guida la seconda mozione trotzkista e definisce i dati finora usciti “un campione molto squilibrato”, congresso e primarie “sono intrecciate, ma non direttamente: io non credo che l’attuale linea politica di Bertinotti sia legata solo al passaggio congressuale. Mira semplicemente a diventare il capo di una Rifondazione socialdemocratica, e lo dico io che sono il suo critico più estremo: con la deriva liberale dei Ds potrebbe avere un senso. Una volta poteva farlo Cofferati, che adesso non ci pensa più. Soltanto non si capisce cosa c’entra Rifondazione comunista”.
Ferrando è anche l’unico che si espone in una previsione su come finirà il congresso (sulla rielezione di Bertinotti nessuno ha dubbi o speranze): “Per il segretario finirà più o meno intorno al 57 per cento dei consensi”.
Non tantissimo, ma parecchio oltre il 50,001 per cento che i sostenitori del leader promettono di farsi bastare.

Il Foglio del 26 gennaio

saluti