STORIA DELL'ATEISMO
Il primo ateo che la storia della filosofia ricordi è Diagora di Melo, diventato ateo perché Dio non strafulminò uno spergiuro (uno che aveva pubblicamente giurato il falso invocando Dio).
Diagora, anche se non ne negava l'esistenza, sosteneva tuttavia che Dio non si interessava degli uomini.
Ma tanto bastava, secondo il filosofo, perché l'uomo non se ne facesse più un problema.
E qui spunta già la sorgente più seria dell'ateismo: l'esistenza del male e dell'ingiustizia, tanto più se è generalizzata, nota e diffusa. Di conseguenza promuove l'ateismo anche la comunicazione unilateralmente amplificata di elementi negativi.
Il pensatore e politico Crizia, il più implacabile e "scientifico" dei trenta tiranni di Atene sostiene che gli dei sono una pura invenzione a scopo politico. A qualcuno, infatti, torna comodo sfruttare la religione per il suo interesse. Sono costoro, i falsari della religione, gli agenti più produttivi dell'ateismo. Tanti sono spinti all'ateismo proprio dall'incoerenza religiosa e dall'uso deviato della religione.
Protagora era un sofista, un mago e funambolo della parola e dei ragionamenti. Conosceva perfettamente l'arte di aver sempre ragione e di spuntarla su tutti, qualunque fosse la tesi che volesse sostenere. Evidentemente egli non poteva che fare professione di ateismo, altrimenti l'uomo di successo non avrebbe potuto essere la "misura di tutte le cose": noi diremmo adesso, altrimenti non avrebbe potuto essere lui il padreterno. Il suo fu un ateismo assai circospetto e intellettualmente fine. Di Dio non possiamo dire che esiste né che non esiste. L'argomento è difficile, ci vorrebbe un'indagine certo più lunga della nostra vita e quindi è un tema, in pratica, tabù. Puntiamo più saggiamente allora su altro: qualunque altra cosa è più utile.
Protagora apre la stagione dell'agnosticismo: una posizione così instabile ed equivoca che da una parte sembra lasciare aperta la possibilità della ricerca di Dio e dall'altra ne vanifica il senso e offre la scusa intellettuale all'ateismo pratico, tutto proteso a offrire all'uomo voglioso lo spazio riservato a Dio.
Evernero vuole trovare una ragione dell'origine degli dei e crede di trovarla in qualcosa di simile alla genesi degli eroi. Gli dei sono uomini benefattori sociali "divinizzati" per riconoscenza.
Un pretesto per l'ateismo è quel sovradimensionamento della nostra ragione (detto appunto "razionalismo") che non permette che esistano realtà se non siamo d'accordo che esistano. Noi, con la nostra ragione così come ora funziona ed è sviluppata, senza tener conto dei grossi margini di errore a cui, anche involontariamente, è sottoposta. Anche oggi, quante persone troviamo che non accettano Dio perché non è e non agisce come esse si aspettano!
L'Epicureismo è impressionato dalla paura degli dèi e cerca di neutralizzarli inserendoli in una zona franca che garantisca la loro indifferenza per gli uomini: gli intermundia. E' vero: una fondazione di Dio basata solo sulla paura porta a sbarazzarsi presto di Dio. A questo rischio sono più soggette le religioni che puntano tutto sull'infinita grandezza di Dio che non le religioni positive che puntano sulla sua bontà e condiscendenza, come il cristianesimo.
Gli Stoici notano che di Dio si parla come se fosse una forma umana, con un doppio esito: quello ateistico che porta ad affermare la non esistenza di Dio, o quello di una certa apertura più agevolata alla divinità. Qui si individua la difficoltà di un parlare troppo umano che banalizza la divina realtà e la rende spesso inverosimile: in fondo, che Dio è? E' come me!
Nel periodo cristiano, il fenomeno dell'ateismo non è appariscente.
I tempi moderni
E' con la rinascita dell'uomo unidimensionale e terrenista dell'età moderna e dell' illuminismo che l'ateismo tipico di club isolati e snob diviene un ateismo psicologico e una moda. Gli argomenti sono ripescati nel pensiero antico, ma gestiti da un'esplosiva nuova realtà: la scienza moderna.
Già alla sua nascita la scienza moderna era consapevole di essere una semplificazione della realtà ai fini operativi ed esprimeva l'esigenza di doversi inquadrare in un vero sapere integrale degno di questo nome.
Ma progressivamente si è infatuata di se stessa, si è autodefinita l'unica e piena verità e, come tale, ha preteso di dirigere tutta la vita.
Si è in un certo senso deificata, ha invaso tutto e si è posta in rotta di collisione con Dio. Ma non ha realizzato i suoi sogni più grandi, anzi, ha creato anche qualche complicazione in più: prova a pensare, ad esempio, alle guerre "scientifiche", al problema ecologico...
Ma non è riuscita a vincere il male e il dolore, soprattutto il dolore di non essere se stessi e di non assicurarsi un adeguato senso per la vita... Se la vorrebbe cavare però invitandoci ad aspettare ancora. Il mito della scienza non si è ancora del tutto esaurito.
Si parla così di un ateismo neo-positivistico: Dio non c'è, perché non è verificabile né con l'esperienza né con una proposizione logico-matematica. «Sono stato in cielo e Dio non l'ho visto», avrebbe affermato un astronauta russo. Alcuni lo chiamano ateismo banale. Per discutere un po' questa posizione si deve notare che, di per sé, non è verificabile neppure il principio assunto dal neo-positivismo è cioè che : è vero solo ciò che è riconducibile all'esperienza logico-fattuale. (vedi Scientismo)
Si è diffuso un ateismo militante di origine marxista, impegnato a rendere tutti atei. I marxisti, quelli ortodossi (perché, anche qui, ve ne sono un'infinità) ragionano così: bisogna vivere con i piedi per terra, ossia far fronte ai bisogni della vita.
Per i marxisti valgono "solo" i bisogni materiali, da cui derivano tutti gli altri: soddisfatti questi, scompaiono tutti gli altri bisogni. Vedi allora che la religione, facendoti pensare a Dio, ti sottrae energie per il lavoro (unica realtà che trasforma la bestia in un uomo) e per eliminare le ingiustizie dalla società.
In questo caso, è come se chi crede in Dio desse una mano agli ingiusti perché le ingiustizie continuino.
Dio diventa nel marxismo un concorrente dell'uomo. Quello che si prende, lo sottrae alla felicità terrena, che è poi l'unico spaccio di droga tra la gente ("oppio dei popoli") scandalo che ognuno deve impegnarsi a far finire in fretta, perché tutti ne van di mezzo: ecco perché è ateismo militante.
Anche i signori borghesi capitalisti non sono religiosi: hanno solo la religione dei soldi, che è un dio tutto per loro e a loro completa disposizione. Parlano di religione solo per tenere sottomessi gli altri con la paura di Dio. Sono ancora le premesse materialistiche (contano solo i bisogni materiali!) a pilotare l'ateismo marxista. Dio ne esce malconcio, ma anche l'uomo è ridotto a macchina da lavoro e la vita, alla fin fine, non ha alcun valore. Se vuoi, ha valore per il lavoro che fai o per la rivoluzione che attui: ma a che pro', se poi è tutto materia che va a finire in niente? Ragionare così è una crudeltà mentale.
Un'altra forma di ateismo tiene banco nella nostra cultura: l'ateismo pragmatista. Se ti serve a risolvere i tuoi problemi, allora una realtà è vera. Se non ti serve, è falsa. Ogni realtà in se stessa è niente: diventa qualcosa e diventa vera solo se ti risolve qualche problema, non importa in che modo.
Questo vale anche per la religione e Dio. Ben venga Dio, se ti risolve qualcosa o anche se ti dà l'impressione di risolverlo: è sempre un aiuto a vivere. Ma fermati qui: a Dio non dare un volto, una fisionomia, una storia, un'importanza, perché ti annullerebbe il favore che, senza saperlo, ti ha fatto!
Riconoscerai, in questo modo di ragionare, l'americanismo: tutto si misura dall'efficacia e dall'efficienza, la verità non conta niente!
L'ateismo esistenzialista: il nome e l'etichetta sono fuori moda; la sostanza spunta però in ogni ricetta. L'ateismo si constata, ma non basta: è anche una necessità per l'uomo. E' solo togliendo di mezzo Dio che ogni individuo potrà affermare pienamente la sua libertà e i valori della vita. Anche chi vive la religione, tutte le volte che lascia a Dio solo quegli spazi che il singolo uomo (o l'istituzione) non riesce a riempire, già per conto proprio è un ateo in via di sviluppo. Questo ateismo aerosolizzato spunta ancora nello spontaneismo, nell'educazione non direttiva (ti educo, lasciandoti fare ciò che vuoi), nell'abolizione di ogni regola e ogni controllo.
Predica anche la sostituzione della volontà con la spontaneità, la strumentalizzazione della persona, l'assenso alla violenza, l'arrampicata sociale, l'imperativo di sfondare a tutti i costi, l'abolizione della legge morale, la trasgressione come legge di vita e costruzione sociale, il pensiero debole o l'assurdismo equiparato alla verità (ossia più è assurdo più è vero!).
Tutte le scelte personali e sociali che si rifanno ai sopracitati modi di sentire sono vie che ci portano, senza accorgerci, all'ateismo.
L’atesimo di Nietsche è radicale:non ha senso neppure negare Dio.
L’ateismo agnostico (di coloro che nonvoglionoconoscere)
L’ateismo psicologico :non devi rendere conto a nessuno delle tue fedi o delle tue scelte,fai da te!
Segnaliamo l’ateismo militante a simbologia satanista.
corsodireligione.it




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